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GRANELLO DI SABBIA (n�136) Bollettino elettronico settimanale di ATTAC Sabato 05 marzo 2005 ______________________________ Vi preghiamo di diffondere il Granello nella maniera pi� ampia possibile. Numero di abbonati attuali: 7 067 ____________________________________________________________ Indice degli argomenti Bruxelles 19 marzo manifestazione europea contro la guerra e il liberismo per una Europa sociale e di pace. 1 - Avanzano le critiche, non molliamo la presa di Marco Bersani � degli scorsi giorni una nuova presa di posizione di Barroso (Presidente Commissione Europea), in cui, per la prima volta dice abbastanza chiaramente che la Direttiva Bolkestein sar� sottoposta a diverse modifiche. 2 - Appello per una campagna nazionale per il ritiro della direttiva Bolkestein di Campagna nazionale "Stop Bolkestein! Stop Gats! un'altra Europa � necessaria" Il 13 gennaio 2004, la Commissione Europea ha approvato la proposta di Direttiva Bolkestein, attualmente all'esame del Consiglio e del Parlamento Europeo. 3 - Campagna contro la direttiva Bolkestein: istruzioni per l'uso di ATTAC ITALIA La Campagna Nazionale contro la Direttiva Bolkestein � stata lanciata il 21 gennaio scorso, vi hanno aderito tutte le reti associative e di movimento, le organizzazioni sindacali confederali e di base e le forze politiche della sinistra di alternativa. 4 - Progetto di direttiva Bolkestein: una macchina da guerra contro i popoli d'Europa di Pierre Khalfa, (Union syndicale G10 solidaires e Attac Francia) Mentre il dibattito sul progetto di trattato costituzionale arriva al suo culmine, la proposta di direttiva relativa ai servizi nel mercato interno, detta "Bolkestein", dal nome del vecchio Commissario incaricato del mercato interno, � emblematica della visione liberista della costruzione europea. L'obiettivo di questa direttiva " � di stabilire un quadro giuridico che elimini gli ostacoli alla libert� di impresa dei prestatori di servizi ed alla libera circolazione dei servizi tra gli Stati membri". _____________________________ Bruxelles 19 marzo manifestazione europea contro la guerra e il liberismo per una Europa sociale e di pace. __________________________________________________________ Via le truppe di occupazione dall'Iraq! Via la Bolkestein dall'Europa! Cittadinanza,diritti sociali e del lavoro per tutti! Liberiamo giuliana, tutti gli ostaggi e il popolo iracheno! A due anni dall'inizio della guerra all'Iraq, e alla vigilia del vertice europeo sulle questioni sociali, il 19 marzo a Bruxelles sindacati, organizzazioni giovanili, movimenti sociali daranno vita a una grande giornata di lotta. Invitiamo tutti e tutte a partecipare alla manifestazione europea. Guerra e liberismo si alimentano a vicenda. Producono morte, sofferenza, insicurezza e diseguaglianza, eliminano i diritti sociali e di cittadinanza, distruggono l'ambiente e minacciano il futuro dell'umanit� e del pianeta. Il liberismo risponde alla propria crisi con la guerra, l'occupazione dell'Iraq, il permanere dell'occupazione dei territori palestinesi e il rilancio della guerra globale permanente. Anche in Europa stiamo vivendo tempi drammatici. Diciamo NO alle politiche europee che disegnano un'Europa mercantile e monetaria. Diciamo NO all'Europa della libera circolazione dei capitali, della precarizzazione del lavoro, della mercificazione dei beni comuni e della privatizzazione dei servizi pubblici. Diciamo NO all'Europa che compete con gli Usa per il dominio sul sud del mondo, che vuole un forte esercito europeo, che diventa fortezza per escludere le popolazioni migranti. La proposta di Direttiva Bolkestein, in discussione presso il Consiglio ed il Parlamento Europeo e la Direttiva sull'orario di lavoro tentano di dare il colpo di grazia a quel