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GRANELLO DI SABBIA (n°141)
Bollettino elettronico settimanale di ATTAC
Martedì 02 novembre 2005
______________________________

Vi preghiamo di diffondere il Granello nella maniera più ampia
possibile.
Numero di abbonati attuali: 7 067
____________________________________________________________

Indice degli argomenti

1 - Acqua!
di Ignacio Ramonet
In occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua si è celebrato a Ginevra un
forum alternativo internazionale sulla cattiva ripartizione dell'acqua dolce
nel pianeta. Si è ricordato che più di un miliardo di persone vive senza
acqua potabile e che il consumo di acqua di cattiva qualità provoca ogni
anno più di tre milioni di morti. Più di ottomila persone al giorno; come si
è espresso Gorbaciov, "l'acqua contaminata uccide ogni giorno tante persone
quante ne morrebbero se cadessero trenta aerei 747".

2 - L'acqua non mente
di Alejandro González, Presidente del ICCE Instituto Canario Conciencia y
Energía
Sia l'ONU nella sua Dichiarazione del Millennio, sia l'UNESCO, affermano
chiaramente che l'acqua deve mantenersi nel settore pubblico poiché è un
bene fondamentale e insostituibile per la vita del pianeta e dell'umanità.
Parrebbe una menzogna dover difendere qualcosa di così semplice come questo.
A rigor di logica, come può un bene così vitale (come lo è anche l'aria) per
la nostra sopravvivenza, entrare nei cammini tortuosi del conseguimento
degli utili?

3 - Falda Acquifera del Guaranì: gli Stati Uniti hanno sete e il Sudamerica
ha l'acqua
di Jorge Gómez Barata
La Falda Acquifera del Guaranì è la terza riserva sotterranea di acqua del
pianeta, condivisa da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Con un'area di
1.195.700 km quadrati, questo mantello freatico immagazzina 37.000
chilometri cubi di acqua e rifornisce circa 500 città.

4 - Le lotte dell'acqua in Italia, un bilancio di cinque anni di esperienze
di Emilio Molinari e Rosario Lembo (Contratto mondiale dell'acqua)
Cinque anni di lavoro del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale
sull'Acqua, quasi 1500 iniziative in tutta l'Italia, i comitati e lo stato
delle lotte sulle privatizzazioni e il bene comune più prezioso per la vita.


_____________________________

1 - Acqua!
__________________________________________________________

di Ignacio Ramonet

In occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua si è celebrato a Ginevra un
forum alternativo internazionale sulla cattiva ripartizione dell'acqua dolce
nel pianeta. Si è ricordato che più di un miliardo di persone vive senza
acqua potabile e che il consumo di acqua di cattiva qualità provoca ogni
anno più di tre milioni di morti. Più di ottomila persone al giorno; come si
è espresso Gorbaciov, "l'acqua contaminata uccide ogni giorno tante persone
quante ne morrebbero se cadessero trenta aerei 747".
La scarsità di acqua sul pianeta è inquietante. L'acqua sarà motivo di
tensioni sociali ed economiche che potrebbero divenire gravissime, e forse
anche di guerre. Le regioni più colpite sono l'Africa del nord e il
Medioriente. Secondo le proiezioni degli esperti, la disponibilità di acqua
pro capite diminuirà dell'80% in un periodo equivalente alla durata della
vita umana. Tra il 1960 e il 2025, sarà passata da 3.450 a 667 metri cubi.
Molte sono le minacce che gravano sull'acqua dolce. In primo luogo, la
deviazione dei corsi d'acqua per l'irrigazione provoca siccità nelle regioni
più a valle. Questa è la ragione per cui, ai confini tra Kazakistan e
Uzbekistan, il Mare di Aral, la cui superficie è diminuita del 60% tra il
1960 e il 1989, si trasforma progressivamente in un mare salato. In secondo
luogo, la costruzione di prese e bacini artificiali, per irrigazione o
produzione idroelettrica, sommerge intere regioni, disturba le migrazioni
dei pesci, e può provocare inondazioni nelle zone a valle. Queste, a loro
volta, sono causate dalla deforestazione, che riempie i corsi d'acqua di
terra e tronchi.
Per tutti questi motivi il controllo dei fiumi è diventato motivo di
frequenti conflitti fra popolazioni.
Un altro importante motivo di preoccupazione: i residui derivanti
dall'agricoltura e dall'industria, così come il mancato trattamento delle
acque usate. Un solo esempio: il Danubio è vittima di numerosi attentati
ecologici, specialmente in Germania, dove ha origine.
Non mancano gli indizi per pensare che l'acqua è sulla strada di convertirsi
un una ricchezza scarsa o un bene raro. Senza dubbio le tensioni che solleva
qui e là non sono altro che segni premonitori di conflitti più gravi.
L'acqua dolce costituisce una delle sfide più evidenti del XXI secolo, a
meno che nel prossimo decennio si scopra un procedimento molto poco costoso
per desalinizzare l'acqua del mare...
Comunque, anche se in grado minore, mari e oceani non tarderanno a
convertirsi in sfide dello stesso tipo. Lo sfruttamento della ricchezza
della pesca è già fonte di molte frizioni, come quelle che si sono prodotte
un anno fa tra Spagna e Marocco. Nel futuro, la contaminazione di alcuni
mari, tra i quali non si può dimenticare il Mediterraneo, potrà portare a
scontri tra i paesi rivieraschi.
Il Vertice della terra celebrato a Rio de Janeiro nel 1992 e la Conferenza
Mondiale sul Clima di Berlino nell'aprile del 1995 hanno confermato l'idea
che il mercato non è in condizione di rispondere alle minacce globali che
pesano sull'acqua potabile. E il Protocollo di Kyoto, firmato nel novembre
1997, così come il Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile che si è
tenuto a Johannesburg dal 26 agosto al 4 settembre del 2002, hanno
dimostrato che l'effetto serra potrebbe avere a lungo termine conseguenze
catastrofiche sulle risorse idriche del pianeta. Per questo l'ONU ha
lanciato un nuovo slogan per il prossimo decennio: "Acqua per la vita, acqua
per tutti".

