CHE COSA PENSANO DI LULA I SEM TERRA
Posizioni politiche del MST sulla congiuntura
(24 agosto 2005)
Caros amigos e amigas do MST,
riteniamo importante che voi, amici e amiche del MST, sappiate cosa
realmente pensiamo. Durante il mese di luglio, in una riunione del
Coordinamento Nazionale del MST, con più di 250 compagni e compagne di
tutti gli stati e settori, abbiamo analizzato la congiuntura politica e
il nostro comportamento di fronte ad essa. Presenteremo sinteticamente
le principali decisioni politiche del nostro Movimento. Esse
orienteranno le nostre azioni pratiche.
1. Sulla corruzione
La corruzione è un metodo endemico con cui le classi privilegiate si
sono impadronite delle risorse pubbliche in uno stato scarsamente
democratico. Riteniamo che esista una corruzione illegale da cui
generalmente traggono beneficio interessi personali e quella praticata
con metodi legali - ma immorali e illegittimi - che coinvolge
l'appropriazione di risorse pubbliche da parte di un gruppo economico,
un settore specifico della classe dominante, o da parte dei ricchi in
genere. I tassi di interesse praticati in Brasile e i trasferimenti di
risorse pubbliche verso le banche, superiori a 100 miliardi di reais
all'anno, sono un esempio inequivocabile di questo.
Ci sono altre questioni importanti: in generale i mezzi di comunicazione
e le elite proteggono i corruttori e ci impediscono di identificare i
veri colpevoli. Chi sono i proprietari dei milioni di risorse sviate per
le campagne elettorali? Che interessi ci sono dietro gli investimenti
milionari fatti nelle campagne politiche?
Noi riteniamo imprescindibile esigere la punizione di tutti i casi di
corruzione. E in particolare esigiamo cambiamenti profondi nel sistema
di rappresentanza politica e di partito: è l'unica possibilità di
combattere la corruzione di sistema che regna nel paese.
2. Sul governo Lula.
Il popolo brasiliano ha eletto il governo Lula perché ci fossero
cambiamenti. Ha votato per un programma di impegni della campagna
elettorale distribuito a tutta la popolazione. Il governo eletto si è
anche impegnato attraverso una lettera ai brasiliani, a promuovere
cambiamenti, al di là del fatto che avrebbe mantenuto i contratti con il
capitale.
Il modo di agire del governo ha frustrato tutti e ha sfigurato la
volontà manifestata dai 53 milioni di elettori ed elettrici. C'è stata
una perversa composizione di forze politiche, compresi conservatori e
destra, che hanno assunto posti di rilievo nella Banca Centrale, nei
ministeri dell'Economia, dell'Agricoltura e dello Sviluppo, Industria e
Commercio. Nel luglio scorso, nel mezzo di una profonda crisi politica,
il governo ha promosso una riforma ministeriale che ha ancor più
rafforzato l'alleanza con settori conservatori. E' a partire da questo
fatto che diciamo che il governo ha cambiato faccia. Non abbiamo più di
fronte lo stesso governo che abbiamo eletto nel 2002. Non c'è un governo
di sinistra, né di centro-sinistra. Abbiamo un governo di centro, con la
destra che controlla la politica economica. Abbiamo detto addio al
governo del PT e ai suoi impegni storici. Subiamo le conseguenze di un
governo ambiguo, composto da forze politiche della società che vanno
dalla destra alla sinistra, e che hanno da offrire molto poco. Il
governo ha perso l'opportunità, nel corso del suo mandato, di consultare
il popolo su questioni strategiche per la nostra società come il debito
estero, i tassi di interesse, i transgenici, l'autonomia della Banca
Centrale, lo spostamento del fiume São Francisco, la Legge Kandir. etc.
