I dieci errori pi� comuni di Israele
di Gilad Atzomon
www.serendipity.li

      Gli errori pi� comuni fatti dagli israeliani sono i seguenti:

        1.. Non capire che non vi e' alcuna differenza sostanziale tra Tel
Aviv ed  un insediamento ebraico in Cisgiordania;
        2.. Credere che la creazione di Israele e' stato un risultato
dell'Olocausto;
        3.. Considerarsi un popolo innocente, vittima del conflitto
israelo-palestinese;
        4.. Credere di vivere in una democrazia, il che legittimerebbe tutte
le atrocit� commesse;
        5.. Essere convinti di vivere in una societ� aperta, che tollera la
diversit� politica ed ideologica;
        6.. Credere di essersi lasciati il ghetto alle spalle;
        7.. Essere convinti che il concetto di "stato ebraico" sia
legittimo;
        8.. Ritenere che Israele sia un rifugio per l'intero popolo ebraico
e la migliore risposta all'anti-semitismo;
        9.. Considerarsi degli umanisti;
        10.. Essere certi che Israele sia immortale.
      In tutta la relativamente breve storia del nazionalismo sionista,
molti ebrei sono riusciti a trovare difetti nella sua ideologia. Gran parte
di questi si sono staccati dal sionismo. Dalla creazione di Israele, molti
ebrei hanno lasciato quello stato e non pochi sono stati coloro che si sono
uniti alle forze del movimento di liberazione palestinese. Gli israeliani
che sono rimasti sono coloro che non sono riusciti a capire gli errori gravi
e fatali che ho elencato sopra.

      Si potrebbe arguire che questi errori sono commessi sostanzialmente
dai sionisti, pi� che dagli israeliani. In risposta, dir� che gli israeliani
sono sionisti anche se hanno pochissime nozioni di cosa sia il sionismo. La
gran parte di essi e' nata in una realt� colonialista e razzista. Sono
istruiti a sostenere il sionismo, pi� che a metterlo in dubbio. Questa cieca
accettazione di una delle visioni del mondo pi� radicalmente scioviniste
rende gli israeliani candidati impossibili per qualsiasi genere di negoziato
pacifico.

      GLI ERRORI IN DETTAGLIO

      1) Non capire che non vi e' alcuna differenza sostanziale tra Tel Aviv
ed  un insediamento ebraico in Cisgiordania.

           La gran parte del popolo israeliano considera gli insediamenti
ebraici nei "Territori occupati" ed i coloni come un ostacolo per la pace.
Gli israeliani in generale e la cosiddetta "sinistra sionista" in
particolare, dal loro particolare punto di vista egocentrico, sono
fortemente convinti che un ritiro delle forze d'occupazione israeliane entro
i confini pre-1967 garantir� loro la pace. La sola spiegazione logica di
questo fraintendimento e' legata al fatto che solo dopo il 1967 gli
israeliani si ritrovarono faccia a faccia con i palestinesi che erano stati
etnicamente ripuliti nel 1948 (e che, "all'improvviso", si ritrovarono nei
nuovi territori occupati da Israele).

      Agli israeliani piace credere che ci� che essi non vedono, non esiste.
Infatti, ancora oggi rifiutano di accettare che la "causa palestinese" sia
basata sulla legittima richiesta di tornare nella propria terra.

      Alcuni mesi fa, il ministro dell'Autorit� palestinese Nabil Shaath
fece la seguente dichiarazione sul "diritto al ritorno":
      "La road-map sponsorizzata dagli USA per la pace in Medio riente
garantisce ai profughi palestinesi il diritto al ritorno nelle loro case in
Israele e nelle terre conquistate durante la guerra del 1967" (haaretz.com,
16.8.03).