Da La Voz de Galicia
Ripreso da www.rebelion.org 19/4/2005


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2 - L'acqua non mente
__________________________________________________________

di Alejandro González, Presidente del ICCE Instituto Canario Conciencia y
Energía

Per avvicinarci nel dovuto modo al problema delle privatizzazioni delle
"imprese pubbliche" che forniscono acqua potabile alle città, e
all'acquisizione dei diritti di sfruttamento dell'acqua sorgiva da parte di
alcune imprese multinazionali, dovremmo avere una visione più ampia di
quello che sta accadendo nel mondo e in questo settore.
Sia l'ONU nella sua Dichiarazione del Millennio, sia l'UNESCO, affermano
chiaramente che l'acqua deve mantenersi nel settore pubblico poiché è un
bene fondamentale e insostituibile per la vita del pianeta e dell'umanità.
Parrebbe una menzogna dover difendere qualcosa di così semplice come questo.
A rigor di logica, come può un bene così vitale (come lo è anche l'aria) per
la nostra sopravvivenza, entrare nei cammini tortuosi del conseguimento
degli utili?
La corrente neoliberista degli inizi degli anni '90 progetta la
liberalizzazione del settore idrico. La Banca Mondiale (BM),
l'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), attraverso gli accordi di
libero commercio iniziano a far pressione sugli stati perché "si liberino di
questo noioso peso" in favore del settore privato, condizionando
l'ottenimento di crediti a questo passaggio. Se vuoi un credito, privatizza
l'acqua.
Questa posizione viene assunta quando ci si accorge che i cambiamenti
climatici, il deterioramento delle risorse idriche e l'aumento della
popolazione, tra gli altri fattori, pronosticano che nell'anno 2025, si
produrrebbe uno stress idrico con una scarsità terribile per un 40% della
popolazione mondiale, che non avrà accesso al prezioso elemento.
Tutto ciò sarebbe insuperabile e poco importerebbe al capitale. L'unica cosa
che importa sono gli utili economici. Però... attenzione!! Gli utili
economici che si ottenevano nel settore raggiungevano i 400.000 miliardi di
dollari, e la possibilità che sorgesse un nuovo mercato dell'acqua,
comporterebbe molto di più. E' la scarsità di acqua, ciò che costituisce lo
stimolo addizionale perché si posizionino e si creino consorzi che aspirano
a fare affari con l'acqua, presentandosi come la soluzione alla crisi
mondiale di questa risorsa vitale.
Se a ciò che abbiamo precedentemente esposto, aggiungiamo la necessità
d'investimento e di collocamento dei capitali, stiamo aumentando lo stimolo
per questi consorzi, che vedono la possibilità di ottenere maggiori utili
che possano riflettersi nella somma dei dividendi degli azionisti. Non vi è
solo l'acqua, ma anche le opere per l'ampliamento delle infrastrutture, i
sistemi di tubatura, eccetera, che portano con sé sostanziosi benefici
economici.
Attualmente, il 75% del rifornimento di acqua potabile nel mondo è sotto la
responsabilità delle autorità governative, essendo principalmente pubblico
il suo finanziamento, la sua regolazione e il suo servizio: ciò complica
l'accesso ai consorzi dell'acqua in questo settore, uno degli ultimi non
sottoposto alle leggi del libero mercato. Questo giustifica le pressioni di
ogni tipo che vengono messe in opera per ottenere la sua effettiva
liberalizzazione e l'apertura reale di questi mercati.
Nel caso qualcosa non fosse chiaro, un rappresentante di queste
multinazionali, durante un ciclo di conferenze realizzate a Londra nella
primavera del 2003 (Hall 2003) ricordò nel suo intervento: "nessuna impresa
investirà in reti di acqua potabile senza assicurarsi con gli utili un
ritorno delle risorse investite".
D'altro canto, e dagli anni '90, ci sono state anche posizioni contrarie
alle manovre dei grandi capitali. Al Summit Mondiale della Terra di Rio de
Janeiro (Agenda 21) del 1992, in quella di Rio+10 di Johannesburg nel 2002,
e in quella di Kyoto nell'aprile del 2003, è sempre stata chiara la
posizione di un ampio settore che difende l'impossibilità di privatizzare
queste risorse, costituendosi nell'infinità di fori come quello di Firenze
tre il 21 e il 23 aprile 2003, e con la nascita, come alternativad del
Manifesto dell'Acqua, che difende l'acqua come un'eredità vitale comune e
globale.
Secondo Juan José Duran Valsero. laureato in Scienze Geologiche, e Maya
Khelladi, laureata in Scienze Economiche, nei casi concreti dei quali si
possiede una conoscenza sulla valutazione del processo di privatizzazione, i
dati sono irrefutabili. La Dottoressa Maya (1999) cita due paesi nei quali
le esperienze non sono state per niente soddisfacenti per motivi differenti.
Nel caso degli Stati Uniti, la privatizzazione ha provocato una caduta in
picchiata della salubrità dell'acqua potabile in molte città. Milioni di
nordamericani, negli anni '93 e '94, hanno consumato acqua inquinata con
piombo, pesticidi e prodotti clorati e in altre occasioni con la presenza
massiccia di prodotti chimici.
Nel caso della Gran Bretagna, le privatizzazioni realizzate tra il 1990 e il
1994, hanno comportato un aumento immediato del 55% del prezzo dell'acqua.
Le imprese hannp realizzato utili importanti, nonostante la moltiplicazione
dei guasti della rete di fornitura, che si trovava fortemente deteriorata
per la mancanza di investimenti, con un chiarissimo peggioramento
generalizzato del servizio.
Nel caso della Spagna ci troviamo di fronte ad esempi di servizi pubblici di
