[preCat] dal manfo
francesca
Fri, 26 May 2006 07:06:23 -0700
La prima riforma è dell'università
Il neoministro Fabio Mussi ritira le nuove
«lauree a Y» di Moratti e annuncia: «Presto incontrerò gli studenti in
un vero viaggio inchiesta in tutti gli atenei»
Matteo Bartocci
Roma
La controversa «laurea a Y» varata da Letizia
Moratti in sostituzione del berlingueriano «3+2» è stata sospesa con un
tratto di penna dal nuovo ministro dell'università Fabio Mussi. Non si
tratta del « carnevale degli annunci» tanto vituperato da Romano Prodi
ma di un atto di governo ben concreto e dal chiaro significato
politico: c'è aria nuova a piazzale Kennedy, dove ha sede il Murst
(ministero università e ricerca scientifica). E non solo perché un
ministro che pranza a mensa con gli impiegati e che il primo giorno
dopo il suo insediamento fa una mega assemblea aperta a tutti di saluto
e di «incoraggiamento» in quelle stanze non lo avevano mai visto, né
con l'Ulivo né con la Casa delle libertà.
Con una sorta di
«berlinguerismo al contrario», nei giorni scorsi Mussi ha richiamato in
sordina dalla Corte dei conti tre importanti decreti firmati da Letizia
Moratti nei suoi ultimi giorni da ministro. Il primo (del 22 marzo)
istituisce il doppio canale delle nuove lauree a Y : un anno comune che
si biforca in un biennio «pratico-professionalizante» e un quadriennio
«metodologico-specialistico». Una riforma che aveva provocato una vera
sollevazione negli atenei, con tanto di dimissioni dai tavoli tecnici
dei propri rappresentanti: si temevano effetti «marketing» e una
generale dequalificazione dei corsi in serie A e serie B anche
attraverso lauree scientificamente improbabili come quella, poi varata,
in scienze criminologiche e della sicurezza. «Ho intenzione di
rivederlo e di presentarlo con le dovute modifiche entro l'estate, in
modo che tutti gli atenei possano partire con i nuovi corsi dal 2007»,
ha spiegato il ministro. I tecnici sono già al lavoro ed è più che
probabile che della riforma morattiana rimarrà ben poca memoria.
Gli
altri due decreti sospesi invece sono stati varati dalla candidata a
sindaco di Milano addirittura il giorno dopo le elezioni (il 216 e il
217 del 10 e 11 aprile) e riguardano il finanziamento delle università
e i criteri di valutazione (ex post) per erogare i fondi. «Ho notato
alcuni effetti collaterali indesiderati - rileva Mussi - una norma
apparentemente inoffensiva attribuisce il 75% delle risorse al Nord, e
soprattutto, in modo sospetto, a Milano, il 20 al centro Italia e
soltanto il 5 da Roma in giù».
Immediato cambio di passo anche sul
piano simbolico. Dopo l'affondamento del grottesco ateneo «ad personam»
Francesco Ranieri di Villa San Giovanni, Mussi si è recato in visita
alla Normale di Pisa, ateneo in cui si è laureato nel 1972. Qui come
ovunque l'attesa dopo i disastri morattiani è grande. «Non credo al
riformismo dall'alto, occorre guardare le persone negli occhi - dice
Mussi incontrando con qualche commozione e tanti applausi le matricole
della «sua» università - per questo farò un viaggio inchiesta in tutti
gli atenei italiani. Se penso a Moggi e ai furbetti del quartierino
credo che la società abbia ribaltato i 'valori', questo governo proverà
a mettere le cose a posto», assicura. Appuntamento fisso di tutte le
visite infatti saranno gli incontri con gli studenti e con i precari,
protagonisti degli scioperi e delle occupazioni anti-Moratti
dell'autunno scorso: «Nelle università come nel mondo del lavoro di
precariato ce ne deve essere di meno, perché niente è più contrario
alla scienza». Tra i prossimi dossier sul tavolo del ministro - e del
sottosegretario Luciano Modica - ce n'è uno infine che riguarda il
sistema delle università telematiche. Che l'«e-learning
all'amatriciana»possa dare luogo a diplomi comprati a distanza non è
certo un mistero. Ma dal ministero per ora non trapela nulla di più: si
va avanti con i piedi di piombo e a piccoli passi.
C''è
preoccupazione invece per la situazione «catastrofica» dei
finanziamenti alla ricerca. Lunedì e martedì il ministro sarà a
Bruxelles per discutere di Programma quadro e di progetti europei,
mentre lo staff lavora a un restyling del burocratico sito Web del
ministero cercando di «aprirlo» agli studenti e alle famiglie. In
fondo, «per governare questo paese - diceva Mussi prima di lasciare
Pisa - sono necessarie grandi idee di cambiamento, idee forti, ma
saggezza e prudenza nell'applicarle».
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