dal Manifesto di domenica 29 febbraio
2004
Immigrato? In regola s�, in ruolo mai
Quasi
tutti gli enti locali italiani ignorano la legge che equipara italiani e
immigrati nei concorsi pubblici. E condannano anche chi � perfettamente in
regola a un eterno precariato. Bisogna far causa: a Brescia si �
incominciato
MANUELA
CARTOSIO
�Lo
straniero regolarmente soggiornante sul territorio nazionale gode in materia
civile degli stessi diritti riconosciuti al cittadino italiano�; ad esso ��
riconosciuta parit� di trattamento e piena eguaglianza di diritti rispetto ai
lavoratori italiani�. Cos� recita l'articolo 2 del testo unico Turco-Napolitano.
Articolo non modificato dalla legge Bossi-Fini: e per� ignorato, salvo rarissime
eccezioni, nel pubblico impiego dove per partecipare ai concorsi ed essere
assunti in ruolo si continua a richiedere la cittadinanza italiana o di un paese
della Ue. Il requisito, necessario anche per ruoli che non contemplano
l'esercizio di poteri d'autorit� (polizia, esercito, magistratura, funzioni di
certificazione), discrimina palesemente gli immigrati extracomunitari e
ciononostante � previsto dai regolamenti di comuni, province e regioni. Migliaia
di immigrati lavorano come interinali, precari, soci di cooperative per gli enti
locali o per le Asl. Sono per� esclusi dai concorsi banditi dagli stessi enti
per assumere personale a tempo indeterminato.
Il
caso sollevato al comune di Brescia dai delegati del Sin.Cobas � esemplare.
L'amministrazione comunale (giunta di centro sinistra) ha bandito un concorso
per tre posti a tempo pieno e sei a part
time
in due case di riposo. Una dozzina di immigrate lavorano l� da anni e sono in
regola con il permesso di soggiorno, ma non avendo la cittadinanza italiana non
possono partecipare al concorso. �Precarie s�, di ruolo no�, sintetizza il
Sin.Cobas, che preme sulla giunta perch� modifichi il regolamento comunale (il
bando scade a fine a mese). �Si tratta di una chiara discriminazione
istituzionale�, afferma la delegata Margherita Recaldini, �ai danni di
lavoratrici che hanno seguito i corsi professionali per operatori
socioassistenziali e che, nel caso vincessero il concorso, continuerebbero a
svolgere le stesse mansioni�. Hanno titoli e esperienza, dice Riccardo Balneari,
un altro delegato del Sin.Cobas, chiediamo solo che possano farli valere come
gli italiani. �Lavoriamo gomito a gomito, facciamo gli stessi turni, non �
giusto condannarle a un eterno precariato. Se sei un interinale in banca non ti
fanno il muto, le ferie non le puoi accumulare. E' cos� per tutti, per gli
immigrati � peggio�.
L'assessore
al personale Luigi Gaffurini (Margherita) ammette che il problema esiste, dice
che �la normativa � complicata e contraddittoria, annuncia che far� una proposta
alla giunta per risolverlo. Nell'ultima riunione di giunta la soluzione non �
stata trovata, segno che il problema, come sempre quando ci sono di mezzo gli
immigrati, pi� che tecnico � politico. Soprattutto in campagna elettorale, a
Brescia a giugno si voter� per le provinciali. Poich� la modifica del
regolamento resta una vaga promessa, le lavoratrici immigrate per cautelarsi
hanno presentato comunque la domanda.
Ottimo,
commenta l'avvocato Marco Paggi dell'Asgi (Associazione studi giuridici
sull'immigrazione), quella � la prima mossa da fare. Oltre che per cautelarsi,
serve per far capire all'ente banditore che gli immigrati sono informati sui
loro diritti. Sanno che una legge nazionale � �pi� forte� di qualsiasi
regolamento. E sanno che in materia di concorsi e assunzioni nel pubblico
impiego due sentenze hanno dato ragione agli immigrati ricorrenti. Una del 2001
del Tar della Liguria, l'altra del 2002 della Corte d'appello di Firenze.
Quest'ultima afferma chiaramente che �costituisce comportamento discriminatorio�
escludere da un concorso un extracomunitario �per carenza del requisito della
cittadinanza italiana�. La legge del 1994, che prevedeva quel requisito, �
�superata� dal testo unico Turco-Napolitano. Ed � pacifico, aggiunge Paggi, che
lo sono anche i regolamenti degli enti locali stilati dopo la
Turco-Napolitano.
Purtroppo
si contano sulle dita di una mano gli enti pubblici che hanno modificato i loro
regolamenti (provincia di Firenze) o si accingono a farlo (provincia di Trento,
comune di Venezia). Una direttiva della regione Emilia Romagna equipara i
lavoratori immigrati a quelli italiani nelle assunzioni fatte per concorso. Se
si aspetta che uno alla volta, e con comodo, gli enti locali correggano i loro
regolamenti, passeranno anni. D'altra parte, i contenziosi giudiziari non sono
una cosa semplice, soprattutto per gli immigrati. C'� una strada diversa?
�Basterebbe una circolare dell'Aran o del ministero del welfare che solleciti i
vari enti pubblici a calcellare il requisito della cittadinanza italiana�,
risponde Paggi.
Soluzione
semplice ma, aggiunge, improbabile. Qualsiasi cosa assomigli a una �concessione�
fatta agli immigrati non piace o divide la destra e non scalda il
centrosinistra. Dal 1986 ben tre leggi sull'immigrazione hanno promesso decreti
attuativi per risolvere �al pi� presto� il problema del riconoscimento dei
titoli di studio conseguiti all'estero. �Gli unici titoli a oggi disciplinati
sono quelli per le professioni parasanitarie. E sono stati riconosciuti solo
perch� abbiamo bisogno d'infermieri come del
pane�.