      Leggiamo alcuni commenti fatti dalle maggiori figure politiche
d'Israele:
      "[Ai profughi] non sar� mai concesso di tornare in Israele" (Portavoce
del governo israeliano, Avi Pazner, haaretz.com, 17.8.03)
      "Qualsiasi progresso nella applicazione della road-map sar�
subordinato alla rinuncia da parte dei palestinesi di ritornare alle loro
terre in Israele" (Ministro della Sanit�, Dan Naveh, haaretz.com, 17.8.03)
      "[ palestinesi] si appellano nuovamente ad un argomento che non
otterranno mai" (Shimon Peres, haaretz.com, 17.8.03)
      "Tutti i partiti politici israeliani sono uniti contro il diritto dei
palestinesi di ritornare in Israele" (Parlamentare laburista Matan Vilnai,
haaretz.com, 17.8.03)
      "Israele e l'Autorit� palestinese hanno il comune interesse di trovare
soluzioni al problema dei profughi entro i confini di uno stato palestinese,
non in Israele" (Parlamentare di Meretz Ran Cohen, haaretz.com, 17.8.03).

      Come possiamo notare, i politici israeliani non riconoscono l'essenza
della causa palestinese. Si aspettano ancora che i palestinesi rinuncino ai
loro diritti legittimi. In pratica, si aspettano che i palestinesi
dimentichino di essere palestinesi. Beata speranza, mi viene da dire: i
palestinesi non lo faranno mai. Non smetteranno mai di resistere contro il
colonialismo sionista. Sicuramente non adesso, quando la loro voce comincia
ad essere udita dal mondo. Ogni palestinese sa che lo scopo del sionismo e'
trasformare l'intera Palestina in uno stato per soli ebrei. In questo senso,
Tel Aviv, parzialmente collocata su terra palestinese confiscata (Yafo, Abu
Kebir, Sheikh Munis, ecc...) ed Elon More, un insediamento della
Cisgiordania, sono la stessa cosa: colonie ebraiche in terra palestinese.

      2) Credere che la creazione di Israele e' stato un risultato
dell'Olocausto.

      Prima di tutto, alcune citazioni illuminanti:

      "Un ebreo cresciuto tra i tedeschi, potr� assumerne i costumi, la
lingua. Potr� imbeversi totalmente del fluido tedesco, ma il nucleo della
sua struttura spirituale rester� per sempre ebreo, poich� il suo corpo, il
suo sangue, il suo tipo fisico sono ebrei" (Vladimir Jabotinsky, "A Letter
on Autonomy", 1904. Jabotinsky e' maestro ideologico della destra sionista).

      "Anch'io, come Hitler, credo nel potere dell'idea del sangue" (Chaim
Nachman Bialik, The Present Hour, 1934. Bialik e' il poeta nazionale
ufficiale israeliano).

      "Fossi stato ebreo, sarei stato un sionista fanatico" (Adolf Eichmann,
1955, pubblicato su Life Magazine nel 1960. Eichmann, l'ufficiale delle SS
incaricato della soluzione del "problema ebraico", fece questa dichiarazione
durante la sua visita in Palestina nel 1937).

            Negli anni, il popolo israeliano ha adottato una visione
bizzarra della narrativa storica sionista. In qualche modo, esso ha deciso
che la sua avventura coloniale militante e nazionalista sia stato, in
realt�, un "movimento pacifista post-Shoah". Nel primo periodo dopo la
creazione di Israele, questa nozione manipolata fu molto efficace
nell'assicurare  il supporto occidentale, probabilmente a causa del senso di
colpa generato tra i popoli occidentali. Dalla guerra in Libano del 1982,
l'opinione occidentale e' mutata. Sempre pi� gente comprende che sono i
palestinesi le reali "vittime di Hitler". Mentre il mondo di sveglia
lentamente sugli inumani crimini commessi di continuo da Israele, gli
israeliani credono ancora nella loro immagine auto-fabbricata.

      Essi sono convinti che lo stato ebraico fu creato dopo l'olocausto per
assicurare un porto sicuro agli ebrei in caso di nuovi disastri. Questo
fraintendimento e' la conseguenza diretta della lettura erronea di eventi
storici cruciali. Israele e' frutto del sionismo, e l'ideologia sionista fu
elaborata ben prima che Hitler nascesse.