acqua che sono oggetto di valutazione positiva come El Canal de Isabel II,
l'Impresa Municipale di Aguas de Sevilla, quella di Palma de Mallorca,
quella di Cordoba, Malaga o l' Impresa Municipale del Gran Bilbao. Mentre,
dall'altro lato ci sono stati veri conflitti di fronte ai tentativi di
privatizzazione di Saragozza, Huesca o Toledo.
La valutazione dei risultati del passaggio dei progetti pubblici verso i
privati non ha dato i risultati sperati, essendo stati chiaramente negativi
in tutto il mondo. Se ai due paesi già citati, aggiungiamo la maggioranza
dei paesi dell'America Latina o del cono sud come il Sudafrica, o le città
spagnole in cui si è privatizzato, ci troviamo di fronte ad una situazione
per cui, al di là delle mancanze del servizio, della qualità dell'acqua e
dell'aumento sorprendente dei prezzi, gli obiettivi come la lotta contro la
povertà o la fornitura ai settori della popolazione più sfavoriti non si
sono raggiunti in nessun caso, e l'erario pubblico è stato molto più dannegg
iato con un chiaro indebolimento dei controlli pubblici sull'acqua.
Attualmente il settore dell'acqua in Spagna fattura circa 323.200 metri cubi
all'anno, ottenendo un importo approssimativo di 2700 milioni di euro. Il
desiderio d'impossessarsi di questo affare è alla base dell'attuale
deregulation e della pressione che sta esercitando il settore privato.
Un altro aspetto che dobbiamo tenere in considerazione è la ripercussione
che avrà l'introduzione della Direttiva Quadro sull'Acqua, dove si
stabilisce: "In base al principio di recupero dei costi dei servizi relativi
all'acqua, saranno compresi i costi ambientali". Ciò implica che, quando
questa norma si applicherà, la tariffa dell'acqua dovrà riflettere tutti i
costi derivati dal servizio, essendo il momento idoneo per poter
incrementare le tariffe per legge, con l'eliminazione di qualsiasi tipo di
sovvenzione proveniente da entità pubbliche. Esiste una grossa pressione
all'interno della Commissione Europea perché questa normativa si applichi
nel breve periodo e nella sua accezione più radicale.
Però, dove si trova il vero problema? Il caso delle privatizzazioni ci porta
a dover chiarire veramente se vogliamo o meno attuare quel cambio etico e
responsabile che la società, o meglio l'umanità, reclama.
Vogliamo condurre una gestione autentica dell'acqua come risorsa vitale?
Ci lanciamo a risolvere il problema dell'inquinamento e del degrado delle
falde acquifere?
Il problema si basa su come la gestiamo, se prima vengono la coscienza e
l'onestà o ciò che è arricchimento personale e convenienza di un gruppo,
partito politico o settore sociale. Questa è la sfida con la quale dobbiamo
confrontarci.
L'appropriazione di tutto o di parte del ciclo dell'acqua introduce
importanti distorsioni e numerosi interrogativi relativi alla gestione
sostenibile nel futuro.
Con la privatizzazione dell'acqua esiste un problema aggiuntivo più che una
soluzione, perché continuiamo a non affrontare i grandi problemi delle
politiche pubbliche. Ciò che si otterrà sarà far incrementare il prezzo
dell'acqua, la perdita di controllo pubblico, e si inciderà negativamente
sui redditi più bassi, perdendo così la partecipazione diretta o indiretta
dei cittadini in un settore chiave come il rifornimento urbano, non
garantendo, in assoluto, una gestione sostenibile della risorsa: entrano in
chiara contraddizione la logica economica degli interessi imprenditoriali
con la conservazione delle funzioni socioambientali che genera l'acqua come
bene pubblico.
Siamo in grado di accettare la sfida?
Siamo informati delle trasformazioni che ci s'impongono a causa dei
cambiamenti climatici?
Verso dove ci stiamo incamminando con il degrado dell'ecosistema di questo
pianeta?
Siamo in tempo per correggerlo?
Lascio la risposta alle parole di una conferenza diretta da Federico
Aguilera Klink (Dipartimento di Economia Applicata dell'Università di La
Laguna)
"L'unica opzione per uscire da questa situazione consiste nella diffusione
di informazione di qualità e nella realizzazone di un dibattito pubblico
aperto e con parità di condizioni tra difensori e oppositori dei progetti e
delle decisioni controverse, cioé nel consolidamento della partecipazione
cittadina. Comunque sia, c'è da guadagnarselo, considerato che non sarà
concesso da queste istituzioni "fittizie". Per questo risulta necessario
riconoscere che viviamo in democrazie incomplete, alle quali si impone la
necessità di una rigenerazione. Questa è la sfida, il passo da una
democrazia che riconosce la necessità della sua rigenerazione a una
democrazia ad alta affidabilità, con l'impegno dei cittadini attivi e
informati, mantenendo una relazione matura da adulto ad adulto con gli
esperti e i politici onesti".
Non si può affrontare la privatizzazione di queste "imprese municipali" o
autorizzare concessioni per acque sorgive o laghi, senza informare i
cittadini di una decisione che ipoteca un bene per il futuro, con mancanze
che possono essere considerati come atti d'illegalità: non risulta etico,
non è coscienzioso. Se la vendita di sorgenti, risorse, laghi, etc., è
determinata da una necessità economica municipale, probabilmente si potranno
trovare le risorse finanziarie necessarie in altre maniere. E' necessario
che gli amministratori diano esempio di una democrazia con elevata
affidabilità ...e la forma di procedere fino a questo momento non cammina
bene.