che rimane del "modello sociale europeo". Si vogliono mettere definitivamente nelle mani delle grandi corporations i diritti sociali acquisiti, liberalizzando i servizi. Attraverso l'introduzione del "principio del paese d'origine" si vogliono defintivamente smantellare i diritti del lavoro e le norme a tutela della salute e dell'ambiente. E' la prospettiva della solitudine competitiva, della precariet� per tutti e tutte. E' la fine del diritto al lavoro, dei diritti nel lavoro, del diritto a godere dei servizi essenziali,dei beni comuni,dell'ambiente.. Vogliamo un'altra Europa. Vogliamo un'Europa di pace, che ripudi la guerra in tutte le sue forme, che riduc drasticamente le spese militari, che costruisca ponti tra civilt� diverse, che accolga le popolazioni migranti. Chiediamo la liberazione di Giuliana, di Florence, di Hussein e di tutto il popolo iracheno ostaggi della guerra. Chiediamo il ritiro di tutte le truppe di occupazione dall'Iraq, a partire da quelle italiane. Vogliamo un'Europa che parta dal riconoscimento dello spazio pubblico, dei diritti sociali e del lavoro e dalla salvaguardia dell'ambiente come principi fondativi della propria organizzazione economica, politica e sociale, in un quadro di societ� sostenibile. Chiediamo il ritiro della Direttiva Bolkestein e della Direttiva sull'orario di lavoro. Chiediamo che l'Unione Europea fermi l'Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (Gats). Chiediamo un contratto e norme europee che affermino i diritti nel lavoro. Chiediamo direttive che realizzino l'universalit� di beni comuni e servizi come garanzia di diritti sociali e ambientali, gestiti in forma pubblica e partecipata. Chiediamo diritti di cittadinanza europea fondata sulla residenza. Di fronte alla guerra e a un liberismo senza confini, vogliamo sottrarre vita e societ� alla logica della guerra e del libero mercato. Perch� l'Europa sia luogo di pace e di democrazia reale. Perch� l'Europa sia soggetto attivo del cambiamento per un mondo diverso. CAMPAGNA NAZIONALE "STOP BOLKESTEIN!STOP GATS!UN'ALTRA EUROPA E' NECESSARIA" - ARS - ARCI -ATTAC ITALIA - CARTA - CRBM - FORUM AMBIENTALISTA - IL MANIFESTO - LEGAMBIENTE - RETE LILLIPUT - LIBERAZIONE - MEDICINA DEMOCRATICA - FPCGIL - FIOM - FLCCGIL - FILCEMCGIL - CONFEDERAZIONE COBAS - SIN. COBAS - CUB - UNIONE INQUILINI - CLN - SULT - ABRUZZO SOCIAL FORUM - TAVOLO MARCHIGIANO FERMIAMO IL WTO - GIOVANI COMUNISTI/E - SINISTRA DS - PDCI - VERDI - PRC La campagna nazionale "Stop Bolkestein! Stop Gats! Un'altra Europa � necessaria" organizza dei pullman per il 19 marzo a Bruxelles . Partenze da Roma (possono raccogliere persone anche a Firenze e Bologna) e Milano. Le partenze saranno nel pomeriggio del 18 da Roma e alla sera da Milano. Il rientro � previsto per il 20 mattina a Milano e nel primo pomeriggio a Roma. Il costo � di 50 euro. Per contatti e informazioni: partenze da Roma : Severo Lutrario, email [EMAIL PROTECTED] , cell: 3382164837 partenze da Firenze/Bologna Claudio Meloni , email [EMAIL PROTECTED] , cell 3479048790 partenze da Milano: Marco Bersani, email [EMAIL PROTECTED] , cell. 3294740620 Per la Sicilia: Alfonso Di Stefano email [EMAIL PROTECTED] tel.fax.095536409, cell. 3803266160,. _____________________________ 1 - Avanzano le critiche, non molliamo la presa __________________________________________________________ di Marco Bersani � degli scorsi giorni una nuova presa di posizione di Barroso (Presidente Commissione Europea), in cui, per la prima volta dice abbastanza chiaramente che la Direttiva Bolkestein sar� sottoposta a diverse modifiche. In particolare, dicendosi esasperato di dover difendere un testo alla cui stesura non ha partecipato (ricordo che Bolkestein era della uscente Commissione -ahinoi- Prodi), ha annunciato modifiche in direzione dell'esclusione