in cile da quasi un mese proseguono occupazioni scioperi e manifestazioni
per una riforma della scuola e dell'universita' contro la privatizzazione
del sistema di istruzione e per trasporti pubblici gratuiti
minirassegnastampa:
----------------liberazione 2/6---------------------------------
Cile, la marcia dei "pinguini" per un'istruzione più giusta
Daniele Cortese
Continuano da giorni le proteste contro la riforma dell'istruzione in
Cile. L'ultima manifestazione, ieri nelle strade di Santiago dove la
polizia ha fatto uso massiccio degli idranti per disperdere la folla.
Risultato: 730 fermi e 28 feriti. Erano in 600mila a manifestare anche
il giorno prima. Così tanta gente e tutta insieme, non si vedeva da
decenni: «E' il più grande sciopero dal 1972» ammettono persino fonti
governative.. Quasi tutti studenti e insegnanti che reclamano una
gestione più equa dell'istruzone universitaria e superiore, e
l'abrogazione dell'ultima riforma varata dal regime di Pinochet
nell'ultimo giorno di dittatura: la legge organica costituzionale per
l'insegnamento, la Loce, varata in extremis, ultimo inutile e ingente
danno che la dittatura ha fatto al suo Paese. Come un manipolo in
ritirata che dà fuoco alle ultime case del villaggio nemico, così la
giunta militare smantellava metodicamente un sistema scolastico
perfettamente funzionante, libero e gratuito. Entrando nel merito della
Loce si comprende meglio l'intima ragione delle proteste: generali e
graduati delle forze armate nominati docenti senza dover sostenere
nessun esame, allontanamento immediato delle ragazze incinte perchè la
maternità è considerata assolutamente inconciliabile con lo studio,
divieto a promuovere «i diritti umani nelle classi» in qualunque modo,
la possibilità di allontanare studenti nel corso dell'anno per «ragioni
economiche».
Molte di queste norme sono state già modificate ma
resistono i test di ingresso alle facoltà universitarie a pagamento, 38
dollari, ed una più complessiva deriva verso la privatizzazione del
sistema di istruzione cileno.
La forza della mobilitazione
sembra aumentare costantemente: è da più di due settimane che si
susseguono occupazioni, scioperi della didattica e manifestazioni - il
10 maggio la data della prima grande manifestazione. Scontri, feriti e
il numero impressionante di 1200 arresti in quell'occasione, una cifra
da regime totalitario. Cinque giorni dopo, il 15 di maggio, il senato
cileno risponde agli studenti approvando a larghissima maggioranza la
Ley de financìamento de la educacìon superior (la legge per il
finanziamento universitario), che, a quanto sostengono i manifestanti,
sarebbe un primo passo verso la totale privatizzazione del sistema
universitario perché riprende alcuni elementi della filosofia della
Loce.
La repressione ha accompagnato la mobilitazione fin dal
primo giorno. Durissima, un climax di violenze ed arresti di massa -
nell'ordine di 600 al giorno - fino all'inevitabile epilogo:
l'uccisione, con un colpo di pistola, dello studente Daniel Manco.
Succedeva a Tarapacà il 19 maggio. L'episodio ha spinto il movimento a
continuare le occupazioni delle superiori, mentre il sovrintendente di
Santiago, Victor Barrueto, lamentava il mancato rispetto dei propositi
pacifici degli studenti senza però accennare agli abusi, peraltro
accertati, delle forze di polizia.
"Pinguini" si sono
autonominati i giovanissimi studenti perché piccoli, numerosi e tenaci;
e vogliono di più, chiedono un'istruzione più giusta e per tutti nel
Paese che negli ultimi decenni si è delineato come la cattedrale
neoliberista dell'America Latina.
I "pinguini" non si fermano,
continuano a marciare, ed hanno anche sfidato l'ultimatum loro imposto
dal ministro alla presidenza - il portavoce del presidente - Ricardo
Lagos Weber, che avrebbe voluto un ritorno alla normalità entro il 21
di maggio, e probabilmente hanno fatto bene, dal momento che hanno
costretto il governo a sedersi intorno a un tavolo di trattative. Al
centro della discussione, un piano di differenziazione delle rette
universitarie a seconda delle condizioni economiche dello studente - in
Cile tutti pagano la stessa retta, indipendentemente dalle condizioni
economiche. Gli studenti chiedono che chi non ha soldi non paghi nulla
e che anzi gli venga garantito il diritto allo studio anche attraverso
buoni alimentari e per il trasporto.
Alle proposte
studentesche il governo ha risposto che «non accetterà ultimatum». In
conseguenza della chiusura del governo, è stato indetto per lunedì uno
sciopero generale al quale hanno aderito anche gli studenti
universitari.
Le sirene assordanti, il fumo denso e amaro dei
lacrimogeni per strada, i tonfi dei manganelli che cozzano ritmici
sugli scudi di plexiglas, la violenza delle forze di polizia, hanno
risvegliato in Cile emozioni e ricordi legati ad un passato
recentissimo con cui il Paese forse ancora non ha voglia di fare i
conti fino in fondo. Anche di questo discutono sui loro siti gli
studenti. Gli stessi manifestanti - gran parte dei quali ha la stessa
età della nuova democrazia cilena - non possono ricordare un passato
che gli è stato sempre e solo raccontato.
