Invito alla lettura di "Un'Eterna Treblinka. Il massacro degli animali e
l'Olocausto" di Charles Patterson
- di Massimo Filippi -


"Auschwitz inizia ogni volta che qualcuno guarda a un mattatoio e pensa:
sono soltanto animali". (Theodor W. Adorno)

Prima dei margini

Presentare un libro e' una navigazione pericolosa tra Scilla e Cariddi: da
un lato, il rischio di produrre uno scialbo riassunto del testo originale,
il rischio di "svelare il colpevole" e di togliere piacere alla lettura,
dall'altro quello di parlare "a ruota libera", di usare il libro come
pretesto per parlare d'altro. "Un'eterna Treblinka" di Charles Patterson
gia' di per s� neutralizza, almeno in parte, entrambi questi rischi. Fin da
subito, infatti, e' chiaro chi e' il "colpevole": il colpevole siamo noi, la
rapacita' incontrollata ed apparentemente incontrollabile della nostra
specie, unico primate carnivoro (per scelta e non per necessita'),
megalomane (Freud) e presuntuoso (Montaigne) che, nella cecita' della sua
insignificanza, crede di poter dominare l'universo tramite l'idolatria della
Instrumentelle Vernunft (ragion strumentale). Charles Patterson, insomma,
non ci parla di un "prodotto" (la Treblinka universale che stiamo preparando
con le nostre mani, il "fondamentale fallimento dell'uomo" [Kundera], che
non ha bisogno di essere descritta, in quanto sotto gli occhi di tutti
quelli che vogliono vedere), ma di un "processo" e cioe' dei meccanismi
mentali e delle pratiche quotidiane che potrebbero far si' che la presente
possa essere l'ultima generazione a poter vivere al di fuori delle mura di
un campo di concentramento, prima che i confini di questo coincidano
borgesianamente con quelli del mondo. L'operazione di Patterson e',
pertanto, esattamente speculare a quella del WTO che regola lo scambio
mondiale di prodotti, indipendentemente dai processi che hanno reso quei
prodotti possibili: due scatole di caffe' si equivalgono e non conta se una
e' il risultato di sfruttamento minorile, distruzione della foresta
pluviale, violazione dei principi sindacali, ecc. e l'altra no. Il secondo
rischio, quello del "pretesto", e' invece minimizzato proprio dalla
radicalita' del pensiero e sposto in "Un'eterna Treblinka",
dall'inesorabilita' dell'argomentare e della dovizia di dati storiografici e
documentali che fanno della visione animalista di Patterson un'ineludibile e
"totalizzante" chiave di lettura del presente.

            Gia' queste brevi note introduttive dovrebbero render chiaro che
"Un'eterna Treblinka" e' un testo eminentemente politico e in questo si
smarca e apre un nuovo capitolo nella storia del pensiero animalista moderno
che vede la sua luce nel breve giro d'anni che intercorrono tra il 1975,
anno di pubblicazione di "Liberazione Animale" di Peter Singer, e il 1983,
anno di pubblicazione di "I diritti animali" di Tom Regan. Questo non per
dire, come spesso fanno i detrattori di sinistra del movimento animalista,
che il pensiero di Singer e Regan e' apolitico (anzi!), ma che Patterson fa
un passo oltre nella direzione dell'evidenziazione di quell'inscindibile
filo rosso (di sangue) che inestricabilmente collega diritti umani e diritti
animali. Patterson riprende le molte sparse fila dell'animalismo politico
(che, ovviamente, nasce prima di lui; basti pensare alla critica all'impero
romano elaborata da Plutarco tramite la categoria del rifiuto della carne) e
le tesse di nuovo in una trama coerente e inaggirabile che fa
dell'animalismo un osservatorio speciale della condizione e della
possibilita' di vita su questo pianeta e una base necessaria per una
corretta "vita activa".

