Un anno di silenzio sulla morte di Rachel Corrie

di Elizabeth Corrie



Solo un anno fa il mese di marzo, per me come per molte altre persone,
veniva associato a concetti positivi: la fine dell'inverno, l'avvento della
primavera e poi dell'estate. Da quest'anno e per il resto della mia vita,
l'inizio di marzo mi porter� alla mente qualcosa di completamente diverso:
l'anniversario della brutale morte di mia cugina, Rachel Corrie.
Il 16 marzo 2003 un soldato israeliano e il suo comandante investivano
Rachel Corrie con un Caterpillar da nove tonnellate mentre la ragazza -
disarmata e chiaramente visibile grazie ad un giubbino fosforescente -
proteggeva un'abitazione palestinese per impedire la sua demolizione da
parte dell'esercito israeliano. La morte di Rachel Corrie, e le reazioni che
sono - o non sono - seguite a questo evento rivelano verit� sconcertanti,
per la loro immoralit� e ingiustizia.

Primo, Rachel � morta cercando di impedire la demolizione di una casa, una
pratica comune in Israele e impiegata dall'esercito come punizione
collettiva, che ha trasformato pi� di dodicimila palestinesi in senzatetto a
partire dall'inizio della seconda intifada nel settembre 2000. Questa
pratica viola la legge internazionale, inclusa la Quarta Convenzione di
Ginevra.

Secondo, Rachel � stata travolta da un buldozer della Caterpillar,
fabbricato negli Usa e inviato in Israele come parte del regolare pacchetto
di aiuti statunitensi, che ammonta tra i 3 e i 4 miliardi di dollari, tutti
pagati dai contribuenti americani. L'utilizzo di buldozer Caterpillar per
distruggere abitazioni civili, per non parlare poi del fatto di investire
attivisti per i diritti umani disarmati, viola le leggi statunitensi, tra le
quali il Us Arms Export Control Act (legge sul controllo dell'esportazione
delle armi) che proibisce l'uso di aiuti militari contro la popolazione
civile.

Terzo, l'auto-assoluzione da parte dell'esercito israeliano per la morte di
Rachel e l'opposizione condotta dallo stato di Israele ad un'indagine
indipendente su questo caso rivelano sia il desiderio di Sharon di non
assumersi le proprie responsabilit� per la morte di una cittadina americana
sia la vigliaccheria dell'amministrazione Bush nel permettere che una
nazione possa impunemente attaccare suoi concittadini.

Quarto, la morte di Rachel ha costituito in realt� solo il primo di numerosi
attacchi israeliani contro cittadini stranieri nella West Bank e a Gaza.
Brian Avery, originario del New Mexico, � stato colpito al volto il 5
aprile; Tom Hurndall, un cittadino britannico, � stato centrato alla testa
l'11 aprile ed � morto il 13 gennaio, e Hames Miller, un altro britannico, �
stato colpito ed ucciso in aprile. Finora, solo nel caso di Hurndall il
soldato israeliano responsabile dell'attacco verr� giudicato in tribunale, e
questo perch� il governo della Gran Bretagna, dopo alcuni mesi, finalmente
ha riconosciuto l'evidente fondatezza delle prove presentate dalla famiglia
di Hurndall.

Poich� ci avviciniamo all'anniversario della morte di Rachel, i cittadini e
i residenti degli Stati Uniti dovrebbero chiedersi per quale motivo un
cittadino statunitense disarmato possa essere ucciso impunemente da un
soldato di una nazione alleata che riceve massicci aiuti dagli Usa,
utilizzando per di pi� un prodotto fabbricato negli Usa da un'impresa
statunitense e pagato con i soldi dei contribuenti americani. Quando tre
americani furono uccisi in un'esplosione il 15 ottobre 2003, presumibilmente
da palestinesi, mentre si muovevano all'interno di Gaza, l'Fbi � giunto in
meno di 24 ore per investigare sulle morti. Dopo un anno, n� l'Fbi n� altra
istituzione statunitense ha condotto alcuna indagine sulla morte di una
donna americana uccisa da un israeliano.

Perch� due pesi e due misure? Forse questa � la verit� pi� sconcertante di
tutte.


Elizabeth Corrie � dirigente e insegnante presso una scuola di Atlanta.

(Pubblicato dall'International Herald Tribune. Traduzione di Igor Giussani
per Liberazione)

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