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GRANELLO DI SABBIA (n�115)
Bollettino elettronico settimanale di ATTAC
Venerd� 09 gennaio 2004
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Indice degli argomenti

1 - Parmacrac : una storia di ordinario neoliberismo?
di Umberto G.B. Bardella (Cn ATTAC Italia)
Prima azienda italiana nel settore alimentare, ottavo gruppo industriale
nazionale, 36.000 dipendenti in 30 paesi nel mondo, un marchio di fama
internazionale, presenza nel Mib 30, il fior fiore dei titoli italiani
quotati in borsa. Questo, fino a pochi giorni fa, il biglietto da visita
della Parmalat.

2 - Gli scienziati pazzi dell'agroalimentare
di Fran�ois Dufour*
Dalla "mucca pazza" al pollo alla diossina, passando per il bovino agli
ormoni, la soia transgenica, le farine agli estratti di cadavere per gli
animali da macello o i pesci d'allevamento, fino all'acqua minerale e alla
Coca-Cola contaminate, la lista dei prodotti di consumo adulterati si
allunga. Un filo rosso collega queste aberrazioni: la ricerca del massimo
profitto da parte delle multinazionali dell'agroalimentare che stanno
trasformando l'agricoltura in un'industria che non lascia pi� spazio al
contadino.

3 - La responsabilit� dei gruppi industriali nelle sparizioni violente,
torture e omicidi
di ICAD*
Le violazioni dei diritti umani sono legati inseparabilmente con il sistema
economico capitalistico. Nel nostro lavoro abbiamo analizzato gli effetti
negativi della globalizzazione sui diritti umani. (.) Traduzione a cura di
Silvia Necco

4 - A 25 anni dalla riforma sanitaria
di Maurizio Portaluri (Medicina Democratica)
Ormai da tempo non mi stupiscono gli insegnamenti che, a me medico,
provengono da lavoratori e cittadini  seriamente impegnati a riflettere
sulle condizioni dei loro ambienti di vita e di lavoro.

5 - La sacralit� indiana dell'acqua un augurio al Fsm
di Paolo Rizzi (Comitato Italiano per il Contratto Mondiale dell'acqua)
Il 4� Forum Sociale Mondiale che riterr� in India dal 16 al 21 gennaio 2004
sar� preceduto e seguito da alcune iniziative legate alla lotta per l'acqua.


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1 - Parmacrac : una storia di ordinario neoliberismo?
__________________________________________________________

di Umberto G.B. Bardella (Cn ATTAC Italia)

Prima azienda italiana nel settore alimentare, ottavo gruppo industriale
nazionale, 36.000 dipendenti in 30 paesi nel mondo, un marchio di fama
internazionale, presenza nel Mib 30, il fior fiore dei titoli italiani
quotati in borsa.
Questo, fino a pochi giorni fa, il biglietto da visita della Parmalat.
Oggi, il crollo totale, l'amministrazione controllata, le truffe, il
carcere, il titolo che vale carta straccia.
Governo, Confindustria, grandi poteri bancari e finanziari, mass-media ora
gridano allo scandalo e fanno a gara nel chiedere, indignati, regole,
controlli e garanzie. Vogliono in realt� nascondere ancora una volta la
verit� : visti tutti i precedenti, il crack della Parmalat non sembra
proprio un'anomalia, bens� una vicenda di ordinario neoliberismo.
MARCONI in Gran Bretagna, KIRCH in Germania, VIVENDI in Francia, GLOBAL
CROSSING, TYCO, K MART, WORLDCOM ed ENRON negli Stati Uniti, CIRIO e ora
PARMALAT in Italia : questa � la sequenza dei fallimenti finanziari di
colossi industriali dal 2001 ad oggi,con decine di migliaia di posti di
lavoro persi, altrettanti fondi pensione andati in fumo, milioni di
risparmiatori truffati.
Una situazione che fa dire non a un estremista no-global, bens� al
giornalista Edward Chancellor dell' ECONOMIST che " l'essenza del
capitalismo � un succedersi ininterrotto di momenti speculativi - con
l'arricchimento di pochi -  e di crisi - con l'impoverimento di molti".
Una dittatura della finanza sulla politica e sulla democrazia, fondata sul
fatto concreto di un circuito finanziario internazionale nel quale circola
quotidianamente e senza controlli un volume di denaro pari all'intero
Prodotto Interno Lordo dell'Africa in un anno!
Un furto di risorse e di diritti, uno scippo di democrazia.
Credo che questi fatti debbano proporci con forza alcune riflessioni.

IL TRICOLORE
La prima � quasi epidermica, ma attuale.
E' da qualche tempo che il Presidente della Repubblica Ciampi esalta
l'Italia e la sua bandiera.
E' vero, non siamo tutte/i una banda di delinquenti e incapaci, ma � chiaro
che il caso Parmalat sta facendo fare all'Italia una pessima figura. Ha
debiti con mezzo mondo - e non parliamo di banche o simili, ma di fornitori:
un miliardo di euro con gli allevatori francesi, oltre sette milioni ai
brasiliani, non si sa quanto ai venezuelani, e chi pi� ne ha pi� ne metta.
Non c'� stabilimento Parmalat al mondo che in questi tempi abbia pagato i
produttori. E nulla si sa dei dipendenti.
Forse, signor Presidente, il tricolore � meglio lasciarlo da parte per un
po'.

TOBIN TAX SUBITO
Una delle cose di chiara evidenza � che fra li elementi che hanno reso
possibile l' "affaire Parmalat" � la mancanza di controllo dei movimenti di
capitale.
Non stiamo parlando qui della massmediatica disputa Tremonti-Fazio che
qualche economista, commettendo un chiaro errore, paragona a un teatrino da
strada (viste forse le dimensioni dei personaggi coinvolti). Decidere se la
banca centrale debba essere un'entit� indipendente o sotto il controllo
dell'esecutivo e/o del Parlamento non � un problema di poco conto. Ma � un
altro problema.
Noi qui vogliamo parlare della assoluta e totale libert� dei capitali di
scorrazzare ad libitum qua e l� per il mondo. Chi pensa - e soprattutto
coloro che l'hanno scritto nella bozza di Costituzione Europea - che "sono
vietate le restrizioni ai movimenti di capitale" (art. III-45), di fronte a
casi del genere ha il dovere di pensarci seriamente, senza lasciarsi
obnubilare dalla martellante propaganda del non dimostrato dogma
neoliberista.
Qui c'� tutto il senso della proposta di Tassa Tobin: non la miracolosa
guarigione di tutti i mali dell'economia, ma un primo passo verso il
controllo democratico del movimento dei capitali, a partire da quelli pi�
pericolosi, quelli di pura speculazione. Un mezzo di riaffermazione del
primato della politica sull'economia.

