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GRANELLO DI SABBIA (n�116) Bollettino elettronico settimanale di ATTAC Venerd� 16 gennaio 2004 ______________________________ Vi preghiamo di diffondere il Granello nella maniera pi� ampia possibile. Numero di abbonati attuali: 6 720 ATTENZIONE: tutti i Granelli di Sabbia sono a disposizione sul sito in versione .pdf e .rtf al seguente indirizzo: http://italia.attac.org/spip/rubrique.php3?id_rubrique=3 ____________________________________________________________ FORUM SOCIALE MONDIALE IN DIRETTA CON attac.info ATTAC vi offe la diretta del Forum sociale mondiale di Mumbay per 5 giorni in cinque lingue da oggi su: http://www.attac.info/mumbai2004 la sezione italiana: http://www.attac.info/mumbai2004/?NAVI=0-14it ____________________________________________________ Indice degli argomenti 1 - Mumbai: si parte! di Giorgio Caniglia (MediATTAC) Ultimi lavori prima di partire e gi� 78mila gli iscritti 2 - La dimensione politica locale: FSM a Mumbai di Vijay Prashad* La storia comincia con lo spostamento del FSM da una citt� di Sinistra (Porto Alegre) a una citt� di Destra (Mumbai). (.) Traduzione a cura di Genoveffa Corbo 3 - La guerra non � finita di Renato Rovai L'India � il simbolo del capitalismo escludente. (.) Traduzione a cura di Silvia di Salvatore. 4 - Riunione della societ� civile globale mentre l'impero � in piena crisi di Walden Bello Per le migliaia di delegati della societ� civile globale che si riuniranno a Mumbai dal 16 al 22 gennaio per il Forum Sociale Mondiale (FSM), Washington rappresenta il problema numero uno per il mondo. Eppure, che differenza in un solo anno ! Gli Stati Uniti che affrontano oggi non sono la stessa, arrogante superpotenza di allora. . (.) Traduzione di Lorraine Buckley 5 - Nell'agenda di Bombay di Vittorio Agnoletto (del Consiglio Internazionale del Forum Sociale Mondiale) Il trasferimento del Forum Sociale Mondiale da Porto Alegre a Bombay rappresenta per il movimento la consapevolezza delle proprie immense responsabilit�, a livello globale, nella lotta al neo-liberismo. _____________________________ 1 - Mumbai: si parte! __________________________________________________________ di Giorgio Caniglia (MediATTAC) Ultimi lavori prima di partire e gi� 78mila gli iscritti Oggi 15 gennaio, pomeriggio al World Social Forum 2004 tutto e' ancora da fare ma si capisce che domani 16 gennaio all'inaugurazione tutto sara' pronto: le strutture di servizio, gli spazi espositivi, il media center non sono ancora tutti funzionanti ma il lavoro prosegue tranquillo. Rispetto a Porto Alegre si ha l'impressione che questa volta il WSF sia ancora piu' 'mondiale': tanti giapponesi, molti volti africani e anche tanti europei. Alla conferenza stampa di presentazione, con alla presidenza Chico Whitaker (Brasile) per segnare il passaggio di testimone, si e' toccato l'argomento che unico, per ora, ha l'attenzione dei media locali: la 'minaccia' di un forum alternativo di una coalizione, Mumbai Resistence, che critica il WSF da posizioni 'radicali'. Si critica la rinuncia alla violenza come rinuncia a combattere il neo-liberismo; ma si afferma anche che il WSF2004 ha preso i soldi dalla Ford Foundation. Rispetto a questa accusa la risposta e' stata netta: neanche una rupia dalla Ford Foundation; il totale dei costi previsti e' di 2.4 milioni di dollari di cui 1.5 da fuori dell'India (in particolare da ONG come Oxfam). Infine le presenze previste: sono gia' 78 mila i delegati registrati e ne sono attesi un totale di 200 mila. Al Forum dei parlamentari che si svolgera' in una sede vicina vi saranno 550 parlamentari da tutto il mondo. _____________________________ 2 - La dimensione politica locale: FSM a Mumbai __________________________________________________________ di Vijay Prashad* La storia comincia con lo spostamento del FSM da una citt� di Sinistra (Porto Alegre) a una citt� di Destra (Mumbai). Il Forum Sociale Mondiale si � aperto in India almeno un anno fa, quando sono cominciati i dibattiti all'interno della Sinistra sul carattere del FSM. Marxisti, liberali e altri hanno cominciato a discutere sull'utilit� del FSM, il suo ruolo in India, il problema dei finanziamenti per un evento della portata del FSM e la questione principale della relazione tra la lotta nazionale e la solidariet� internazionale. Al dibattito non sono mancate asprezze ma � stato certamente intenso. Niente di diverso da quanto ci si aspettava da una societ� politicamente cos� consapevole come l'India di oggi. Definire Mumbai, un tempo Bombay, una citt� di Destra non equivale a dire che manchi di una gloriosa storia di classe operaia o che la Sinistra abbia finito di esistere qui. Semplicemente Mumbai � luogo di incubazione di un crudele nazionalismo culturale che ora vige da Dew Delhi ed � il centro della capitale finanziaria Indiana (Dalal Street, la Wall Street Indiana). Come a New York, la forte e organizzata classe operaia di Mumbai � stata spodestata negli ultimi trent'anni dal FIRE ( Finanza, Assicurazioni e Agenzie immobiliari). Il partito Comunista � stata una presenza molto forte a Bombay, soprattutto nell'organizzazione degli operai tessili e nella lotta vincente per la creazione dello stato linguistico di Maharasthra, di cui Mumbai � la capitale (il movimento Samyukta Maharashtra negli anni '50). Nessuno in quel periodo si sarebbe aspettato che la Sinistra sarebbe stata indebolita, ma questo � proprio quello che � successo. Il primo colpo venne dalla chiusura delle fabbriche tessili, quando la classe operaia organizzata perse il lavoro e la casa. Incapace di evitare il trasferimento dell'industria tessile dalla citt� sindacalizzata a regioni senza sindacato, il movimento comunista perse parte dei suoi sostenitori. Nel 1982 gli operai delle industrie