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Caro mauro,
Sono d'accordo , i movimenti devono fare movimento
e i partiti devono agire politicamente nella società e nelle istituzioni,
disobbedendo quando è necessario, ma questo Fausto ha dimostrato di
saperlo fare al momento opportuno correndo i necessari rischi.
Se domani Rifondazione tornerà al
governo non lo fara certo per piegarsi alle politiche neoliberiste, per altro
ampiamente screditate, ne tanto meno per reggere la coda di Prodi, ma per
rilanciare da sinistra i temi per i quali abbiamo camminato insieme ai
movimenti contro la guerra e la precarietà, per la difesa dei beni comuni,
per la partecipazione e i diritti dei migranti, contro il razzismo, il
fascismo e per tenere aperto il passaggio per la fuoriuscita dal
capitalismo, produttore di enormi ricchezze e di altrettanto enormi ingiustizie
sociali.
Questi i temi che discuteremo anche durante
l'imminente campagna per le primarie: da nessuna parte sta scritto che i
movimenti devono stare a casa, che le associazioni devono ritirarsi nelle loro
sedi o che i sindacati, quelli che lo fanno, devono cessare di promuovere
il conflitto sociale di classe per tornare alla concertazione con il governo
"amico", se qualcuno lo pensa questo non è certo Bertinotti, nè
Rifondazione!
Naturalmente è legittimo stare fuori dalle
istituzioni, oppure rimanere all'opposizione, tuttavia perchè farlo oggi quando
è possibile passare all'attacco e portare scompiglio nelle file
avversarie?
Ciao Gianni
----- Original Message -----
Sent: Sunday, September 18, 2005 11:08
PM
Subject: [BgSF] ...e bravo
BERNOCCHI!!!!
...quando lo dico io alcuni compagni mi prendono
per matto..
Nessuna scorciatoia: l'unico modo per
i movimenti di pesare sulla politica è quello di "fare movimento"
di Piero Bernocchi
su Liberazione del 03/09/2005
Ritengo un grosso errore il
tentativo di una parte rilevante dei "disobbedienti" di presentare una
candidatura "di movimento" alle primarie, e spero che essi abbandonino al più
presto il progetto. Credo, più in generale, che il movimento no-global debba
tenersi il più distante possibile dall'intera vicenda. E non solo per le
ragioni di metodo già segnalate - il meccanismo plebiscitario, ultraleaderista
e superpersonalizzante - ma sopratutto perché essa rappresenta il sigillo
unanimista e la sanzione definitiva della totale egemonia delle componenti
liberiste su un probabile governo di centrosinistra che, in quanto garante
della pacificazione sociale e della concertazione, mira a vanificare ogni
istanza davvero conflittuale. Tali componenti liberiste, da Prodi a Fassino,
da Rutelli a D'Alema, hanno squadernato negli ultimi mesi senza alcun pudore
un campionario programmatico rigorosamente liberista (su salari,
contrattazione, precarietà, privatizzazioni, sostegno al capitale finanziario
e alla Confindustria, pensioni ecc.), bellicista (la guerra va bene se c'è
l'Onu, totale passività sul ritiro delle truppe dall'Iraq, appoggio alla
partecipazione italiana alle missioni militari) e filostatunitense ("sordina"
sul caso Calipari, appoggio a Bush-Blair nella "crociata antiterrorismo",
alleanza stretta con gli Usa). I dissidi e le polemiche tra Ds e Margherita
riguardano il futuro peso specifico nel governo e la competizione tra varie
lobbies capitalistiche, non certo significative divergenze sulla gestione
della società. Io non credo che sia possibile piegare tali forze ad un
programma neanche parzialmente antiliberista, e mi resta incomprensibile il
perché Rifondazione comunista - con una virata a 180 gradi iniziata circa due
anni fa, che ha contribuito non poco ad accentuare le difficoltà del movimento
no-global, visto il grande impegno del Prc in esso fin da Genova - abbia