[EMAIL PROTECTED]
Ripreso da  www.rebelion.com 17/8/2005

Traduzione di Ruggero Fornoni


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3 - Falda Acquifera del Guaranì: gli Stati Uniti hanno sete e il Sudamerica
ha l'acqua
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di Jorge Gómez Barata

Coloro che credevano che l'epoca del saccheggio delle risorse naturali,
causa di guerre e invasioni, fosse concluso, si sbagliavano. Il credo
neoliberista per cui non ha senso lottare e uccidere per qualcosa che si può
comprare, non ha funzionato.
Le guerre per il petrolio in Iraq e Afghanistan, l'aggressività contro il
Venezuela, le manovre per controllare il gas boliviano e più recentemente
l'impegno a dislocare forze militari sulla Falda Acquifera del Guaranì,
rivelano che le ricchezze naturali con valore strategico sono un elemento
essenziale per valutare la situazione mondiale contemporanea.
La Falda Acquifera del Guaranì è la terza riserva sotterranea di acqua del
pianeta, condivisa da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Con un'area di
1.195.700 km quadrati, questo mantello freatico immagazzina 37.000
chilometri cubi di acqua e rifornisce circa 500 città.
Dall'essere un bene offerto generosamente dalla natura, pulita, economica e
praticamente inesauribile, l'acqua è passata ad essere una risorsa
strategica, comparabile unicamente al petrolio. Senza petrolio l'umanità
potrebbe sopravvivere, senza acqua no.
Il primo studio globale sulla problematica dell'acqua fu pubblicato nel 1998
e rivelò che del totale dell'acqua esistente sulla Terra il 90% è salubre,
il 2% è congelata nei poli e solo l'1% è potenzialmente utilizzabile per il
consumo umano e che l'esaurimento delle falde sotterranee rappresenta una
seria minaccia per la sicurezza di tutti i paesi e per la salute del pianeta
nel suo complesso.
Al fatto che dal 1950 ad oggi il consumo di acqua sia triplicato, si
aggiunge la crescita della popolazione mondiale, l'espansione dell'attività
economica, l'urbanizzazione e l'esaurimento delle fonti di rifornimento a
causa di sovrasfuttamento, inquinamento, cambi climatici o decisioni erronee
che hanno provocato una drammatica scarsezza di acqua.
A ciò si somma il fatto che quasi 2.000 milioni di persone, circa il 20%
della popolazione mondiale, non hanno accesso a fondi sicure di acqua
potabile. Nel caso che questa situazione si risolvesse, il consumo
aumenterebbe del 40%. In questo momento due terzi della popolazione mondiale
potrebbero vivere in paesi con scarsità d'acqua.
Il più pregiato dei liquidi si è convertito in un fattore di sensibile
importanza nelle relazioni internazionali, tra l'altro perchè circa il 50%
della popolazione mondiale si rifornisce da bacini condivisi tra vari paesi
e, dato che le falde e i sistemi idrici formano sistemi complessi, i paesi
interessati a questi bacini beneficiano del sistema nel suo complesso e
devono assumersi obblighi per la sua adeguata gestione e protezione.
Questo e altri aspetti sono presenti negli straordinari interessi del mondo
sviluppato, specialmente quelli degli Stati Uniti per la Falda Acquifera del
Guaranì, che oltretutto si trova nella chiamata "Tripla Frontiera", un punto
della geografia sudamericana nel quale s'incontrano Brasile, Paraguay,
Bolivia e Argentina e che è il fulcro di altre tensioni, quali il
contrabbando e il narcotraffico e ultimamente la minaccia del terrorismo.
Guidati dai propri interessi e consigliati da organizzazioni così poco
affidabili come la OEA (Organizzazione degli Stati Americani) e la Banca
Mondiale, i governi coinvolti hanno approvato un progetto per la protezione
ecologica della falda acquifera e la sua gestione sostenibile.
A questi interessi di natura scientifica si sono ultimamente aggiunti quelli
di natura geopolitica e di carattere militare, palesati soprattutto dalla
presenza di truppe del "Comando Sur" delle Forze Armate statunitensi, che
recentemente si sono installate in Paraguay. Il punto scelto dai militari
per lo spiegamento offre una posizione privilegiata per controllare le
riserve di idrocarburi della Bolivia e la Falda Acquifera del Guaranì.
Ovviamente gli Stati Uniti sono interessati al controllo di questa
importante riserva di acqua dolce, non a beneficio dei paesi latinoamericani
ma per la propria sicurezza e non tralasceranno di  utilizzare nessuno dei
canali per controllare ed eventualmente impadonirsi del mantello freatico.
Tra le altre, già sono in marcia opzioni "scientifiche", la privatizzazione,
il controllo delle opere di infrastruttura e naturalmente la presenza
militare.
Gli Stati Uniti hanno sete e il Sudamentica ha l'acqua. Vengono per questa.

Revista Koeyú Latinoamericano - Caracas, Venezuela
http://www.ecoportal.net

Traduzione di Ruggero Fornoni


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4 - Le lotte dell'acqua in Italia, un bilancio di cinque anni di esperienze
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di Emilio Molinari e Rosario Lembo (Contratto mondiale dell'acqua)


