"Ho colpito un arabo in faccia"

di Gideon Levy


Pi� prendevo confidenza con la situazione pi� io, come gli altri, arrivavamo
alla conclusione che noi eravamo coloro che comandavano, che noi eravamo
quelli forti e man mano che sentivamo il nostro potere ognuno di noi
cominciava a forzare sempre pi� i limiti. E non appena il servizio al
checkpoint diventava routine, tutti i tipi di comportamenti deviati
diventavano normali. Si cominciava con la Ocollezione di souvenir�,
confiscando tappetini da preghiera e poi sigarette e da quel punto non ci si
fermava pi�. Diveniva un comportamento abituale.
Il sergente Liran Ron Furer non potr� mai pi� vivere come prima. E�
perseguitato dalle immagini dei suoi tre anni di servizio militare a Gaza e
il pensiero che questa sia una sindrome che colpisce chiunque sia di stanza
ai checkpoint, non gli d� tregua. Verso la fine dei suoi studi di disegno
all�Accademia d�Arte e Design di Bezalel, ha deciso di abbandonare tutto e
dedicare tutto il suo tempo al libro che voleva scrivere. Le principali case
editrici che ha contattato hanno rifiutato la pubblicazione. L�editore che
alla fine ha accettato (Gevanim) ha asserito che la catena di librerie,
Steimatsky, ha rifiutato di distribuirlo. Ma Furer � determinato a portare
il suo libro all�attenzione pubblica. "Si possono adottare le posizioni
politiche pi� dure, ma nessun genitore permetterebbe a suo figlio di
diventare un ladro, un criminale o una persona violenta�, afferma Furer. �Il
problema � che la cosa non si presenta mai in questo modo. Il ragazzo stesso
non si ritrarrebbe in questo modo alla sua famiglia al momento del ritorno
dai territori occupati. Al contrario, verr� ricevuto come un eroe, come
qualcuno che stia facendo un lavoro importante nel suo essere un soldato.
Nessuno pu� restare indifferente al fatto che ci siano tante famiglie nelle
quali, in un certo senso, ci sono state gi� due generazioni di criminali. Il
padre pass� attraverso tutto ci� e ora il figlio ci sta passando e nessuno
ne parla attorno al tavolo da pranzo�.
Furer � certo che quello che � successo a lui non � per nulla un caso
isolato. Lui era una persona sensibile, un creativo, diplomato alla Thelma
Yellin, scuola delle arti, che si � trovato a diventare un animale al
checkpoint, un sadico violento che picchiava i palestinesi perch� non gli
mostravano la cortesia dovuta, che sparava loro alle gomme delle auto solo
perch� gli occupanti tenevano il volume della radio troppo alto, che ha
abusato di un ragazzino ritardato legandolo sul pavimento della Jeep, solo
perch� doveva scaricare la sua rabbia su qualcosa.
La �Sindrome del Checkpoint� (questo � anche il titolo del suo libro)
gradualmente trasforma ogni soldato in un animale, senza alcun riguardo per
i valori che aveva portato da casa. Nessuno pu� sfuggire da questo marchio.
In posti dove praticamente ogni cosa � permessa e la violenza � percepita
come un normale comportamento, ogni soldato mette alla prova i propri limiti
riguardo agli impulsi violenti sulle sue vittime: i palestinesi.
Il suo non � un libro facile da leggere. Scritto in una prosa secca e
feroce, nel grezzo e volgare linguaggio dei soldati, ha ricostruito le scene
degli anni nei quali era di istanza a Gaza (1996-1999), anni che, si deve
tenere a mente, erano relativamente calmi. Descrive come lui e i suoi
compagni costrinsero alcuni palestinesi a cantare �Elinor� � �era davvero
qualcosa alla quale assistere vedere questi arabi cantare una canzone di
Zohar Argov, come in un film�; le emozioni che i palestinesi gli
suscitavano: �qualche volta questi arabi davvero mi provocavano disgusto,
specialmente quelli che provavano ad adularci, quelli che arrivavano al
checkpoint con un sorriso stampato sulla faccia�; le reazioni che
suscitavano �se davvero ci annoiavamo, trovavamo il modo per bloccarli al
checkpoint per delle ore. Perdevano un intero giorno di lavoro ma solo cos�
potevano imparare come comportarsi�.
