Facciamo circolare il pi� possibile questa roba, una merda simile fa venire voglia di non stare al mondo.
Altri articoli http://www.globalproject.info/art-2200.html *********************************************** questo � il resoconto della giornata dei rimpatri illegali da Lampedusa verso la Libia. Alcuni di noi erano l�, hanno visto, hanno filmato, hanno fotografato, hanno parlato, hanno gridato, hanno sofferto, hanno sub�to i carabinieri e i loro complici. Le televisioni e la stampa di qualsiasi colore (tranne rare eccezioni su internet) hanno totalmente ignorato questi fatti gravissimi che si sono consumati nell'indifferenza totale. Proprio per rompere questo pesante e colpevole silenzio, il documento che seguir� deve essere inviato e diffuso il pi� largamente possibile, ad organi di stampa, televisioni, siti internet, email, fotocopiato, distribuito ad amici e parenti e a semplici conoscenti, insomma a tutti, ma proprio tutti, anche a coloro che pensiamo non siano interessati. Resoconto della Rete Antirazzista Siciliana La giornata delle deportazioni: mattina del 6 ottobre 2004-10-06 Siamo in cinque della rete antirazzista siciliana insieme a Lillo Miccich�, deputato regionale dei Verdi. Arriviamo alle nove del mattino a Lampedusa. Il panorama � surreale: l�isola � militarizzata. Ovunque jeep militari, polizia, carabinieri. Andiamo all�aeroporto che � adiacente al Centro di detenzione per migranti, ma prima passiamo da un bar, dove la gente parla ancora del concerto di Claudio Baglioni, come se nulla fosse. Dalle vetrate dell�aeroporto si vede un pezzo del cortile del campo dove sono trattenuti i migranti. Il sole � a picco, fa un caldo estivo. Li vediamo l� fuori nel cortile (probabilmente perch� i capannoni del campo straripano), ammassati sotto l�unico filo d�ombra disponibile, attaccati ai muri. Ci guardiamo intorno e non c�� nessuno, la RAI � ripartita con la stessa nave con cui noi siamo arrivati, e di parlamentari, ovviamente, neanche a parlarne. Alle 12 e 20 atterra un cargo militare, solo il primo dei quattro arrivati nell�arco della giornata. Alessandra e Ilaria, due di noi, riescono a raggiungere una terrazza da cui si pu� vedere tutto il cortile del campo. Ci sono tre gruppi di uomini, per ognuno circa 50 persone. Quelli del gruppo pi� vicino al cancello vengono fatti mettere in fila contro il muro. Probabilmente stanno iniziando ad ammanettarli. Lillo Miccich� aveva chiesto di entrare al campo gi� ieri e questa mattina. Gli hanno accordato il permesso solo per oggi pomeriggio alle 5. Facile capire perch�. Infatti iniziano ad arrivare anche gli altri aerei: tutti C130 dell�aeronautica militare. Alle 12:45 iniziano gli imbarchi. Dal centro si viene caricati direttamente sull�aereo, c�� una distanza di soli 40 metri. Ma il trasporto degli uomini dal cancello del campo all�aereo ha tutte le modalit� di una deportazione. In fila per due scortati da uomini in borghese con guanti e mascherine, da donne sorridenti vestite di azzuro (operatrici della Misericordia?), carabinieri e soldati in tuta mimetica, In fila per due. I polsi legati da corde di plastica, trascinati quasi di corsa a gruppi di venti. Noi siamo cinque. Solo cinque. Dove sono i parlamentari? Dove sono coloro i quali avrebbero il dovere di opporsi a tutto questo? Lillo Miccich� inizia a urlare. Grida che questo � un crimine, che si stanno violando tutte le leggi nazionali ed internazionali, cerca di forzare il cordone dei carabinieri per arrivare sulla pista. Ovviamente viene spintonato e buttato a terra. Urliamo anche noi: vergogna! C�� il nostro striscione: NO AI LAGER, NO ALLE DEPORTAZIONI. Ilaria parla arabo, e scrive su un cartello Hurria, libert� in arabo. I carabinieri le intimano di metterlo via. Non si pu� comunicare con i deportati, e, addirittura, scomodano l�interprete arabo della misericordia per accertarsi che sul cartello non ci siano scritti messaggi sovversivi o insulti. Le nostre voci sono coperte dal rombo dei motori degli aerei, i deportati non possono sentirci anche se ci vedono attraverso i vetri. Niente. Non possiamo fare niente. Ne hanno portati via circa 400, pi� o meno 100 per aereo. Nessuno dice per dove. Alle 15 sono tutti partiti. Il