      Inoltre, ci sono buone ragioni che inducono a ritenere che Hitler
elabor� i suoi argomenti anti-semiti dopo aver letto i testi del sionismo.
Da Ber Borochov egli pot� leggere quanto gli ebrei fossero socialmente
anomali ("La struttura socio-economica del popolo ebraico differisce
radicalmente da quella di qualsiasi  altra nazione. La nostra e' una
struttura anomala, anormale" ( Ber Borochov, 1897, pubblicato dalle edizioni
Moshe Cohen, Nazionalismo e Lotta di classe: Approccio marxista al problema
ebraico, 1937). Da Jabotinsky pot� imparare quanto fosse cruciale la
questione della purezza del sangue. Le citazioni sopra  riportate
suggeriscono che il nazismo ed il sionismo sono molto simili nello spirito:
entrambi sono movimenti nazionalisti ispirati al concetto della purezza
razziale. Una cosa e' comunque certa: il sionismo precede il nazismo.

      Un'altra cosa da sottolineare e' che l'anti-semitismo ha sempre
giocato in favore di Israele, poich� esso, agli occhi dei sionisti,
"spinger� gli ebrei a trasferirsi nel paese". [...]E' triste ammetterlo, ma
almeno tatticamente, i sionisti videro giusto: la liquidazione dell'ebraismo
europeo gener� davvero grande supporto per la loro causa, che, in seguito,
condusse alla creazione dello stato d'Israele.

      3) Considerarsi un popolo innocente, vittima del conflitto
israelo-palestinese

      E' difficile crederlo, ma gli israeliani si considerano totalmente
innocenti. Anche quegli israeliani responsabili della pulizia etnica del
popolo palestinese e coloro che li terrorizzano da decenni (come Peres e
Sharon) hanno la chutzpah di considerarsi vittime. Persino il chiaro fatto
che da pi� di mezzo secolo il popolo israeliano vota elementi che negano
qualsiasi diritto al popolo palestinese ha mai generato il pi� lieve
scetticismo nelle menti dei sionisti. Ad esempio, non vi e' un solo corpo
politico, in Israele, che riconosca il diritto palestinese al ritorno.

            Considerato il fatto che il giudaismo mondiale guidato dai
governi israeliani e' molto efficiente nel pretendere il pagamento degli
interessi riguardo a propriet� ed acconti bancari posseduti dagli ebrei
nell'Europa pre-bellica, e' piuttosto bizzarro che gli israeliani abbiano
con tanto successo ignorato le analoghe richieste palestinesi. Come mai
quegli israeliani cos� entusiasti circa le ingiustizie bancarie della
Svizzera sono completamente sordi e ciechi verso il loro continuo furto
della terra, dei beni e della dignit� palestinesi? Ho due possibili risposte
da suggerire:

            a) Gli israeliani ed i sionisti non sono genuinamente
preoccupati per le ingiustizie fatte nel passato al loro popolo; sono
motivati semplicemente da avidit� ed entusiasmo politico.


      b) Gli israeliani ed i sionisti sono creature insolite, che non
seguono nessun riconosciuto sentiero di empatia umana, dunque non possiamo
aspettarci che provino compassione o senso di colpa per i loro crimini
contro il popolo palestinese.

      E' universalmente noto che migliaia di giovani israeliani si recano
ogni anno in Polonia per visitare differenti attrazioni turistiche connesse
alla "Shoah". Questi viaggi sono sponsorizzati dai governi israeliani e da
molte altre organizzazioni ebraiche. Sarebbe da aspettarsi che, una volta
entrati nell'esercito israeliano, quei giovani applichino la lezione morale
e provino genuina compassione verso i loro vicini palestinesi.
Sfortunatamente, sembra che abbiano imparato la lezione sbagliata: una volta
nei territori occupati, si comportano come la Wehrmacht. Non c'e' da
meravigliarsi che Israele investa cos� tanto denaro in simili "viaggi
educativi".

      4) Credere di vivere in una democrazia, il che legittimerebbe tutte le
atrocit� commesse

      Nonostante il fatto che a pi� della met� della popolazione che vive
entro i confini israeliani sia negato il diritto di voto, gli israeliani si
considerano un popolo democratico. Inoltre, per il solo fatto di avere la
"libert�" di scelta politica, credono di avere il mandato per decidere del
destino di altri popoli. Gli israeliani sono certi che i crimini commessi
sono pienamente legittimi solo perch� essi sono "la sola democrazia del
Medio Oriente". Ci� pu� essere spiegato con un riferimento
all'interpretazione israeliana del concetto ebraico di "essere scelti".
Mentre l'ebraismo ortodosso considera questa "elezione" un carico etico e
spirituale, gli israeliani la considerano una sorta di dono cosmico: una
condizione in cui nasci e che ti rende "super-umano". In un tempo molto
breve, gli israeliani hanno sviluppato un sistema di "democrazia per gli
eletti", che permette ad essi, il popolo eletto, di imporre la loro visione
del mondo a coloro che (per adesso) sono troppo deboli per reagire.