tessili si unirono al leader Datta Samant in uno sciopero continuato che afferm� la loro dignit� ma diede agli industriali la possibilit� di cacciarli definitivamente dalla citt�. La dichiarazione del giornalista Praful Bidwai sullo sciopero fu " Lotte di massa come queste fanno la storia. Se avranno successo produrranno un salto di qualit� e cambiamenti di pensiero. Se falliscono le conseguenze potranno essere estremamente dolorose. Lo sciopero dei tessili fall� e fu una grande Sconfitta, un evento storico". La battaglia sulla terra occupata dalle case degli operai e dalle fabbriche in disuso � la testimonianza di quella lotta. L'attivista Comunista Vivek Monteiro sottolinea che "la criminalit� non � pi� invisibile". "Si � estesa verticalmente ed orizzontalmente. Si � diversificata e moltiplicata e ha raggiunto tutte i settori dell'economia. Quello che era in precedenza un rischio occupazionale per i sindacati � diventato un rischio ambientale per i cittadini". Il secondo colpo � arrivato con l'ascesa al potere del partito fascista Shiv Sena. Fondato nel 1966 questo partito dava la colpa della perdita del lavoro non pi� agli industriali ma agli operai "stranieri" provenienti da altri stati Indiani. Questo argomento resta ancora valido visto che il partito Shiv Sena durante il 2003 si � impegnato nella campagna contro i "fuoriusciti" e a favore dei "figli della terra". Il partito vuole che i lavori non specializzati siano riservati ai "nativi" una strategia di classe che conquista proseliti tra le fasce delle societ� senza diritto al voto e che gli permette di favorire legami con i ben radicati "operai istruiti" molti dei quali sono essi stessi dei "fuoriusciti". Anche se questa campagna � una violazione dell'articolo 19 della Costituzione Indiana (che garantisce la libert� di movimento dei suoi cittadini) ha permesso al partito Shiv Sena di guadagnarsi i favori tra i tanti che erano le mele marce del cesto della globalizzazione. La bandiera rossa � stata tolta da molte case degli operai e al suo posto � stata issata la bandiera gialla dello Shiv Sena. Sono state organizzate persecuzioni contro i Musulmani che hanno contribuito al rafforzamento del partito Shiv Sena: � stata istituita una commissione d'inchiesta del governo per una recente sommossa che riferisce "Almeno a partire dall'8 Gennaio 1993 (gli scontri cominciarono il 6 Gennaio) non ci sono dubbi che i partiti Shiv Sena e Shiv Sainiks hanno diretto aggressioni a musulmani e alle loro propriet� con il consenso di molti leader del partito Shiv Sena dal livello di shakha pramukhs (rappresentanti locali) al capo del partito (Thackeray)". La scelta di un'ala violenta allontan� ideologicamente il Partito del Congresso dalle sue origini in parte socialiste verso una spietatezza culturale e neoliberale e quindi ha eliminato ogni legittimit� di democrazia sociale tra i pi� deboli. La Sinistra resta rappresentata nel movimento Comunista e nei nuovi gruppi sociali. Entrambi hanno avuto un ruolo attivo e efficace nell'opposizione all'attuale coalizione politica - alle politiche neoliberali e fondamentaliste dei Shiv Sena, il Partito Bharatiya Janata e il Partito del Congresso (che si schiera con il popolo quando � all'opposizione ma � contro di esso quando � al governo). Non sorprende quindi che i Comunisti e i nuovi gruppi sociali stiano lavorando insieme per ospitare il FSM. In realt� questo rappresenta forse gi� qualcosa per cui festeggiare. Le dimensione politica locale lo richiede. Ma le tendenze politiche locali hanno gi� avanzato puntuali critiche per coloro che hanno fondato il movimento Mumbai Resistance (MR), un organismo contrario al FSM perch� ritiene che il FSM non sia sufficientemente determinato nella sua opposizione al capitalismo in quanto ha storicamente ricevuto finanziamenti da agenzie e fondazioni ambigue. L'Unit� di Ricerca per l'Economia Politica (RUPE) di Mumbai "Le economie e le politiche del Forum Sociale Mondiale" propone una chiarissima elaborazione della critica elaborata da Mumbai Resistance (disponibile on-line sul sito http://www.rupe-india.org/index.html). C'� molto da imparare da questo documento ma nel complesso, credo, le posizioni assunte dal RUPE sono puriste: ignorano la situazione politica locale ed internazionale. L'attacco alla Destra internazionale (di cui l' indiano BJP fa parte) richiede un approccio universalistico alla costruzione del movimento ed � ci� che permette il FSM. Negli ultimi mesi, il giornale del CPIM, Partito Comunista Indiano (Marxista), People's Democracy, ha tenuto una colonna che ha discusso apertamente del FSM. Ogni numero ha raccolto alcune critiche e ha proposto diversi punti di vista sull'argomento (si veda il documento sul sito pd.cpim.org). Il CPIM, per esempio, ha contrastato alcuni aspetti dello Statuto del FSM che prevede l'esclusione di gruppi che "uccidono come metodo di azione politica". I Comunisti si domandano per esempio come dovrebbero essere giudicati quelli che hanno dovuto combattere con le armi per difendere la loro comunit� dall'annientamento da parte di uno stato violento. Il CPIM contesta lo Statuto anche sulla sua esclusione dei partiti politici e si chiede se questo sia un tentativo, da parte dei Democratici e di nuovi gruppi sociali, per escludere i comunisti Europei. I lettori hanno inoltrato domande e c'� stato un vivace dibattito su molti di questi argomenti. Voglio condividere due punti di quel dibattito che facciano riflettere coloro che andranno in India. Il primo � il carattere del FSM. I Comunisti Indiani vedono il FSM, nelle parole del membro del Politburo CPIM Sitaram Yechury, come "uno spazio aperto e di confronto. Il carattere di disputa proviene dai diversi bagagli ideologici delle varie forze che partecipano al forum. Il FSM � uno spazio aperto - aperto a tutti quelli che si oppongono alle politiche economiche neoliberali. In India questo spazio � stato ulteriormente definito come opposizione alla globalizzazione imperialista, al patriarcato, alla guerra, alle caste, al razzismo e ai comunitarismi (esclusioni dovute al settarismo religioso)". Il FSM � uno spazio aperto, ma anche uno spazio strategico per forzare l'ordine del giorno non solo contro le multinazioni ma anche contro il capitalismo, per andare, come dice Yechury, da Non c'� Alternativa (TINA) a Il Socialismo � l'Alternativa (SITA). L'altra grande disputa sul FSM ha riguardato i fondi e quindi il carattere dei gruppi che prendono parte all'evento. Negli ultimi vent'anni in India i Comunisti e la Sinistra hanno lottato contro i "finanziamenti stranieri", contro l'invasione delle Organizzazioni Non Governative (ONG) nella vita politica e in particolare contro il fatto che siano i benefattori "internazionali" a fissare l'agenda e creano gruppi che sono rispondono n� a loro n� al popolo. Inoltre le ONG spesso sostengono la globalizzazione per aver aderito alla Banca Mondiale e per aver criticato lo stato: parlano di "potere al popolo" senza fornire nessun riferimento preciso su come realizzare questo progetto in un'epoca di privatizzazioni. E' da questo contesto che nascono le critiche al FSM, come quelle del Mumbai Resistance e del gruppo RUPE, che pongono questioni sui "fondi stranieri". Di sicuro, organizzazione come la Fondazione Ford negli anni '50 arrivarono in India con la precisa intenzione di fare indebolire il comunismo. Come ha scritto Merl Curti nel suo testo classico del 1963 "American Philanthropy Abroad" la fondazione Ford scelse di lavorare nell'Asia Meridionale ed Occidentale per "la vicinanza della regione all'Unione Sovietica e alla Cina Comunista e la possibilit� di veicolare il crescente nazionalismo in progetti umanitari proficui entro una cornice democratica". Lo scopo della Ford in India era quello di promuovere l'idea del libero mercato del capitalismo non solo in contrapposizione al comunismo ma anche al nazionalismo radicale (negli anni '50 il progetto di Nasser era un bersaglio importante). Il FSM accetta donazioni ma queste restano trascurabili in confronto alle cifre che offrono individui e gruppi per partecipare all'evento. Il comitato del FSM in India ha deciso di non accettare sponsorizzazioni da multinazionali e di rifiutare soldi da "chiunque sia chiaramente allineato alle potenze che promuovono la globalizzazione. Alcune di queste agenzie che non potranno finanziare il FSM a Mumbai sono la DFID [l'agenzia di finanziamento del governo Britannico], USAID e le multinazionali controllate da agenzie di finanziamenti come la Fondazione Ford e Rockfeller". Inoltre ancora pi� importante sar� il fatto che il FSM di Mumbai spender� meno della met� di quello che � stato speso a Porto Alegre l'anno scorso; "l 'evento" dice il Comitato del FSM in India " sar� modesto e saranno evitate ostentazioni". Il fatto principale � che individui e gruppi possano arrivare a Mumbai con fondi da agenzie che hanno un loro ordine del giorno "Ma vista la natura altamente disordinata delle risorse che arrivano all' organizzazione del FSM - il grosso delle quali � costituito grazie ad individui e organizzazioni - � difficile per alcune agenzie donatrici dirigere l'andamento del FSM". Il fatto che il dibattito sui fondi si tenga in India e non negli Stati Uniti � indicativo di quanto la nostra vita politica negli Stati Uniti sia stata assoggettata dalle NGO e dalle fondazioni. Ma per qualche partito gran parte delle attivit� avvengono nel mondo del 501c3 [fondi no profit, ndr], che ha una stretta relazione con un funzionario addetto dalla cui benevolenza dipende il lavoro che facciamo. Abbiamo bisogno di avere un dibattito aperto sulla nostra dipendenza dalle fondazioni e non dalla partecipazione o da altre importanti istituzioni per i nostri finanziamenti. Lo scrittore Suketu Mehta, autore di "Maximum City: Bombay Stories" che sar� pubblicato l'anno prossimo da Knopf, dice che Mumbai � la citt� pi� grande del pianeta perch� "in essa ci sono tutti i problemi del mondo". Le tendenze politiche lo locali del luogo sono molto varie e si spera che i partecipanti al FSM dedicheranno un po' di tempo alla conoscenza della citt�, "il disastro urbano in atto, ma anche come la citt� nonostante tutto sia in salute forte e buona". Una delle ragioni � la vivacit� di una battagliera Sinistra. *Questo articolo � stato pubblicato per la prima volta in ZNet Commentary Traduzione a cura di Genoveffa Corbo _____________________________ 3 - La guerra non � finita __________________________________________________________ di Renato Rovai L'India � il simbolo del capitalismo escludente Oggi, sui binari del neoliberalismo, l'India potrebbe costituirsi un destino differente: pi� vicino alla grandiosit� del Taj Mahal che allo scenario che si scorge dai finestrini del treno. Ovunque distruzioni, persone corrose dalla miseria, spazzatura e odore di marcio. Animali che mangiano plastica e pezzi di carta in mezzo alle macchine anch'esse corrose, ma dal tempo. Un paese che sembra uscire dalla guerra. Ma non � questo per� che si legge e si sente dire. Le notizie che vengono dall'India parlano di un'economia che cresce del 5% all'anno e di una societ� che sta facendo enormi passi nei suoi campi di punta, come l'informatica e la ricerca spaziale. Si parla della maggior democrazia del mondo, con il suo miliardo di abitanti e le elezioni ogni cinque anni. Ci si spinge al punto di dire che, a parit� di potere d'acquisto, � la quarta economia mondiale. Il primo ministro indiano Atal Bihari Vajpayee ha condotto il paese sulle strade del neoliberalismo. Permettendo che i capitali internazionali fossero investiti nella