centro ora � quasi tornato alla normalit�: �solo� 200 �ospiti�. Andiamo via anche noi, cerchiamo di riprendere fiato, di trovare un modo per sopportare ci� che abbiamo visto. Dobbiamo attendere le 17, quando finalmente Miccich� potr� accedere al centro. A un bar incontriamo due poliziotti che si fermano a parlare con noi. Ci dicono testualmente che ne hanno �stivati� da 65 a 70 per cargo, ma soprattutto ci dicono che sono stanchi. Sono stremati perch� nel pomeriggio di ieri uno degli �ospiti� del centro ha tentato di impiccarsi e loro hanno persino dovuto salvargli la vita. Non capiscono il perch� di questo gesto, loro li trattano cos� bene� gli danno persino l�acqua e le sigarette. Quando chiediamo loro perch� li ammanettano per fare 40 metri, ci rispondono che basta guardarli in faccia questi clandestini per capire che sono pericolosi e non hanno rispetto di niente� Quante cose le nostre forze dell�ordine capiscono dai visi di questi migranti: da dove vengono, se sono o meno dei rifugiati, se sono buoni o se sono delinquenti, se sono palestinesi, iracheni o libici. Caspita che bravi� tutto dai tratti somatici. In base a questo, solo in base a questo sono avvenute le deportazioni di questi giorni, nell�indifferenza di un paese intero, nella contentezza degli abitanti di quest� isola in cui persino i bambini ci dicono che i clandestini devono annegare nelle fogne. L�ingresso al CPT di Lampedusa. Pomeriggio del 6 Ottobre 2004: Entrano al Centro di Lampedusa, il Deputato Regionale dei Verdi Lillo Miccich�, e Ilaria da Palermo (Laboratorio Zeta) per la Rete Antirazzista Siciliana, come interprete di lingua araba e inglese. Un doppio cancello. Il primo li fa accedere, costeggiando la postazione delle forze di sicurezza, carabinieri e polizia, al secondo: l�ingresso alla zona del lager vero e proprio. Li investe un odore acre di immondizia, circa trenta sacchi celesti accatastati tra il cancello e uno dei container che fungono da dormitorio. Sono accompagnati e accolti da un capitano dei carabinieri, da carabinieri in tenuta antisommossa leggera, in tuta anfibi e manganelli, da poliziotti, da qualcuno in borghese, e dall�interprete di lingua araba del Campo. Una �scorta� di dieci, a tratti quindici persone. Vengono subito presentati a tale signor Scalia, direttore del Campo per la Misericordia di Palermo, che li colpisce per la situazione grottesca che incarna: ha indosso una maglietta rosanero del Palermo �Voliamo in serie A�. Si incamminano, fanno i primi dieci passi tra due container dormitorio, e mentre il signor Scalia parla loro, incontrano le facce degli uomini che stanno trattenuti l� dentro, appoggiati alle pareti gialle di alluminio. Li scrutano, e mentre li guardano negli occhi, dopo quei primi dieci passi si accorgono di quell�odore che li accompagner� per tutta la loro visita al campo: merda, piscio, spazzatura. Non possono pi� guardare le facce e gli occhi di quegli uomini: l�odore � nauseabondo, e si concentrano per capire da dove provenga. Vedono rivoli di liquami che scorrono tra gli spazi che circondano i quattro container-dormitorio, la mensa e i servizi igienici: � una fogna a cielo aperto. Il signor Scalia dice all�onorevole e all�interprete che quei liquami sono solo acqua, racconta che sei volte al giorno, in questa situazione di emergenza, hanno fatto spurgare i pozzi. Ma quell�acqua puzza. Tutto puzza. Scalia mostra i tubi per lo spurgo, e un piccolo corridoio di asfalto pieno di immondizia sparsa per terra. Inizia poi a parlare di numeri: 1200 �ospiti� fino a luned�, che dormivano ovunque: nei container, nella mensa, nei cortili a cielo aperto. Parla poi degli imbarchi: oltre quelli imbarcati il 4 ottobre per la Libia e per Crotone, altri 99, stamattina presto, per porto Empedocle, e 372 stivati in quattro c130 dell�aeronautica militare. L�onorevole e l�interprete svoltano di 180 gradi sull�altro corridoio di asfalto. Incontrano i servizi igienici. La porta deve restare aperta. Gente che piscia all�interno, e loro la vedono. Cominciano a guardare dentro i container dormitorio, lunghi circa 20 metri e pieni di due file di letti a castello. Giacigli di gomma piuma gialla, a volte senza niente sopra, a volte con piccole coperte