      E' molto importante sottolineare che non e' solo Israele ad avere
questo tipo di "democrazia". La democrazia americana segue la stessa linea
di pensiero. Dalla II Guerra Mondiale, gli americani hanno deciso per il
resto del mondo in che modo  quest'ultimo dovesse contribuire alla crescita
della ricchezza americana. Non c'e' da meravigliarsi di come queste due
"democrazie del popolo eletto" siano cos� entusiaste l'una dell'altra.

      5) Essere convinti di vivere in una societ� aperta, che tollera la
diversit� politica ed ideologica

      "Il problema della sinistra [israeliana] e' che essa pensa che essere
per la pace significhi cantare una canzone. Io dico, se volete cantare una
canzone, diventate cantanti". (Shimon Peres, The Independent, 4/8/2003)

      Il popolo israeliano tende a credere di vivere in una societ�
politicamente diversificata, con un vero dibattito destra/sinistra.
Tradizionalmente, la sinistra si identifica con le lotte per l'uguaglianza
sociale e legale, mentre la destra politica e' ritenuta l'ambiente dei
conservatori. In Israele tale distinzione non e' applicabile. Il sionismo e'
essere ebrei e conservatori. I palestinesi (ed i lavoratori esteri a buon
mercato) non rientrano nel gioco. La sinistra israeliana non pensa affatto
alla loro uguaglianza e la destra non li ammette neppure in platea. In
pratica, sia la destra che la sinistra, hanno adottato la filosofia
estremistica del "Muro di ferro" di Jabotinsky, la quale mira a costruire un
potere che "la popolazione nativa non potr� mai spezzare". (Vladimir
Jabotinsky, "The Iron Wall", 1923).

      Credo che la ragione per cui gli israeliani non riescano a vedere la
mancanza di un vero dibattito tra destra e sinistra nella loro societ� sia
dovuta al fatto che non riescono a fare la differenza tra dibattito
ideologico e politico. Non vi e' alcuna differenza ideologica tra il Likud
ed il Labour, ma gli israeliani considerano ideologica  la loro lotta
politica. Per contro, in Gran Bretagna  la gran parte della popolazione
riconosce oggi che Tony Blair e' un leader conservatore travestito da
laburista. I britannici sono molto pi� avanzati degli israeliani nel
cogliere il contesto ideologico del loro gioco politico. In Israele,
pochissime persone capiscono che la differenza tra Sharon e Peres e' solo
marginale. Come se ci� non bastasse, persino le organizzazioni legate alla
sinistra israeliana, quali Peace Now, Donne in nero e Gush Shalom - che
lottano coraggiosamente per i diritti palestinesi - supportano
l'impraticabile soluzione dei "due stati". Pensare in termini categorici a
questi movimenti della "sinistra israeliana" rivela il devastante fatto che
la loro agenda politica non e' poi tanto lontana da quella di Sharon. E'
triste ammetterlo, ma non esiste affatto una "sinistra israeliana".

      6) Credere di essersi lasciati il ghetto alle spalle

      Le aspirazioni nazionalistiche ebraiche cominciarono ad apparire nel
tardo diciannovesimo secolo, sulla scia della crescente ondata di
nazionalismo europeo. I primi sionisti consideravano la possibilit�
dell'assimilazione come una grave minaccia all'esistenza ebraica. Molti di
questi pensatori ritenevano altres� che il popolo ebraico soffriva di un
severo mal funzionamento sociale, dal momento che le sue occupazioni
tradizionali erano non-produttive. L'ipotesi sionista, all'epoca, fu che
questa forma di malsana condizione sociale fosse il risultato di essere
vissuti troppo a lungo in  ghetti di paesi diversi. Il sionismo fu
considerato un rimedio per molte differenti "malattie ebraiche
tradizionali". Esso mirava a costruire un nuovo ebreo: un uomo civile,
secolare e produttivo, che vive e coltiva la sua terra e comunica nella sua
lingua (l'ebraico); proprio l'opposto, dunque, dell'uomo del ghetto
dell'Europa orientale.