deciso a priori, rinunciando a porre qualsiasi condizione vincolante sul
programma comune, il suo pieno inserimento, e con enorme anticipo, in tale
centrosinistra e in un suo futuro governo. Ma se, fino a ieri, restava aperta
la possibilità di un ripensamento, con le primarie - enfatizzate più di tutti
proprio da Bertinotti - mi pare che il Prc finisca per dare un'investitura
presidenzialista e definitiva ad un Prodi che non ha perso un'occasione estiva
per ricordare che egli è lo stesso liberista (moderato?) che era quando il Prc
ne fece cadere giustamente il primo governo. Mi pare di capire che Bertinotti
conti di uscire dalle primarie non solo con il "titolo" di leader della
sinistra ma anche con un gruzzolo di voti ben superiore a quella che è la
dotazione consueta del Prc. Ma tale "dote" sarebbe spendibile solo se
Bertinotti andasse alle primarie dicendo: questi sono i punti programmatici
che il Prc giudica irrinunciabili per fare parte di un governo di
centrosinistra e su questo cerco il sostegno di - poniamo - almeno il 30 per
cento dell'elettorato potenziale. Allora, pur venendo superato da Prodi, il
"ricatto" politico avrebbe una reale forza. Ma mi sembra che Bertinotti non ci
pensi proprio, e quindi il suo "gruzzolo" alle primarie non porrà alcun
vincolo a Prodi. Però, perlomeno, Bertinotti ne ricaverà una significativa
ricaduta "pubblicitaria", pro domo sua e di chi la pensa come lui. Ma cosa
sperano invece di ricavare dalle primarie i compagni/e "disobbedienti"? La
massima attenzione sui punti programmatici di movimento, come dice Casarini?
Ma, a parte che i quattro punti elencati da Luca, pur sacrosanti, ne
trascurano incredibilmente altri cruciali come il salario/reddito (che
riguarda decine di milioni di lavoratori e disoccupati, immiseriti come mai
nel dopoguerra), la lotta alla precarizzazione (cancellazione della legge 30 e
del pacchetto Treu), la difesa della scuola pubblica (eliminazione della legge
Moratti e della parità), della sanità e degli altri beni comuni, le pensioni e
il Tfr, davvero Luca ritiene che per ribadire questi punti esposti in quattro
anni di movimento e notissimi al centrosinistra, ci voglia un candidato alle
primarie che inevitabilmente costituirebbe un ulteriore avallo all'egemonia
prodiana? Non si penserà mica che il movimento debba ridursi ad essere - come
hanno scritto i "disobbedienti" romani nella loro proposta di lista comunale -
il "contrappeso" ai "centristi" di Rutelli? E se persino le componenti di
movimento che voteranno per il centrosinistra pur di cacciare Berlusconi
guardano con grande diffidenza alle primarie, come si spera di mobilitare il
movimento su un terreno così scivoloso? Perchè esporre al "ludibrio dell'1 per
cento" un candidato "di movimento", condannandolo/ci ad un ruolo così
marginale e subordinato? Cari compagni/e, quasi quaranta anni di
partecipazione alle lotte dei movimenti mi hanno convinto che i tentativi di
ovviare alle difficoltà di mobilitazione sociale proiettando "leadership" di
movimento nelle contese elettorali sono sempre fallimentari. Non credo ci
siano scorciatoie: l'unico modo per i movimenti di pesare sulla politica
istituzionale è appunto quallo di "fare movimento". Su questa strada maestra
dobbiamo agire nei prossimi mesi, superando le divisione e le impasse,
lasciando perdere primarie e candidature varie e intensificando unitariamente
in tutti i settori mobilitazioni e lotte, dicendo fin d'ora al centrosinistra
forse vincente che dovrà fare i conti - e pesantemente e senza gli "sconti"
che ricevette nelle precedenti esperienze di governo - con un forte e radicato
movimento antiliberista che intende imporre a qualsiasi governo, con i fatti,
il proprio programma.
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