            Rischio di parlare troppo o troppo poco della trama del testo e
natura eminentemente politica dello stesso, con la sua carica decostruttiva
del tempo della tecnica dispiegata, suggeriscono la necessita' di un
approccio "esitante" allo stesso, un approccio che si attardi ai margini del
libro, nei pressi dei suoi confini. Stare ai margini, su una labile e
sottile linea di confine, e' in fondo un gesto eminentemente politico e
animalista. Abitare il confine vuol dire trasformarlo in margine,
annullarlo, renderlo inefficace e i confini da marginalizzare non si contano
nella cultura tecnico-umanistica che domina il presente. E tra questi, il
confine fondante gli altri confini, ci insegna Patterson, e' il confine
labile ed ignobile che tutte le ideologie vincenti dell'Occidente (nessuna
esclusa) hanno steso a separare gli animali umani da quelli non umani,
confine che apre la possibilita' d'essere a tutti gli altri, quello di razza
(con il dominio su tutto cio' che non e' bianco), quello di genere (con il
dominio su tutto cio' che non e' maschio), quello di nazione (che inaugura
la piu' popolare nozione di confine, quello nazionale, con il suo carico di
carrette del mare con annessi migranti), quello di proprieta' (che riduce a
merce tutto cio' che non puo' firmare contratti, compresa la materia stessa
del vivente) e, infine e paradossalmente, quello di diritto che discrimina
chi sta dentro da chi sta fuori le mura (i confini) della polis. In questo
ambito, la rivendicazione dei diritti animali e' pratica intellettualmente
debordante: ci si batte per i diritti degli ultimi tra gli ultimi per aprire
il diritto ad "un non so che" che scardina definitivamente il principio
stesso su cui questo si fonda, e cioe' la linea di confine. Infine, annotare
i margini, aprendo cosi' i confini di un testo, e' l'arte della lettura (di
cui la traduzione e' parte integrante). Leggere come "esitante" vagabondare
intorno al testo contrapposto allo spirito della scrittura "bianco su nero",
che e' il segno della nostra epoca biotecnologica, dove tutto e' iscritto
nei geni e dove i geni sono riscrivibili negli angusti confini del brevetto.

 Primo margine � Il sottotitolo
"Cominciai a riflettere sulla distinzione etica tra lavorazione dei maiali e
lo stesso procedimento applicato a persone definite maiali". (Judy Chicago).

Che l'attuale sistema di sfruttamento degli animali ricordi da vicino la
struttura ed il modus operandi dei campi di concentramento nazisti e'
osservazione non nuova, basti pensare a Isaac Bashevis Singer, a Peter
Singer, ad Adorno, a Canetti, a Coetzee, solo per citare alcuni degli autori
che hanno avuto il coraggio di accostare i due orrori. Il passo in piu' che
fa Patterson (gia' a partire dal sottotitolo), oltre a quello di fare di
questo paragone "scandaloso"  il cuore di un intero saggio, e' di dimostrare
che i due fenomeni non solo usano lo stesso linguaggio, ma condividono
essenzialmente la stessa natura, o meglio l'Olocausto e' stato possibile ed
e' tuttora evento possibile e ripetibile grazie al dispregio etico del
vivente costruito intorno all'animale come altro assoluto e referente
negativo a "noi" (qualsiasi siano i "noi" che di volta in volta istruiscono
il discorso) assolutamente incommensurabile. Sfruttamento degli animali,
quindi come "palestra" universale per organizzare e perpetrare anche lo
sfruttamento umano. Tipico doppio passo contraddittorio della logica dello
sfruttamento animale che rende possibile quello umano: l'animale e'
abbastanza vicino a "noi" da poter prestare le sue sembianze al "nemico" di
turno ed abbastanza lontano da far si' che, una volta istaurato il paragone,
il "nemico" possa essere eliminato. Come succede nella sperimentazione
animale: l'animale e' biologicamente simile a noi, ma incomprensibilmente
lontano (vista la vicinanza biologica) da un punto di vista etico. Questo
non toglie che, in una logica rigidamente antropocentrica, l'accostamento
ontologico tra Olocausto ed olocausti (tra parentesi, il dizionario ci
informa che olocausto significa originariamente "sacrificio di animali
bruciati interamente" � siamo cosi' accecati dalla nostra presunzione che
non accettiamo nemmeno che se A=B, B=A) diventi accostamento scandaloso. E'
la reazione del poeta ebreo Abraham Stern al paragone della scrittrice
animalista Elisabeth Costello nel romanzo "La vita degli animali" di John
Maxwell Coetzee (Premio Nobel per la letteratura 2003). Reazione infondata e
maldiretta per chi legge il libro di Patterson che, ovviamente, non
sminuisce con questo parallelo la tragicita' dell'Olocausto, ma piuttosto
ne diagnostica l'origine, lo fa assurgere a snodo fondamentale del male
(banale) del mondo per prevenirne di futuri. A margine si annoti che questa
terribile consapevolezza ha fatto breccia addirittura nella mente di Franz
Stangl, il comandante di Treblinka, che, fuggito in Brasile dopo la guerra,
alla vista di un gruppo di mucche nel recinto di un macello pensa, come
riferisce in un'intervista alla giornalista inglese Gitta Sereny: "Ma guarda
un po', questo mi fa tornare in mente la Polonia; e' proprio lo sguardo
fiducioso che avevano quelle persone prima di entrare nelle scatolette [le
camere a gas]".