costruzione dei porti e delle strade e privatizzando parte delle imprese nazionali. Oggi l'India � considerata una delle economie pi� appetibili del mondo; le sue potenzialit� sul mercato sono messe in rilievo. La sua classe media viene esaltata, qualcosa come 300 milioni di persone, secondo le voci dell'informazione liberista; nel 2010 saranno 450 milioni. Il debito estero � diminuito in relazione al PIL. Dal 38,7% del 1992 � sceso al 22,3% nel 2000. Una delle relazioni pi� basse fra i paesi del sud. Ma in India c'� miseria in ogni angolo. E' il paese dei mendicanti, della gente che ti ferma in ogni istante con la mano destra chiusa verso la bocca ad indicare la fame. E' il paese dei bambini che si trascinano sui treni, pulendo la sporcizia al di sotto dei sedili in cambio di una Rupia (equivalente e qualcosa come 7 centesimi). Il paese delle caste che organizzano dalla cima l'immobilit� sociale. Lo sviluppo � per pochi. Dal 1951 l'India ha elaborato piani quinquennali cha stabiliscono le linee guida dei progetti. Adesso siamo al decimo che andr� fino al 2007. Il piano assume la direzione che interessa agli investitori internazionali. Amplia il progetto di privatizzazione, apre settori economici strategici al capitale internazionale e si impegna al rispetto delle direttrici dell'Organizzazione Mondiale del Commercio e delle decisioni del Fondo Monetario Internazionale. Questi accordi, che sono molto lunghi, sono elogiati ed allo stesso tempo indicati come fattori di successo dell'economia del paese. Ma lo sviluppo del paese non � stato equanime. Secondo gli ultimi dati l'agricoltura contribuisce al PIL indiano per il 29,1% quando genera il 67% dell' occupazione. Il contributo dell'agricoltura al PIL tuttavia non � cresciuto ma diminuito, il che indica una concentrazione di ricchezza. L'India � un paese che sembra in guerra, ha bisogno d'essere ricostruito. L'immagine degli indiani che lavorano in maniera forsennata richiama l'attenzione. Questo fenomeno pu� essere visto ovunque. La capacit� di superamento delle difficolt� ugualmente impressiona. Questo porta a credere che l'India abbia la possibilit� di costruirsi un destino differente, pi� vicino alla grandiosit� del Taj Mahal che al tragico scenario che si vede nelle strade e dai finestrini del treno. Ma questo ancora � un'incognita. Anche perch� i binari di oggi sono neoliberisti. *Renato Rovai dall'India per il sito Planeta Porto Alegre, http://www.planetaportoalegre.net/ Traduzione a cura di Silvia di Salvatore. _____________________________ 4 - Riunione della societ� civile globale mentre l'impero � in piena crisi __________________________________________________________ di Walden Bello* Per le migliaia di delegati della societ� civile globale che si riuniranno a Mumbai dal 16 al 22 gennaio per il Forum Sociale Mondiale (FSM), Washington rappresenta il problema numero uno per il mondo. Eppure, che differenza in un solo anno ! Gli Stati Uniti che affrontano oggi non sono la stessa, arrogante superpotenza di allora. Quando, il primo maggio dello scorso anno, George W. Bush atterr� sulla portaerei USS Abraham Lincoln, al largo della costa californiana, per annunciare la fine della guerra in Iraq, sembrava che Washington fosse all' apice del suo potere, e molti commentatori la chiamavano, con un misto di meraviglia e di disgusto, 'La Nuova Roma'. L'atterraggio fu, come rileva lo studioso canadese Anthony Fallace, una celebrazione del potere, uno spettacolo diretto e coreografato alla perfezione sui modelli del thriller fantascientifico statunitense Independence Day e di Triumph of the Will (Trionfo della Volont�) di Leni Riefenstahl. Nella prima scena di Triumph, si vede Adolf Hitler avvicinarsi in aereo al raduno di Norimberga del Partito Nazista nel 1934. Il Presidente Bush ha dato il via al suo grande spettacolo a bordo dell'Abraham Lincoln con l' atterraggio sul ponte del Viking S-3B, sul cui parabrezza spiccava la scritta 'Comandante in Capo'. Ne � uscito quindi il presidente in perfetta divisa da combattimento, un richiamo alle drammatiche scene conclusive di Independence Day. In quelle scene, un presidente statunitense guida una coalizione globale dalla cabina di un piccolo aereo da combattimento. Lo scopo di quell'operazione a comando USA � di difendere il pianeta dagli attacchi degli alieni. Ma la fortuna � notoriamente incostante, soprattutto in tempi di guerra. Meno di sei mesi pi� tardi, a met� settembre, gli Stati Uniti, insieme all' Unione Europea, hanno perso la 'Battaglia di Cancun', quando la quinta Riunione Interministeriale dell'Organizzazione Mondiale del Commercio � fallita miseramente in quella cittadina turistica del Messico. Architetto chiave nel riuscito tentativo di ostacolare i piani di Washington e Bruxelles di imporre la propria agenda sui paesi in via di sviluppo � stato il Gruppo dei 20, di recente formazione, con Brasile, India, Sudafrica e Cina in testa. Che il G20 osasse sfidare Washington non � del tutto indipendente del fatto che a settembre il velo di legittimit� dell'invasione dell'Iraq era ormai stracciato a causa del collasso della logica 'armi-di-distruzione-di-massa' finora usata per giustificare la guerra; Tony Blair, fedele alleato di Bush, stava lottando per la propria sopravvivenza politica; e le forze USA in Iraq venivano sottoposte a qualcosa di analogo all'antica pratica di tortura detta 'Morte da Mille Tagli'. Il potere � in parte una questione di percezione; e l'inflazione del potere USA subito dopo l'invasione dell'Iraq � stata seguita da una deflazione ancora pi� rapida nei mesi successivi. Agli altri candidati ad un 'un cambio di regime' quali Pyongyang, Damasco e Teheran, i comunicati di Washington suonavano sempre pi� falsi, ora che l'immagine di Washington si era trasformata in quella