dei servizi pubblici (sanit� in primis) dall'applicazione della Direttiva e ha addirittura detto di voler rivedere il principio del paese d'origine. Come gi� ripetutamente detto, tutte queste novit�, oltre ad essere positivamente ascritte alla mobilitazione dei movimenti, non devono IN ALCUN CASO farci abbassare la guardia. Sull'Europa, ripeto, si stanno giocando diverse partite: a) il governo francese, che dopo un anno e mezzo di consenso si schiera drasticamente contro, � motivato oltre che dal non voler cedere totalmente la sovranit� sui servizi, dalla preoccupazione che una forte identificazione tra Europa e Bolkestein possa pregiudicare il "si" al referendum sul trattato costituzionale (data fissata : 29 maggio, nei sondaggi i "no" sono in crescita); b) la presa di posizione del governo tedesco di Schroeder, per l'eliminazione dei servizi pubblici dal campo di applicazione della Direttiva, � parte di un disegno di scambio tra Direttiva Bolkestein e Direttiva Rich (relativa a una griglia-quadro europea sulle sostanze chimiche). Poich� sembra che la Direttiva Rich sia abbastanza severa e tutelante nei confronti della salute dei cittadini, e poich� la Germania � sede di grosse multinazionali chimiche e farmaceutiche, sembra ci sia in ballo uno scambio del tipo: "sposti pi� a 'sinistra' la direttiva bolkestein e io ti aiuto a spostare 'pi� a destra' la direttiva rich; Pertanto, mentre incassiamo le difficolt� che l'iter della Direttiva incontra (ma aspettiamoci un'accelerazione da luglio con la presidenza britannica dell'Ue), occorre che continuiamo moltiplicando la mobilitazione, avendo ben chiaro che l'unico risultato accettabile rimane il RITIRO DELLA DIRETTIVA, o per chi fa fatica a pronunciarsi cos�, il RITIRO DEL PRINCIPIO DEL PAESE D'ORIGINE (che � lo stesso, ma a qualcuno lo fa sembrare meno 'estremista') E allora, tutti a Bruxelles il 19 marzo! _____________________________ 2 - Appello per una campagna nazionale per il ritiro della direttiva Bolkestein __________________________________________________________ di Campagna nazionale "Stop Bolkestein! Stop Gats! un'altra Europa � necessaria" Il 13 gennaio 2004, la Commissione Europea ha approvato la proposta di Direttiva Bolkestein, attualmente all'esame del Consiglio e del Parlamento Europeo. Annunciata come un provvedimento rivolto a "diminuire la burocrazia ed i vincoli alla competitivit� nei servizi per il mercato interno", la Direttiva Bolkestein � nei fatti un pericoloso provvedimento di attacco allo stato sociale e ai diritti del lavoro nell'intera Unione Europea. Perch� si prefigge l'apertura alla libera concorrenza e alla privatizzazione di tutte le attivit� di servizio e dell'istruzione, dalle attivit� logistiche di qualunque impresa produttiva ai servizi pubblici, a partire dalla sanit� e dai servizi sociali. Perch� riduce drasticamente le possibilit� di intervento e il potere discrezionale delle autorit� locali e nazionali, privandole della facolt� di esercitare proprie linee di politica economica e sociale. Perch�, in stretto collegamento con le posizioni assunte all'interno dell'Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (Gats) in sede WTO, rafforza le politiche liberiste dell'Unione Europea tanto verso il mercato interno quanto nel commercio internazionale. Ma l'eccezionale gravit� della Direttiva Bolkestein risiede nell'assunzione del "principio del paese d'origine", che stabilisce come un prestatore di servizi sia esclusivamente sottoposto alla legge del paese dove ha sede legale e non pi� alla legge del paese dove fornisce il servizio. Con l'introduzione di questo principio, la Direttiva Bolkestein si prefigge la definitiva destrutturazione dei diritti del lavoro nell'Unione Europea. Perch� si tratta di un incitamento legale a spostare le sedi delle imprese