 Secondo margine � La copertina
"Mi dispiace maiali, di non aver fatto nulla per salvarvi, di non aver
potuto far niente per tirarvi fuori da quel camion. Vi prometto pero' che
raccontero' di voi a diecimila persone, e le aiutero' ad aprire i loro cuori
e le loro menti a un mondo nuovo, dove tutti potremo vivere in pace e dove
la gente non vi mangera' piu'". (Zoe Weil)

            Sulla copertina dell'edizione originale americana di "Un'eterna
Treblinka" vediamo un soldato nazista che brutalmente trasporta, tenendole
per le zampe, due oche nella mano sinistra ed una terza nella destra. Non ci
sono sguardi: il soldato e i volatili sono ripresi di spalle. Nell'edizione
italiana, due maiali ci interrogano con lo sguardo dell'assolutamente
vulnerabile, di chi ha vissuto una vita infame e sta per morire. Se non
fosse filosofo irrimediabilmente antropocentrista si potrebbe citare la
chiamata etica irrevocabile delle miriadi di sguardi che solcano i testi di
Levinas: "il prossimo mi concerne non in quanto appartenente al mio genere".
Specularmente alla logica antropocentrica che allontana l'animale per
avvicinarne lo sterminio, la logica della copertina italiana e del testo di
Patterson ci lancia uno sguardo dall'assolutamente altrove della morte (per
chi legge, ovviamente quei maiali di copertina sono gia' morti) per
avvicinarci al destino infame di cio' che esce dalla logica del medesimo,
dalle mura cintate della polis. In questa copertina, meno didascalica di
quella americana, la carne senz'anima del maiale-merce dell'industria
alimentare diventa l'anima senza carne della colpa e della nefandezza umana.
Diventa spettro, fantasma. Dei fantasmi si aggirano per il mondo: nonostante
lo sforzo dell'industria della carne per tenerli lontani dai nostri occhi,
ne incrociamo lo sguardo tutti i giorni in autostrada durante il trasporto
dall'infamia dell'allevamento intensivo a quella del mattatoio. La copertina
del libro e il libro stesso ci insegnano ad addestrare lo sguardo, a
sintonizzarlo sulle onde del non-visibile, ad avere una vista ai raggi X
(come dice Barbara Stagno) per individuare da un lato i milioni di fantasmi
che popolano le nostre mense e, dall'altro, che il destino di quei maiali e'
cio' che rende possibile il destino degli umani-maiali (bizzarro esperimento
di ingegneria genetica, che precede, logicamente e temporalmente, la potenza
della moderna biotecnologia), esclusi dalla cerchia degli aventi diritto.
Come dice Rudkus, l'operaio lituano protagonista del romanzo "La giungla" di
Upton Sinclair: "Cio' che gli imprenditori vogliono da un maiale e' il
massimo del profitto che ne possono trarre, e questo e' esattamente la
stessa cosa che vogliono ottenere dall'operaio e anche dai consumatori". Lo
spirito del capitalismo fatto carne. Nell'enorme macello della Chicago del
maiale si usa tutto tranne il grugnito. L'animalismo politico, al contrario,
dovrebbe amplificare quel grugnito disperato per "aprire i loro cuori e le
loro menti ad un mondo nuovo".

