volevo ringraziarvi per l'appoggio che mi avete dato pubblicando il mi
ocomunicato di distribuzione di un documentario sui palestinesi in libano.
colgo l'occasione per mandarvi questa pagina.
grazie ancora del sostegno nella diffusione
marco pasquini




cari amici, collaboratori, sostenitori,
la data di partenza per beirut � finalmente arrivata, con l'occasione
vi invio questo "incontro"...
mi piacerebbe nel tempo fare qualcosa di simile ad un diario di
lavorazione, o di viaggio, che racconti non solo le vicende e le
evoluzioni del nostro progetto ma soprattutto
le storie incontrate nel percorso.
non so se riuscir� ad avere la continuit� di farlo nel tempo, non ho un
rapporto lineare con la scrittura ma l'idea di un percorso parallelo
alle immagini del nostro documentario mi stimola...chiss�, questo che
vi mando � una prima parte, all'alba di un ritorno a beirut per
preparare un' altra fase del lavoro.
buona lettura, se potete diffondete.
kinoki mrc


Eravamo al palazzo dell�UNESCO di Beirut, nel settembre scorso, quando
Patrizio si avvicina dicendo di volermi presentare una persona.
L�evento ufficiale, con la mostra di alcune sue foto e un concerto, era
organizzato da una delle associazioni palestinesi che lavorano in
Libano da pi� tempo, Beit Aftal Assomoud; era una delle iniziative
della settimana per la memoria del massacro di Sabra e Chatila.
Patrizio � la persona che mi ha portato con se in quel viaggio e quello
che sto per raccontare � uno degli incontri fatti in quei giorni
intensi.

Incontro n.1

�nice to meet you, dico io in modo quasi automatico all�uomo che
confidenzialmente conversa con Youssef, stringendo con forza la mano
che sorridente mi si tende. Energica e ossuta, ruvida di lavoro antico
la mano che dopo solo un attimo non � pi� sconosciuta: il mio nome �
Kamal Ibrahim Kalil Maruf,  ora � lui che sorride scoprendo i denti
sotto i baffi bianchi e curati, godendosi l'effetto della recita del
suo nome�Abu Jamal, ripete veloce il nome sociale e con uno sguardo
sincero di benvenuto lascia la presa.
Abu, padre, � la desinenza al nome che nei paesi arabi un genitore
prende dal suo primogenito, tradizione che per lui evoca un'assenza.
Non credo sia vecchio Abu Jamal, ma lo sembra, minuto com'� dentro
l'abito nero troppo grande che pesante gli casca addosso. L'inglese di
questo distinto signora si ferma alla nostra presentazione, i suoi
occhi no: diretti, profondi e malinconici, senza nascondersi penetrano
nei miei fino a raggiungermi lo stomaco.

� un uomo paziente quello che il giorno dopo mi accoglie nella sua casa
a Sabra, ma non rinunciatario. Sono ventidue anni che aspetta il
ritorno del figlio e l'attesa � divenuta un male incurabile che ha
affetto lui e la moglie cambiandogli la vita. Abu Jamal � palestinese,
profugo del primo grande esodo si � rifugiato in Libano nel 1948. Ha
voglia di raccontarsi, questo dolce e orgoglioso signore; perch� tutti
devono sapere, perch� non si pu� dimenticare.

Con lo sguardo alto e la voce morbida, comincia cos� il suo racconto:

Siamo usciti dalla Palestina nel 1948, da Dyer Al Kasi in  provincia di
Akka, nel mese di ottobre del 1948; siamo arrivati al confine con il
Libano a Rmesh e poi a Burj Al Shamale per un breve periodo. Poi il
governo libanese ci ha trasferito nella zona di Baalbak dove siamo
rimasti quasi 15 anni. Nel 1963 hanno costruito un campo profughi a
Rashidaye, il governo libanese ci ha trasferito a Rashidaye dove siamo
rimasti per dieci anni. Nel 1974 sono arrivate le navi israeliane dal
mare e hanno cominciato a bombardare il campo, tutti i campi
palestinesi e dintorni. Da l� siamo di nuovo partiti per arrivare a
Beirut, dove ci  siamo spostati diverse volte fino a che non ci siamo
stabiliti nella zona di Sabra.

Dalle vicissitudini dei trasferimenti da un campo all'altro, dalla
violenza dell'esilio, mi parla di un'altra violenza, pi� esplicita
questa: � il massacro di Sabra e Chatila, avvenuto per mano falangista
e direzione israeliana. Suo figlio Jamal, all'epoca, aveva  ventidue
anni.