verso i paesi a pi� debole protezione sociale e del lavoro per poter approfittare delle legislazioni da "stato minimo" ivi esistenti. Perch� i contenuti della Direttiva rischiano di sviluppare sentimenti xenofobi. Perch� si realizza un vero e proprio "dumping" sociale verso le legislazioni dei paesi a pi� alta protezione sociale e del lavoro, affinch� riducano, in nome della competitivit�, i propri standard di garanzie. Perch� si riducono drasticamente il valore del contratto di lavoro e le possibilit� d'intervento delle organizzazioni sindacali, e si precarizza totalmente la prestazione di lavoro, anche attraverso le nuove norme sul distacco dei lavoratori. Senza considerare il pericolo di un incremento del mercato del lavoro gestito dalle organizzazioni criminali. La Direttiva Bolkestein, insieme alla proposta di modifica della Direttiva sull'orario di lavoro, costituisce il colpo di grazia a quel che resta del "modello sociale europeo", gi� agonizzante dopo le politiche di privatizzazione di questi anni e la continua messa in discussione dei diritti sociali e del lavoro. Ma opporsi � possibile. Al Forum Sociale Europeo di Londra, il movimento antiliberista, in tutte le sue componenti sindacali e associative, ha lanciato una campagna europea per il ritiro della Direttiva Bolkestein. Ed � in collegamento con questa rete europea che noi sottoscritte realt� associative e di movimento, forze sindacali e politiche, lanciamo una Campagna Nazionale di informazione, sensibilizzazione e mobilitazione, nei territori e nelle istituzioni. Una Campagna che culmini nella partecipazione di massa alla manifestazione europea del 19 marzo 2005 a Bruxelles, lanciata dal FSE contro l'Europa liberista; e in centinaia di iniziative nei territori dal 10 al 16 aprile 2005, all'interno della "Settimana di Azione Globale" indetta dal FSM di Mumbay, contro il Gats e le privatizzazioni, per i beni comuni e i diritti sociali. _____________________________ 3 - Campagna contro la direttiva Bolkestein: istruzioni per l'uso __________________________________________________________ di ATTAC ITALIA La Campagna Nazionale contro la Direttiva Bolkestein � stata lanciata il 21 gennaio scorso con una conferenza stampa a Roma : promossa da Attac Italia, vi hanno aderito tutte le reti associative e di movimento, le organizzazioni sindacali confederali e di base e le forze politiche della sinistra di alternativa. Sul sito di Attac � disponibile l'elenco completo dei promotori. La campagna � direttamente collegata alla Campagna Europea, lanciata in occasione del FSE di Londra dell'ottobre 2004. Stato dell'arte Attualmente, l'iter di approvazione della Direttiva ha subito notevoli rallentamenti, dovuti alle mobilitazioni sociali (molto forti in Francia, Belgio, Danimarca) e alle prese di posizione di diverse organizzazioni sindacali, politiche e perfino governative (il Presidente Francese Chirac ne ha recentemente richiesto "l'azzeramento"). Abbondantemente in ritardo sull'obiettivo iniziale di approvazione (dicembre 2004), oggi la Commissione si prefigge il completamento dell'iter entro il 2005. Va notato a questo proposito come l'attuale Presidenza di turno dell'UE, lussemburghese, stia rallentando l'iter, mentre � prevedibile un'accelerazione a partire da luglio 2005, quando la Presidenza sar� assunta dal Governo Inglese, favorevole 'senza se e senza ma' alla Direttiva Bolkestein. Per la precisione, occorre sottolineare come, sebbene diversi Governi abbiano espresso critiche pi� o meno approfondite, nessuno di loro ne abbia sinora chiesto il ritiro o si sia drasticamente schierato contro il "principio del Paese d'origine", vero 'cuore' della Direttiva ( la presa di posizione di Chirac ha a che fare con il timore che la troppo forte identificazione dell'idea di Europa con la Direttiva