 Terzo margine � La dedica e l'esergo

"Si sono convinti che l'uomo, il peggior trasgressore di tutte le specie,
sia il vertice della creazione: tutti gli altri esseri viventi sono stati
creati unicamente per procurargli cibo e pellame, per essere torturati e
sterminati. Nei loro confronti tutti sono nazisti; per gli animali Treblinka
dura in eterno". (Isaac Bashevis Singer)

            Il libro e' dedicato alla memoria di Isaac Bashevis Singer e
l'esergo e' tratto da un suo racconto, "L'uomo che scriveva lettere". Singer
e' scrittore yiddish, che vinse il Premio Nobel per la letteratura nel 1978.
La sua storia di esule ebreo dalla Germania nazista e' ampiamente raccontata
in "Un'Eterna Treblinka". Qui preme solo dire che un conoscitore diretto
dell'atrocita' dell'Olocausto non esita a stabilire una connessione intima
tra questo e il massacro degli animali. Connessione che porta Singer a
definire il mondo come un "macello sconfinato" e Dio, nonostante Singer sia
credente (o, forse, proprio perch� lo e'), come "macellatore e angelo della
morte". La visione di Singer e' assolutamente tragica sul piano ontologico,
ma, quasi per miracolo, il piano della responsabilita' delle scelte e delle
decisioni personali apre prospettive inedite e aurorali. Singer, nei suoi
romanzi e nei suoi racconti, fonda il vegetarianismo come "religione di
protesta". Dice Singer: "Se potessi, farei un picchetto di fronte
all'Onnipotente con un cartello con su scritto: Ingiusto verso la vita". In
una prospettiva laica, questo e' il riconoscimento del fallimento della
religione ebraico-cristiana che dal Genesi in poi, attraverso i Padri della
Chiesa, sostiene un antropocentrismo assoluto che fa da sfondo legittimante
e benedicente della visione dell'animale-macchina dello scientismo ottuso a
la' Descartes e alla eliminazione sistematica di tutti quegli umani ridotti
strumentalmente ad animali, dai Conquistadores a Treblinka, che caso volle
nascessero al di fuori delle mura della fortezza cristiana. La svolta
decisiva nella progressione dello sfruttamento animale si ha in
quell'infausto momento in cui la violenza dell'impero romano si sposa con
l'antropocentrismo assoluto del pensiero ebraico-cristiano.

 Quarto margine � L'indice

"Il cammino verso Auschwitz passa per l'America". (Charles Patterson)