Cinque anni di lavoro del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale
sull'Acqua. Quasi 1500 iniziative in tutta l'Italia, due Forum Mondiali
specifici a Firenze e Ginevra, nei quali il ruolo del Comitato Italiano è
stato determinante per la crescita del movimento sull'acqua, la
partecipazione a tutti i forum sociali, mondiali europei e pan amazzonici.
Oggi, in molte parti nel sud del mondo, ed in particolare in America Latina,
la questione dell'acqua è al centro della grande politica, genera  movimenti
sociali di enorme portata e influenza la formazione dei governi. Ma di
questo ne parleremo in un altro momento, ora pensiamo sia il momento di
valutare a che punto si è giunti nel nostro paese.
Vogliamo ricordare che 4 anni fa ci eravamo prefissati questi i compiti:
- formare nell'opinione pubblica una consapevolezza e una cultura dell'acqua
come diritto e bene comune da tutelare e garantire;
- portare questi temi nell'agenda della politica italiana;
- elaborare e sperimentare nuove strade nella gestione pubblica di questo
bene;
fermare il processo di mercificazione in atto, con la privatizzazione dei
servizi idrici locali, e il diffondersi dell'uso delle acque in bottiglia.
Ebbene, ad un primo bilancio crediamo di non peccare di ottimismo o di
immodestia, se diciamo che abbiamo ottenuto risultati insperati.
Oggi in Italia la questione dell'acqua è un argomento dibattuto tra la gente
"normale", è oggetto di studio, di ricerca scolastica, di tesi di laurea
universitaria, di opere teatrali, musicali, scultori, pittoriche e
cinematografiche tra gli artisti e ovunque il lessico dell'acqua e dei beni
comuni è diffuso e di uso corrente. Muove inoltre in molte situazioni la
società civile più attiva e suscita nuova militanza in vecchi e giovani.
Malgrado i ritardi e le autoreferenzialità delle associazioni e dei leader
che compongono la sua galassia, il Movimento dei Movimenti è stato
conquistato alla battaglia per l'acqua, anzi per dirla francamente, l'acqua
è ora l'unico obbiettivo unitario del movimento.
E i partiti del centro sinistra sono stati quasi tutti attraversati dalle
contraddizioni tra la loro politica e i temi da noi posti. Alcuni, in
particolare Rifondazione comunista, ma anche una parte dei Verdi, dei
Comunisti Italiani e della sinistra DS, sono entrati nel campo attivo della
lotta politica per i beni comuni. Si è costituita l'associazione degli
Eletti dell'Acqua.
Ma ciò che più conta è che si è palesato su tutto il territorio italiano,
uno scontro politico sociale ed istituzionale aspro e forte che ha
evidenziato gli interessi economici altrettanto forti che sono in gioco e le
opzioni politiche e culturali profondamente diverse che si vanno formando e
confrontando.
Abbiamo visto che è stato possibile cambiare una legge finanziaria
bipartisan che obbligava tutti gli enti locali a privatizzare i propri
servizi idrici: E' stata introdotta la facoltà di gestire in house il
proprio servizio, col risultato che in questo momento le scelte si vanno
differenziando in ogni Ambito Territoriale Ottimale, mentre nei consigli
provinciali e comunali si formano schieramenti politici collocati nel campo
del bene comune, contro la privatizzazione e per la ripubblicizzazione.
La realtà italiana è perciò a macchia di leopardo, e l'uniformità del
disegno privatistico che dominava la scena qualche anno fa, si è frantumata
dando vita ad una presenza istituzionale ancorata all'idea di una gestione
pubblica, nuova e partecipata che si colloca e va attivizzandosi nello
scontro. Abbiamo visto l'affermarsi di alcuni dei principi da noi sostenuti:
sulla partecipazione; sulla  cooperazione e solidarietà internazionale; sul
contrastare il diffondersi delle acque minerali ed in bottiglia;e assistiamo
anche a momenti di mobilitazione popolare sui temi dell'acqua. Mobilitazioni
con diverse forme di manifestazione e di organizzazione sui territori.
A fronte di questi forti ed innegabili avanzamenti della cultura dell'acqua
nel nostro paese e all'approssimarsi delle scadenze elettorali, la molla
degli interessi in gioco si carica, lo scontro si acutizza e l'acqua
conquista anche nel nostro paese il centro della grande politica. E' entrata
a buon diritto nello scontro sui programmi elettorali, un segretario di
partito candidato alle primarie l'ha messa nelle sue 6 priorità. Inoltre
oggi, anche una sommaria ricognizione nella penisola ci conferma che negli
ATO, che finora hanno deliberato le modalità di affidamento, quasi la metà
ha scelto la gestione in house, e in alcuni  il percorso della
privatizzazione è stato interrotto.
Oggi perciò la realtà sui territori si presenta differenziata, spesso
confusa, ingarbugliata dagli scontri politici e la stessa legislazione, a
partire dalla stessa legge Galli, è messa in discussione dai legislatori,
stiracchiata da una parte e dall'altra ed ha perso di ogni valore rispetto
agli stessi principi ai quali si richiamava: unicità della gestione,
integrazione dell'intero ciclo, semplificazione. Inoltre, il palesarsi delle
conseguenze dei mutamenti climatici, lo scioglimento dei ghiacciai alpini,
il ripetersi di frequenti siccità e inondazioni, i dati sull'inquinamento
del territorio e delle falde, hanno reso l'opinione pubblica più sensibile
alle questioni ambientali legate al destino di questo bene.
In questo contesto vanno lette le forme di lotta con le quali si manifesta
la battaglia dell'acqua in Italia e le prospettive per il futuro. Battaglia
che non si misura solo in cortei e proteste, anche in quelli certamente, ma
anche in comportamenti alternativi a quelli dominanti, da atti concreti di
partecipazione democratica della gente, di crescita politica o di
consapevolezza di settori politici, sindacali e di alcune istituzioni,
battaglie che si sviluppano sul terreno delle privatizzazioni, ma anche
sulla tutela del bene acqua sul territorio. Cominciando da questi ultimi
aspetti, è innegabile che da quando abbiamo iniziato il nostro cammino di
"coscientizzazione", le lotte in difesa dell'acqua sul territorio si sono
moltiplicate.

Le battaglie a difesa dell'acqua come risorsa  e  bene comune

1 - La lotta popolare per la difesa dell'acqua nel Gran Sasso.
La lotta si è sviluppata contro la decisione di gran parte del potere
politico di operare trafori e ampliamenti del Laboratorio Sperimentale
sotterraneo sul nucleare,  che avrebbero distrutto numerose falde e messo
altre a rischio di inquinamento e contaminazione. La lotta ha creato
condizioni di maggiore consapevolezza nella popolazione, tali da influire
sulle decisioni politiche regionali in materia di privatizzazione dei
servizi idrici e di trasferimento delle acque verso l'acquedotto pugliese.
La mobilitazione della società civile ha creato strutture di movimento a
livello regionale collegate al Contratto Mondiale, mentre l'Abruzzo Social
Forum ha trovato, proprio nella lotta per l'acqua, il contenuto unificante
tra le diverse realtà associative e negoziale con le istituzioni, tali da
divenire soggetto politico.