Bolkestein metta a repentaglio il risultato del referendum sul Trattato costituzionale Europeo, che in Francia si terr� nel prossimo luglio). Occorre anche aggiungere come, sebbene diverse categorie sindacali confederali europee si siano schierate per il ritiro della Direttiva (Funzione Pubblica, Scuola, Trasporti, Edili), la CES in quanto tale sia ancora su una posizione fortemente emendativa, senza richiesta di ritiro 'tout court' della Direttiva Bolkestein. Il nuovo pericolo E' a tutti evidente come ormai nessuno, anche fra i pi� accesi sostenitori, punti all'approvazione della Direttiva Bolkestein tal quale. Ma � proprio qui che si annida il vero pericolo : infatti, da pi� parti - governative, sindacali, politiche anche di sinistra moderata- si spinge con molta enfasi per una sua modifica pi� o meno profonda. Il problema sorge proprio sul principio del Paese d'origine : tutte le richieste emendative non mettono in discussione il "principio del Paese d'origine" in quanto tale, bens� l'eventuale estensione del suo campo di applicazione. Ma poich� questo principio costituisce un vero e proprio cambio di paradigma, � evidente come una sua approvazione -anche limitata ad un solo, e nemmeno il pi� importante dei settori di servizi previsti- muterebbe il senso fondativo dell'UE. Sarebbe a quel punto estremamente facile procedere per successive estensioni. Ecco perch� occorre tener ferma - e le Campagne nazionali ed europea lo stanno facendo- la richiesta di ritiro 'senza se e senza ma' della Direttiva Bolkestein. Il materiale per la campagna Sul sito di Attac, in attesa che a breve, sia operativo anche il sito della Campagna Nazionale (www.stopbolkestein.it) , sono disponibili : a) l'appello di lancio della Campagna Nazionale; b) la petizione popolare, da scaricare e su cui raccogliere le firme nei banchetti; c) un volantino di diffusione; d) una serie di materiali di presentazione della Direttiva; e) una serie di articoli di approfondimento. Proposte per la Campagna Sulla base di quanto sopra descritto, crediamo siano ipotizzabili alcuni interventi nei territori : a) effettuazione di convegni sulla Direttiva Bolkestein ( a questo proposito, si pu� prendere contatto, in ogni territorio con le altre organizzazioni promotrici della Campagna Nazionale) cercando di costruire comitati o coordinamenti territoriali della Campagna; b) effettuazione di banchetti con volantinaggi e raccolta firme sulla petizione; c) presenza con banchetti, e magari con intervento specifico, in tutte le iniziative pubbliche, in particolare in quelle delle diverse campagne elettorali; d) effettuazione di iniziative "creative" di sensibilizzazione. Ricordiamo a tutti che le firme raccolte devono essere successivamente inviate alla casella postale di Attac Italia (c.p. 2025 Roma 158) _____________________________ 4 - Progetto di direttiva Bolkestein: una macchina da guerra contro i popoli d'Europa __________________________________________________________ di Pierre Khalfa, (Union syndicale G10 solidaires e Attac Francia) Mentre il dibattito sul progetto di trattato costituzionale arriva al suo culmine, la proposta di direttiva relativa ai servizi nel mercato interno, detta "Bolkestein", dal nome del vecchio Commissario incaricato del mercato interno, � emblematica della visione liberista della costruzione europea. L'obiettivo di questa direttiva " � di stabilire un quadro giuridico che elimini gli ostacoli alla libert� di impresa dei prestatori di servizi ed alla libera circolazione dei servizi tra gli Stati membri." Come evidenzia l'esposizione dei motivi," la proposta copre tutti i servizi che rappresentano un'attivit� economica nel senso della giurisprudenza della Corte relativa all'articolo 49 del trattato." Ricordiamo che questa giurisprudenza (C-180-184/98) indica