Maria Pia Trevisani Bruni
Tue, 14 Nov 2006 09:39:29 -0800
Vi invio uno stralcio di un documento sul piano sociosanitario regionale, steso dalla commissione regionale salute e politiche sociali del PRC, sui consultori familiari, da cui si evince che nei consultori privati accreditati, non si applica la legge 194. Ritengo la cosa molto grave per i diritti delle donne e penso che questo fatto vada divulgato.Saluti Maria Pia Trevisani Responsabile salute e politiche sociali PRC Bergamo NOTE CRITICHE AL PIANO SOCIOSANITARIO 2006-2008 Nel piano si pone fra gli impegni prioritari quello della valorizzazione dei Consultori Familiari quali servizi di base molto orientati alla prevenzione, informazione ed educazione alla salutepotenziando la funzione di riferimento per la famiglia e la capacità d'accoglienzad'analisi e di risposta integrata alle aspettative familiari. Si parla anche di rivolgere speciale attenzione ad alcune problematiche ostetrico-ginecologiche di grande interesse, tra cui in particolare lainterruzione volontaria di gravidanza atraverso il monitoraggio e l'implementazionedei percorsi si assistenza. Va subito detto che queste affermazioni non sono assolutamente credibili,perché esse sono totalmente contraddette dal comportamento concreto che laRegione ha messo in atto in questi anni su questo tema. Ci limitiamo aricordare due punti particolarmente gravi che danno l'idea di qual è statala reale politica della Regione Lombardia in questo campo.Innanzitutto i tagli pesanti apportati alla rete dei consultori pubblici.Siamo passati da 346 strutture esistenti nel 1996 a 179 nel 2004 con una riduzione del 50%. Già questo dato la dice lunga sulla reale volontà di "valorizzazione dei consultori familiari".In compenso, a partire dal 2001 si è aperta la strada ai consultori privati(che erano 41 nel 2004) con un meccanismo di accreditamento basato sulla totale parità tra pubblico e privato in omaggio al principio della liberascelta che è stato ampiamente usato, come sappiamo, per la generale politicadi privatizzazione della sanità lombarda.In questo caso però si aggiunge un particolare molto grave, che è il secondopunto che vogliamo richiamare. Pur godendo, in quanto accreditati, del finazionamento pubblico, i consultori privati sono autorizzati a non applicare la legge 194. In due successive Delibere di Giunta Regionaleinfatti, sulla base della possibilità prevista dalla legge di dichiarare a livello personale l'obiezione di coscienza si stabilisce che : " in deroga aquanto stabilito dalle norme, i consultori familiari privati possono i escludere dalle prestazioni rese quelle previste per l'interruzionevolontaria di gravidanza, ivi comprese quelle connesse a dipendenti da detteprestazioni".Qui siamo di fronte ad una scelta che presenta anche chiaramente i caratteridella incostituzionalità.E' del tutto evidente infatti che, fermo restando la legittimità dell'obiezione di coscienza individuale, non è accettabile che si legittimi una sorta diobiezione di coscienza di struttura.I consultori, pubblici o privati che siano, devono garantire l'applicazionedella legge 194 e non possono usare i soldi pubblici violando la legge. La nostra iniziativa dovrà svilupparsi quindi sia per rilanciare effettivamente il ruolo dei consultori pubblici, aumentandone il numero emigliorandone la qualità, sia per cancellare questa grave e inaccettabilederoga per i consultori privati.
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