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Bye Bye Uncle Sam
November 26, 2009


La NATO del Terzo Millennio tra guerra ed affari


La NATO del terzo millennio, l’unico blocco militare esistente al mondo, dopo 
essersi espansa da 16 a 28 membri nello scorso decennio, è ora impegnata nella 
sua prima guerra terrestre e nella sua prima guerra asiatica, in Afghanistan.

Con la frammentazione del Patto di Varsavia e l’implosione sovietica degli anni 
1989-1991, la NATO – lungi dal ridimensionare il suo potere militare in Europa 
e tantomeno dal dissolversi – ha visto l’opportunità di espandersi in tutto il 
continente e nel mondo.

A cominciare dalla campagna di bombardamenti in Bosnia nel 1995, essa ha 
prontamente ed inesorabilmente dispiegato la sua forza militare verso est e 
sud, nei Balcani, in Africa nordorientale e centrale, nell’intero bacino del 
Mediterraneo, in Asia centrale. Così come nel Caucaso, in Scandinavia 
includendo le tradizionalmente neutrali Svezia e Finlandia, e nella regione 
Asia-Pacifico dove ha avviato dei rapporti individuali di cooperazione con 
Australia, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud. Oggi la NATO ha le proprie 
forze armate ed accordi di cooperazione con i Paesi di tutti i sei continenti. 
Una macchina militare che può vantare due milioni di truppe ed i cui Stati 
membri contano per oltre il 70% della spesa mondiale in armamenti.

Dopo aver condotto la guerra in Europa, contro la ex Jugoslavia nel 1999, ed in 
Asia (in Afghanistan, con sconfinamenti in Pakistan) a partire dal 2001 fino a 
non si sa bene quando, la NATO attualmente è protagonista di operazioni navali 
al largo delle coste africane nel Golfo di Aden. Essa è inoltre impegnata nella 
definizione di un nuovo Concetto Strategico che prenda il posto di quello 
risalente al 1999.

Già nel 2008, l’allora Segretario Generale Jaap de Hoop Scheffer aveva invitato 
a sviluppare una strategia per affrontare le sfide del nuovo millennio, 
domandando un incremento di bilancio vista “la crescente lista di 
responsabilità”. E riferendosi a queste ultime, “miriade” è la parole esatta 
usata lo scorso 1 ottobre - nell’ambito di una conferenza organizzata 
congiuntamente dalla NATO e dai Lloyd’s di Londra - dal presidente di questi 
ultimi Peter Levene: “Il nostro sofisticato, industrializzato e complesso mondo 
è sotto attacco da parte di una miriade di determinate e mortali minacce”.

Il medesimo giorno della conferenza, sul quotidiano The Telegraph è comparso un 
articolo a firma dello stesso Levene e dell’attuale segretario generale della 
NATO, il danese Anders Fogh Rasmussen. In esso si afferma che “i dirigenti 
industriali, inclusi quelli dei Lloyd’s, sono stati coinvolti nell’attuale 
processo di elaborazione della nuova linea direttiva della NATO, il Concetto 
Strategico; il vice-capo del gruppo è l’ex amministratore delegato della Shell 
[la compagnia petrolifera anglo-olandese, ndr], Jeroen van der Veer”.

Levene e Rasmussen sono stati molto espliciti nel dichiarare la necessità che 
la NATO protegga gli interessi economici occidentali, affermando che “gli 
uomini hanno sempre combattuto per le risorse e la terra. Ma adesso stiamo 
vedendo queste pressioni in una scala più grande… Dobbiamo prepararci a pensare 
l’impensabile”. L’elenco delle “minacce mortali” comprende: pirateria, 
sicurezza informatica, cambiamenti climatici, eventi meteorologici estremi, 
spostamenti improvvisi di popolazioni, scarsità di acqua, siccità, cali nella 
produzione di cibo, ritiro del ghiaccio artico, sicurezza degli 
approvvigionamenti energetici e diversità delle loro fonti…

Nel suo discorso alla conferenza, Rasmussen ha auspicato che la cooperazione 
con gli oltre 40 Paesi con cui la NATO ha accordi individuali o collettivi 
venga estesa anche a queste nuove “minacce”. Il loro crescente numero 
rappresenta una appropriazione, da parte della NATO, di responsabilità e 
funzioni che sono propriamente quelle dell’Organizzazione delle Nazioni Unite 
(ONU), non certo quelle di un blocco militare non eletto da nessuno ed i cui 
Paesi membri, messi insieme, rappresentano solo una piccola frazione della 
popolazione mondiale. 
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