che" costituisce attivit� economica tutto l' attivit� consistente nell' offrire dei beni e dei servizi su un mercato dato". Come si vede concerne quasi tutte le attivit� di servizi, ad esclusione dei servizi di assistenza forniti gratuitamente dallo Stato. La posta in gioco � dunque considerevole. Il principio del paese di origine Questo progetto di direttiva riposa su un'innovazione giuridica: il principio del paese di origine. Questo principio significa che un prestatore di servizi � esclusivamente sottomesso alla legge del paese dove ha sede e non pi� alla legge del paese dove fornisce il servizio. Questo principio � di fatto una rinuncia alla logica di armonizzazione che era, in teoria, la dottrina ufficiale dell'Unione europea (UE). Certo questa dottrina era gi� messa male per il rifiuto di un armonizzazione delle regole fiscali e dei diritti economici e sociali dei lavoratori. Peggio ancora, spesso questa armonizzazione fatta " al ribasso" � stata portatrice di regressione sociale. Per esempio: � cos� che, in nome dell'uguaglianza tra le donne e gli uomini, � stata soppressa l'interdizione dal lavoro notturno per le donne. Un'altra soluzione sarebbe stata al contrario di armonizzare" verso l'alto" vietando il lavoro di notte per tutti i lavoratori, indicando delle eccezioni a questa regola per le ragioni di interesse generale. Tuttavia, il mantenimento di una logica di armonizzazione nella costruzione dell'UE poteva lasciar sperare che un giorno, con mobilitazioni sociali e con l'aiuto dei rapporti di forza, saremmo a poco a poco arrivati ad imporre una convergenza verso l'alto dei diritti degli abitanti dell'Europa. Se adottata, questa direttiva rinvierebbe questa prospettiva alle calende greche. Ili principio del paese di origine appare di fatto come un incitamento legale alle delocalizzazioni verso i paesi dell'Unione dove regnano minori - diritti sociali, fiscali ed ambientali e dove la protezione dei consumatori � inferiore. Si tratta di un incitamento a creare imprese che hanno solamente una sede sociale pi� o meno fantomatica in questi paesi e che con una semplice buca delle lettere potranno intervenire in tutta l'Unione. Di pi�, il controllo di queste imprese scapperebbe all'amministrazione del paese di accoglienza. Il progetto di direttiva indica cos� che" lo stato membro di origine � incaricato del controllo del prestatore e dei servizi che fornisce, ivi compreso quando fornisce i suoi servizi in un altro paese membro." La portata pratica di una tale proposta appare chiaramente: � la porta aperta ad una libert� di azione totale per le imprese che potranno agire di fatto senza nessun controllo serio. Che cosa diverranno i servizi pubblici? Questo progetto di direttiva riguarda l'insieme delle attivit� di servizi considerati come un'attivit� economica, eccetto quelle gi� coperte da un'altra direttiva. Cos� le telecomunicazioni, i trasporti sono esclusi esplicitamente dal suo campo di attivit�. Di pi�, il principio del paese di origine non si applicher� alla distribuzione di elettricit� e di gas, all'acqua ed ai servizi postali. Bisogna essere rassicurati per questo? No perch�, per l'essenziale, questi settori sono gi� deregolamentati e le funzioni di servizio pubblico si stanno riducendo come una pelle incartapecorita, sono quasi addirittura spariti come nel caso delle telecomunicazioni. Ma soprattutto le funzioni di interesse generale non sono, esplicitamente, escluse dall'applicazione del principio del paese di origine. Il campo dei servizi pubblici � molto differente da un paese all'altro, ci� avr� conseguenze sul modo in cui un servizio pu� essere reso. Un prestatore di servizi non sar� cos� obbligato a rispettare le esigenze legate alle funzioni di servizio pubblico del paese in cui fornisce il servizio. Infine, siccome gli Stati