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Vi riporto la sconcertante opinione dell'avvocato Minotti sulle creative commons.
Io proprio non so come faccia a dire che leggendo le cc si possa arrivare alla conclusione che contrastino con l'ordinamento perché, in pratica, si potrebbe intendere che non ammettano gli usi personali. Come De Martin gli ha spiegato, le cc dicono chiaramente di non essere in contrasto con tutto quello che opera per diritto. Ma, poi, scusate tanto, forse sono io che sono un totale analfabeta giuridico, ma anche se le cc non dicessero apertamente che non vanno contro il diritto e le leggi, andrebbero contro il diritto e le leggi? Ossia: se le cc nulla dicessero sul fatto che non vogliono limitare fair uses ecc., li limiterebbero? Si potrebbe interpretare che li limitino??? Allora scusate, se io scrivo all rights reserved e non dico nulla sugli usi liberi per legge sto andando contro il diritto? Si potrebbe intendere che io vada contro il diritto??? Allora tutto il mondo va contro il diritto??? A me, francamente, paiono affermazioni prive di ogni fondamento proprio dal punto di vista del diritto... ma se c'è qualcuno in grado di spiegarmele... ringrazio anticipatamente. ------------------------------------ Tratto da qui: http://www.minotti.net/2008/03/24/dei-diritti-e-dei-doveri-dello-stare-in-rete Io non ho mai amato le licenze Creative Commons<http://www.creativecommons.it/>; o, meglio, non ho mai compreso la cieca adesione fideistica manifestata specie dai blogger. Ed io non sono stato eccezione: con il recente passaggio a Wordpress (ma perché esiste un movimento che ha una pecetta segnaletica "No Wordpress"?) le ho messe anch'io per quel fondamentale e imperdonabile errore che si chiama omologazione e che mi ha fatto perdere di vista la mia cultura giuridica. Alzi la mano chi sa veramente cosa significano queste licenze (e le "cugine" GPL), quali sono le basi e le conseguenze giuridiche. Pochi, direi, e ditemi pure presuntuoso. Non si parla di cose banali. Come se io mi mettessi a discutere di specifiche W3C (che competono più i tecnici). Sebbene le licenze Creative Commons rappresentino una comoda (in prima battuta) standardizzazione, mi pento di averle messe e vi spiego anche il perché. Piaccia o no - ed è questo il punto fondamentale - in Italia abbiamo una legge sul diritto d'autore. L'autore può derogarvi, ma soltanto parzialmente. In un momento in cui si discute dell'attuazione del comma 1-bis) dell'art. 70 l.d.a. (tema molto caro alla blogosfera) rischiamo di dimenticare i diritti altrui, quelli di chi fruisce delle opere o che ci lavora. È paradossale, azzardo anche un "ipocrita". Se è vero che le limitazioni al diritto d'autore riguardano, prevalentemente, gli usi personali (chiamiamoli *fair uses*, se volete essere alla moda e guardare, a tutti i costi, al diverso diritto nordamericano), esistono eccezioni anche per chi persegue lo scopo di lucro. La legge sul diritto d'autore le disciplina a partire dall'art. 65 e mi sembra chiaro che, pur evidenziando alcuni dati dell'opera, nessuno può impedire un link e la riproduzione di un titolo. Eppure, una lettura non corretta (non conforme alla legge, che comanda sempre nel contrasto) delle Creative Commons può portare alla paradossale conclusione che esse non garantiscono sempre la libera circolazione del sapere, ma, al contrario, talvolta la limitano per giunta - vale la pena di ribadirlo - in contrasto col nostro ordinamento. Ciao, Riccardo
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