Le primarie: un regalo di Bertinotti a Prodi
(di Piero Bernocchi)
Le primarie sono state un grosso regalo fatto da Bertinotti a Prodi e
hanno potenziato l'egemonia del programma liberista nell'Unione. Prodi
vuole le truppe in guerra,la Bolkestein,la legge 30, la controriforma
Moratti, il maggioritario e i CPT. Unica soluzione è "fare
movimento",altro che legittimare le primarie come "senza vo(l)to"
L'"unto del Popolo" come l'"unto del Signore"?
ovvero "come cacciare Berlusconi mantenendone il programma liberista e
bellicista"
“Con questi dati è chiaro chi fa il programma”: è il lapidario suggello
di Prodi al per lui esaltante risultato delle primarie. Ed il direttore
di Repubblica Mauro ha commentato che, in effetti, “nessuno potrà più
dire che il 15% di Bertinotti condiziona il 75% di Prodi, che ora si
imporrà al tavolo del programma”. Così, Prodi può dire di aver ricevuto
milioni di voti sul SUO programma. Non aveva Bertinotti ripetutamente
chiesto il voto per spostare a sinistra il programma dell’Unione?
Terminata la gara 75 a 15, Prodi si ritiene legittimato a stilare il
programma come meglio crede: e cioè, lo ha ripetuto subito dopo il voto,
mantenendo le truppe italiane su tutti i fronti di guerra (Iraq escluso,
ove verranno sostituite da non meglio precisati “ricostruttori”),
“rinsaldando la storica alleanza con gli Usa”, modificando – e non
cancellando – la legge 30 e la controriforma Moratti, “umanizzando” e
non chiudendo i CPT, ripristinando un sistema elettorale totalmente
maggioritario e infine, galvanizzato dai voti, persino rivendicando la
legittimità della Bolkestein – che dunque d’ora in poi chiameremo
Prodi-Bolkestein – per “liberalizzare” l’economia europea, mentre
addirittura vi si oppongono Tremonti e Maroni. E’ un colossale
imbroglio, ma è reso possibile proprio dal meccanismo delle primarie: in
realtà il voto a Prodi non è stato indirizzato al suo programma ma
all’unico candidato accettato dall’Unione per battere Berlusconi.
Personalmente non avevo fatto alcuna previsione sulla partecipazione al
voto: ma era evidente negli ultimi giorni che la voglia di ricacciare in
gola a Berlusconi le sue ultime, clamorose truffe autoritarie,
elettorali e non, nonché i suoi rinnovati gridi di riscossa – oltre al
massiccio impegno per riempire le urne da parte di tutta la sinistra
istituzionale, politica e sindacale, Cobas esclusi – la avrebbe
incrementata di molto rispetto alle previsioni di qualche mese fa. Ma
tale partecipazione ingigantisce, e non attenua, l’usurpazione da parte
di Prodi e della sinistra liberista del significato del voto. E non
poteva che andare così. “Cacciare il puzzone” è stata l’unica parola
d’ordine unificante del composito popolo che ha affollato le urne. Ed
era ovvio che i voti contro Berlusconi potevano concretizzarsi solo con
il massimo di consenso a Prodi, l’unico vero candidato in pista: una sua
vittoria striminzita lo avrebbe screditato e potenziato la rimonta di
Berlusconi. Ed è per questo che l’enfatizzazione data dal PRC alle
primarie, al loro significato e al voto a Bertinotti per spostare a
sinistra il programma non poteva che finire male. Agendo su tale
scivolosissimo terreno Bertinotti non poteva prendere più voti di quelli
che ha preso, visto che si trattava di incoronare al meglio un
“conducator” già deciso e oramai insostituibile. Accettando, anzi
amplificando, questa modalità delle primarie mi pare fuor di dubbio che
il PRC abbia fortemente contribuito a suggellare l’egemonia liberista
sul programma dell’Unione. E a proposito di altri “legittimatori”
verrebbe voglia di sorvolare sul penoso contributo dei “senza vo(l)to”,
se non fosse stato così sconcertante, prevaricatore e distruttivo per
l’immagine dell’intero movimento no-global e pacifista. Un conto poteva
essere la candidatura di Don Gallo che, pur contribuendo alla
legittimazione delle primarie, avrebbe avuto almeno il requisito della
serietà: ma gli impresentabili personaggi esibiti in TV e sulla stampa
hanno ridicolizzato non solo se stessi ma, appropriandosi sfacciatamente
dell’arcobaleno e dei no-global, di Genova e di quattro anni di lotta
comune, anche tutto ciò che finora era identificato con il movimento
antiliberista e pacifista. E alla fine, nonostante la grande visibilità,
si sono attestati su medie elettorali inferiori a quelle del Partito
Umanista o dei Pensionati.
Comunque sia, dovremmo convincerci che l’unico modo per spostare a
sinistra non tanto il programma del centrosinistra quanto la più
generale situazione politica e sociale italiana è quello di potenziare i
movimenti unitari sugli assi tematici e sugli obiettivi antiliberisti e
antiguerra, costringendo preventivamente al redde rationem lo
schieramento moderato-liberista maggioritario nell’Unione. Ad esempio
come stanno facendo il popolo della scuola pubblica e i Cobas in primo
luogo di fronte alla volontà di DS e Margherita di non rispettare la
volontà unanime di abrogare la controriforma Moratti e di limitarsi a
“riformare la riforma”. O come ha fatto l’eccellente manifestazione
unitaria anti-Bolkestein, denunciando le complicità, abbondantemente
confermate dalla rivendicazione a “Porta a Porta”, del centrosinistra
nella formulazione della direttiva Prodi-Bolkestein. O come farà la
mobilitazione dei migranti delle prossime settimane imponendo la
richiesta di chiusura dei CPT e di cancellazione non solo della
Bossi-Fini ma anche della Turco-Napolitano, di fronte ad una Livia Turco
che, perseverando diabolicamente, vuole “umanizzare i CPT”: E come
infine faremo mettendo in campo il 25 novembre uno sciopero generale
vero, dell’intera giornata, con una manifestazione nazionale contro la
Finanziaria, il governo Berlusconi, i tagli alle pensioni e il furto del
Tfr, contro la precarietà, la legge 30 e il pacchetto Treu, per la
cancellazione della controriforma Moratti e per il reddito, costringendo
l’Unione a dire esplicitamente se, oltre a voler mandare Berlusconi a
Tahiti, ne vuole cambiare la politica economica o se, come pare, la
voglia proseguire accettando la precarizzazione, i salari da fame, i
tagli alle pensioni e la riduzione degli investimenti per le strutture
pubbliche e i servizi sociali.
Piero Bernocchi
www.sottolebandieredelmarxismo.it
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