Furer ha descritto come ordinavano ai bambini di pulire i checkpoint prima
che arrivasse l�ispezione, come un soldato di nome Shahar invent� un gioco:
�controllava la carta di identit� di qualcuno e invece di ridargliela la
lanciava in aria. L�arabo in questione era cos� costretto a uscire dall�auto
e chinarsi per raccogliere il suo documento e lui lo calciava... Facendo
questo gioco poteva passarci tutto il tempo�; come umiliarono un nano che
arrivava al checkpoint ogni giorno: �lo obbligavamo a farsi una foto sopra a
un cavallo, poi lo colpivamo e deridevamo per una buona mezz�ora e lo
lasciavamo andare solo quando altre automobili arrivavano al checkpoint. Il
poveretto, davvero non se lo meritava�; come si fecero una foto ricordo con
arabi legati, sanguinanti, che loro avevano picchiato; come Shahar pisci�
sulla testa di un arabo perch� l�uomo aveva avuto il coraggio di sorridere
al soldato; come Dado costrinse un arabo a camminare a quattro zampe
abbaiando come un cane; e come rubavano i tappetini da preghiera e le
sigarette � �Miro voleva che gli dessero le sigarette, agli arabi che non
volevano dargliele Miro rompeva la mano e Boaz gli faceva a pezzi le
gomme�.Confessione a freddo
La pi� raggelante tra tutte le confessioni dell�autore:
�Corsi verso di loro e colpii un arabo dritto sulla faccia. Non avevo mai
colpito nessuno in quel modo. Collass� sulla strada. Gli ufficiali dissero
che dovevamo perquisirlo per trovare i suoi documenti. Gli portammo le mani
dietro alla schiena e lo legai con le manette di plastica. Poi lo bendammo
cos� che non potesse vedere quando si sarebbe trovato nella Jeep. Lo
trascinai via dalla strada. Il sangue colava dalle sue labbra, lungo il
mento. Lo trascinai nel retro della Jeep e lo caricai, le sue ginocchia
batterono contro la barra e cadde all�interno. Ci sedemmo anche noi nel
retro, passando sul suo corpo... Il nostro arabo era sdraiato quasi
immobile, piangendo solo sommessamente. Il suo viso era giusto sul mio
giubbotto antiproiettile e stava sanguinando tanto da fare una sorta di
pozza di sangue e saliva, il ch� mi fece arrabbiare e mi disgust�, cos� lo
tirai per i capelli e lo colpii duramente alla schiena. Questo lo fece
accasciare al suolo per un po�, poi riprese a piangere. Concludemmo che
dovesse essere un po� ritardato o pazzo�.
�Il comandante della compagnia ci inform� per radio che dovevamo portarlo
alla base. OBel lavoro, tigri� disse ironicamente. Tutti gli altri soldati
stavano aspettando di vedere cos�avevamo preso. Quando arrivammo con la
Jeep, loro ci acclamarono e applaudirono. Mettemmo l�arabo vicino alla
guardiola. Non smetteva di piangere e qualcuno che capiva l�arabo disse che
si lamentava che le sue mani erano ferite dalle manette. Uno dei soldati gli
si avvicin� e lo prese a calci nello stomaco. L�arabo si pieg� in due con
una specie di grugnito, tutti noi ridemmo. Era buffo... lo calciai davvero
forte nel culo e cadde esattamente come mi sarei aspettato. Mi gridarono
tutti che dovevo essere completamente pazzo e risero... mi sentii felice. Il
nostro arabo era solo un ragazzo mentalmente ritardato di 16 anni�.
Nell�attico di Tel Aviv di sua sorella, dove vive ora, Furer, che ha 26
anni, passa per essere un giovane uomo intelligente e premuroso. E�
cresciuto a Givatayim, dopo che i suoi genitori vi immigrarono dall�Unione
Sovietica nel 1970. Prima dell�assassinio di Yitshak Rabin, sua madre era
un�attivista di destra, ma lui riferisce che il clima familiare non era
politicizzato. Voleva far parte di un�unita di combattimento dell�esercito,
e si impieg� in due unit� di �lite della fanteria. Svolse tutto il periodo
di servizio nell�esercito nella striscia di Gaza.