"PARADISI" FISCALI?
E' almeno altrettanto chiaro che l'esistenza dei paradisi fiscali � un altro
di quegli elementi che hanno favorito questi giochi.
Riprendiamo il brano di una lettera ai giornali di Attac Lecco, impegnato da
oltre un anno nella lotta ai paradisi fiscali: "Di fatto ci sono dai 40 agli
80 paradisi fiscali (alcuni dei quali nella civilissima Europa: Monaco,
Andorra, Isole del Canale, Liechtenstein); 2/3 milioni di persone fisiche e
20/30mila societ� fanno affari tramite questi paesi; 1.800 miliardi di
dollari il giro d'affari, di cui il 40% riguarda la criminalit� organizzata,
il 15% la corruzione politica e il 45% le operazioni per evasione fiscale;
il 50% delle societ� italiane quotate in borsa e 320 banche italiane fanno
affari e hanno agenzie in questi paesi...".
Ma a chi interessa tenerli in vita?
Ci diceva tempo fa Roberto Burlando, docente di economia alle Universit� di
Torino e di Exeter: "Intendiamoci subito: se gli stati occidentali lo
volessero, i paradisi fiscali sparirebbero in mezza giornata".
A questo punto, viene il sospetto che queste s�ntine di iniquit� continuino
ad esistere perch� sono non solo utili ma funzionali al sistema
capitalistico.
Altri motivi, francamente, non riusciamo a trovarne.

BANCHE E BANCHIERI
Un merito, e non da poco,  il Parmacrac rischia di averlo, suo malgrado.
Per la prima volta, dei magistrati coraggiosi (le solite toghe rosse?) osano
mettere mano in quell'enorme buco nero che � il sistema bancario - italiano,
ma non solo.
Quel complesso di banche, finanziarie, SIM, SGR, assolutamente impermeabile
a ogni forma di trasparenza, dai bilanci illeggibili e dalle comunicazioni
al pubblico assolutamente incomprensibili se non da un laureato di economia
(e forse neanche).
E allora le domande che vengono spontanee.
Le banche sapevano della situazione Parmalat?
Chiunque abbia frequentato anche poco, anche solo di striscio, gli ambienti
finanziari sa che a un certo livello si sa tutto, e lo si dice in giro. Ma,
appunto, a un certo livello: di l� in gi�, nulla filtra. Pi� che di
riservatezza, sembra quasi trattarsi di omert�.
Ma se sapevano, perch� hanno continuato a finanziare la Parmalat?
Perch� tanto i bond emessi mica se li tenevano loro. Li rifilavano -
ovviamente tessendone ampie lodi e, soprattutto, incassando laute
commissioni - ai loro ignari clienti, abbacinati da interessi a due cifre ma
assolutamente ignari di avere in mano poco pi� che carta straccia.
Del resto, se le banche non fossero complici anche di operazioni di questo
genere, perch� terrebbero 320 agenzie aperte nei paradisi fiscali? E si
parla solo di banche italiane!
Insomma, il Parmacrac ancora una volta grida ad alta voce che il sistema nel
quale viviamo e che vogliono imporci come sempre pi� pervasivo in ogni
ambito e attimo della nostra vita � tutt'altro che la fine della storia, il
finalmente raggiunto paradiso in terra.
Ma un altro mondo � possibile, qui e ora.
Basta che siamo abbastanza a volerlo.


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2 - Gli scienziati pazzi dell'agroalimentare
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di Fran�ois Dufour*