2 - La lotta dell'acqua della Val di Lemme.
E' la lotta di più lunga durata e di antichi legami con il Comitato per il
Contratto Mondiale sull'Acqua. Si è sviluppata in seguito al tentativo,
politicamente sostenuto, dell'imprenditore Caltagirone  (finanziere,
palazzinaro, cementiere, proprietario di giornali, nonché soggetto privato
tra i più agguerriti nel mercato dei servizi idrici) di distruggere le falde
di Gavi Ligure e di altri paesi minori, per scavare ghiaia per la produzione
di cemento e di acquisire in sostituzione di queste, le acque del torrente
Acque Striate. Acque protette che scorrono in una zona altrettanto protetta
da vincoli europei. La lotta ha visto la mobilitazione dell'intera
cittadinanza, il blocco dei lavori delle ruspe, l'intervento delle forze
dell'ordine, l'adesione di tutte le associazioni ambientaliste, l'intervento
della magistratura e del consiglio di stato, ma sopratutto ha evidenziato
l'emergere di una figura particolare di capitalista, con vocazione ad
assaltare il territorio, i beni comuni e acquisire i servizi pubblici
privatizzati, un capitalista che agisce di concerto con la politica e con le
banche e che sempre più, sembra caratterizzare il nostro paese.

3 - Le lotte in Valtellina, a Cuneo  e in provincia di Ascoli Piceno, in
difesa delle sorgenti e dei piccoli salti.
Sono lotte embrionali, spesso si manifestano attraverso le denunce e le
prese di posizioni dei comitati locali dei tentativi ormai diffusi degli
enti locali, di dare in concessione le sorgenti ad imprese di
imbottigliamento. Altre volte si tratta del moltiplicarsi delle iniziative
di imbrigliare i piccoli salti dei torrenti per produrre energia,
scompaginando gli assetti idrogeologici delle regioni alpine e dei regimi
idrici in alta quota, altre volte ancora si tratta della battaglia politica
istituzionale che contrappone, come nel caso ascolano, il presidente della p
rovincia Massimo Rossi ad un sindaco che vuole privatizzare una sorgente
ecc.

4 - La lotta di Nocera Umbra:
Dove si forma un comitato di cittadini per la difesa della sorgente che
rischia di essere  "concessa" allo sfruttamento e all'imbottigliamento della
Rocchetta.

5 - La lotta del volterrese contro la Solvay.
E' una vecchia realtà che ha acquisito vigore dalla nuova consapevolezza
sull'acqua. Alla quale concorrono comitati formatisi in seguito alle
iniziative del contratto mondiale sull'acqua. Si tratta dello scempio di un
bene comune per interesse privato, ovvero la Solvay opera da anni, usando
senza regole e costi, le acque di tutta la zona per sciogliere il salgemma
nelle cave a monte convogliando poi questa soluzione salina nei suoi
stabilimenti di Piombino

6 - Le cartiere della provincia di Lucca.
I loro enormi consumi di acqua buona concessi quasi a gratis dalle
istituzioni regionali, oggi cominciano ad essere oggetto di contestazione, e
di discussione anche in ambito di movimento.

 7 - Si riapre la vecchia ferita dell'ACNAin Val Bormida
Alle intenzioni di riprendere l'attività chimica dell'Acna, si sono
immediatamente formati i comitati dei cittadini e degli enti locali per
contrastare le intenzioni.


Le lotte contro la privatizzazione.
Uno degli obiettivi  portanti della nascita del Comitato italiano, 4 anni
fa, fu la preoccupazione proprio per l'avvio in Italia  di  un processo di
privatizzazione, che sembrava inarrestabile e aver conquistato la quasi
totalità delle istituzioni e dei partiti italiani, il grande problema del
nostro tempo e del nostro paese. Oggi possiamo dire che in Italia il
processo si è inceppato, le lotte si sono sviluppate in diverse forme dando
vita a diverse organizzazioni della società civile. Alcuni esempi lo
attestano :

 Napoli: Alla volontà espressa da tutte le istituzioni campane: Comune di
Napoli, Provincia, Regione, di privatizzare completamente in due passaggi di
gara pubblica il servizio idrico dell'ATO 2 Napoli Caserta, si è sviluppato
e contrapposto, nell'arco degli ulti i dodici mesi, un forte movimento di
opposizione di cittadini e associazioni. Movimento che si è espresso nella
forma organizzata dando vita alla nascita di  "comitati civici" di Napoli
nelle  circoscrizioni e nei quartieri delle città di Napoli e di  Caserta,
che ha promosso  assemblee pubbliche e per la prima volta in partecipate
manifestazioni di massa davanti alle sedi istituzionali ed in occasione
delle Assemblee dello steso ATO, che hanno spinto  alcuni  amministratori a
presentare dei ricorsi al TAR. Il movimento campano, ha messo in difficoltà
il governo cittadino e regionale, ha costretto i media ad informare di ciò
che gli enti locali stavano ovunque decidendo nel  più completo silenzio. E
tutto ciò, malgrado la quasi totalità degli organi di stampa del sud siano
controllati da Caltagirone, principale e scontato beneficiario della
privatizzazione campana. La magistratura è stata chiamata a pronunciarsi, e
ad oggi, ogni decisione è stata bloccata e rinviata e le buste delle " gare"
non sono state ancora aperte .

Abruzzo: La lotta del Forum sociale dell'Abruzzo sui trafori del Gran Sasso
ha dato forza alla lotta contro la privatizzazione dell'acqua negli ATO
abruzzesi. Oggi dopo varie vicissitudini, il centro sinistra regionale ha
deliberato per la gestione in house in tutto il territorio ed esistono le
prime esperienze di gestione i house, come l'Ato pescarese, impegnate a
praticare alcune delle proposte del Manifesto dell'Acqua.

