C'� poco da sfottere

Il chirurgo plastico � campagna elettorale


di FRANCESCO MERLO




Sbaglia chi pensa che Silvio Berlusconi si sia fatto il lifting per meglio
affrontare la campagna elettorale, i Porta a Porta, i primi piani. In realt�
il lifting di Berlusconi, cos� sapientemente rivelato, cos� falsamente
nascosto ai giornalisti, � gi� campagna elettorale, � la ricerca dello
stupor mundi facendo teatro del proprio corpo, la solita battaglia contro
quei malanni e quelle insidie che mai Berlusconi cessa di esibire e che
vorrebbe mettere in comune per sconfiggerli in comune: "Guardate che
occhiaie che ho", dice spesso in Consiglio dei ministri. Ma c'� poco da
sfottere. Il chirurgo plastico � campagna elettorale e purtroppo rischia
d'essere politica vincente come fu la nave, o il kit-catechismo del
forzista, le videoconferenze nelle piazze, le scenografie da padrona di casa
nella Genova del G8, e poi le piante e i fiori, i divieti di appendere i
panni ad asciugare nei balconi, l'obbligo a tutti i deputati di usare i
fazzolettini per detergersi il sudore, o ancora quella voluptas patologica
che lo prende ogni volta che si ammala di cacarella.

L'idea politica di Berlusconi � che c'� un rimedio a tutto, al corpo troppo
vissuto, alla pancia a pera, alla statura, alla calvizie, alla
gastroenterite, alle borse sotto gli occhi, ed � un sapiente cattivo gusto
che davvero rischia di nuovo d'essere vincente perch� il narcisismo
secolarizzato ha preso il posto dell'estremismo politico e religioso, perch�
sono queste le nuove ossessioni degli italiani, il benessere fisico, la cura
di s�, la palestra, i peletti, la pancetta, la cosmetica che, parafrasando
Karl Kraus, � il cosmo della pubblica opinione.

E non pensate al solito italiano che ha scoperto l'America. Oltre l'american
way, nel lifting al quale si � sottoposto Silvio Berlusconi c'� l'evoluzione
finale del trasformismo, la chirurgia estetica prende il posto di quella
ideologica, la blefaroplastica scalza il viaggio di Fini in Israele, la
convalescenza a Porto Rotondo � pi� intrigante della Bolognina di Occhetto,
il rifacimento degli occhi � una revisione che si impone pi� del
revisionismo storico. Se per tutti infatti la politica � un progetto che
riguarda le persone, per Berlusconi la propria persona � la politica. Se per
gli altri il trasformismo � servito a sdrammatizzare gli scontri di classe,
a gettare un ponte tra interessi confliggenti o pi� frequentemente a montare
sul carro del vincitore, per Berlusconi il trasformismo diventa
travestitismo, � cerone e maquillage, � il rialzo sotto i tacchi, la calza
sulla telecamera, il trucco e la chirurgia plastica. Cos� la buona politica
diventa la sua buona apparenza, ogni ruga truffata vale pi� del calo di un
punto di disoccupazione, anzicch� guardare le statistiche sul pil e sulla
criminalit� Berlusconi si guarda allo pecchio, pi� della Borsa si preoccupa
delle sue borse sebacee, cerca e trova l'Italia nella propria faccia.