La fine del millennio vede crescere, inattesa, una "grande paura": quella
dell'alimentazione quotidiana.
Dalla "mucca pazza" al pollo alla diossina, passando per il bovino agli
ormoni, la soia transgenica, le farine agli estratti di cadavere per gli
animali da macello o i pesci d'allevamento, fino all'acqua minerale e alla
Coca-Cola contaminate, la lista dei prodotti di consumo adulterati si
allunga.
Un filo rosso collega queste aberrazioni: la ricerca del massimo profitto da
parte delle multinazionali dell'agroalimentare che stanno trasformando
l'agricoltura in un'industria che non lascia pi� spazio al contadino.
Il 25 giugno scorso, i ministri dell'ambiente dell'Unione europea, dopo
accese discussioni, hanno deciso una moratoria parziale per i cibi
transgenici. Il progetto di direttiva che dovr� essere approvato dal nuovo
Parlamento europeo e dovrebbe entrare in vigore nel 2001 stabilisce che i
nuovi Ogm (Orgamismi geneticamente modificati) non abbiano pi�
autorizzazione illimitata, ma siano riesaminati con scadenza decennale.
Decisa anche l'etichettatura dei cibi transgenici, con la ricostruzione dei
"percorsi", dal prodotto agricolo fino a quello trasformato. Un piccolo
passo nella giusta direzione, secondo alcuni. Un compromesso insufficiente,
secondo chi ritiene che � l'intera logica di funzionamento del sistema
agroalimentare che deve essere cambiata.
La crisi nell'industria agroalimentare belga, aggravata dal problema del
pollo alla diossina, rimette in discussione gli orientamenti di una politica
agricola comune (Pac) la cui sola ambizione sembra essere quella di
adeguarsi alla globalizzazione. Quando, negli anni '80, le lobby
agroindustriali britanniche, decise ad abbassare in ogni modo i loro costi
di produzione, liberalizzarono il settore della carne bovina, non si
aspettavano conseguenze tanto disastrose sulla salute.
Eppure i ricercatori microbiologi hanno da tempo dimostrato che, se si
concentrano gli animali, l'industrializzazione dell'allevamento concentra
anche elementi patogeni e rischi.
Si sa che le salmonelle, facilmente presenti nella filiera avicola, sono
all'origine dell'80 % delle infezioni tossiche collettive di origine
alimentare censite in Francia. D'altra parte, le batterie diventano sempre
pi� resistenti agli antibiotici usati in quantit� eccessiva, con i
conseguenti, intuibili, inconvenienti nel trattamento delle malattie
infettive. Il comitato direttivo scientifico dell'Unione europea (formato da
16 esperti indipendenti) ha, al riguardo, pubblicato un rapporto nel quale
ne chiede la proibizione. Il comitato, fino ad oggi, non ha trovato udienza
a Bruxelles, dove per� sar� organizzata, su questo argomento, una conferenza
scientifica internazionale il prossimo 20 luglio. E' bene ricordare che
questo settore del mercato farmaceutico mondiale rappresenta circa 250
miliardi di dollari
Quanto all'uso oggi messo sotto accusa con grande clamore delle farine
animali incorporate come proteine nell'alimentazione del bestiame per
equilibrare le razioni, non � cosa nuova. L'allevamento intensivo
industriale ha costruito la sua potenza e la sua strategia di conquista dei
mercati mondiali attingendo da una fonte inesauribile: i rifiuti riciclati
dei mattatoi che diventano cibo per animali .
La ricerca del minor costo per il maggior profitto ha portato i responsabili
dei grandi gruppi di produttori di farine a rifiutare in modo sistematico le
norme pubbliche di trasparenza (tracciabilit�) e d'informazione agli
allevatori sulle caratteristiche e la composizione dei prodotti forniti.
Nel luglio 1996, la Confederazione contadina ha presentato la prima querela
contro ignoti per la questione dell'Esb, ma la giustizia � lenta. I poteri
pubblici francesi ed europei, talvolta cos� pronti nell'adottare delle
misure, anche legislative, lo sono molto meno nell'applicarle e nel farle
rispettare.
Lo scandalo della carne contaminata con la diossina, sostanza altamente
cancerogena e presente a forti dosi in alcuni alimenti per il bestiame (come
quello, ancora d'attualit�, dell'Esb), rivela una volta di pi�, malgrado i
discorsi rassicuranti di cui i governi sono prodighi, il lassismo, se non la
complicit�, degli organi dello stato nei confronti del potere finanziario.
Il forte aumento delle "paure alimentari" porter� a pesanti ripercussioni
sugli allevatori di pollame, suini, ma anche bovini: distruzione degli
allevamenti interessati, diminuzione dei prezzi, revisione unilaterale dei
contratti di produzione per gli allevatori legati a industrie produttrici di
alimenti. Ma, dopo la diossina, altri pericoli incombono, come, ad esempio,
- quelli legati all'accumulo di metalli pesanti nel suolo a causa
dell'irrorazione con fanghi di depurazione,
- n� si pu� dimenticare che sono ancora sconosciute, sia a livello
dell'ambiente che della salute, le conseguenze delle manipolazioni genetiche
su animali e vegetali.
Finora le istanze comunitarie hanno resistito alla pressione delle industrie
farmaceutiche che vogliono imporre gli ormoni da latte e da animali, anche
se si sa bene che il Belgio � un crocevia per il traffico di questi ormoni
in Europa. Ma gli Stati uniti, decisi ad esportare a qualunque costo la loro
carne bovina agli ormoni nei paesi dei Quindici, hanno gi� segnato
importanti punti a loro favore all'interno dell'Organizzazione mondiale del
commercio (Omc), la quale non si preoccupa minimamente della salute pubblica
. Gli europei, come punizione del loro rifiuto, sono costretti a pagare 253
milioni di dollari, sotto forma di aumento dei diritti doganali su alcune
loro esportazioni destinate agli Stati uniti (202 milioni) e al Canada (51
milioni). La Commissione europea non si oppone affatto al principio di
queste sanzioni, si limita a cavillare sull'ammontare della cifra. Rifiuta d
i invocare il Principio di Precauzionale per altro esplicitamente previsto
dall'accordo sulle misure sanitarie e fitosanitarie concluso nel 1994
durante il ciclo dell'Uruguay dell'Accordo generale su tariffe doganali e
commercio (Gatt) col pretesto che Washington potrebbe considerarlo una
provocazione!
Come si � visto nel febbraio 1999 a Cartagena (Colombia), un altro
importante scontro commerciale si delinea tra i paesi che producono e
commercializzano vegetali modificati geneticamente (Argentina, Australia,
Brasile, Canada, Cina, Stati uniti, Messico) e l'Europa, dove, dal 1994,
soltanto nove variet� hanno ricevuto l'autorizzazione ad essere coltivate e
importate. Ma � soltanto la pressione dei consumatori e dei movimenti dei
cittadini europei che ha impedito, fino ad ora, alla Commissione e alla
maggioranza dei governi la totale liberalizzazione del commercio degli
organismi geneticamente modificati (Ogm), questi nuovi strumenti di
appropriazione di semi e piante da parte di alcune multinazionali: Novartis,
Monsanto, Pioneer-DuPont, Agrevo, ecc. Da quando esiste l'agricoltura, i
contadini seminano i campi con i prodotti del proprio raccolto. Sono loro
che, da millenni, selezionano e adattano le piante in funzione delle loro
necessit� e delle caratteristiche dell'ambiente. Oggi, i grandi gruppi di
produttori di sementi hanno selezionato semi ibridi, le cui caratteristiche
li rendono particolarmente adatti all'agricoltura intensiva. Questi ibridi
non si riseminano, mentre le piante autogame come grano, orzo e colza, sono
riutilizzate nel 50 % dei casi. Evidentemente i produttori di semi non hanno
interesse a che i contadini possano riseminare i campi a partire dai propri
raccolti. Tentano di convincerli che le manipolazioni genetiche procureranno
loro grossi margini di guadagno. Questa affermazione costituisce prima di
tutto un inganno intellettuale, perch� postula che l'agricoltura intensiva,
forte consumatrice di input, pesticidi e fungicidi di ogni tipo, sia il solo
modello atto a soddisfare le necessit� dell'uomo. Al contrario, sono molti i
contadini che sviluppano altri tipi di produzione (in particolare
l'agricoltura biologica) altrettanto competitivi, ma rispettosi della natura
e dei consumatori. Inoltre � un inganno economico, perch� lasciare i semi
nelle mani di alcune multinazionali, per i contadini vuol dire accettare
un'integrazione sempre maggiore nel complesso genetico- industriale.
I rischi, per la salute e l'ambiente, della messa a coltura di piante
manipolate geneticamente costituiscono l'oggetto di serrati dibattiti tra
gli scienziati. E la tendenza � alla prudenza pi� estrema, in particolare
dopo che molti studi hanno dimostrato gli effetti nocivi, sulle farfalle,
del mais transgenico Bt (cio� portatore della tossina del Bacillus
thuringiensis che rende la pianta resistente ad un insetto detto piralide
n.d.t.), prodotto da Monsanto, Novartis e Pioneer, di cui i governi tedesco,
spagnolo e francese, giocando agli apprendisti stregoni, hanno autorizzato
la commercializzazione.