Dopo l�esercito, ha viaggiato in India, come molti altri. �Ora che ero
libero, le folli energie di Goa e dei Chackra aprirono la mia mente...
rividi quella Gaza puzzolente e mi rividi prima che mi faceste il lavaggio
del cervello con le vostre armi e le vostre marce, mi avete ridotto in uno
straccio, incapace di pensare�, scrisse da Goa. Ma fu solo dopo, mentre
stava studiando a Bezalel, che le sue esperienze nell�esercito davvero
cominciarono ad affliggerlo."Cominciai a realizzare che qui veniva offerto
un modello immodificabile�, disse. �Fu la stessa cosa durante la prima
intifada, nel periodo nel quale ero in servizio, nonostante fosse un momento
tranquillo, e nella seconda intifada. E� diventata una realt� immutabile.
Cominciai a sentirmi realmente a disagio col fatto che una questione cos�
scomoda era cos� difficilmente riferita al grande pubblico. Le persone
ascoltavano le vittime e i politici, ma non quella voce che dice: feci
questo, facemmo cose sbagliate, crimini... questa voce non viene ascoltata.
La ragione per la quale non gli si presta ascolto � una combinazione di
repressione � esattamente come io stesso la repressi e ignorai- e di
profondo senso di colpa�.
"Non appena uscite dall�esercito, i politici e i media intorno a voi non
sono pronti ad ascoltarvi. Ricordo che fui sorpreso che nessun soldato
avesse ancora reso pubblico tutto ci�. E� qualcosa che deve sparire nel
dibattito sulla legittimit� degli insediamenti nei territori,
sull�occupazione (che si sia pro o contro) e nulla connesso a queste
abitudini relative al mantenimento dell�occupazione appare sui media�.
Non un caso unico
Furer sta cercando di dimostrare che la sua non � una sindrome isolata, un
caso personale. Per questo ha cancellato molti dettagli personali dal
manoscritto originale, cos� da sottolineare la natura generale di quanto
descrive. �Durante il mio servizio militare, credevo di essere atipico
perch� avevo un background artistico e creativo. Ero considerato un soldato
moderato, ci� nonostante mi sentivo nella stessa trappola nella quale si
sentono rinchiusi molti soldati. Una trappola che ti fa sentire in balia
della possibilit� di agire nel modo pi� impulsivo e animale, senza paure di
punizioni e senza controllo. All�inizio questa cosa non � spontanea, ma con
il tempo diventa pi� naturale stando al checkpoint. Le persone gradualmente
testano quali siano i limiti del loro comportamento nei confronti dei
palestinesi. Diventa gradualmente sempre pi� spietato.
�Pi� prendevo confidenza con la sitazione pi� io, come gli altri, arrivavamo
alla conclusione che noi eravamo coloro che comandavano, che noi eravamo
quelli forti e quando sentivamo il nostro potere ognuno di noi cominciava a
forzare sempre pi� i limiti, chi pi� chi meno. Non appena il servizio al
checkpoint diventava routine, tutti i tipi di comportamenti deviati
diventavano normali. Si cominciava con la Ocollezione di souvenir�,
confiscando tappetini da preghiera e poi sigarette e da quel punto non ci si
fermava pi�. Diveniva un comportamento abituale.
�Poi veniva il gioco di potere. Ci arrivava il messaggio dall�alto che noi
fungevamo da deterrenti per gli arabi. Anche la violenza fisica diventava
quindi abituale. Ci sentivamo liberi di punire qualunque palestinese che non
seguisse l� Oopportuno codice di comportamento� al checkpoint. Chiunque
pensassimo non fosse abbastanza gentile o che provasse a fare il furbo
veniva severamente punito. Era violenza deliberata per i pi� volgari
pretesti.