Viterbo: E' stata la prima situazione ad optare per la gestione in house.
Malgrado al tempo fosse una realtà governata dal centro destra, la
combinazione di lotta sul territorio ed il formarsi di una aggregazione
unitaria di forze del centro sinistra e della CGIL, ha permesso di incidere
sulle convinzioni della maggioranza del consiglio provinciale e
successivamente di far diventare la questione del servizio idrico una
questione di contenuto programmatico

Toscana: E' la prima regione che ha privatizzato e per molto tempo è stata
un modello in tal senso. I soci privati nei vari ATO, ruotano tutti attorno
alle Spa:  ACEA,  Suez Lyonnes, Caltagirone e Monte dei Paschi di Siena. Ma
la Toscana è anche la prima regione in cui il movimento ha iniziato un
percorso per la ripubblicizzazione del servizio. E' stata concepita una
legge di iniziativa popolare, sono state raccolte 43000 firme autenticate,
più di 10 volte quelle necessarie. E' iniziato un percorso partecipato e
coinvolgente al quale hanno aderito  una gamma variegata del mo do
associativo, si sono formati dei comitati territoriali,  fatti decine di
eventi in tutta la regione che hanno permesso di raggiungere migliaia di
persone. I temi della partecipazione, hanno cominciato a diventare concreto
oggetto di dibattito e sperimentazione. Il movimento toscano diventa  un
primo esempio di soggetto politico e negoziale, interlocutore obbligato
delle istituzioni, strutturato dal basso sul territorio.

Le Marche: Ascoli Piceno, non privatizza e sperimenta la gestione in house,
la Provincia si oppone alla svendita delle sorgenti e distribuisce acqua
dell'acquedotto pubblico in tutte le occasioni di manifestazione. Ancona,
sceglie la gestione in house e si candida a sede dell'Osservatorio Nazionale
sull'Acqua. Inoltre vengono diffusi in tutta la provincia i riduttori dei
consumi di acqua

Il Lazio: E' la regione di ACEA, e dell'accordo di questa con
Suez-Electrabel Si è formato un comitato territoriale che raggruppa tutte le
realtà associative del Movimento e le realtà come Viterbo che già hanno
deliberato la gestione pubblica dell'acqua. Rieti è stata sede di un
importante manifestazione sull'acqua e lo scontro è aperto sulla futura
gestione dell'ATO e dell'acqua delle sue sorgenti in generale in quanto è
quella che rifornisce l'acquedotto di Roma  Il comitato ha iniziato una
campagna di mobilitazione e chiarificazione sulla multinazionale romana
ACEA, sulla sua politica nel sud del mondo, sui suoi soci e partner:
Caltagirone e Suez in particolare. Latina è stata in tal senso un esempio di
mobilitazione di massa: 2000 persone in piazza per manifestare a difesa
dell'acqua di buona qualità e per contrastare le proposte do privatizzazione
a livello di consiglio comunale. E anche le istituzioni romane sono state
oggetto di contestazione esterna ed interna alle forze politiche della
maggioranza.

Torino, Alessandria, Novara: Nelle prime due situazioni su pressione del
Contratto Mondiale, è stata deliberata la gestione in house,  ma malgrado
ciò le istituzioni piemontesi, più o meno scopertamente, non fermano le loro
reali vocazioni a fare del sevizio idrico oggetto di mercato e
partecipazione a gare. Mentre proseguono gli intendimenti di cordate
multiutility con SMAT di Torino e  la capofila AGMA. La debolezza di tali
situazioni è che alla forza delle relazioni politiche non corrisponde la
forza di un movimento reale della società civile. Novara è l'ultimo ATO
costituito, l'84° in italia. Il comitato territoriale, ha contribuito a
scrivere il programma riguardante l'acqua per le elezioni provinciali vinte
poi dal centrosinistra sia a Verbania che a Novara, ed ora l'esecutivo ha
deciso di adottare e di proporre il modello  "in House"  che sarà valutato
nelle prossime 6 assemblee che chiameranno i 160 sindaci a ratificare la
scelta gestionale.

Il Friuli: Anche nel Friuli le iniziative del Contratto Mondiale hanno
portato a scelte di gestione in house, risultato di una combinazione tra
relazioni politiche e movimento, ma anche in questo caso una certa debolezza
del movimento di base alimenta le rivalse della parte, maggioritaria, della
politica. Nel piano d'ambito comunque la pressione e la presenza del
Contratto mondiale ha fatto si che molti dei nostri contenuti siano stati
accolti. Inoltre il Friuli collabora con  il Comitato  nel far crescere
anche in Bosnia la presenza di una cultura dell'acqua e a costituire un
Comitato del Contratto mondiale Bosniaco.  A Mostar il ruolo delle
istituzioni Friulane è stato determinante nel dar vita al convegno del
contratto mondiale in occasione della inaugurazione del ponte sulla Neretva,
e negli scambi di visite ai fiumi tra studenti delle reciproche realtà.

Ferrara: Come in tutta l'Emilia-Romagna la privatizzazione ad opera della
multiutility Hera di Bologna ormai combinata con Meta di Modena è stata
rapida, generalizzata e poco contrastata in assenza di movimenti sul
territorio. In questo contesto Ferrara è stata comunque la città dove il
confronto non si è interrotto e i rapporti tra la provincia e il Contratto
Mondiale sull'Acqua continuano su molti aspetti del nostro manifesto e
l'idea della ripubblicizzazione, è nel dibattito e nei confronti. Ferrara è
sede di facoltà dell'Università del bene Comune.

Messina e Siracusa: Entrambe le province hanno deliberato per la gestione in
house. In entrambe, si stanno aggregando comitati di cittadini e
associazioni  Indirettamente queste scelte nascono dal diffondersi in
Sicilia delle idee del Manifesto dell'acqua, ma anche dall'impatto a suo
tempo generato dal Forum del Mediterraneo organizzato da Mediterracqua di
Catania in collaborazione con il Contratto Mondiale.