L'agricoltura europea ostaggio USA: l'impasse farine animali/OGM
Dopo la questione della diossina, la maggioranza dei ministri
dell'agricoltura dei Quindici non ha dato seguito alla richiesta francese di
proibizione delle farine animali, perch� si pone il problema delle soluzioni
di ricambio con proteine vegetali. L'Europa, che ha fatto la triste scelta
dello sviluppo di cereali a basso prezzo destinati al mercato mondiale, �
fortemente deficitaria di vegetali ricchi di proteine e amidi e soprattutto
di piante oleose: nella campagna commerciale 1996-97, il suo tasso di
autosufficienza per colza, girasole e soia raggiungeva solo il 22% . E ci�
per evidenti ragioni: durante i negoziati del Gatt del 1993, ha ottemperato
alle esigenze di Washington accentando di limitare a 5,482 milioni di ettari
la superficie da coltivare a piante oleose, cos� da garantire
all'agrobusiness americano uno sbocco illimitato per i suoi panelli di soia
e per i prodotti di sostituzione dei cereali, che entrano nella Comunit�
esenti da ogni diritto doganale. E' dunque agli Stati uniti e ai paesi
latino-americani che per un'eventuale sostituzione delle farine animali i
contadini europei dovranno rivolgersi per l'approvvigionamento. Cio� a paesi
dove gli Ogm sono coltivati su milioni di ettari (secondo fonti
specializzate, il 40 % della soia e il 20 % del mais americani sono
transgenici) e dove le multinazionali si rifiutano di creare filiere di
imballaggio e di commercializzazione separate tra Ogm e non Ogm. In altre
parole, in mancanza di una chiara etichettatura per l'alimentazione sia
degli uomini che degli animali, ai consumatori e ai contadini, presi in
ostaggio, non rimane che scegliere tra la peste delle farine animali e il
colera degli Ogm. Al di l� del sostegno dato dalla Francia, il 24 giugno,
alla proposta greca di sospendere ogni nuova immissione di Ogm sul mercato a
livello europeo, le associazioni (France Nature Environnement, Greenpeace,
Attac, ecc.) chiedono una moratoria sulla coltivazione e la
commercializzazione delle tecnologie genetiche e l'applicazione del
Principio di Precauzione. Ma la gran parte dei produttori dipende dalle
grandi industrie sul piano tecnologico, economico e finanziario, e ha,
quindi, uno scarso margine di manovra.
L'industria si � impadronita del contadino imponendogli le proprie regole
per la produzione di materie prime a basso costo, facendo di lui una cavia
che si getta alle ortiche quando non rende pi�.
La fame nel mondo non � un problema che si risolver� grazie alle tecnologie
genetiche. La sua soluzione passa unicamente attraverso la sovranit�
alimentare, vale a dire attraverso il rafforzamento e l'autonomia politica
dei paesi in via di sviluppo, attraverso il riconoscimento del loro diritto
a proteggersi da importazioni sleali e dal dumping economico, sociale,
ecologico dei paesi ricchi. E' bene dunque orientarsi verso
-un'agricoltura che metta al centro delle sue preoccupazioni la dimensione
sociale, territoriale ed ambientale -non verso un'agricoltura duale che
fornirebbe ai poveri una grande abbondanza di pessimo cibo, prodotto da
pochi contadini ricchi, e ai ricchi un'alimentazione di qualit� fornita da
contadini poveri.
Mettere la Pac, come fa la Commissione europea, al servizio della "vocazione
esportatrice dell'agricoltura europea", � una decisione che nasce da una
grave confusione tra due mercati di natura fondamentalmente opposta:
- quello dei prodotti di base (polvere di latte, cereali, carni bianche e
scarti di carni rosse)
- quello dei prodotti elaborati e a forte valore aggiunto.
Il mercato mondiale dei prodotti di base � alimentato dalle eccedenze
agricole dei grandi (Unione europea, Canada, Stati uniti). I corsi di questo
mercato sono estremamente bassi e lo resteranno a lungo, se si d� credito ad
un recente rapporto della Banca mondiale: prezzo del latte compreso tra le
225 e le 300 lire al litro; un chilo di maiale tra le 450 e le 690 lire e di
bovino giovane a 1.300 lire. Per produrre a costi cos� bassi, � necessario
eliminare ogni vincolo nella produzione e annullare ogni limite: luoghi di
produzione giganteschi, terre e aiuti pubblici accaparrati da pochi
agromanager.
Il mercato dei prodotti elaborati o a forte valore aggiunto obbedisce a
regole del tutto diverse. I contadini, anche se ognuno di loro ricerca la
produttivit�, non lo affrontano direttamente. Le produzioni sono in genere
molto ben inquadrate e rispondono ad un mansionario che distribuisce con
precisione i compiti: vengono realizzate in ben identificate zone
geografiche e permettono di valorizzare le competenze; concorrono ad una
vera economia locale che nasce dal valore aggiunto. Questa agricoltura �
l'unica soluzione per un tipo di sviluppo basato sulla cieca
mondializzazione degli scambi.
Le catastrofi della "mucca pazza" e del pollo alla diossina rischiano di
essere solo il preludio di altri disastri, se non si forma un ampio fronte,
costituito da contadini, consumatori e movimenti di cittadini, uniti nel
rifiutare questa forma di dittatura dei mercati rappresentata dalla
onnipotenza delle transnazionali agroalimentari e chimiche.

* Gi� vicepresidente di ATTAC France e della Conf�deration Paysanne

Tratto dal sito www.kontrokultura.it


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3 - La responsabilit� dei gruppi industriali nelle sparizioni violente,
torture e omicidi
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di ICAD*

