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America latina:la morte del Papa riaccende la speranza per
la teologia della liberazione
Con la morte del Papa Giovanni Paolo II, nella notte di
sabato, si intensificano le speculazioni riguardo il suo successore e,
principalmente, su quale sarà il destino della Chiesa Cattolica.
Fonte: Adital
5 aprile 2005 In America Latina, dove sono ospitati più
della metà dei cattolici de mondo, il dibattito è ancora
più acceso dato che esiste una chiesa fortemente influenzata dalla
Teologia della Liberazione, combattuta dal Vaticano di Karol Wojtyla dal
1984. Sono molte le lodi dedicate a Papa Giovanni Paolo II, ciò nonostante ci sono anche molte critiche ai suoi 26 anni di pontificato. Prima della discussione nel Collegio Cardinalizio per l'elezione del nuovo Papa, i critici ritengono necessario che la Chiesa Cattolica realizzi un analisi profondo di quello che ha fatto e dove vuole arrivare.
E' necessario rivalutare, fondamentalmente, la centralizzazione del potere della Chiesa a Roma. Hans Kung, riconosciuto sacerdote e teologo residente in Germania che ha ricevuto da Roma l'interdizione all'insegnamento nel 1995 a causa delle sue severe critiche alla politica del Vaticano, fa una valutazione del pontificato di Giovanni Paolo II come uno dei più contraddittori papati del XX Secolo. Se da una parte aveva dei talenti, come le sue posizioni contro la guerra, la difesa dei diritti umani e il riavvicinamento tra i popoli, aveva, allo stesso tempo, una politica interna conservatrice, totalitaria, che opprimeva tutti quelli che non avevano una politica allineata con Roma. Discriminava le donne, impediva il dialogo interno e allontanava i fedeli non riuscendo a capire i cambiamenti del mondo moderno. "Il risultato principale di tutto questo è che la Chiesa Cattolica perse la credibilità che godeva sia durante il pontificato di Giovanni XXIII che dopo l'indirizzo dato dal Concilio Vaticano Secondo", scrisse Kung per Der Spiegel, giovedì scorso. Si sta rinforzando dentro la Chiesa un movimento di ritorno al Concilio, anche con un'ampia partecipazione che si sviluppa in America Latina nella costruzione di un nuovo Concilio Ecumenico. I riformisti difendono i cambi strutturali nella Chiesa Cattolica come per esempio la decentralizzazione del potere di Roma a favore delle chiese locali, nuove forme dell'esercizio del potere più orientato nel promuovere l'unione tra le chiese sorelle e non ad un potere totalitario, a riconoscere e rispettare il pluralismo culturale, accettare le donne nell'esercizio del ministero sacerdotale, sviluppare il dialogo interreligioso e far penetrare il Vangelo nei nuovi mondi. In questo asse di cambiamento della Chiesa Cattolica si è rafforzata la Teologia della Liberazione, che arrivò ad essere considerata morta dopo gli attacchi fatali a partire dal 1984 quando il Papa Giovanni Paolo II firmò il documento elaborato dal cardinale Ratzinger, dal titolo "Istruzione su alcuni aspetti della teologia della liberazione" dove condanna radicalmente e definitivamente questa teologia. Da allora ci fu una "caccia alle streghe" dei teologi che elaboravano e difendevano quella teologia, molti attribuiscono questo atteggiamento al passato anticomunista di Wojtya, che rifiutava qualunque dottrina che si avvicinassi al marxismo.
Il primo ad avere affrontato la Congregazione della Dottrina della Fede, l'ex-Santo Ufficio, che l'aveva condannato ad un anno di silenzio, è stato il teologo brasiliano Leonardo Boff, che lasciò l'ordine dei Francescani nel 1992. Disse "Il Papa temeva che la Teologia della Liberazione introducesse il marxismo in America Latina e, siccome aveva conosciuto il movimento nella versione stalinista, atea e persecutoria, questo non gli piaceva". Comunque, continua Boff, "... alla fine della sua vita si accorse che la Teologia della Liberazione era quella più adeguata per i poveri. Questa li trasforma in protagonisti della propria liberazione e non più oggetti della carità." La Teologia della Liberazione , che difende una chiesa vincolata alla lotta contro le ingiustizie sociali a partire dalle comunità ecclesiali di base, fu, nelle decadi del 70 e 80 in America Latina di maggioranza cattolica, il gran motore politico che promosse conquiste importanti nella lotta contro le dittature e la creazione di movimenti politici d'importanza nazionale. In Brasile, per esempio, frutti delle comunità di base sono il Movimento dei Senza Terra e il Partito dei Lavoratori, del presidente Luis Ignacio Lula da Silva. Ciò nonostante, perse energie agli inizi degli anni novanta con gli attacchi del Vaticano che promosse cambiamenti profondi nell'episcopato, facendo diminuire il potere dei vescovi liberatori. Come per esempio: Pedro Casaldàliga, Paulo Evaristo Arns, Luciano Mendes di Almeida, tra gli altri, e nominando vescovi di linea conservatrice. Come testimonianza della loro presenza attiva nel 2003, i teologi della liberazione tornarono ad unire le proprie forze ed a scambiare le loro esperienze a partire della "Conferenza sul Cristianesimo nell'America Latina e Caribe - Percorsi, diagnosi, prospettive", che si svolse dal 28 luglio al 1° agosto nella Pontificia Università Cattolica di San Paolo (PUC-SP), in Brasile, riunendo più di 200 teologi di tutto il mondo. Quest'anno, a Porto Alegre, si svolse il Foro Mondiale della Teologia della Liberazione di proporzioni ancora maggiori. In quest'occasione si discusse la vita in un modo teologicamente impensabile per la curia del Vaticano, come la Teologia Gay e la Teologia della Donna. Note: Tradotto dallo spagnolo da Alejandra Bariviera
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