Scorrendo l'indice si scopre gia' l'impianto generale del libro. Quasi a
specchiarsi in Isaac Bashevis Singer, una parte iniziale ontologica,
tragica, spietata e infame, e una parte finale di storie personali di
individui che hanno partecipato all'Olocausto, chi al di qua e chi al di la'
della barricata (ancora muri e confini), come carnefici o come vittime, che
apre ad un barlume di speranza. Nella parte iniziale, si snodano l'arroganza
dell'uomo, la benedizione del pensiero occidentale vincente a sostegno di un
antropocentrismo esasperato ed il meccanismo centrale che rende possibile
sia lo sfruttamento umano che quello animale: istituire un assolutamente
altro (l'animale) a cui viene negata alla radice ogni possibilita', anche
virtuale, di poter passare la linea di confine per usarlo come referente
negativo al fine di poter riservare lo stesso trattamento agli umani
indesiderati. In fondo, il confino nel campo di concentramento ed il
successivo sterminio sono sempre ed inevitabilmente preceduti
dall'ammassamento dei corpi nudi, marchio tipico dell'allevamento intensivo
e del mattatoio (scrive Boria Sax: "I nazisti costringevano coloro che
stavano per uccidere a spogliarsi completamente e a raggrupparsi insieme, la
qual cosa non e' un comportamento consueto per gli esseri umani. La nudita'
dunque allude all'identita' animale delle vittime e, con l'assembramento,
suggerisce l'immagine di una mandria di mucche o di pecore. Una sorta di
disumanizzazione che rendeva piu' facile sparare alle vittime o ucciderle
con il gas"). Infiniti sono gli esempi che Patterson ci propone di questa
operazione consolidata nei secoli: dall'equiparazione dei nativi americani a
scimmie, agli iracheni in fuga nel deserto durante la prima guerra del Golfo
equiparati a tacchini. Altri, a conferma, se ne potrebbero aggiungere
occorsi dopo la pubblicazione del libro: da quelli internazionali che hanno
equiparato Chirac, che si opponeva alla seconda guerra del Golfo, ad un
verme a quelli piu' ruspanti che, per abolire lo stato sociale non esitano a
dire che la corsa dell'economia non puo' essere frenata da considerazioni
quali quelle concernenti il benessere delle galline ovaiole confinate in
gabbie grandi quanto la pagina che state leggendo.

Nella parte finale del libro, c'e' l'apertura delle scelte personali, quella
di chi riconosce nella violenza agli animali lo stesso meccanismo che ha
perpetrato o subito come umano equiparato ad animale (Marc Berkowitz,
sopravvissuto di Auschwitz, dove aveva subito gli esperimenti di Mengele sui
gemelli, dice a chi gli domanda del suo impegno contro l'abbattimento delle
oche canadesi: "Anch'io sono stato un'oca") e che apre la strada alla
speranza che l'equazione uomo=animale non venga per nulla eliminata, ma,
passando scandalosamente la linea di confine, con il passo di Charles
Darwin, diventi il fondamento per un mondo pacificato e non parola d'ordine
della logica del dominio e dello sfruttamento.

In mezzo, ci sta il cuore del libro che dimostra inequivocabilmente che
anche se Hitler ha perso la guerra, non per questo lo stesso e' successo
all'ideologia assurda che lo ha reso possibile. In mezzo, c'e' la