Le violazioni dei diritti umani sono legati inseparabilmente con il sistema
economico capitalistico. Nel nostro lavoro abbiamo analizzato gli effetti
negativi della globalizzazione sui diritti umani.
Di seguito solo alcuni esempi:
Durante il fascismo di Hitler le IG-Farben (*) furono coinvolte attivamente
nello sterminio di ebrei e comunisti. Esse fornirono il Cyclon B, che rese
possibile il massacro industralizzato. Hitler aveva emanato un decreto che
ordinava l'eliminazione degli oppositori del fascismo (documento nel campo
di concentramento di  Neuengamme/Amburgo).
Dopo la seconda guerra mondiale, la CIA perfeziono' dei metodi di tortura,
sparizioni ed esecuzioni al di fuori della legalita' contro critici
dell'ordine capitalista. Alla fine degli anni '90 la CIA ha pubblicato l'un
percento dele sue informazioni sul golpe militare in Guatemala nel 1954. Da
questo e' scaturito che sono stati gli Stati Uniti a dirigere la
destituzione dell'allora presidente Jacobo Arbenez. Jacobo Arbenez voleva
condurre delle riforme agrarie per i coltivatori e contro gli interessi
della United Fruit Company (banane Chiquita). Dalle pubblicazioni risulta
che la CIA formo' delle bande paramilitari per assassinare 58 oppositori che
comparivano in una lista nera. Dal dossier strategico di 22 pagine  ne
scaturisce come uccidere, torturare ed esercitare terrore senza conseguenze.
La Shell sfrutta dal 1958 le risorse petrolifere della Nigeria, nel
territorio della popolazione Ogoni. Un terzo dell'estrazione petrolifera
della Nigeria viene praticata dalla Shell.  Per questo il sistema militare
viene rifornito dalla Shell con uniformi, ecc... Il risultato e' una delle
piu' grandi distruzioni ambientali nel territorio del delta del fiume. Le
infrastrutture dei contadini sono completamente distrutte dalla melma del
petrolio.
Lo scrittore e premio Nobel Den Saro-Wiwa e i suoi amici protestarono contro
contro questa minacciosa distruzione ambientale operata dalla Shell. Vennero
arrestati nel 1995 per 17 mesi e condannati all'impiccagione dal tribunale
militare (Greenpeace 1996).
Nel 1999 un canale televisivo inglese stabili' la connessione tra BP,
paramilitari in Colombia e l'uccisione di sindacalisti. Casanare e' una
delle piu' grandi risorse petrolifere dell'emisfero sud. BP conduce un
consorzio internazionale per l'estrazione del petrolio e ha investito la' un
miliardo di sterline inglesi in impianti di estrazione, i piu' grandi della
Colombia. Per la sicurezza degli impianti sono stati impiegati 3000 soldati
colombiani.
BP ha inoltre ingaggiato una contro-guerriglia d'elite con un contratto di 7
milioni di sterline inglesi.
La ditta privata DSL, Defence System Ltd., il cui capo ufficiale e' Alistar
Morrison, detiene in tutto il mondo servizi militari speciali per governi e
gruppi industrali utilizzati in 26 stati. Ogni protesta contro la BP viene
subito ostacolata con minacce di morte, terrore e tortura. A El Moro i
lavoratori della BP hanno protestato contro la distruzione delle
infrastruttrure. BP inoltro' 6 foto di questi lavoratori alle unita'
speciali . Essi vennero trovati uccisi.
La Cola Cola chiude gli occhi davanti all'eliminazione di sindacalisti negli
stati di produzione di Coca Cola in America Latina. Negli stabilimenti di
imbottigliamento della ditta colombiana Panamco, formalmente indipendente,
ma di fatto legata al colosso americano tramite partecipazioni di capitale,
imperversa una vera e propria guerra contro i sindacati.
Il sindacato alimentare SINALTRAINAL ha registrato piu' di 120 aggressioni
dal 1990: uccisioni, rapimenti, minacce telefoniche e metodi terroristici
inscenati. Nella regione Uraba della Colombia del Nord, controllata in modo
particolarmente rigido dall'esercito e dai paramilitari, il sindacato e'
stato eliminato del senso fisico del termine. Nel dicembre del 1996, degli
"sconosciuti" assassinarono il segretario regionale della  SINALTRAINAL
Isidro Segundo Gil, e un altro funzionario sfuggi per poco ad un rapimento.
La sede del sindacato nella citta' di Carepa venne incendiata, i lavoratori
dell'impresa furono costretti da persone armate a "lasciare il sindacato
entro le 4 del pomeriggio". E la situazione peggioro' ulteriormente. La
pressione esercitata sui lavoratori della Coca Cola che erano ancora
organizzati in sindacati e' diventata sempre piu' forte. Gli attivisti non
possono piu' lasciare le loro abitazioni senza protezione e ricevono
regolarmente minacce di morte. Le sezioni sindacali di Barrancabermeja e
Bucaramanga sono in "esilio interno". I sindacalisti per ragioni di
sicurezza trascorrono la maggior parte del loro tempo nella capitale Bogota.
Questa politica aziendale inoltre sembra non essere solo limitata alla
Colombia. Ci sono stati aggressioni analoghe contro i sindacalisti presso la
Coca Cola anche in Guatemala e Peru'.
Negli ultimi 10 anni in Columbia circa 4000 sindacalisti sono spariti e sono
stati giustiziati al di fuori della legalita' dai paramilitari.

Mercedes Benz, Argentina
A partire della Mercedes Benz e' nato il gruppo Daimler-Chrysler.
All'assemblea principale in primavera 2002, la dirigenza dell'impresa ha
dovuto dopo anni di silenzio votare a favore della formazione di una
commissione di inchiesta con il compito di chiarire la scomparsa di 14
attivisti del sindacato della sede della Mercedes Benz di Cat�n, in
Argentina.
Il capo della giunta Leopoldo Gualtieri, un precedente capo dell'esercito
Christino Nicolaides, l'ex generale Carlos Suarez Mason e altri 40 militari
di alto rango e agenti segreti sono stati arrestati l'11 luglio 2002 in
Argentina. Nel frattempo e' in corso a Norimberga un processo contro due ex
militari.
La ditta Eurogold di Izmir, in Turchia, pratica l'estrazione dell'oro e ha
distrutto l'agricoltura. Le infrastrutture di base dei contadini del luogo
sono state distrutte. Le proteste della popolazione sono state soppresse
brutalmente. Nella regione sono state fatte scomparire delle persone che si
sono ribellate contro la distruzione delle infrastrutture.
La produzione capitalista distrugge la natura e l'uomo. Vige la
massimizzazione dei profitti ad ogni prezzo. Gli stati hanno promulgato
leggi anti-terrorismo per abbattere l'opposizione sociale e politica. I
diritti umani sono stati calpestati: sorveglianza totale, centri di
detenzione, divieti di spostamento, metodi punitivi segreti, prigioni di
isolamento, esecuzioni, guerre di aggressione.

*ICAD INTERNATIONAL OFFICE (C/o Gr�n Alternative Liste/B�ndnis 90,
Sachsentor 12 21029 Hamburg , Germany)

(*) Interessen-Gemeinschaft der Deutschen Farbenindustrie AG
(gruppo dell'industria del colore tedesca)

Traduzione a cura di Silvia Necco


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4 - A 25 anni dalla riforma sanitaria
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di Maurizio Portaluri (Medicina Democratica)

