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[preCat] Por una Educación Publica y de Calidad

francesca
Wed, 07 Jun 2006 07:09:01 -0700

in cile da quasi un mese proseguono occupazioni scioperi e manifestazioni
per una riforma della scuola e dell'universita' contro la privatizzazione
del sistema di istruzione e per trasporti pubblici gratuiti

minirassegnastampa:

----------------liberazione 2/6---------------------------------
Cile, la marcia dei "pinguini" per un'istruzione più giusta Daniele Cortese
Continuano da giorni le proteste contro la riforma dell'istruzione in Cile. L'ultima manifestazione, ieri nelle strade di Santiago dove la polizia ha fatto uso massiccio degli idranti per disperdere la folla. Risultato: 730 fermi e 28 feriti. Erano in 600mila a manifestare anche il giorno prima. Così tanta gente e tutta insieme, non si vedeva da decenni: «E' il più grande sciopero dal 1972» ammettono persino fonti governative.. Quasi tutti studenti e insegnanti che reclamano una gestione più equa dell'istruzone universitaria e superiore, e l'abrogazione dell'ultima riforma varata dal regime di Pinochet nell'ultimo giorno di dittatura: la legge organica costituzionale per l'insegnamento, la Loce, varata in extremis, ultimo inutile e ingente danno che la dittatura ha fatto al suo Paese. Come un manipolo in ritirata che dà fuoco alle ultime case del villaggio nemico, così la giunta militare smantellava metodicamente un sistema scolastico perfettamente funzionante, libero e gratuito. Entrando nel merito della Loce si comprende meglio l'intima ragione delle proteste: generali e graduati delle forze armate nominati docenti senza dover sostenere nessun esame, allontanamento immediato delle ragazze incinte perchè la maternità è considerata assolutamente inconciliabile con lo studio, divieto a promuovere «i diritti umani nelle classi» in qualunque modo, la possibilità di allontanare studenti nel corso dell'anno per «ragioni economiche».

Molte di queste norme sono state già modificate ma resistono i test di ingresso alle facoltà universitarie a pagamento, 38 dollari, ed una più complessiva deriva verso la privatizzazione del sistema di istruzione cileno.

La forza della mobilitazione sembra aumentare costantemente: è da più di due settimane che si susseguono occupazioni, scioperi della didattica e manifestazioni - il 10 maggio la data della prima grande manifestazione. Scontri, feriti e il numero impressionante di 1200 arresti in quell'occasione, una cifra da regime totalitario. Cinque giorni dopo, il 15 di maggio, il senato cileno risponde agli studenti approvando a larghissima maggioranza la Ley de financìamento de la educacìon superior (la legge per il finanziamento universitario), che, a quanto sostengono i manifestanti, sarebbe un primo passo verso la totale privatizzazione del sistema universitario perché riprende alcuni elementi della filosofia della Loce.

La repressione ha accompagnato la mobilitazione fin dal primo giorno. Durissima, un climax di violenze ed arresti di massa - nell'ordine di 600 al giorno - fino all'inevitabile epilogo: l'uccisione, con un colpo di pistola, dello studente Daniel Manco. Succedeva a Tarapacà il 19 maggio. L'episodio ha spinto il movimento a continuare le occupazioni delle superiori, mentre il sovrintendente di Santiago, Victor Barrueto, lamentava il mancato rispetto dei propositi pacifici degli studenti senza però accennare agli abusi, peraltro accertati, delle forze di polizia.

"Pinguini" si sono autonominati i giovanissimi studenti perché piccoli, numerosi e tenaci; e vogliono di più, chiedono un'istruzione più giusta e per tutti nel Paese che negli ultimi decenni si è delineato come la cattedrale neoliberista dell'America Latina.

I "pinguini" non si fermano, continuano a marciare, ed hanno anche sfidato l'ultimatum loro imposto dal ministro alla presidenza - il portavoce del presidente - Ricardo Lagos Weber, che avrebbe voluto un ritorno alla normalità entro il 21 di maggio, e probabilmente hanno fatto bene, dal momento che hanno costretto il governo a sedersi intorno a un tavolo di trattative. Al centro della discussione, un piano di differenziazione delle rette universitarie a seconda delle condizioni economiche dello studente - in Cile tutti pagano la stessa retta, indipendentemente dalle condizioni economiche. Gli studenti chiedono che chi non ha soldi non paghi nulla e che anzi gli venga garantito il diritto allo studio anche attraverso buoni alimentari e per il trasporto.

Alle proposte studentesche il governo ha risposto che «non accetterà ultimatum». In conseguenza della chiusura del governo, è stato indetto per lunedì uno sciopero generale al quale hanno aderito anche gli studenti universitari.

Le sirene assordanti, il fumo denso e amaro dei lacrimogeni per strada, i tonfi dei manganelli che cozzano ritmici sugli scudi di plexiglas, la violenza delle forze di polizia, hanno risvegliato in Cile emozioni e ricordi legati ad un passato recentissimo con cui il Paese forse ancora non ha voglia di fare i conti fino in fondo. Anche di questo discutono sui loro siti gli studenti. Gli stessi manifestanti - gran parte dei quali ha la stessa età della nuova democrazia cilena - non possono ricordare un passato che gli è stato sempre e solo raccontato.

