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il manifesto - 04 Dicembre
2004
LETTERA
Il lavoro ai tempi della Bossi-Fini Il 4 dicembre 2004 sar� un giorno importante per lavoratrici e lavoratori migranti in Italia. Dall'entrata in vigore della Bossi-Fini la vita nei luoghi di lavoro � profondamente cambiata. Una quota sempre pi� ampia di migranti si trova esposta a un ricatto ogni giorno pi� brutale. Vincolare il permesso di soggiorno al contratto di lavoro significa la minaccia costante di espulsione e un passo in pi� verso l'incertezza e la precariet�. Per il lavoro nel suo complesso rappresenta inoltre il tentativo di dividere i lavoratori italiani da quelli migranti, facendo di questi ultimi i primi candidati al licenziamento e, insieme, i primi responsabili di ogni abbassamento delle condizioni lavorative e di ogni tendenza al ribasso dei salari. Oggi che la legge 30 sul mercato del lavoro sta dispiegando i suoi effetti sui i lavoratori si mostra con chiarezza che i migranti sono il �banco di prova� di un'organizzazione del mercato del lavoro e dei rapporti interni alle aziende progressivamente estesa a tutti i lavoratori senza differenze di colore o di provenienza. Si dice spesso che i migranti accettano i lavori pi� faticosi e meno pagati indebolendo cos� la forza contrattuale di tutti i lavoratori, ma ci� non � pi� vero per loro di quanto non lo sia per chiunque � costretto a guadagnarsi un salario, anche se sui migranti incombe la costante minaccia di perdere il permesso di soggiorno, di finire nei Cpt e di essere espulsi. Non si dice invece, o si dice molto di rado, che negli ultimi anni i migranti sono stati in prima fila nelle lotte per l'art. 18, per i precontratti voluti dalla Fiom, per la contrattazione decentrata, per migliori condizioni nelle cooperative e nei lavori atipici. Non si dice che ormai non � pi� possibile organizzare le lotte prescindendo dalla presenza politica dei migranti, che per� non va data per scontata. Quando per� i conflitti investono la condizione migrante in quanto tale, come il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, i migranti devono andare davanti alle prefetture e alle questure da soli, perch� questi non sono problemi da operai. In realt�, le lotte di questi ultimi mesi per un permesso di soggiorno comunque non inferiore a due anni e per abbassare i livelli di reddito per accedere alla carta di soggiorno dicono che questa non � una lotta �settoriale�, ma un modo per inceppare il meccanismo di sfruttamento del lavoro imposto dall'intreccio perverso, che coinvolge tutti i lavoratori, tra legge Bossi-Fini e legge 30. Se per� si osa parlare della necessit� di uno sciopero del lavoro migrante, si � subito accusati di voler dividere i lavoratori, di far diventare generali problemi particolari, di indispettire gli operai italiani, gi� abbastanza trascurati. I migranti sono tutt'al pi� cittadini dimezzati e bisognosi di essere �completati� da diritti che nemmeno gli italiani sono pi� tanto sicuri di avere. Non si vuole accettare che siano i protagonisti delle trasformazioni della produzione sociale e che la loro presenza rafforza le lotte presenti e impone trasformazioni radicali nei modi di organizzarle, dal sindacato alle relazioni tra lavoratori. Nessuno, infatti, lavora come �straniero�, ma come tutti gli altri. Per questo il 4 dicembre sar� per noi una giornata particolare, perch� sfileremo a Roma per far sentire la voce di una parte della classe operaia di questo paese. Bazir Sene - Coordinamento migranti Bologna; Mohammed Bechrouri - Coordinamento Immigrati di Bergamo; Ibrahim Goumbale - Sincobas Migranti Livorno; Fabio Raimondi - Tavolo migranti dei social forum italiani |
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