In questi giorni un autoferrotranviere della provincia di Bari mi ha inviato
un documento in cui, rilevando che su 18 dipendenti della azienda di
trasporti per la quale lavora 3 sono deceduti per un tumore, si chiede alle
autorit� sanitarie ed alle organizzazioni dei consumatori misure preventive
per migliorare la qualit� dell'aria nei veicoli e nell'ambiente urbano a
vantaggio della salute dei lavoratori e dei cittadini. Ormai da tempo non mi
stupiscono gli insegnamenti che, a me medico, provengono da lavoratori e
cittadini  seriamente impegnati a riflettere sulle condizioni dei loro
ambienti di vita e di lavoro. A stupirmi � stata invece la coincidenza tra
il ricevimento di questo modello di "partecipazione sanitaria" ed un
anniversario. Infatti, il 23 dicembre scorso � stato celebrato, per la
verit� un po' in sordina, il venticinquesimo anniversario della
promulgazione della legge di riforma sanitaria, nota come legge 833 del
1978. Un provvedimento che pu� essere ben ritenuto il risultato di lotte e
rivendicazioni da parte di lavoratrici e lavoratori che non ritenevano pi�
tutelata la propria salute da un groviglio di enti mutualistici pi� intento
ad erogare prestazioni che a porre al centro del proprio interesse  le
condizioni sanitarie della popolazione.
Per questo la legge di riforma, unificando in un unico servizio sanitario
nazionale la struttura responsabile della salute individuale e collettiva,
introduceva il principio del diritto all'accesso in maniera gratuita di
tutti i cittadini a tutte le prestazioni necessarie. Inoltre veniva
introdotto il principio per il quale il servizio sanitario deve occuparsi
non solo della cura delle malattie ma anche della loro prevenzione e della
riabilitazione dei soggetti ammalati. La gestione di tale servizio veniva
affidata alle unit� sanitarie locali, luoghi istituzionali che, nell'intento
dei promotori della legge, dovevano essere spazi di partecipazione dei
cittadini e di decisione collettiva ma che finirono spesso per rappresentare
pi� le esigenze elettorali dei partiti che quelle di salute della
popolazione. In particolare il Sud non riusc� a sfruttare la unificazione
del servizio a livello nazionale per recuperare l'arretratezza determinata
da decenni di gestione delle strutture sanitarie affidata quasi
esclusivamente agli enti locali e naturalmente influenzata dalla carente
disponibilit� di risorse finanziarie rispetto alle altre realt� del Paese.
Le varie "lobbies" sanitarie iniziarono a soffiare sul fuoco del malcontento
e a rimpiangere i tempi andati, quelli delle mutue, dimenticando o
nascondendo i costi pi� volte sopportati dalla collettivit� in quei decenni
per ripianare  gli sprechi inarrestabili di un sistema di assistenza
particolaristico, riservato solo ad una parte della popolazione,
foraggiatore di privilegi corporativi. Accanto a questa azione denigratoria
condotta dall'interno del sistema, un'altra forza di segno contrario alla
riforma democratica della gestione della sanit� emerse tra la fine degli
anni ottanta e gli inizi degli anni novanta, caratterizzata dalla idea
ossessiva della limitatezza  delle risorse da destinare ai servizi pubblici
e dalla presunta necessit� di introdurre le leggi del mercato e della
competizione anche nel campo della salute. Sotto queste spinte giunse la
prima controriforma del 1992, legata al nome ministro De Lorenzo - destinato
a diventare presto tristemente famoso per la gestione delle autorizzazioni
dei farmaci - i cui principi fondamentali furono la trasformazione delle
unit� sanitarie locali in aziende e l'introduzione di elementi privatistici
nel sistema, sia nel campo dell'erogazione dei servizi che in quello dei
rapporti di lavoro.
Le ultime riforme in ordine temporale, quella Bindi e quella Veronesi, hanno
rafforzato la tendenza all'aziendalizzazione ed alla gestione monocratica
della sanit� anche se recuperano tra le righe qualche spazio per la
partecipazione dei cittadini. Grazie al sistema universalistico le
condizioni di salute degli italiani sono notevolmente migliorate nei decenni
successivi alla introduzione della riforma ma questo effetto � oggi il
risultato a lungo termine di quel cambiamento mentre dovremo attendere
diverso tempo per valutare gli effetti sanitari delle politiche liberiste in
atto dagli anni 90 in Italia. La "mucca pazza" � solo un esempio dell'
effetto delle politiche liberiste dell'Inghilterra negli anni ottanta e
delle conseguenti riduzioni di sorveglianza e di obblighi nel settore del
trattamento dei mangimi per allevamento. L'idea neoliberista della necessit�
di ridurre le risorse per la sanit� pubblica cozza con l'introduzione, da
essa stessa propugnata, del privato nell'erogazione delle prestazioni.
Infatti il privato realizza un incremento dei costi rispetto ad un sistema
sanitario pubblico per il semplice fatto che deve produrre anche il profitto
per l'imprenditore. Inoltre l'idea aziendalistica della gestione della
sanit� non permette di percepire il ruolo che la prevenzione, quella vera
naturalmente, pu� esercitare sulla riduzione delle malattie e quindi, a
lungo termine e in maniera duratura, sui costi della cura delle stesse.
Studi di comparazione internazionale, pubblicati su riviste scientifiche,
mostrano che la riforma sanitaria in Italia ha prodotto i migliori risultati
di salute a bassi costi e che sistemi sanitari pubblici garantiscono
migliori condizioni di salute per tutti. D'altra parte si comprende che, se
la salute diventa una merce, per gli ospedali, o aziende che dir si
vogliano, soprattutto privati, sar� pi�  "conveniente" che ci siano molti
ammalati, clienti o utenti come significativamente si preferisce chiamarli.
L'interesse di un sistema sanitario aziendalistico finisce per diventare
opposto a quello della popolazione. Al contrario, ad un sistema pubblico
partecipato conviene ridurre il numero di malati ed investire in
prevenzione. Solo l'espansione del sistema pubblico e gratuitamente
accessibile a tutti e lo sviluppo delle attivit� di vera prevenzione possono
migliorare il livello di salute collettivo.
Nel campo dei tumori alcuni studiosi ritengono che un'azione efficace in
tema di prevenzione contro i cancerogeni negli ambienti di vita e di lavoro
pu� portare in dieci anni ad una riduzione del 30% dei nuovi casi di cancro
con conseguenti risparmi sulle cure. Non vi � dubbio che la salute rimane
una questione politica, nell'accezione pi� elevata del temine, e non una
questione asetticamente tecnica come si tende a far credere. Cos� come l'
AIDS e la mortalit� infantile sono maggiormente diffuse nelle parti pi�
povere del mondo, cos� anche le malattie del mondo occidentale, quelle
cronico degenerative, sono diffuse soprattutto nelle categorie sociali meno
protette e la vita media non � uguale per tutti le classi sociali.
Basterebbe questo dato per comprendere come sia urgente e necessario
riavviare processi partecipativi che, con l'ausilio di tecnici, analizzino i
rischi per la salute ed indichino le priorit� di intervento sanitario,
sociale ed economico.