La violenza poliziesca mette in grave imbarazzo anche il nuovo governo socialista della presidente Michelle Bachelet, la quale si dichiara «indignata dalle immagini in cui si vedono poliziotti accanirsi su fotografi, studenti e giornalisti, oggetto di abusi e ingiustificata violenza» e continua: «Il governo deve affrontare seriamente ed in maniera trasparente le istanze degli studenti». Quello che si delinea è dunque uno scontro tra poteri, a prescindere dalle istanze studentesche. C'è infatti uno scollamento mai sanato fra una classe politica più o meno "nuova", ed un organico delle forze dell'ordine "vecchio", cucito a filo doppio all'idea autoritaria e repressiva della gestione dell'ordine pubblico del generale Augusto Pinochet. Vecchia polizia contro nuovo governo, un conflitto pericoloso la cui minaccia potrebbe essere scongiurata solo da un accordo fra studenti e istituzioni che precluderebbe di fatto alle forze dell'ordine la possibilità di una gestione "vecchio stile" del fenomeno.


-----------manifesto ieri----------

Cile, no degli studenti
Ieri sciopero in tutti i licei, contro la «scuola di classe e di mercato». Non bastano le offerte di Bachelet
S. D. S.
Santiago del Cile
Chi credeva - e puntava, come il governo - sulla rottura dell'unità degli studenti secondari, impegnati da settimane in una durissima lotta contro «la scuola di mercato» (e meglio, di classe), si è dovuto ricredere. Ieri a Santiago e nelle altre città cilene i licei lo sciopero è andato avanti e gli studenti hanno dato vita, come annunciato, sabato, a un «paro social», uno sciopero che non è più soltanto il loro ma che si è esteso ad altri settori sociali. Uno sciopero «di riflessione», l'hanno chiamato, che in linea adi principio doveva svolgersi all'interno degli edifici scolastici occupati.
Un centinaio di organismi della società si sono mobilitati intorno alla lotta degli studenti che hanno respinto, venerdì, il pacchetto di proposte presentato dalla presidente Michelle Bachelet, «il massimo sforzo» che il paese può permettersi. Ma agli strudenti non è bastato perché su almeno due punti non sono disposti a cedere: la gratuità completa dei passaggi in bus e metro per gli studenti (per Bachelet «impossibile») e la loro partecipazione in quel Consiglio consultivo di cui il presidente ha annunciato la creazione per la revisione della Loce, la legge sull'insegnamento secondario voluta non a caso da Pinochet (partecipazione di cui Bachelet non ha parlato).
Qualche sporadico incidente si è verificato ieri mattina lungo la Alameda, la grande strada che taglia il centro di Santiago. I carabineros , che la settimana scorsa hanno represso i ragazzini con inaudita violenza (è saltato il capo delle forze speciali), hanno detto che «manterranno la legge e l'ordine» e risponderanno «con prudenza ma con fermezza». Brutto segno. Il pretesto per il nervosismo di ieri era l'appello sabato del Frente Patriotico Manuel Rodriguez (che non è più un gruppo guerrigliero clandestino ma un gruppuscolo politico) per partecipare «alla marcia di oggi», pur assicurando che «da parte del Fpmr non ci saranno iniziative violente, a meno che esse non vengano dai carabineros». I ministri degli interni e dell'educazione, Andres Zaldivar e Martin Zizic, e il portavode del governo, Ricardo Lagos (figlio), si sono affrettati a denunciare «l'intromissione indebita» del Fronte, accusandolo di voler «politicizzare» la protesta degli studenti (come se non fosse politica di per se stessa). I portavoce degli studenti hanno reagito dicendo di non essere responsabili per l'Fpmr e hanno chiesto alla popolazione di manifestare in sostegno della loro lotta, che è una lotta di tutti, in modo pacifico e creativo: ieri sera alle 7 dovevano suonare i claxson, quillare i telefonini, battere le casseruole nei quartieri poveri (che sono i più colpiti dalla scuola di mercato e di classe.


----------------manifesto oggi-------------------

Cile Timida apertura della Bachelet Oggi gli studenti decidono

Si è riunita ieri pomeriggio l'assemblea degli studenti secondari cileni - detti «pinguini» -per decidere sulle proposte avanzate dalla «presidenta» Michelle Bachelet che, pur respingendo la richiesta della gratuità dei trasporti per tutti gli studenti, ha comunque accettato di includere una rappresentanza studentesca nel consiglio consultivo presidenziale che lavorerà alla riforma della legge sull'educazione secondaria, rimpiazzando la famigerata Loce di Pinochet. La Bachelet dovrebbe insediare oggi il consiglio consultivo. Intanto martedì si è svolto in genere pacificamente in tutto il Cile lo sciopero «di riflessione» degli studenti secondari, a cui si sono uniti gli studenti universitari ed i professori; soltanto a Santiago e negli immediati dintorni vi sono stati cruenti scontri in seguito alle cariche dei carabineros, per un bilancio complessivo di 439 arrestati e 35 feriti.


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