      Quest'esperimento ha avuto vita breve. In pratica, quell' "uomo nuovo"
non e' mai stato creato. Il sionismo non e' mai stato secolare. Mentre il
secolarismo e' un'alternativa filosofica alla religione, per ci� che
concerne il sionismo vediamo che esso rifiuta semplicemente alcuni rituali
ebraici solo per adottarne di nuovi. Fin dall'inizio, il sionismo adott�
molti simboli eroici mistici e biblici, anche violenti (la storia di Masada,
ad esempio - una storia di suicidio di massa - o quella di Sansone, il primo
kamikaze della storia).
      Inoltre, la decisione di creare uno stato ebraico in Palestina si
collega direttamente ad una "promessa" biblica. Sebbene all'inizio poteva
sembrare che vi fosse un vero sforzo di stabilire una civilt� ebraica,
qualsiasi visitatore oggi pu� rendersi conto che la maggior parte degli
aspetti culturali ebraici stanno svanendo dalla collassante cultura
israeliana. Persino l'ebraico diventa sempre pi� affettato.

      Non c'e' bisogno di sottolineare che, subito dopo il loro arrivo, i
sionisti scoprirono che era pi� conveniente utilizzare il lavoro palestinese
piuttosto che bruciarsi nei campi aperti del Mediterraneo.  In
retrospettiva, e' difficile individuare la rinascita di qualche importante
tratto della cultura ebraica. Come sappiamo, ben poco e' venuto fuori dallo
stato ebraico, in termini culturali. Non a caso, i grandi pensatori ed
artisti ebrei sono tutti individui emancipati, che hanno preferito
l'assimilazione al sionismo ed all'ortodossia. Il Muro di Sharon esiste per
spiegarci praticamente che i sionisti non hanno mai lasciato il ghetto: lo
hanno semplicemente trasferito dall'Europa orientale alla Palestina. Il
concetto di segregazione e' probabilmente inerente al sionismo.

      7) Essere convinti che il concetto di "stato ebraico" sia legittimo

      Questo errore e' la conseguenza dell'interpretazione sbagliata del
cambiamento culturale del ventesimo secolo. Quando il sionismo nacque, era
una filosofia ideologica pi� che legittima. Era parte del movimento
nazionalistico europeo del diciannovesimo secolo e si svilupp� in un periodo
in cui l'insofferenza per l'Altro era pi� che comune nel discorso
intellettuale e politico del tempo. Jabotinsky adott� l'idea della purezza
razziale molto prima che Hitler la menzionasse. In quel periodo, il sionismo
non era l'unica ideologia che spingesse verso la creazione di uno stato
nazionalista basato sulla purezza razziale. Dopo la Seconda Guerra Mondiale
e la caduta del nazismo, tuttavia, le cose cambiarono. L'idea di uno stato
basato sulla purezza razziale non era pi� legittima. Attualmente, Israele e'
l'unico esempio rimasto di stato nazionalista basato sulla purezza razziale.
Esso non e' pi� un concetto legittimo.

      8) Ritenere che Israele sia un rifugio per l'intero popolo ebraico e
la migliore risposta all'anti-semitismo

      Recentemente, il ministro dell'immigrazione Tzipi Livni ha rivelato
che l'immigrazione ebraica in Israele e' completamente cessata. In altre
parole, ha ammesso che Israele non e' il luogo pi� attraente per gli ebrei.
Non molto tempo fa, ad un rappresentante palestinese in Gran Bretagna fu
chiesto come poteva giustificare gli attacchi kamikaze contro i civili
israeliani. Sottraendosi agli aspetti morali ultra-complicati impliciti in
questa abusata domanda, il rappresentante si limit� a mettere in luce
l'aspetto pragmatico delle diverse forme della lotta palestinese. La sua
argomentazione era molto semplice: "Se Israele intende richiamare tutti gli
ebrei del mondo, allora la lotta palestinese cercher� di renderlo un luogo
non attraente in cui vivere". Non c'e' dubbio che gli attacchi kamikaze
stiano sconfiggendo l'avventura sionista. Ma il fallimento del sionismo e'
molto pi� drammatico. Non solo Israele non ha messo fine all'anti-semitismo,
ma i devastanti crimini commessi quotidianamente in Palestina lo stanno
rendendo una ideologia quasi legittima, almeno per i governi israeliani; qui
si entra nel circolo vizioso iniziato dai sionisti: Israele commette crimini
disumani per fomentare l'anti-semitismo, il quale a sua volta - si
presuppone - spinger� quanti pi� ebrei e' possibile ad abbracciare la causa
sionista, percepita come la sola ed unica soluzione al "problema ebraico".