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5 - La sacralit� indiana dell'acqua un augurio al Fsm
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di Paolo Rizzi (Comitato Italiano per il Contratto Mondiale dell'acqua)

Il 4� Forum Sociale Mondiale che riterr� in India dal 16 al 21 gennaio 2004
sar� preceduto e seguito da alcune iniziative legate alla lotta per l'acqua.
Si terr� infatti un Forum per l'acqua a Dehly dal 12 al 14 gennaio che
affronter� i temi dell'acqua legati alla privatizzazione, alle dighe, ai
prelievi per imbottigliamenti, all'ambiente, alla pace, ai diritti, agli
indigeni, si possono avere  informazioni sul sito www.pwwf.org, a cui
seguiranno  due iniziative di solidariet�  per rafforzare le campagne di
lotta gi� in atto.
La prima sar� il 22 gennaio, contro la Coca Cola, a Plachimada nel distretto
del Kerala dove Vandana Shiva aveva gi� radunato 5.000 persone il 21
settembre 2003 per protestare contro l'estrazione gratuita, da parte di Coca
Cola di 1,5 milioni di litri d'acqua al giorno, prosciugando di fatto 260
pozzi da cui attingevano le popolazioni locali di 800 villaggi vicini e
inaridendo le terre .
La seconda sar� il 24 gennaio quando � prevista una dimostrazione presso la
diga di Tehri nella zona Himalayana a nord di Dehly, una diga alta 260 mt,
che raccoglie 3,22 milioni di metri cubi di acqua in un bacino che si
estende per 45 km nella valle del fiume Bhagirathi e per 25 in quella del
Bhilangana. minacciando la vita di 5.500 famiglie per circa 12.000 abitanti.
Questa diga costruita negli anni 70  continua a crescere nonostante l'area
sia geologicamente a rischio terremoti.
Dell'acqua raccolta, 635 milioni di litri  a costo zero sono prelevati dalla
Suez Ondeo (Dagremont) per rifornire  Dehly.
La sacralit� dell'acqua e dei fiumi in India aggiunge un "Valore" culturale,
sociale, religioso a questo bene comune dell'umanit� e vorrei socializzare
questo importante elemento aprendo una finestra sulla sacralit� dell'acqua
in India a partire appunto dalla diga di Theri situata in un luogo di
pellegrinaggi.

Il tempio di Bradinath
La diga di Theri nel Skandha Puran, � nata alla confluenza dei fiumi
Bhagirathi e Bhilangana, una luogo sacro noto come "Ganesh Prayag", meta di
pellegrinaggi.
Vi sorge il tempio di Badrinath un complesso ricco di strutture che ospitano
le statue delle divinit� quali Satteshvar Shivling, Bhairay Panchmukhi
Hanuman, Raj Rajeshwari, Ganga Dakshin Kali e molte altre, ma ovviamente
molti luoghi di culto sono stati sommersi tra cui Astavakra Rishi Shilas,
Raktavarna Ganesh Shila, Shish Mahal e Simaslu.
Il luogo � descritto nel Skanda Purana come una tappa dove si ferm� Shiva, e
la bellezza delle montagne, del paesaggio e dei fiumi ce ne da una ragione
anche oggi.
L'acqua � l'elemento pi� sacro, in India come altrove, e l'immagine pi�
evidente della vita � il fiume, che scorre e si rinnova senza sosta dalla
sorgente fino al momento in cui, liberato dai vincoli della terra, sparir�
nell'infinito Oceano, dove le sue acque non si distingueranno pi� dalle
altre. La sua esistenza � dunque, come quella dell'uomo, transitoria.
Immagine perfetta della teoria indiana della trasmigrazione perpetua delle
anime, della ruota infinita delle nascite e delle rinascite, secondo la
quale non vi � mai vera nascita n� vera morte ma soltanto Vita, che non �
altro che un'incessante trasformazione.

Visnu  e il serpente Ananta.
Visnu dorme, solitario, sulla sostanza immortale dell'oceano: figura
gigantesca in parte sommersa in parte a fior d'acqua, egli assapora il
sonno. Non c'� nessuno che lo contempli, nessuno che lo comprenda; non v� �
alcuna conoscenza di lui, fuorch� in lui.
Questo gigante, "Signore della maya", e l'oceano cosmico sul quale giace
sono la duplice manifestazione di una sola essenza: infatti sia l'oceano sia
la forma umana sono Visnu. Inoltre, poich� nella mitologia ind� il simbolo
dell'acqua � il serpente (naga), generalmente Visnu � rappresentato mentre
riposa tra le spire di un serpente prodigioso, il suo animale simbolico
preferito: Ananta, "infinito".
I naga sono geni superiori all'uomo. Abitano paradisi subacquei situati sul
fondo dei fiumi, laghi e mari, in palazzi tempestati di gemme e di perle.
Sono custodi delll'energia vitale accumulata nelle acque della terra, nelle
fonti, nei pozzi e negli stagni.
Naga  e Nagini personificano e governano le acque terrestri dei laghi e
degli stagni, dei fiumi e degli oceani; le dee dei tre fiumi sacri, Ganga
(il Gange), Yamuna (la Jumna) e Sarasvat� (la Sarasvati); driadi o dee degli
alberi (vrksa-devata), patrone del mondo vegetale; elefanti sacri (naga, lo
stesso termine usato per "serpenti") che originariamente avevano le ali e
frequentavano le nuvole, e che ancor oggi sulla terra serbano il potere di
attrarre le loro compagne di un tempo, portatrici di pioggia: tutti costoro
concedono ai figli del mondo i doni della felicit� terrena - abbondanza di
messi e bestiame, prosperit�, discendenza, salute, longevit�.
( monastero-universit� buddista di Nalanda India Nordorientale: Visnu
protetto dallo"scudo" del naga)

La Luna
In India il terribile calore divorante del sole � considerato un potere
letale. La luna, d'altro canto, che dona rugiada rinfrescante , � sede e
fonte di vita. La Luna controlla le acque, e queste, circolando per l'
universo e sostentando tutte le creature viventi sono il corrispettivo sulla
terra del liquore celeste, l'amrta (affine al greco ambrosia), la bevanda
degli dei. Rugiada e pioggia  divengono linfa vegetale, la linfa diviene
latte di vacca, e il latte si converte poi in sangue:amrta, acqua, linfa,
latte  e sangue  rappresentano soltanto stati differenti di questo elisir.
Il recipiente di questo liquido immortale � la luna.