di lana. Basta, niente altro. Il signor Scalia continua a parlare. L�onorevole gli chiede quale sia la procedura adottata con i migranti appena arrivati al campo. Scalia risponde, con voce incerta, quasi a singhiozzi, che vengono raccolti nome, cognome, nazionalit�, data di nascita e luogo di provenienza. Poi viene loro chiesto, dopo avergli letto i diritti, se vogliono fare richiesta di asilo in Italia. L�onorevole e Ilaria smettono di ascoltare e chiedono di entrare dentro i container e parlare con gli �ospiti�. Incontrano per primi tre africani neri. L�onorevole si presenta, comunica ai tre uomini perch� si trova l�. Loro si sciolgono in un sorriso nervoso e un po� timido. Iniziano a rispondere alle domande. Si parla in inglese. Al campo non esiste un interprete di inglese e i carabinieri non comprendono questa lingua, quindi la conversazione � tranquilla: solo l�onorevole, Ilaria e i tre uomini. Sono nigeriani e stanno male. Non si sono potuti lavare, sono arrivati malati. Sono spaventati. Con loro, il 3 ottobre, erano arrivati anche due bambini con loro padre, ma luned� li hanno portati via, non sanno dove. Ilaria gli chiede se gli � stata comunicata la possibilit� di chiedere asilo politico. Rispondono di no, e che non hanno neppure avuto l�opportunit� di chiederlo loro stessi. Dichiarano di volere fare la richiesta. Ilaria la scrive in italiano, loro in inglese. Queste tre richieste di asilo sono gi� state inviate via fax agli uffici dell�ACNUR, a Roma. Miccich� e Ilaria si rivolgono poi a un gruppo di 15 uomini che parlano in arabo. Vengono dalla Tunisia, dal Marocco, c�� un uomo di 70 anni che viene dalla Palestina. L�interprete di arabo della Misericordia che gestisce il centro � l� con loro. I due delegati si accorgono subito che la conversazione che stanno per affrontare sar� diversa dalla precedente. Davanti all�interprete i migranti dichiarano che nel campo va tutto bene, che tutti sono gentili con loro e che non hanno bisogno di niente. Chiedono solo di poter lavorare. L�onorevole spiega anche a loro perch� � li. Poi si allontana, insieme alle forze di sicurezza, per visitare il posto di polizia che dovrebbe raccogliere le identificazioni e le richieste di asilo, ma scopre che tale ufficio � completamente inutilizzato da mesi. Nel container rimane Ilaria affiancata dall�interprete del campo. Spiega ai migranti che quello che sta accadendo in questi giorni al centro e il centro stesso sono una palese violazione dei diritti umani, che gli uomini che escono dal centro vengono spediti non si sa dove, a volte a Crotone, o ad Agrigento, o in Libia. Ilaria vede che l�interprete si allontana in fretta e subito dopo torna con le forze dell�ordine e l�Onorevole, a cui viene subito intimato dal capitano dei carabinieri di non dichiarare che alcuni dei migranti sono stati deportati in Libia. In assenza di Ilaria l�interprete del centro riferisce al capitano che l�attivista della rete ha detto cose che in realt� non sono mai uscite dalla sua bocca, e infatti poi le ritratta davanti a lei. Comincia l�operazione �psicosi da rivolta�. Sembra una pratica standard: Il capitano e il direttore del centro iniziano a gridare insieme agli altri carabinieri e poliziotti invitando l�onorevole e Ilaria a uscire. �ecco, avete visto cosa avete fatto. Ora uscite�presto succeder� qualcosa�. I migranti in realt� sono tranquillissimi. Miccich� non batte ciglio e chiede di continuare la visita nel campo e invita 4 uomini trattenuti l�, provenienti da paesi diversi, a parlare con lui fuori dal primo cancello. Scortati dagli operatori della misericordia, ancora dall�interprete del campo, e dai carabinieri, l�onorevole riesce a bloccare l�operazione psicosi. Parla coi 4 uomini e si fa raccontare le loro storie. Dice loro ci� che far� quando sar� fuori di l�: racconter� quanto siano difficili le condizioni dei paesi di provenienza di chi � trattenuto al centro e si batter� perch� escano tutti da l� e possano circolare liberamente in Italia. Una conversazione bella, serena, conclusa in un applauso. Gli altri migranti, ammassati contro la recinzione applaudono i loro 4 rappresentanti, salutano, rimangono l�.
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