di un Gulliver che agitava convulsamente le braccia nel vano tentativo di colpire gli invisibili lillipuziani a Baghdad e in altre citt� dell'Iraq centrale. Washington era ben conscia della rapida erosione, agli occhi del mondo, della propria capacit� di coercizione: verso la fine di ottobre, infatti, Gorge W. Bush parlava, alla Bill Clinton, di dare un 'impegno di sicurezza' alla Corea del Nord, mentre il suo primo anno in carica era stato caratterizzato proprio dall'aggressivit� della sua politica tesa all'isolamento di questo paese. Impossibilitata ad invocare un maggiore impegno di truppe senza scatenare l' impressione che fosse intrappolata in una guerra della quale non s' intravedeva la fine, Washington era disperata. Al momento dell' Interministeriale di Cancun, il messaggio che arrivava da Washington era 'Vogliamo uscire dall'Iraq, ma non con la coda tra le gambe. Ci serve la copertura delle Nazioni Unite, una qualche parvenza di una forza di sicurezza multinazionale da lasciarci dietro, e una qualche parvenza di governo locale funzionante. Le autorit� USA hanno inneggiato all'approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza, il 17 ottobre, di una risoluzione annacquata, che autorizzava una forza multinazionale a guida statunitense, ma la maggior parte degli osservatori capirono che ben poche truppe di occupazione che non fossero statunitensi, e pochi fondi per la ricostruzione che non fossero anch'essi statunitensi, sarebbero scaturiti dalle vaghe clausole di tale provvedimento. A molti governi, ricordava la 'Pace con Onore', la strategia di Richard Nixon per uscire dalla guerra del Vietnam, e pochi erano disposti a farsi incastrare in una causa persa. Qualche settimana pi� tardi, Washington annunci� un piano accelerato per il ritiro, in seguito agli attacchi di guerriglia sempre pi� efficaci, rafforzando l'impressione che l' amministrazione Bush fosse davvero alla ricerca di una via di fuga stile Vietnam. Nella terza settimana di ottobre, il numero di soldati di occupazione USA morti, dopo l'annuncio della fine della guerra fatto da Bush il primo maggio, raggiunse quota 104, con una media di un morto al giorno nelle prime tre settimane di ottobre. A novembre, detto anche il mese pi� crudele di Washington, 74 militari USA sono morti in azione, oltre 30 dei quali in 3 elicotteri abbattuti dagli iracheni. A fine 2003 i soldati statunitensi morti in combattimento dopo l'invasione dell'Iraq a marzo furono 325, 210 dei quali dopo la discesa dal cielo stile Norimberga da parte di Bush. La cattura di Saddam Hussein a met� dicembre � servita soltanto a confermare che non era Saddam a controllare ci� che era chiaramente una resistenza popolare, visto che gli attacchi di guerriglia sono continuati senza tregua. E ora, agli inizi del 2004, la domanda non � pi� se la resistenza irachena scatener� la propria equivalente di un'offensiva Tet, ma quando. LE DINAMICHE DELLA SOVRESPANSIONE Il pantano iracheno ed il fallimento della riunione interministeriale di Cancun sono soltanto due manifestazioni di quella malattia fatale degli imperi: la sovrespansione. Ma c'erano anche altri indicatori di importanza vitale, tra cui: - il mancato consolidamento di un regime USA-dipendente in Afghanistan, laddove il mandato del governo Garzai arriva appena alla periferia di Kabul; - la totale incapacit� di stabilizzare la situazione della Palestina, con il governo di Washington sempre pi� prigioniero del disinteresse da parte del governo Sharon a negoziati seriamente indirizzati alla realizzazione di uno stato palestinese; - la paradossale spinta data all'estremismo islamico dalle invasioni a conduzione USA - quelle dell'Iraq e dell'Afghanistan - non soltanto nella zona di origine del Medio Oriente, ma anche nel sud dell'Asia e nel sud-est asiatico - invasioni che erano state giustificate dallo scopo di eliminare il terrorismo; - lo smembramento del Patto Atlantico vincitore della Guerra Fredda; - la comparsa, alle porte di casa propria, di governi anti-USA, contrari alla liberalizzazione dei mercati, quali quelli di Luis Ignacio da Silva in Brasile e Hugo Chavez in Venezuela, mentre gli Stati Uniti erano concentrati sul Medio Oriente; - la crescita di un enorme movimento transnazionale della societ� civile che ha condotto con sempre maggior successo la campagna per la delegittimazione della presenza USA in Iraq e che ha dato un contributo decisivo al collasso dei colloqui interministeriali a Seattle e a Cancun. DILEMMA IMPERIALE Di fronte a queste sfide alla sua egemonia, l'assoluta superiorit� degli Stati Uniti in materia di armi nucleari e convenzionali conta poco, cos� come la mazza � un pessimo acchiappamosche. Per intervenire, invadere ed imporre un'occupazione, le forze di terra continueranno ad essere l'elemento decisivo, ma � impensabile che l'opinione pubblica statunitense, la maggior parte della quale crede che l'invasione dell'Iraq non valga pi� l'attuale prezzo di vite umane, tolleri un'espansione significativa dell'impegno delle truppe di terra oltre le 168,000 unit� attualmente in Iraq e paesi del Golfo, e le 47,000 in Afghanistan, Corea del Sud, Filippine e Balcani. Un'opzione sarebbe quella di ritornare alla diplomazia delle navi da guerra dell'epoca Clinton, a quello che Andrei Bacevich dell'Universit� di Boston definisce l'applicazione calibrata della potenza aerea senza l'impegno di truppe di terra, in modo da 'punire, tracciare linee, dare segnali e negoziare'. Il popolo di Bush, per�, si oppone ferocemente a questa opzione, e a ragione: che fosse Bill Clinton a scagliare le batterie di missili Cruise contro i supposti nascondigli di Bin Laden in Afghanistan e Sudan o che fosse l'operazione Rolling Thunder del presidente Lyndon Baines Johnson contro il Vietnam del Nord nel 1964, i raid aerei hanno un impatto assai limitato contro un nemico deciso. Ma l'opzione truppe di terra non va meglio, il che ci porta alla domanda: se gli Stati Uniti si trovano attualmente in una situazione in cui non possono vincere ? Il problema � che il popolo di Bush ha disimparato una lezione importantissima per la gestione di un impero: che, come dice Bacevich, 'governare qualsiasi impero � un impegno politico, economico e militare; ma � anche un impegno morale'. 