dimostrazione serrata che e' il "sistema-macello" (nato in America a fine
del secolo scorso, come l'eugenetica razziale e la sterilizzazione
obbligatoria) a fornire le coordinate ed il modello, razionale ed
industrializzato, delle camere a gas e del loro indotto. A questo proposito,
non si puo' non ricordare un precedente illustre di questo paradosso
temporale: "L'uomo nell'alto castello" dello scrittore americano di
"fantascienza" Philip K. Dick. In quel libro, si narra di un'altra storia,
la storia di un mondo parallelo che ha visto la vittoria dei nazisti sulle
forze alleate. Storia di un mondo dove lo scandalo, potenzialmente
dirompente, e' rappresentato da un libro che parla di un altro mondo
parallelo dove hanno vinto gli alleati. "Un'eterna Treblinka" potrebbe
essere quel libro scandaloso, che interpella il lettore tramite lo sguardo
ferito dei maiali di copertina che ci chiedono se siamo proprio sicuri di
vivere nel mondo che ha visto la vittoria delle forze alleate. Domanda che
Patterson sostanzia elencandoci, implacabile, la comune radice teorica e la
comunanza delle tecniche che presiedono alla conduzione sia del mattatoio
che del campo di sterminio (e questo fin nei dettagli piu' minuti che fanno
si' che la dottoressa Temple Gradin definisca, 50 anni dopo e verosimilmente
inconsapevole del precedente storico, i tunnel da lei progettati per portare
i bovini all'interno del mattatoio con lo stesso nome � "scala per il
Paradiso" � usato dalle SS di Treblinka e Sobibor per i tunnel che portavano
alle camere a gas). Sara' un caso che Victor Brack capo del progetto di
eliminazione dei lebensunwert (non meritevoli di vita) noto con il nome di
programma T4, era diplomato in agricoltura? E' un caso che Hans Hefelmann,
direttore che coordinava l'uccisione dei bambini disabili, aveva un
dottorato in economia agraria? Che Friedrich Lorent, altro membro influente
del programma T4, avesse svolto un tirocinio in un istituto agrario? E che
Jakob Wolger, direttore del centro di sterminio di Grafeneck, fosse figlio
di un agricoltore? E che Bruno Bruckner, prima di lavorare al campo di
sterminio di Hartheim, era stato facchino in un macello di Linz? E che
Werner Dubois avesse lavorato in un'azienda agricola prima di lavorare ai
campi di Sachsenhausen, Grafeneck, Brandeburgo, Hadamar e Bernburg? Che
Willi Mentz, sadico guardiano di Treblinka, fosse mungitore di vacche e che
avesse "accudito" alle mucche ed ai maiali che stavano per diventare cibo
dei "lavoratori" di Grafeneck e Hadamar?  Che Kurt Franz, ultimo comandante
di Treblinka,  e che Karl Frenzel, aguzzino di Hadamar e Sobibor, avessero
svolto il loro apprendistato come macellai? E' un caso che Himmler,
allevatore professionale di polli prima di diventare gerarca nazista di
primissimo piano, posto di fronte al problema dei Mischlinge (cittadini
tedeschi in parte ebrei) scrivesse a Martin Bormann: "Dobbiamo procedere
lungo linee analoghe a quelle seguite per la riproduzione di piante e
animali" e cioe', "nei casi di inferiorita' razziale, gli individui devono
essere sterilizzati e deve essere impedito loro di propagare la razza"?
Troppi casi per essere un caso. Troppi casi fanno una legge.