potranno continuare a mantenere delle disposizioni relative all'interesse generale, il progetto di direttiva mira esplicitamente a rimuovere tutti gli ostacoli alla libert� di impresa e fornisce del resto un lungo elenco di misure incompatibili con questo obiettivo. Pi� globalmente, in una comunicazione sui servizi di interesse generale, la Commissione ha del resto indicato a fine 2001 che la distinzione tra attivit� economica ed attivit� non economica era, di fatto, non pertinente. � l'insieme dei servizi pubblici dunque, in particolare la scuola, la salute ed i servizi pubblici locali che potrebbero rientrare nel campo di applicazione di questa direttiva. La sanit� La sanit� non � esclusa in quanto tale dal principio del paese di origine. Certo, questo principio non si applicher� per le esigenze legate alla "protezione della salute pubblica." Ci� significa per esempio che la regolamentazione francese sull'amianto si applicher� a tutti i prestatori di servizi qualunque sia il loro paese di origine. Di pi�," a titolo eccezionale", un Stato potr� prendere delle misure contro un operatore di sanit�. Ma, come precisa il progetto di direttiva, l� si tratta di misure individuali, come dire concernente il tale o il talaltro prestatore, e non di obblighi generali di politica sanitaria da applicare a tutti. Il testo della direttiva impone la soppressione di un numero considerevole di misure che sono tuttavia alla base della regolazione dei sistemi sanitari nella maggior parte dei paesi dell'Unione. Cos�, per le farmacie, diventerebbe impossibile per un Stato imporre delle norme di insediamento in funzione della popolazione. Parimenti, non sarebbe pi� possibile imporre a un prestatore che viene da un altro paese dell'Unione delle norme di inquadramento o di attrezzatura negli strutture sanitarie cos� come delle norme di qualit� e di cura. Diventerebbe, di pi�, impossibile imporre ad un operatore di sanit� delle tariffe obbligatore, cosa che mina il sistema di rimborso delle cure previsto dall'assicurazione-malattia. Come si vede, si tratta di una rimessa in discussione frontale di ogni possibilit� di condurre realmente delle politiche pubbliche in materia di sanit�. Il diritto del lavoro Il progetto di direttiva non esclude esplicitamente le regolamentazioni nazionali in materia di diritto del lavoro dal principio del paese di origine. Una possibilit� giuridica esiste dunque affinch� possa avvenire uno smantellamento del diritto del lavoro. Certo, una direttiva (96/71/EC) del 1996 sul distacco dei lavoratori (1) che prevede un zoccolo di garanzie sociali minime, non � toccata da questo principio come il regolamento (1408/71) del 1971 di coordinamento dei regimi di sicurezza sociale che indica che" le persone che risiedono sul territorio di uno degli Stati membri sono sottoposte agli obblighi e sono ammesse ai benefici della legislazione di ogni Stato membro." Il testo non cambia le regole formali che si applicano attualmente in materia di diritto del lavoro e di protezione sociale ai lavoratori distaccati nella quadro di una prestazione di servizio transfrontaliero. E' chiaro, che questa direttiva non autorizzer� ancora France Telecom a far venire dei lavoratori portoghesi con un stipendio portoghese come fa illegalmente. Tuttavia, ci� non deve rassicurarci pi� di tanto. Il ricorso ai lavoratori distaccati � gi� in pratica un mezzo per aggirare le regole sociali e di fare cos� pressione sulle norme di impiego del paese dove esercita l'attivit�. � non solo perch� le possibilit� concrete di controllo sono ridotte, ma anche perch� la protezione di questi salariati differisce molto sensibilmente da quelle degli altri lavoratori. Solo il salario minimo e la durata di lavoro massimo sono loro applicabili e non le contratti collettivi neppure le altre disposizioni