'Se l'impero romano � durato 700 anni', dichiara Michael Mann dell'UCLA, '� perch� i romani hanno capito che la soluzione al problema di sovrespansione non sta nell'impegnare sempre pi� legioni, ma nell'estensione di cittadinanza prima a tutta l'elite locale, poi a tutti gli uomini liberi'. Durante gli anni successivi alla seconda guerra mondiale, infatti, la fazione bipartisan che dominava l'elite politica statunitense, dimostrava di aver capito la scoperta romana che una 'visione morale' era centrale alla gestione di un impero. Era un mondo forgiato principalmente dalla costruzione di alleanze, con il sostegno di meccanismi multilaterali quali le Nazioni Unite, la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale, il tutto nella convinzione che, nelle parole di Frances Fitzgerald, 'quello che gli Stati Uniti potevano offrire al terzo mondo era: democrazia elettorale in congiunzione ai diritti alla propriet� privata ed ai diritti civili'. Il Memorandum della Sicurezza Nazionale n. 68, il documento chiave dietro la Guerra Fredda, non conteneva semplicemente una strategia per la sicurezza nazionale; era una visione idelogica che prevedeva una 'lunga lotta crepuscolare' contro il comunismo, per guadagnare il supporto dei popoli e dei paesi in tutto il mondo. Non si pu� dire altrettanto del documento sulla Strategia di Sicurezza Nazionale dell'attuale amministrazione, che si riferisce alla missione statunitense in termini restrittivi, principalmente quale difesa dell' 'American way of life' dagli attacchi dei nemici stranieri, e si arroga il diritto di colpire anche laddove esisterebbero minacce potenziali agli interessi americani. Anche quando i neoconservatori regnanti si esprimono sull'estensione della democrazia al Medio Oriente, non riescono a dissipare l'impressione che concepiscano la democrazia alla luce della realpolitik, quale meccanismo per distruggere l'unit� araba al fine di garantire l'esistenza di Israele e l'accesso degli Stati Uniti al petrolio. UN RITORNO AL MULTILATERALISMO Un'amministrazione pi� sofisticata sarebbe in grado di rimediare ai danni arrecati dalla presidenza Bush alla gestione dell'impero attraverso un ritorno al multilateralismo e alla dimensione 'morale' dell'impero ? Forse, ma anche questo approccio potrebbe rilevarsi anacronistico. Perch� la storia non si ferma mai. Sar� difficile per una rinvigorita coalizione a conduzione USA domare l'incendio della reazione fondamentalista islamica che alla lunga rovescer� o quanto meno dannegger� gravemente la resistenza degli alleati come l'elite saudita e degli stati del Golfo Persico. E' improbabile che riesumare la promessa di estensione della democrazia, dei tempi della Guerra Fredda, possa convincere i popoli disincantati dall'esperienza delle democrazie controllate dalle �lite sostenute dagli USA in paesi quali il Pakistan e le Filippine, che sono diventate ostacoli all'uguaglianza economica e sociale. E non funzionerebbe neanche un ritorno all'epoca di Clinton, ove si prometteva la prosperit� grazie all'accelerazione dei processi di globalizzazione, viste le prove schiaccianti, ammesse perfino dalla Banca Mondiale, che la povert� e la disuguaglianza sono aumentate su scala globale negli anni 90, il decennio della globalizzazione accelerata. Per quanto riguarda il multilateralismo economico, l'appello del finanziere George Soros per una riforma del FMI, della Banca Mondiale e dell'OMC per promuovere una forma pi� equa di globalizzazione potr� sembrare buono; ma � improbabile che venga appoggiato dagli interessi economici USA dominanti, che sono alla fine gli stessi che hanno silurato i colloqui OMC attraverso le loro posizioni aggressivamente protezionistiche sull'agricoltura, sui diritti di propriet� intellettuale, ed i loro atteggiamenti arroganti verso le altre economie in termini di diritti di investimento, movimenti di capitali e l'esportazione di prodotti geneticamente modificati. Armati della cortina fumogena ideologica del libero commercio, � probabile che l' establishment corporativo statunitense diventi ancora pi� protezionista e mercantilista nell'epoca della stagnazione, deflazione e diminuzione dei profitti a livello globale nella quale siamo entrati. GLI SFIDANTI E per il futuro ? Militarmente, non c'� alcun dubbio che Washington continuer� a detenere la superiorit� assoluta in termini di indici lordi di potenza militare, quali numero di testate nucleari, di armi convenzionali, di portaerei, ma la capacit� di trasformare la potenza militare in interventi militari efficaci diminuir� con l'ascesa della 'Sindrome Iraq'. Lo smantellamento dell'Alleanza Atlantica � irreversibile; il conflitto in Iraq ha soltanto accelerato le dinamiche distruttive delle divergenze che andavano accumulandosi sin dagli anni 90 in quasi tutte le questioni di relazioni internazionali. E' probabile che l'Europa si muova nella direzione della creazione di una Forza di Difesa Europea indipendente dalla NATO, ma non rappresenter� una sfida alla superiorit� strategica statunitense. Politicamente, per�, l'Europa si allontaner� sempre pi� dall'orbita statunitense e rappresenter� un polo alternativo che perseguir� i propri interessi regionali attraverso un approccio liberale, multilaterale ed orientato alla diplomazia. In termini di potenza economica, gli Stati Uniti rimarranno