�Durante il mio servizio militare, non ci fu un singolo avvenimento che ci
fece capire o che facesse s� che i nostri comandanti si sentissero tenuti a
intervenire. Nessuno ci parl� mai di cosa fosse permesso e cosa no. Era
tutto, semplicemente, routine. Retrospettivamente la pi� grande fonte di
sensi di colpa per me non fu mentre ero al checkpoint, ma quando entrai nel
Gush Katif, quando prendemmo il ragazzo ritardato. Dimostrai i comportamenti
pi� estremi. Fu una possibilit� per me catturarne uno � la cosa pi� vicina a
prendere un terrorista, una possibilit� di far sfiatare tutte le tensioni
accumulate e gli impulsi, per tutti noi. Una sferzata alla comprensione di
ci� che davvero volevamo. Venivamo usati per dare schiaffi, per ammanettare,
per pigliare a calci, per picchiare e l� c�era una situazione nella quale
eravamo giustificati a fare tutto ci�. Anche l�ufficiale che era con noi fu
molto violento. Picchiammo cos� forte quel ragazzo e non appena arrivammo
sul posto ricordo che sentivo una fortissima sensazione di orgoglio per
essere riuscito a trattare qualcuno cos� duramente. Dissero �che pazzo che
sei, che matto�, che era fondamentalmente come dire �quanto sei forte�.
�Al checkpoint i giovani hanno la possibilit� di essere padroni e di usare
la forza e la violenza in modo legittimo... e questo � un impulso primitivo
oltre che un punto di vista politico o un prinicpio che ti porti da casa.
Quando alla violenza � data legittimit�, e viene anche premiata, la tendenza
� di portarla il pi� oltre possibile. Per quanto cattivi, rudi, pazzi si
possa essere � e noi pensavamo a tutto ci� in senso positivo. A volte anche
la situazione: essere in un posto desolato, lontano da casa, lontano da
qualunque controllo, rende tutto giustificato... La linea del proibito non �
mai stata tracciata con precisione. Nessuno fu mai punito e loro ci
lasciarono semplicemente continuare.
�Oggi ho idea che anche gli ufficiali pi� importanti, il comandante di
brigata, il comandante di battaglione, siano consci del potere che i soldati
hanno in questa situazione e di cosa possano fare. Come pu� un comandante
non essere informato quando lui stesso � il pi� duro e pazzo tra tutti, in
una zona di relativa calma? La foto degli effetti a lungo termine dei
comportamenti violenti � qualcosa di cui si pu� giusto diventare consci
quando si � lontani dal checkpoint.
�Oggi mi � chiaro che quel ragazzo il cui padre fu umiliato in quel modo
senza ragione crescer� odiando chiunque rappresenti coloro che fecero ci� a
suo padre. Ora ho definitivamente capito i motivi. Noi siamo crudeli,
abbiamo il potere. Sono sicuro che la loro risposta sia influenzata da
elementi che ora fanno parte della loro societ� � mancanza di valore per la
vita umana e la facilit� di sacrificare la vita- ma il desiderio
fondamentale di resistere, l�odio, la paura, sento che sono completamente
legittimati e giustificati, anche se � un rischio dirlo.
�E� impossibile trovarsi in uno stato emozionale di questo tipo e tornare a
casa e non sentirtelo dentro. Sono stato insensibile nei confronti della mia
ragazza in quel periodo, ero un animale anche quando me ne andavo di l�.
Tutto ci� resta con te ben dopo la fine dell�orario di servizio. Vidi i
risultati della sindrome in India, qualcosa che succede nel Terzo Mondo, tra
le persone di pelle scura che ti riportano al peggio �del brutto
israeliano�. O il modo nel quale ci si trova a reagire a un sorriso: quando
i palestinesi mi sorridevano al checkpoint mi si alzava la tensione e
diventava diffidenza, come fosse un�insolenza. Quando qualcuno mi sorrideva
in India, immediatamente mi mettevo sulla difensiva.
�Ero un soldato medio� dice. �Ero il burlone del gruppo. Ora vedo che
diventai spesso poi colui che portava le situazioni alla violenza. Fui
spesso il primo a dare schiaffi, a uscirmene con ogni tipo di idee, come
bucare le gomme. Suona strano ora ma davvero ammiravamo chiunque picchiasse
un ragazzo che supponevamo si volesse avvicinare. L�ufficiale che ammiravamo
di pi� era colui che sparava a ogni occasione. Ho tirato fuori tutto, mi
resta solo un enorme senso di colpa... un mio amico nell�esercito ha letto
il libro e ha detto che ho ragione, che abbiamo fatto cose cattive, ma che
eravamo ragazzi. E che � un peccato che io la prenda cos� male�.

Tradotto da Nuovi Mondi Media
Fonte: http://www.haaretz.com/hasen/spages/363483.html
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