      9) Considerarsi degli umanisti

           Nonostante le sofferenze inflitte dai loro governi ai nativi
palestinesi, gli israeliani si considerano degli umanisti. Sembra anzi che
questa immagine sia molto importante per essi. Troverete squadre di soccorso
e team sanitari di emergenza israeliani in ogni luogo colpito da catastrofe
del globo. Per qualche ragione, tuttavia, non troverete mai questi cavalieri
umanisti a Gaza o Jenin.

            Suppongo che questa facciata umanitaria sia retaggio
dell'eredit� universale marxista parzialmente adottata dai primi sionisti
"di sinistra". Detto ci�, dobbiamo ricordare che nel sionismo non vi e'
nulla che possa rifarsi ad un codice morale universale di comportamento.


       ll sionismo si occupa solo degli ebrei. E' stato creato da ebrei e si
applica ad ebrei. L'appello all'unione dei proletari di tutto il mondo che
e' apparso per anni su alcuni giornali sionisti "di sinistra" era solo
pretestuoso, e null'altro. Furono proprio quei partiti di sinistra che si
appellavano al cosmopolitismo internazionale ad essere i pi� attivi nel
depredare gli indigeni palestinesi. La stragrande maggioranza dei kibbutzim
israeliani sono situati su terra palestinese confiscata. Il furto della
terra palestinese costituisce proprio il nucleo delle dottrine sioniste.
      Perch� la Palestina dovrebbe appartenere agli ebrei che se ne
allontanarono due millenni fa e non ai palestinesi che ci vivono dall'inizio
dei tempi? Come si pu� essere umanisti ed "eletti" al tempo stesso? Forse
perch� nel mondo dominato dagli americano-sionisti hai la possibilit� di
considerati tale purch� abbia a tua disposizione un numero di testate
nucleari sufficiente a supportare la tua immagine?

      10) Essere certi che Israele sia immortale

      Chi osserva Israele con oggettivit�, sa che essa e' gi� un'entit� in
agonia. Attualmente sta vivendo un rapido processo di disintegrazione dei
vari settori isolati, i quali non condividono uno scopo comune. Prima o poi,
i settori oggi emarginati capiranno di avere pi� cose in comune con il
popolo palestinese che con gli zeloti sionisti. La "sinistra" sionista
capir� di avere pi� obiettivi comuni con Nabil Sha'ath e Saib Erekat che con
i membri del Likud. Gli ebrei ortodossi capiranno di essere pi� vicini
all'Islam ortodosso che al cosiddetto "fronte liberale secolare" israeliano.
I nuovi immigrati russi non hanno nemmeno cercato di integrarsi nella
societ� ebraica. Gli ebrei etiopi, a cui non e' concesso di donare il
sangue, e l'oppressa manodopera straniera a basso costo, capiranno presto
che che la supremazia sionista e' il loro peggior nemico. I giorni del
sionismo sono contati. Non c'e' bisogno di nessuna guerra. Si dissolver� "in
pace". Entro le mura del nuovo ghetto auto-imposto, non hanno altre opzioni.
[...]
      Non ci vorr� molto. Messi di fronte al momento della verit�, molti
israeliani preferiranno lasciarsi il sionismo alle spalle e riunirsi alla
famiglia umana.


Gilad Atzmon e' nato in Israele, cresciuto a Gerusalemme ed attualmente vive
a Londra. Durante il servizio militare nell'esercito israeliano fu testimone
di prima mano   delle sofferenze inflitte al popolo palestinese e divenne un
anti-sionista devoto. E' noto anche come compositore e musicista (il suo CD
Exile e' disponibile su Amazon). Ha composto una novella, Guida per i
perplessi.

 traduzione a cura di www.arabcomint.com


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