il potere dominante nei prossimi due decenni, ma � probabile che perda posizioni man mano che la base della sua egemonia - la struttura globale per la cooperazione capitalista transnazionale alla quale l'OMC � centrale - viene erosa. Possiamo prevedere una proliferazione di accordi commerciali bilaterali o regionali, ma fra questi i pi� dinamici potrebbero rivelarsi non quelli che integrano le economie deboli con una superpotenza come gli Stati Uniti o l'Unione Europea, bens� gli accordi economici tra paesi in via di sviluppo - ovvero, nel gergo dell'economia dello sviluppo, 'Cooperazione Sud-Sud'. Le formazioni quali Mercosur nell'America Latina, l'Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN) ed il G20 rispecchieranno sempre pi� le lezioni che i paesi in via di sviluppo hanno imparato attraverso gli ultimi venticinque anni di globalizzazione destabilizzante; che la politica commerciale deve essere subordinata allo sviluppo; che la tecnologia deve essere liberata da regole troppo restrittive sulla propriet� intellettuale; che sono necessari i controlli sui flussi di capitali; che lo sviluppo necessit� di maggiori, non minori, interventi statali. Soprattutto, infine, che i deboli devono operare collettivamente, per non precipitare singolarmente. Tra i paesi in via di sviluppo, chiaramente la Cina fa categoria a s�. Infatti, la Cina � uno dei vincitori dell'epoca Bush. E' riuscita ad essere dalla parte di tutti nei principali conflitti economici e politici, e perci� dalla parte di nessuno all'infuori della Cina. Mentre gli Stati Uniti sono rimasti invischiati in guerre infinite, la Cina ha manovrato con tanta destrezza da potersi tener fuori da impegni complicati, in modo da poter dedicarsi alla rapida crescita economica, all'approfondimento tecnologico e alla stabilit� politica. Certo che il bisogno di democratizzazione rimane urgente, ma la disintegrazione della Cina a causa della lentezza di questi processi - che molti osservatori del paese amano prefigurare allo scopo di vendere i loro libri - appare alquanto improbabile. L'altro gran vincitore degli ultimi anni � quello che il New York Times ha definito la 'seconda superpotenza' mondiale, dopo gli Stati Uniti. Parlo della societ� civile globale, una forza la cui espressione pi� dinamica � il Forum Sociale Mondiale, riunito a Mumbai. Questa rete transfrontaliera in rapida espansione che abbraccia tutto il Nord ed il Sud e la principale forza che preme per la pace, la democrazia, il commercio equo, la giustizia, i diritti umani e lo sviluppo sostenibile. Governi disparati quanto Beijing e Washington deridono le sue domande. Le Corporations la detestano. E le agenzie multilaterali si trovano costrette ad adottare il suo linguaggio di 'diritti'. Ma la sua crescente capacit� di delegittimare il potere e di incidere sui profitti delle multinazionali sono dati delle relazioni internazionali con le quali dovranno imparare a convivere. La riduzione della capacit� degli Stati Uniti di controllare gli avvenimenti globali; l'ascesa di blocchi economici regionali insieme al declino del sistema multilaterale; pi� fermezza e determinazione nelle posizioni dei paesi in via di sviluppo; e l'emersione della societ� civile globale quale elemento sempre pi� efficace di controllo sull'operato degli stati e delle multinazionali; tutti questi trend sembrano destinati ad un'accelerata nei prossimi anni. La storia � furba e dispettosa, e spesso si diverte ad operare l'esatto contrario di ci� che gli attori si prefiggono. 'La dominazione a tutto spettro' del XXI secolo da parte degli Stati Uniti � l'obiettivo dichiarato dei neoconservatori venuti al potere con George Bush. Paradossalmente, gli sforzi per realizzare tale obiettivo da parte dell'attuale amministrazione hanno di fatto accelerato l'erosione dell'egemonia statunitense - un processo che forse si sarebbe potuto rallentare con una �lite imperiale pi� capace. Le moltitudini di Mumbai sicuramente continueranno a ritenere gli Stati Uniti una minaccia mortale alla pace e alla giustizia globali, per� trarranno conforto dalle crescenti difficolt� dell'impero arrogante, che non riesce a capire che il declino � inevitabile e che la sfida da raccogliere non � quella di opporvi resistenza bens� di gestirlo con destrezza. * Walden Bello � professore di Sociologia e Pubblica Amministrazione presso l'Universit� delle Filippine e direttore esecutivo dell'istituto di ricerca ed azione Focus on the Global South, che ha sede a Bangkok. Nel 2003 ha vinto un Right Livelihood Award (premio della professione giusta), meglio conosciuto col nome di Premio Nobel Alternativo. Traduzione di Lorraine Buckley _____________________________ 5 - Nell'agenda di Bombay __________________________________________________________ di Vittorio Agnoletto (del Consiglio Internazionale del Forum Sociale Mondiale) Il trasferimento del Forum Sociale Mondiale da Porto Alegre a Bombay rappresenta per il movimento la consapevolezza delle proprie immense responsabilit�, a livello globale, nella lotta al neo-liberismo. Il trasferimento del Forum Sociale Mondiale da Porto Alegre a Bombay rappresenta per il movimento la consapevolezza delle proprie immense responsabilit�, a livello globale, nella lotta al neo-liberismo. Il limite principale della pur importantissima esperienza dei tre FSM organizzati in Brasile era infatti quello di riproporre la centralit� della cultura occidentale, fondata, in questo caso, sull'incontro tra l'Europa e l'America Latina, come asse centrale della costruzione di un nuovo mondo possibile. A Bombay lo sforzo del comitato organizzatore indiano � stato imponente: il processo di costruzione del forum ha coinvolto oltre cento differenti realt� nazionali, alle quali si sono aggiunte, in un rapporto non formalizzato, n� stabile, ma