Durante l�invasione israeliana, nel 1982, c�� stata la strage di Sabra
e Chatila, nella quale mio figlio Jamal � scomparso. In quell�occasione
sono arrivati fino a qui, fino al Gaza Hospital a Sabra e hanno preso
molte persone e nel gruppo c�erano i nostri figli, il mio e quello dei
vicini. Anche io ero con loro e ci hanno portato tutti al campo di
Chatila, l� hanno separato i giovani dai vecchi e con loro mio figlio,
li hanno caricati sui camion. Da allora fino a questo momento non ho
saputo pi� niente di lui; qui sul quotidiano Al-Safeer c�� il suo nome:
Jamal Kamal Maruf. Il mediatore tedesco che era in Palestina occupata
per trattare il rilascio dei prigionieri arabi ha scritto  di 100
persone sequestrate da Sabra e Chatila, sarebbero ancora vive nelle
carceri israeliane e il nome di mio figlio risulta tra loro.

Pranziamo; � un pasto povero ma sostanzioso, del quale Abu Jamal sembra
quasi scusarsi. C'� silenzio in cucina, mi guardo intorno: � illuminata
a neon, con le maioliche al muro e le stoviglie appese.
Sua moglie � una donna robusta e gentile, che si � ammalata dopo la
scomparsa del figlio.  Prima non era cos�, mi dice Abu Jamal in un
altro momento, era magra da giovane. Ora prende dei farmaci contro
l'ansia; dopo, quando il marito proseguir� il suo racconto, delle
lacrime silenziose le segneranno il viso.
Continuiamo a mangiare sorseggiando del the; la loro ospitalit� �
sincera e il silenzio senza imbarazzo.
Dopo sediamo in sala, sul divano, aspettando il caff� che lei ha messo
sul fuoco.

Domani c�� l�anniversario della strage, verso le 10:00. La causa delle
strage � Sharon, lui � la causa e la molla che ha spinto la Falange e
noi stiamo ancora aspettando che sia giudicato. Ogni anno celebriamo
l�anniversario del massacro, per non dimenticare; nessuno dimentica, n�
i piccoli n� i grandi, tutti gli anni il 17 settembre�ma ancora stiamo
aspettando la sentenza del suo processo.
� un dramma forte per tutti noi, a volte un cane ha pi� importanza
della vita di molti, qui stiamo parlando di persone in carne e
ossa�Jamal Kamal Marouf, � scritto qua: mio figlio, se Dio vuole, �
ancora vivo.

Fa il mestiere di corniciaio Abu Jamal, vetro e legno sono i materiali
che lavora, a volte l�alluminio. Nel mostrarmi la foto del figlio,
custodita in una busta e racchiusa dentro una cornice in una
composizione elementare con quattro foto pi� piccole agli angoli, c��
la soddisfazione di un artigiano che mostra la sua opera, insieme al
dolore di un padre.
Poi ripongono il ricordo al riparo dalla polvere, in un armadio dal
quale domani uscir� per essere portata in strada da Abu Jamal, lungo la
via che costeggia il campo di Chatila fino alla fossa comune delle
vittime del massacro.
Il suo racconto mi lascia senza parole, pi� ancora il suo contegno. �
l�atteggiamento forte e consapevole che ho trovato negli uomini e nelle
donne palestinesi, che apparentemente stona con la figura piccola e il
carattere mite di quest�uomo, piegato da un dolore incolmabile e ancora
capace di sorridere.
� la rabbia impotente e la volont� di continuare a lottare che il
giorno dopo ho respirato durante la marcia di commemorazione.

Questo racconto fa parte del diario di lavorazione di un documentario
preparatorio ad un lungo progetto;
le cassette sono in vendita per auto-finanziamento.
Marco Pasquini � novembre 2004
Autoproduzioni Abbasso il GradoZero
[EMAIL PROTECTED]





_______________________________________________
BERGAMO SOCIAL FORUM MAILING LIST
per informazioni [EMAIL PROTECTED]

In questa mailing list ogni iscritto pu� far circolare tutte le notizie che 
ritiene opportune, pertanto non esiste alcun "filtro" ai messaggi che circolano 
ma ci si affida alla responsabilit� individuale.

Ricordiamo www.bergamoblog.it, sito di riferimento per molte delle realt� del 
Forum e per altre ancora...

Per provvedere alla sottoscrizione o alla cancellazione del tuo nominativo alla 
mailing-list : http://www.bergamoblog.it/mlist.php?mlid=bgsf
oppure scrivete a: [EMAIL PROTECTED]

[email protected]
https://www.inventati.org/mailman/listinfo/forumbergamo

Rispondere a