La violenza
poliziesca mette in grave imbarazzo anche il nuovo governo socialista
della presidente Michelle Bachelet, la quale si dichiara «indignata
dalle immagini in cui si vedono poliziotti accanirsi su fotografi,
studenti e giornalisti, oggetto di abusi e ingiustificata violenza» e
continua: «Il governo deve affrontare seriamente ed in maniera
trasparente le istanze degli studenti». Quello che si delinea è dunque
uno scontro tra poteri, a prescindere dalle istanze studentesche. C'è
infatti uno scollamento mai sanato fra una classe politica più o meno
"nuova", ed un organico delle forze dell'ordine "vecchio", cucito a
filo doppio all'idea autoritaria e repressiva della gestione
dell'ordine pubblico del generale Augusto Pinochet. Vecchia polizia
contro nuovo governo, un conflitto pericoloso la cui minaccia potrebbe
essere scongiurata solo da un accordo fra studenti e istituzioni che
precluderebbe di fatto alle forze dell'ordine la possibilità di una
gestione "vecchio stile" del fenomeno.
-----------manifesto ieri----------
Cile, no degli studenti
Ieri sciopero in tutti i licei, contro la «scuola di classe e di mercato». Non bastano le offerte di Bachelet
S. D. S.
Santiago del Cile
Chi credeva - e puntava, come il governo - sulla
rottura dell'unità degli studenti secondari, impegnati da settimane in
una durissima lotta contro «la scuola di mercato» (e meglio, di
classe), si è dovuto ricredere. Ieri a Santiago e nelle altre città
cilene i licei lo sciopero è andato avanti e gli studenti hanno dato
vita, come annunciato, sabato, a un «paro social», uno sciopero
che non è più soltanto il loro ma che si è esteso ad altri settori
sociali. Uno sciopero «di riflessione», l'hanno chiamato, che in linea
adi principio doveva svolgersi all'interno degli edifici scolastici
occupati.
Un centinaio di organismi della società si sono mobilitati
intorno alla lotta degli studenti che hanno respinto, venerdì, il
pacchetto di proposte presentato dalla presidente Michelle Bachelet,
«il massimo sforzo» che il paese può permettersi. Ma agli strudenti non
è bastato perché su almeno due punti non sono disposti a cedere: la
gratuità completa dei passaggi in bus e metro per gli studenti (per
Bachelet «impossibile») e la loro partecipazione in quel Consiglio
consultivo di cui il presidente ha annunciato la creazione per la
revisione della Loce, la legge sull'insegnamento secondario voluta non
a caso da Pinochet (partecipazione di cui Bachelet non ha parlato).
Qualche sporadico incidente si è verificato ieri mattina lungo la Alameda, la grande strada che taglia il centro di Santiago. I carabineros
,
che la settimana scorsa hanno represso i ragazzini con inaudita
violenza (è saltato il capo delle forze speciali), hanno detto che
«manterranno la legge e l'ordine» e risponderanno «con prudenza ma con
fermezza». Brutto segno. Il pretesto per il nervosismo di ieri era
l'appello sabato del Frente Patriotico Manuel Rodriguez (che
non è più un gruppo guerrigliero clandestino ma un gruppuscolo
politico) per partecipare «alla marcia di oggi», pur assicurando che
«da parte del Fpmr non ci saranno iniziative violente, a meno che esse
non vengano dai carabineros». I ministri degli interni e
dell'educazione, Andres Zaldivar e Martin Zizic, e il portavode del
governo, Ricardo Lagos (figlio), si sono affrettati a denunciare
«l'intromissione indebita» del Fronte, accusandolo di voler
«politicizzare» la protesta degli studenti (come se non fosse politica
di per se stessa). I portavoce degli studenti hanno reagito dicendo di
non essere responsabili per l'Fpmr e hanno chiesto alla popolazione di
manifestare in sostegno della loro lotta, che è una lotta di tutti, in
modo pacifico e creativo: ieri sera alle 7 dovevano suonare i claxson,
quillare i telefonini, battere le casseruole nei quartieri poveri (che
sono i più colpiti dalla scuola di mercato e di classe.
----------------manifesto oggi-------------------
Cile Timida apertura della Bachelet Oggi gli studenti decidono
Si è riunita ieri pomeriggio l'assemblea degli
studenti secondari cileni - detti «pinguini» -per decidere sulle
proposte avanzate dalla «presidenta» Michelle Bachelet che, pur
respingendo la richiesta della gratuità dei trasporti per tutti gli
studenti, ha comunque accettato di includere una rappresentanza
studentesca nel consiglio consultivo presidenziale che lavorerà alla
riforma della legge sull'educazione secondaria, rimpiazzando la
famigerata Loce di Pinochet. La Bachelet dovrebbe insediare oggi il
consiglio consultivo. Intanto martedì si è svolto in genere
pacificamente in tutto il Cile lo sciopero «di riflessione» degli
studenti secondari, a cui si sono uniti gli studenti universitari ed i
professori; soltanto a Santiago e negli immediati dintorni vi sono
stati cruenti scontri in seguito alle cariche dei carabineros, per un
bilancio complessivo di 439 arrestati e 35 feriti.
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