Cacao Elefante
Il quotidiano delle buone notizie comiche

L'essenziale delle notizie � sempre vero

18 novembre 2003
 
Oggi Cacao esce in modo diverso.

Oggi l'Italia rende onore a 19 uomini barbaramente uccisi in Iraq.
E' per noi un grande dolore vedere altre vite stroncate.
Ed e' doloroso constatare che non si riesce a porre fine a questa orrenda catena di assassinii.
Ci chiediamo come sia possibile convincere l'umanita' a rifiutare completamente la violenza come strumento.
La violenza non e' in grado, mai, in nessun caso di portare a risultati positivi. La violenza genera infinitamente se stessa e se stessa soltanto. Una scia di morte che puo' essere fermata solo da una diversa coscienza del valore della vita umana.
Sembra incredibile che queste parole restino incomprese dopo che sono state ripetute per migliaia di anni, da Buddha, da Gesu' e da milioni di altri, che per la pace hanno spesso dato la vita.
NESSUN BENEFICIO PUO' SCATURIRE DALLA GUERRA.
Possibile che sia cosi' difficile da capire?
 
Quel che sarebbe necessario realizzare immediatamente per fermare questa carneficina quotidiana non viene concretizzato.
In Iraq si vive ancora in una miseria totale. Manca tutto. Se non si decide di intervenire realmente per dare sollievo alle popolazioni stremate non e' possibile pensare alla pacificazione della situazione.
Oggi l'Iraq e' preda, non solo della violenza militare e politica, ma pure della criminalita' che ha raggiunto proporzioni insostenibili. E niente incentiva di piu' il crimine della miseria piu' totale.
Aiutare veramente le popolazioni deve essere il primo obiettivo. Oggi l'assistenza medica e tecnologica, il microcredito e l'aiuto alle piccole imprese ancora esistenti sono le necessita' primarie. Ma si dovrebbe intervenire anche a livello politico. Rendersi conto che la presenza Usa in Iraq in questo momento serve solo a esacerbare i conflitti.
E' indispensabile che il controllo dell'Iraq passi subito nelle mani dell'Onu.
Bisogna indire subito libere elezioni.
Bisogna dare agli iracheni gli strumenti per riorganizzare un proprio stato.
Ma pare improbabile che quanto detto venga realizzato in tempi brevi. E ogni giorno che passa siamo costretti a piangere nuovi morti.
Italiani, americani, inglesi, iracheni. Gente che ha il sangue dello stesso colore e che logiche orrende costringono a morire. Immolati sull'altare del delirio politico, delle bramosie economiche, delle degenerazioni religiose.
 
POTERE.
Questi esseri umani muoiono perche' qualcuno vuole piu' potere. Qualcuno che se ne sta comodamente seduto e che vede la gente morire in televisione. E non ha nessuna capacita' di immaginare, di percepire lo strazio delle madri, delle mogli, dei figli.
 
Ma per noi che continuiamo a vivere in questo orrore che resta?
Io sento il desiderio fortissimo di guardare da un'altra parte.
Sento dolore e sento frustrazione per la mia incapacita'. Non sono in grado di fermare questa follia. Non siamo in grado, anche se siamo milioni ormai a ripudiare la guerra.
Ma forse dobbiamo capire che in questo momento, quel che possiamo, quel che dobbiamo fare e' difficile proprio perche' non puo' ottenere un pieno successo. Possiamo solo testimoniare la nostra totale angoscia per questa situazione. Continuare a ripetere che non e' giusto. Ripeterlo, ovunque sia possibile.
E possiamo trovare la forza di farlo soltanto rendendoci conto che se noi rinunciassimo a testimoniare la pace, questi pazzi che ora controllano i grandi eventi non avrebbero piu' freno. Possiamo solo frenarli. Ma frenarli e' indispensabile. Se nessuno lo fa non c'e' limite al disastro.
Quando pensiamo che cio' che possiamo realizzare e' insignificante perche' tanto continuano a uccidere lo stesso, dobbiamo renderci conto che se per noi la situazione e' terribile lo e' anche per i guerrafondai.
Non puoi piu' ammazzare qualcuno in pace come ai tempi di Giulio Cesare. Adesso appena ammazzi un bambino salta fuori da qualche parte un pacifista che si mette strillare, a fare comunicati stampa, a mandare migliaia di mail a altri pacifisti rompiscatole. E sono ovunque, sono milioni.
Dobbiamo ricordarci che se per noi ci sono troppe guerre per loro ce ne sono troppo poche.
Dobbiamo insistere, anche quando sembra che il Movimento sia sparito, che non ci sia nessuno in grado di fronteggiare i cavalieri dell'Apocalisse. Anche se oggi non siamo in piazza a milioni esistiamo ancora, stiamo cambiando il nostro modo di vivere e di pensare per cacciare ogni violenza dalla nostra vita quotidiana. Per creare momenti di un mondo migliore. Ogni giorno.
 
Se vi sentite inutili pensate che se non ci fosse il movimento pacifista i morti sarebbero di piu'.
E se volete la controprova, osservate con chi i guerrafondai italiani se la stanno prendendo di piu'.
Fulgido esempio, che ha colpito alcuni nostri cari amici, l'attacco portato da Bruno Vespa a nuovimondimedia.it, informationguerrilla.org e a padre Benjamin (che e' frate francescano!!!!) additati all'opinione pubblica come istigatori del terrorismo solo perche' ripudiano qualunque forma di violenza.
Ugualmente, anche se in modo piu' terribile, in Iraq uno degli obiettivi principali del terrorismo fondamentalista islamico sono proprio i mussulmani moderati cioe' chi ha piu' capacita' di opporsi al terrorismo all'interno del popolo iracheno. Sono questi i principali nemici dello sviluppo del terrorismo. Per questo Al Qaida e gli altri gruppi del partito del terrore li hanno messi in cima alla lista dei nemici da eliminare insieme agli inviati della Croce Rossa e dell'Onu che tentano di contrastare la spirale del dolore e della violenza.
 
Continuiamo a opporci alla violenza.
Con pazienza e metodo. Fermare la guerra, far si' che diventi una follia del passato e' il nostro sogno. Forse un giorno ci sara' la pace, la fine dell'ingiustizia e della miseria. Forse si, forse no.
Ci fosse solo una possibilita' su un milione, fossero necessari anche mille anni per riuscirci come possiamo rinunciare a tentare?
Per chi ha compreso il valore assoluto della pace fermarsi non e' possibile.
 
Jacopo Fo
 
Simone Canova, Jacopo Fo, Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco
 
 
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