E certamente il popolo avrebbe scelto il cambiamento e avrebbe
appoggiato il governo, che ha preferito ascoltare soltanto i politici
tradizionali
3. Il governo e la Riforma Agrária
Abbiamo pensato che la vittoria del governo LULA avrebbe rappresentato
una modificazione nella correlazione di forze e avrebbe favorito la
Riforma Agraria. E' stato elaborato il Piano Nazionale di Riforma
Agraria che prevedeva l'insediamento di 400.000 famiglie in un periodo
di 4 anni, oltre a modificazioni amministrative nell'INCRA (Istituto
nazionale di colonizzazione e riforma agraria), formazione degli
insediati e matrimonio tra riforma agraria e agroindustria. Trascorsi
due anni e mezzo, constatiamo che la riforma agraria cammina a passi di
tartaruga. Il governo è stato incapace di realizzare il suo stesso
piano. E' mancato il coraggio di affrontare gli ostacoli della Riforma
Agrária, che non va avanti perchè:
a) resta in piedi uno stato amministrativamente organizzato contro i
poveri, che si occupa soltanto dei ricchi;
b) il governo ha creduto nella falsa idea che l'agrobusiness possa
essere la soluzione per la povertà nelle campagne. Ma esso favorisce
solo gli esportatori e le transnazionali agricole:
c) il governo non ha capito che il mantenimento di una politica
economica neoliberista impedisce la realizzazione di qualsiasi programma
di riforma agraria.. La politica neoliberista taglia risorse di
bilancio, concentra il reddito, mette al primo posto le esportazioni e
crea disoccupazione.
La politica che noi sosteniamo distribuisce il reddito, crea posti di
lavoro, sviluppa il mercato interno e fa in modo che le persone restino
in ambito rurale, E la riforma agraria è soltanto uno strumento di
questa politica Insoddisfatti, abbiamo fatto la Marcia Nazionale.
Durante 17 giorni abbiamo riunito 12000 marciatori intorno allo stesso
obiettivo. Siamo riusciti ad ottenere che il governo rinnovasse con noi
sette impegni con l'obiettivo di accelerare la riforma agraria. E'
successo poco. L'impegno a insediare 115.000 famiglie quest'anno si è
limitato, fino ad ora, a circa 20.000. Altre 120.000 famiglie restano
accampate, aspettando in condizioni subumane. La promessa modifica degli
indici di produttività per il calcolo degli espropri, fino ad oggi non è
stata pubblicata. Si tratta di un semplice atto amministrativo di due
ministri. Siamo stanchi di ascoltare i governanti che parlano di
mancanza di risorse, mentre le banche nuotano in miliardi di reais
trasferitigli dallo stato. Il governo Lula ha un immenso debito con i
senza-terra e con la società brasiliana rispetto alla richiesta di
Riforma Agraria.
4. Sul PT e le sinistre.
Il MST manterrà la sua linea politica storica: è autonomo, tanto in
relazione ai partiti politici quanto al governo e allo Stato. Così ci
comporteremo anche in questa crisi. Individualmente, come cittadini e
militanti sociali, gli appartenenti al Movimento si sommano ai
brasiliani perplessi per la rivelazione dei metodi che il PT ha
utilizzato per fare politica. Le campagne elettorali hanno
mercantilizzato il voto. Pagate a peso d'oro e dirette da pubblicitari
stipendiati, hanno cambiato obiettivi. La corruzione ora denunciata è
solo il frutto del metodo utilizzato, Quello che fa impressione è come
settori di sinistra hanno utilizzato gli stessi metodi della destra e a
essa si sono equiparati. Questa è la fine di quel che chiamiamo
politica. Per questo sosteniamo i metodi di sinistra di fare politica,
che sono centrati sulla discussione delle idee, nella formazione della
militanza, nel lavoro di base e nella organizzazione cosciente del
popolo, come unica forza capace di produrre cambiamenti nel nostro paese.
5. Sulla natura della crisi.
Riteniamo che la crisi che stiamo vivendo non si limita alle denunce e
alla corruzione. E' molto più grave. Si tratta di una crisi di modello.
I posti di lavoro creati, molto inferiori rispetto alle promesse della
campagna, sono insufficienti per rispondere alla nuova domanda dei
giovani che entrano nel mercato del lavoro. Abbiamo affrontato una crisi
sociale: I poveri lottano solo per la sopravvivenza e, in varie aree, si
vedono segnali di barbarie sociale, con aggravarsi della violenza.
