Alle 14:16, lunedì 16 aprile 2007, Premoli, Roberto ha scritto: > Invece, chi come me ha qualche anno sulle spalle, si ricorda bene la > fatica di programmare quando avevi a disposizione 40K (quaranta kylo > bite) di ram su uno ZX spectrum o 38K (trent'otto kilobyte) su un > Commodore 64... per avere la velocita' e/o meno ram occupata , passavi a > migliorare il codice fino al massimo e poi passavi all'assembler. Quello > si che era/e' codice ottimizzato... altrimenti, semplicemente non > funzionava. Una volta ci si chiedeva: "come faccio a far il soft piu' > veloce/piu' piccolo possibile?" Oggi ci si chiede: "perche' l'utente si > ostina a usare un [EMAIL PROTECTED] Con quel bidone non ci fai nulla, > il mio soft ha requisiti minimi [EMAIL PROTECTED] 2Gram, compralo o fai ameno > del > mio soft". > > Mi spiace, ma le nuove generazioni di "scrittori di codice sorgente" NON > sanno programmare, tutto qui.
Non son per nulla d'accordo. Io ho cominciato con la TI51-III, simpatico giocattoletto con 30, dico trenta passi di memoria, qualche anno (una decina) prima che uscissero le macchine che citi tu. Era banale ed ovvio usare i bit liberi nei registri per fargli fare qualcosa di utile, MA questo non vuol dire saper programmare meglio (o peggio) di chi adesso, in un ipotetica bilancia costi-benefici, non si pone granché il problema dell'ottimizzazione (in dimensione) del codice che scrive (che NON è il problema della velocità dello stesso). Ricordo mesi passati a scrivere codice macchina in esadecimale (e poi in assembly, ma questo era già grasso che cola!) per banalità che, avendo memoria a disposizione, avrei potuto gestire in un niente. Concordo con chi dice: se vuoi la minestra è questa, altrimenti scaldatela da solo. Di converso paradossalmente la tua stessa logica mi porterebba a mantenere in vigore non dico il regolo calcolatore, ma anche l'abaco. A. p.s.: in tutta amicizia, visto che se anche non ci si conosce, ci si frequenta ormai da un bel pò su questa lista... :) > > Roberto Premoli