comunque sufficientemente continuativo, alcune delle maggiori organizzazioni attive in altri paesi dell'Asia centro-orientale. E' stato un percorso faticoso e non senza contraddizioni significative. Ad esempio nella fase iniziale hanno pesato le differenti impostazioni strategiche tra i movimenti sociali che hanno come riferimento i tre partiti comunisti indiani. Sul fronte dei movimenti contadini, non tutti si sono sentiti coinvolti nel lavoro del comitato promotore che, essendo guidato dalle maggiori Ong nazionali, � stato spesso accusato di subire troppo il condizionamento dei Fondi internazionali �di sviluppo�. Questi ultimi infatti, come ci ricorda Vandana Shiva nella sua ultima intervista a Carta, orientano gran parte dei loro finanziamenti in modo da stimolare il discorso sull'identit� (religiosa, di genere e sociale), a scapito per� dell'analisi sulle questioni economiche nazionali e internazionali che determinano le condizioni materiali del vivere quotidiano. Una posizione critica che � diventata netta contrapposizione � infine quella di alcune organizzazioni fondamentaliste induiste che contestano il Forum per il suo carattere laico e pluralista. Non sar� certo facile, per noi occidentali, comprendere le contraddizioni che animano una realt� cos� differente dalla nostra. Radici culturali e sociali, che suscitano immaginari e archetipi altrettanto differenti all'interno della stessa India, spesso nascosti sotto i marchi ingombranti delle onnipresenti multinazionali o dietro l'informazione omogeneizzata e patinata dei soliti media player globali. Contraddizioni enormi, in un paese ove risiede circa 1/6 della popolazione mondiale, con al potere un partito induista, per quanto riguarda la pubblicistica interna, ma liberista nelle scelte di politica economica e di politica estera. Un paese ove la popolazione � ancora suddivisa in caste nonostante la loro formale abrogazione avvenuta 55 anni fa (argomento che sar� oggetto di serrati confronti nel Forum nel quale si � scelto, non casualmente, di attribuire ampio spazio ai temi delle discriminazioni, anche e soprattutto di genere, e delle varie forme, comunque mascherate, di! razzismo); un paese dove le stime pi� ottimistiche sostengono che 250 milioni di persone vivono sotto la soglia di povert�, e dove tra il 10 per cento pi� ricco, che controlla oltre un terzo delle risorse nazionali, e il 10 per cento pi� povero,che non arriva al 3 per cento della ricchezza, ci sono enormi fasce intermedie sull'orlo dell'indigenza. Un paese dove l'agricoltura � in agonia a causa delle politiche europee e statunitensi sui sussidi; dove il numero dei lavoratori bambini � il maggiore al mondo (il governo ne conta 17 milioni, l'Ilo 44, le Ong pi� di 100 milioni). Una nazione conosciuta in tutto il pianeta per la sua tradizione gandhiana, spesso citata a sproposito, ma anche munita di bomba atomica e perennemente a rischio di conflitto armato con il vicino Pakistan, anch'esso potenza nucleare. L'opposizione alla guerra costituir� uno degli assi portanti di tutto il Forum. Un' opportunit� unica d'incontro tra i movimenti pacifisti occidentali e i movimenti e le realt� sociali direttamente impegnate in medioriente e nei paesi della regione centroasiatica nella lotta per la pace, l'autodeterminazione e la difesa dei diritti umani. L'obiettivo � quello di non limitarsi a i pur necessari confronti analitici ma di rilanciare iniziative concrete, a partire dal percorso che ci condurr� alle manifestazioni del 20 marzo, in tutte le capitali del mondo, per riaffermare, su invito dei movimenti pacifisti statunitensi, l'opposizione alla guerra e alle occupazioni in Iraq, Afghanistan e Palestina. Ma il Forum di Bombay sar� chiamato ad affrontare altre due questioni strategiche: da una parte, occorre infatti scegliere le modalit� con cui proseguire la lotta contro il Wto rendendo ancora pi� produttivo il successo ottenuto a Cancun; dall'altra, soprattutto all'interno del Consiglio Internazionale, bisogner� ridiscutere delle caratteristiche che hanno finora segnato l'organizzazione stessa dei Forum. Non pi� solo momenti di confronto ma anche di organizzazione concreta delle iniziative di lotta dei mesi a venire, sforzandosi di creare sempre maggiori sinergie tra movimenti collocati in aree diverse del pianeta e di giungere a individuare priorit� comuni e condivise. Se il procedere della guerra infinita politica, economica, sociale e militare lanciata dall'amministrazione Bush rende sempre pi� necessario un protagonismo consapevole del movimento sulla scena internazionale, la vittoria importante, seppur parziale, ottenuta a Cancun rende evidente a tutti come il confronto tra le due superpotenze, per utilizzare l'espressione del New York Times, sia ancora tutto aperto e l'esito non appaia definitivamente scontato. Fonte: Il manifesto - 15 Gennaio 2004 --- Il Granello di Sabbia � realizzato da un gruppo di traduttori e traduttrici volontari/e e dalla redazione di ATTAC Italia [EMAIL PROTECTED] Riproduzione autorizzata previa citazione e segnalazione del "Granello di Sabbia - ATTAC - http://attac.org/" _______________________________________________ BERGAMO SOCIAL FORUM MAILING LIST per informazioni [EMAIL PROTECTED] In questa mailing list ogni iscritto pu� far circolare tutte le notizie che ritiene opportune, pertanto non esiste alcun "filtro" ai messaggi che circolano ma ci si affida alla responsabilit� individuale. Ricordiamo www.bergamoblog.it, sito di riferimento per molte delle realt� del Forum e per altre ancora... Per provvedere alla sottoscrizione o alla cancellazione del tuo nominativo alla mailing-list : http://www.bergamoblog.it/mlist.php?mlid=bgsf oppure scrivete a: [EMAIL PROTECTED] [EMAIL PROTECTED] https://www.inventati.org/mailman/listinfo/forumbergamo