Stiamo vivendo una crisi politica: la popolazione non si riconosce in
questo sistema di rappresentanza, non ha potere politico e non può
esercitare quel che la Costituzione federale dice: che tutto il potere
emana dal popolo. Il popolo è arrabbiato nei confronti della politica e
vede tutti uguali. Tutto ciò ci porta a una crisi ideologica,
conseguenza della mancanza di discussione nella società su un progetto
per il paese. Temiamo che questa apatia si prolunghi.
6. Chi sono i nemici del popolo
comprendiamo che i veri nemici sono le classi dominanti, si
arricchiscono sempre di più a spese del popolo. Sono gli interessi del
capitale straniero, che si manifesta attraverso l'azione delle
transnazionali, delle banche straniere, del debito estero, del
trasferimento di ricchezza verso l'estero. Sono i grandi capitalisti
brasiliani che si sono subordinati a quegli interessi e hanno voltato le
spalle al popolo. E' il sistema finanziario nazionale, Sono i
latifondisti che continuano ad accumulare terre e le difendono in
qualsiasi modo. E' la politica del governo di George W. Bush, che vuole
consolidare l'America Latina solo come un mercato per le sue imprese
statunitensi e controllare la nostra biodiversità e le nostre sementi.
Il governo Lula può trovare nel popolo un alleato per combattere i
nemici. Ma deve mostrare da che parte sta: se con le classi dominanti o
con i poveri. Non bastano i discorsi. Questa scelta si fa attraverso
cambiamenti chiari nell'attuale politica economica e socilale.
7. Sulle vie d'uscita dalla crisi.
Comprendiamo che l'uscita da questa grave crisi non dipende più solo dal
governo, dal presidente. Dai partiti politici o dalle elezioni del 2006.
Dipenderà da un'ampia agglutinazione di tutte le forze sociali,
organizzate per realizzare un vero mutirão per discutere e costruire un
nuovo progetto per il paese. Un progetto di sviluppo per il nostro paese
che metta al primo posto la sovranità popolare. Che organizzi una
politica economica rivolta a trovare soluzioni ai principali bisogni
della popolazione, come lavoro, reddito, terra, casa, scuola e cultura.
Un modello che metta al primo posto la vita delle persone, la
costruzione di una società con meno disuguaglianze e ingiustizia
sociale. Abbiamo bisogno di una riforma costituzionale che modifichi
l'attuale regime politico, che inserisca meccanismi di democrazia
diretta. Vogliamo avere il diritto di convocare referendum, di
realizzare consultazioni popolari. Vogliamo vedere democratizzato il
sistema dei partiti e della rappresentanza politica. Tutto questo
richiederà un lungo cammino. Ma che dobbiamo cominciare presto. Dobbiamo
stimolare il dibattito nella società in tutti gli spazi. Solo così il
popolo stringerò nelle sue mani la convinzione che i cambiamenti sociali
saranno conseguenza della sua organizzazione e lotta. Continueremo a
formare militanti e lottatori e lottatrici del popolo, elevando il loro
livello di coscienza e cultura. Abbiamo bisogno di democratizzare i
mezzi di comunicazione, costruire mezzi alternativi con radio
comunitarie, tv comunitarie e pubbliche, perché il popolo abbia accesso
alle informazioni corrette.
8. Calendario di mobilitazioni
Di fronte a questa valutazione della crisi e della congiuntura,
invitiamo tutti i militanti del MST, la base dei movimenti di Via
Campesina e i movimenti sociali urbani a unire gli sforzi,a mobilitarsi
e organizzarsi. Invitiamo tutti e tutte a partecipare alle iniziative
che sono in corso nel mese di agosto e che culmineranno con la
realizzazione di un 7 di settembre grandioso, capace di emanare il vero
grido degli esclusi nel maggior numero di cittò brasiliane possibile.
Durante settembre e ottobre organizzeremo assemblee statali popolari per
discutere un nuovo modello economico, che culmineranno nella nostra
assemblea nazionale popolare: un mutirão per un nuovo Brasile, che si
realizzerà a fine ottobre a Brasilia.
São Paulo, agosto 2005
Secretaria Nacional do MST
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