Buddismo e Induismo
L'arte buddista e quella ind� -come anche la dottrina buddista e quella
ind� - erano in India fondamentalmente una cosa sola (A.K.Coomaraswamy)
Naga,vrksadevata, yaksa e yaksini gremiscono letteralmente i  numerosi
monumenti dedicati al credo buddista.
In India tra il Budda e il Naga non c'� l'antagonismo che siamo abituati a
vedere  nel simbolismo occidentale in cui il salvatore � opposto al
serpente.
Alcuni sostengono che quando il Budda cominci� a insegnare la sua dottrina
si accorse presto che gli uomini non erano disposti ad accettarla nella sua
interezza, per questo affid� l'interpretazione pi� profonda della realt� ad
un uditorio di Naga ..solo sette secoli pi� tardi il grande saggio
Nagarjiuna fu iniziato dai re serpenti alla verit� che tutto � vuoto
(sunya). E fu cos� lui a dare agli uomini gli insegnamenti buddisti nella
loro interezza, quelli del Mahayana.

Indra e l'elefante Airavata
Nelle colline  della costa occidentale dell'India, a Bhaja vicino a Bombai,
c'� la grotta-monastero buddista che risale al II secolo a.C. A destra dell'
ingresso c'� un magnifico bassorilievo che rappresenta Indra, re degli dei.
E' assiso sul suo gigantesco elefante, Airavata, l'antenato celeste di tutti
gli elefanti della terra, archetipo della forma animale della nube monsonica
portatrice di pioggia.
Nell'antica religione dell'epoca vedica, Indra � dio dell'atmosfera e della
pioggia, signore del cattivo tempo e guerriero celeste. Tra gli dei vedici
il pi� celebrato (oltre 250 inni dei Veda sono a lui dedicati), Indra
rappresenta l'avversario pi� temibile di diverse forze demoniache che
impediscono alla pioggia e alla rugiada di fare fruttificare la terra.
Dal Matangalila (Trattato scherzoso sugli elefanti) apprendiamo che quando
Garuda (l'uccello veicolo di Visnu) usc� dall'uovo, Brahma, il
creatore-demiurgo, prese in mano le due met� del guscio e cant� sopra di
esse le sette melodie sacre. In virt� di questi incantesimi venne alla luce
Airavata, il divino elefante.
Il nome Airavata sembra deirivi da un essere femminile chiamato Iravati.
Sappiamo che Irrawaddy � il nome del fiume principale della Birmania e che
Ira significa acqua, da cui Iravati sta per colei che possiede il liquido
ira: questa colei sarebbe il fiume stesso, poich� fiumi e acque sono
divinit� femminili, materne, nutrici, e l'acqua � un elemento femminile.
Airavata � un nome usato anche per designare l'arcobaleno -che � considerato
l'arco, l'arma di Indra- sia un tipo particolare di folgore: le due pi�
notevoli manifestazioni luminose del temporale e della pioggia.
Ai cosidetti "elefanti bianchi", albini maculati di bianco e di rosa, si
attribuisce un valore speciale, perch� richiamano alla mente l'origine del
loro antenato Latte universale. Possiedono in maniera eminente la magica
virt� di produrre nuvole.
Abhramu, il nome della consorte di  Airavata, indica questo speciale potere:
m�- significa foggiare, fabbricare; abhra significa "nuvola". Abharamu vuol
dire produttrice di nuvole., nel caso specifico le nuvole benevole del
monsone.
Le nuvole hanno il potere divino di assumere qualunque forma desiderino.

I fiumi sacri
La Ganga ( il Gange) � conosciuta come la madre che  concede la prosperit�
(sukkada) e garantisce la salvezza (moksa-d�); rappresenta la gioia in
questa vita e la speranza nella vita futura. Lava i peccati di colui il cui
cadavere o le ceneri siano affidate alle sue acque e gli assicura una
rinascita tra gli dei in un regno di celestiale beatitudine. Il Gange � il
fiume prototipo di tutti i fiumi dell'India. Il suo magico potere salvifico
� condiviso, solo in grado minore, da tutte le masse d'acqua del paese.
Molto prima che i Veda fossero rivelati agli uomini, in un'era che si chiama
Treta-yuga e che secondo il computo brahminico sarebbe durata 1.296.000
anni, un re virtuoso, Bali, era riuscito a vincere Indra, il re degli dei,
e  a estendere il suo impero sui tre mondi dell'uovo cosmico, i cieli, l'
atmosfera e la terra. Allarmati  gli dei si rivolsero a uno di loro, Vishnu,
la cui funzione era quella di preservare la vita, e gli chiesero di
ristabilire l'ordine nell'universo e Vishnu lo fece con "tre passi"
scavalcando i cieli e la terra e mand� Bali nelle regioni infernali del
Patala.
Fu allora che Vishnu con l'unghia del suo alluce sinistro scav� nel guscio
dell'uovo cosmico, permettendo alle acque primordiali di riversarsi sulla
terra per rinfrescarla e proteggerla dagli ardori del Patala. Le acque
celesti si sparsero sul monte Meru, l'asse del mondo, che si trova a Nord
dell'Himalaya, e si divisero per formare i sette fiumi (septasindhu) che
irrigano la terra. Il Gange sarebbe uno di questi fiumi.
Questa � la leggenda pi� antica raccontata nei Purana, testi antichi, ma la
diversit� � la costante dell'India ed altre leggende presero corpo.
Un'altra leggenda racconta di Shiva che ricevette le acque sul suo capo per
imprigionarle nei riccioli della sua capigliatura e frenarne l'impeto, ma
nonostante ci� il fiume inond� l'eremitaggio di Jahnu, il quale incollerito
lo inghiott�. Fu necessario l'intervento degli dei affinch� egli
acconsentisse a rendere la libert� al Ganga, che pot� fuggire attraverso il
suo orecchio.
Queste leggende sono per� relativamente tarde, poich� gli indoeuropei che
invasero il Nord-Est dell'India ignoravano l'esistenza di questo fiume. Per
loro, il solo fiume celeste era il Sarasvati, sulle cui rive i primi indiani
usavano celebrare cerimonie e fare sacrifici. Il fiume divinizzato fu allora
associato al Vach, la divinit� della parola e del suono primordiale
creatore, come pure ai Veda.Per� un giorno questo misterioso Sarasvati
disparve, probabilmente inghiottito dalle sabbie del Rajasthan, e
attualmente non se ne conosce pi� il corso.
Invece lo Yamuna � ll  grande affluente di destra del Gange, che discende
anch'esso dall'Himalaya, e lo accompagna per circa 1.370 km prima di
raggiungerlo presso la citt� di Allahabad, formando con esso (e col mitico
Sarasvati) la sacra confluenza di Prayag, uno dei pi� importanti luoghi di
culto in India.
(La "discesa del Gange" � un bellissimo bassorilievo che si trova in un
complesso di templi hind� a Mahabalipuram, piccola localit� a sud di Madras
sulla costa meridionale del golfo del Bengala.Un'immensa parete rocciosa che
misura 27 metri di lunghezza e 9 di altezza).


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