E che si tratti gi� di politica e di campagna elettorale lo si capisce anche
dai personaggi che in questi giorni sono venuti a galla, quali il farmacolgo
Umberto Scapagnini, per esempio, che sta a Berlusconi come Rasputin stava
agli zar. Ogni volta che Berlusconi si ammala, si nasconde e si traveste c'�
sempre uno stregone che rivela, che indica ai cronisti prospettive
esoteriche, ed evoca, sotto forma di scoop giornalisitici, magie indicibili,
lascia trapelare visioni irriferibili attraverso le quali l'illustre
paziente � passato, quasi avesse fatto il viaggio nell'Ade, il gioioso
attraversamento dell'inferno. A Barcellona, durante un Consiglio europeo
Berlusconi mobilit� tutto lo staff, compreso il sobrio Gianni Letta, e fece
trapelare, proprio come ha fatto adesso, una dovizia di dettagli, romanzesca
pi� che medica, sulla sregolatezza del poprio intestino. Furono contate
ventitre spremute di limone, la colpa fu attribuita da Letta al latte di
cammella e da Gianni Castellaneta all'aria condizionata che il maggiordomo
Sandro Parodi aveva lasciato accesa, intervenne persino Romano Prodi che
consigli� il Bimixin accendendo una discussione nella delegazione rumena tra
i fans del bimixin e quelli dell'eneterovioformio. Berlusconi stesso si
esib� nella descrizione dei crampi, delle crisi di liberazione, delle
debolezze e degli stordimenti, dolendosi e al tempo stesso divertendosi con
tutte le sfumature del propro malore, parole coperte e risolini esplicativi,
la cacarella evocata per litote, linguaggio cifrato, espressioni attenuate e
ancora strizzatine d'occhio, cenni d'intesa: "Ogni tanto - disse - ricevo
notizie dall'interno" .

Ecco: sempre Berlusconi propone la propria decadenza fisica come una
malattia sociale contro la quale sono tutti mobilitati: "Quante ne ho
passate", rispose a George Bush che lo trov� ingrassato. Persino il famoso
cancro alla prostata che egli ha combattuto e vinto gli procur� fierezza.
Ancora convalescente, disse a Giuliano Ferrara che era andato a trovarlo in
clinica: "Scommettiamo che non avevo niente e che questi medici mi hanno
operato per farsi pubblicit�?".

Ebbene, ridetene pure se volete, ma tutto questo � politica malandrina,
perch� sposta, fa sparire l'oggetto reale della contesa, � un "a me gli
occhi", � colpo di teatro che ti ipnotizza e ti borseggia. Se il vecchio
trasformismo riduceva lo scontro perch� cambiava la posizione ai
contendenti, e gli avversari diventavano sodali e compari, questo
travestitismo � una piroetta, � la costruzione di un altrove in cui vengono
collocati depistatori e depistati. Cos� anche adesso continua l'operazione
ricca, il lifting � un altra acrobazia, tutti discutono di americanismo e di
modernit�, di Narciso e specchio di Narciso, ma � sparita l'acqua di
Narciso, e voila, non c'� pi� l'ogetto della vera contesa, cio� lo stato
dell'economia, l'universit�, il sistema formativo, il razzismo leghista, la
politica estera, il Mezzogiorno, le grandi opere, le leggi ad personam... Si
dibatte invece di pacchianeria da parvenu, di bovarismo cosmetico, di
perdita dell'anima, di reificazione della sostanza, di banalizzazione del
logos. E subito i nostri gozzaniani del buon tempo antico si lanciano con
acuminati spilli a punzecchiare, a solleticare, a insolentire, a dargli del
fatuo, del falso, del cannibalizzato... Ma gli italiani non sono gozzaniani,
trovano le patacche seducenti, si truccano, si imbellettano, sono frivoli,
apprezzano i nasi rifatti e nel 2001 hanno eletto Berlusconi. Questa � la
nostra disgrazia politica: la reazione sempre uguale degli enfatici
laudatori del tempo passato, dei soliti antimoderni, collezionisti di
lucciole pasoliniane e di brufoli e lentiggini prefigura una lunga vita del
rifatto Berlusconi. Se si parlasse di governo, di fisco, di digitale o di
Previti nessun belletto di Berlusconi resisterebbe. Ma se cadiamo ancora una
volta nella trappola del travestitismo, se lo scontro � tra vecchie quercie
e parrucchieri, fra cipressi alti e schietti e nasi rifatti, beh, allora,
blefaroplastica will overcome.

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(REPUBBLICA on-line, 17-1-2004)

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