 Passare il confine

"Prendi posizione. La neutralita' favorisce sempre l'oppressore, mai la
vittima. Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato".
(Elie Wiesel)

"Questa e' la mia protesta contro la condotta del mondo. Essere vegetariani
significa dissentire, dissentire con il corso degli eventi attuali. Energia
nucleare, carestie, crudelta'. Dobbiamo prendere posizione contro queste
cose. Il vegetarianesimo e' la mia presa di posizione. E penso che sia una
presa di posizione consistente". (Isaac Bashevis Singer)

Come diceva Amleto, un altro spettro, un altro revenant: "il tempo e' fuori
squadra". Il mondo che conosciamo e' fuori rotta, la crescita incontrollata
del cosiddetto progresso ci ha portato sull'orlo del baratro, come si puo'
verificare ogni giorno aprendo un qualsiasi quotidiano, dall'effetto serra
al riscaldamento globale, dalla progressiva perdita della biodiversita'
all'esaurimento dell'acqua e delle riserve energetiche, dalle guerre alle
carestie, dal nucleare alla brevettabilita' del vivente, dalle chimere
dell'ingegneria genetica ai disperati delle carrette del mare,
dall'industria dello sfruttamento animale alla biopirateria. Sbaglia chi
crede che questi e gli altri orrori presenti e futuri non siano aspetti
strettamente interrelati e che necessitano di una comune presa di posizione.
Che non ci sia rapporto tra morte per fame, esaurimento delle risorse,
disparita' Nord/Sud del mondo, deforestazione, inquinamento, esaurimento
delle risorse, ecc., perch� questa connessione c'e' sia perch�, come ci
insegna Jeremy Rifkin in "Ecocidio", la "cultura della carne" e la
conseguente "bovinizzazione del mondo", contribuisce significativamente a
definire il nostro paesaggio e la nostra attuale condizione, sia perch�,
come ci insegna Patterson in "Un'eterna Treblinka", sfruttamento umano ed
animale sono ontologicamente le due facce della stessa medaglia. Abbiamo
perso il controllo, abbiamo perso i feed-back negativi, siamo nell'eta'
della schismogenesi (Bateson), abbiamo imboccato la linea retta e tagliente
dell'ere du vide. Stiamo violando i confini non per proporre un'etica della
responsabilita' e della pacificazione, ma per costruire una Treblinka eterna
e universale. Forse e' parte dell'essere umano costruire confini, forse per
esorcizzare l'inesorabilita' esistenziale del confine estremo, quello
dell'anticipazione della propria morte. E', pertanto, compito della cultura
marginalizzare i confini, renderli permeabili come le membrane biologiche,
base di scambio e di arricchimento reciproco e non barriere insuperabili di
filo spinato (altra invenzione per controllare animali subito adottata per
il controllo degli umani). Non c'e' dubbio che dobbiamo varcare il confine,
a cominciare da quello di specie, cosi' come, altrettanto nobilmente,
abbiamo attraversato, seppur a fatica, quelli di razza e di genere. Il
problema e' come lo si passa questo confine: nel modo proposto
dall'avanguardia civilissima e responsabile dell'animalismo, cioe'
innalzando lo status degli animali a quello di persone portatrici di
interessi e quindi di diritti, o al modo proposto dalla logica della
Instrumentelle Vernunft, e cioe' abbassando uomini, animali e biosfera a
merce per trarre profitto, come ci insegna tragicamente la vicenda
"antispecisti" della mucca pazza. Si e' accennato alla disarticolazione
temporale di Amleto e di Philip K. Dick; si e' percepita in "Un'eterna
Treblinka" la disarticolazione temporale del mondo parallelo in cui viviamo,
dove pensiamo di aver sconfitto le forze hitleriane, pur accettandone molti
dei principi, delle idee e delle pratiche. La percezione di questa
disarticolazione si fa fortissima nelle pagine di "Un'eterna Treblinka",
dove capiamo che l'Olocausto non e' un fenomeno unico e quindi irripetibile,
ma piuttosto qualcosa di ripetibilissimo, qualcosa che "i mangiatori di
carne", come dice il figlio di un ex medico di Auschwitz intervistato dallo
psicologo Bar-On "potrebbero far succedere di nuovo". Ci troviamo di fronte
ad un'altra delle idee scandalose e sconcertanti di questo libro, al suo
passo atassico, al suo sguardo strabico (che poi sono lo sguardo strabico ed
il passo atassico dell'animalismo che si fa teoria filosofica e prassi
politica di liberazione): superare la linea retta dei confini e del tempo
lineare del progresso sconsiderato con l'etica della responsabilita' basata
sull'opportunita'/rischio dell'"eterno ritorno dell'uguale" e con
l'accettazione del tempo circolare della natura; superare il cerchio delle
mura della polis con la linearita' del pensiero della giustizia. Prendere
posizione a favore della vittima, scegliere di stare da una parte del
confine, per attraversarlo. Pensiero abissale, paradossale e debordante che
ci riporta all'inizio per tentare una nuova strada, per vedere nuovi
orizzonti. Il giro dell'oca contro il passo dell'oca. Leggere, finalmente
senza scandalizzarsi, la scandalosa frase di Adorno: "Auschwitz inizia ogni
volta che qualcuno guarda a un mattatoio e pensa: sono soltanto animali".

-----
Simone Bonanomi
Lega Abolizione Caccia - Bergamo
http://www.abolizionecaccia.it
http://www.anticaccia.it

_______________________________________________
BERGAMO SOCIAL FORUM MAILING LIST
per informazioni [EMAIL PROTECTED]

In questa mailing list ogni iscritto pu� far circolare tutte le notizie che ritiene 
opportune, pertanto non esiste alcun "filtro" ai messaggi che circolano ma ci si 
affida alla responsabilit� individuale.

Ricordiamo www.bergamoblog.it, sito di riferimento per molte delle realt� del Forum e 
per altre ancora... 

Per provvedere alla sottoscrizione o alla cancellazione del tuo nominativo alla 
mailing-list : http://www.bergamoblog.it/mlist.php?mlid=bgsf
oppure scrivete a: [EMAIL PROTECTED]

[EMAIL PROTECTED]
https://www.inventati.org/mailman/listinfo/forumbergamo

Rispondere a