generali del codice del lavoro. Ma soprattutto la capacit� di resistenza dei lavoratori distaccati � molto inferiore a quella degli altri lavoratori perch� sono dipendenti dell'impresa che li adopera per il diritto di soggiorno. I lavoratori distaccati si trovano cos� in una posizione di subordinazione pi� grande nei confronti del loro datore di lavoro che ha cos� ogni libert� per non rispettare i suoi obblighi. In questa situazione, il progetto di direttiva aggrava ancor pi� i rischi di dumping sociale rendendo ancora pi� illusorio le possibilit� di controllo delle norme sociali e dunque ancora pi� facile il loro aggiramento per le imprese. Il progetto di direttiva prevede difatti un alleggerimento delle costrizioni delle imprese in materia di distacco. Prevede di sopprimere" le regole pignole" e" le formalit� amministrative da riempire prima che le imprese possano distaccare dei lavoratori." In breve, il controllo delle pratiche sociali delle imprese che era debole, diventerebbe inesistente. Un AGCS europeo Si pu� solamente essere colpiti per la somiglianza tra gli accordi generali sul commercio dei servizi, (AGCS) che si negozia all'Organizzazione mondiale del Commercio (OMC/WTO), e questo progetto di direttiva: stesso obiettivo, la liberalizzazione completa dei servizi; stessa definizione delle modalit� di fornitura dei servizi, la cui definizione � estremamente ampia; stesso metodo, quello dei piccoli passi che portano alle trasformazioni in profondit�; stessi discorsi rassicuranti che mirano a presentare le misure come semplici misure tecniche di buonsenso. Il progetto di direttiva mira dunque a dare un colpo di acceleratore all'attuazione dell'AGCS e ad aggirare gli ostacoli che le mobilitazioni dei cittadini erano riuscite a sollevare contro questo processo. Cos�, la sanit�, la scuola, la cultura e l'audiovisivo erano teoricamente" fuori AGCS ." Questi settori adesso rientrano dunque nel campo di applicazione del progetto di direttiva che avr� degli effetti diretti sul negoziato AGCS, questo conferma del resto l'esposizione dei motivi che indica che questo progetto mira a" rinforzare la posizione di negoziato" dell'Unione. Conclusione Non abbiamo preso che alcuni esempi tratti da questo progetto di testo che contiene tutta una miriade di disposizioni che hanno tutte per obiettivo di smantellare le regolamentazioni che gli Stati hanno dovuto mettere applicare, sotto la pressione dei loro cittadini, per limitare il potere del capitale e regolare appena appena l'economia in funzione dell'interesse generale. Se venisse adottata dal Consiglio dei ministri e dal Parlamento europeo, costituirebbe un indietreggiamento considerevole. Il movimento altermondialista (no-global), in tutte le sue componenti sindacali ed associative, � davanti ad una grande sfida . Il Forum Sociale Europeo (FSE) di Londra ha permesso che si tenesse un seminario su questa questione e l� � stata presa la decisione di lanciare una campagna europea. Questo punto sar� d'altra parte all'ordine del giorno della riunione degli Attac dell'Europa a inizio dicembre. Si tratta adesso, di fronte ad un Commissione ultraliberista, di agire concretamente per costruire con la forza i rapporti necessari. Il rigetto della direttiva Bolkestein sar� una delle parole di ordine della manifestazione europea del 19 marzo a Bruxelles decisa dal FSE. Ma altre iniziative saranno assolutamente necessarie prima di questa data. _______________________________________________ BERGAMO SOCIAL FORUM MAILING LIST per informazioni [EMAIL PROTECTED] In questa mailing list ogni iscritto pu� far circolare tutte le notizie che ritiene opportune, pertanto non esiste alcun "filtro" ai messaggi che circolano ma ci si affida alla responsabilit� individuale. 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