Milano e la Lombardia: E' sede nazionale del Contratto Mondiale, è dove
inizialmente più forte è stata la reazione alla legge che obbligava i comuni
a mettere a gara il proprio servizio idrico. E' qui che 150 comuni si sono
organizzati per un referendum abrogativo dell'obbligo alla privatizzazione
ed è innegabile che è sull'onda di questa protesta che l'articolo 35 della
finanziaria del 2003 è stato cambiato. Ma il movimento in Lombardia è stato
prevalentemente politico istituzionale, cioè il confronto e lo scontro si è
prodotto prevalentemente tra i partiti e dentro i partiti, questo ha fatto
sì che in tutta la regione la situazione rimanesse sostanzialmente ferma dal
punto di vista del procedere delle privatizzazioni, e conseguentemente è
altrettanto ferma anche dal punto di vista dei movimenti della società
civile. Solo in Milano città si è formato un comitato per il contratto
mondiale. Oggi però in Lombardia i processi di privatizzazione si
riattivizzano. Ipotesi di aggregazione attorno a ASM di Brescia, già quotata
in borsa, e a Linea Group si profilano all'orizzonte con molta forza. Lodi
provincia e il suo ambito territoriale si sono già opposti a questi disegni
e hanno scelto la gestione in house.  Bergamo ha proceduto in senso inverso
facendosi assorbire da ASM di Brescia. E' con ritardo che si va mettendo in
moto la reazione a Bergamo. A Milano città si parla apertamente di mettere
in vendita l'acquedotto cittadino per fare cassa al comune, mentre con la
Provincia di Milano si è aperto il confronto con gli assessori, con il CAP
(consorzio acque potabili provinciale) e con il comitato ristretto dell'ATO.
E'un confronto difficile, che vede misurarsi la nostra ipotesi con quella di
una privatizzazione al 15% e l'ingresso di un partner finanziario ( una
banca ). Ma il confronto si manifesta su più terreni, non ultimo quello
della riunificazione degli ambiti territoriali tra città e provincia. Oggi
però il problema centrale è quello della mobilitazione della società civile
che dia forza alla attivizzazione di parte della politica e delle
istituzioni, e determini le condizioni della partecipazione ai processi
decisionali.

Venezia: L'ATO di Venezia è orientato a mantenere la gestione in house. Nel
contempo nel piano d'Ambito è stato inserita,in collaborazione con il
Contratto Mondiale, la direttiva di un prelievo di 1 centesimo di euro per
ogni litro di acqua erogato dall'acquedotto provinciale, da destinare a
progetti di cooperazione decentrata sull'acqua con i paesi in via di
sviluppo: 720.000 euro all'anno, per una cooperazione dal basso tra pubblico
locale e pubblico locale, controllata da un comitato che valuta i progetti.
E' questo primo esempio che, se generalizzato su tutto in tutto il paese,
può generare cospicue risorse per progetti importanti, ma soprattutto
innesta un percorso alternativo a quello delle istituzioni internazionali e
dei governi,  nella cooperazione con i paesi in vi di sviluppo.

La Puglia: Con la decisione del governatore della Puglia Niki Vendola di
affidare la presidenza dell'ente gestore dell'Acquedotto Pugliese, il più
grande d'Europa, al prof. Riccardo Petrella (segretario generale
internazionale del Contratto Mondiale sull'Acqua) cioè alla persona che
universalmente viene considerata ispiratrice del movimento mondiale
dell'acqua, con il compito specifico di ripubblicizzare la SPA, si determina
un salto di qualità di enorme importanza nella LOTTA per l'ACQUA nel nostro
paese e per il movimento italiano sull'acqua, si entra nella grande
politica, è l'inizio di una  fase più complessa, alla quale ai compiti
propri del movimento si aggiungono quelli della responsabilità.
Responsabilità di gestione e responsabilità di dimostrare la concretezza
delle nostre idee e delle nostre proposte, responsabilità di trovare le
mediazioni alte e giuste con la politica e le istituzioni. Tutto ciò avviene
però, mentre proseguono  per il Contratto mondiale e il movimento, i compiti
della formazione di una cultura e di una politica dell'acqua, diritto
universale, bene comune pubblico, partecipato, da tutelare localmente e
universalmente, da pianificarne usi e consumi e distribuzione, in una parola
da governare. La scelta pugliese entra in pieno nello sconto politico in
atto, lo porta allo scoperto a conoscenza di grandi masse di cittadini. Uno
scontro politico che non è solo nostro e del movimento, ma riguarda la
trasformazione del capitalismo italiano in atto e i legami con la politica e
la sfera pubblica.

Alcune considerazioni
Mentre assistiamo al tendenziale abbandono delle vocazioni produttive,
industriali ed agricole, il capitalismo nostrano si lancia in un vero e
proprio assalto dei beni del territorio, dei servizi pubblici privatizzati e
in via di privatizzazione, dei grandi beni comuni fondamentali per la vita e
lo sviluppo umano, come: l'acqua, l'energia, la scuola, la sanità, le
telecomunicazioni, i trasporti. E' quanto si profila con i decreti che sono
di prossima emanazione da parte del Ministero dell'Ambiente, che punta ad ac
celerare i processi di privatizzazione a livello di gestione del territorio
e dei beni ambientali. Un assalto che si gioca in borsa, nei parlamenti,
nelle banche, coinvolge trasversalmente e direttamente la politica, la
corrompe la privatizza, la mette sul mercato, dà vita a processi di
formazione di nuove holding, di multiutility dei servizi, di cordate miste,
di OPA e di scalate in borsa ecc.., in una confusione di ruoli e di
conflitti di interesse, che rischiano di travolgere tutti i luoghi del
controllo e della formazione delle regole della democrazia.
Quindi le lotte dell'acqua ci chiamano implicitamente tutti ad un
rinnovamento della nostra cultura politica a prendere coscienza delle
numerose partite che si giocano attorno a questa: partite economiche,
culturali, ambientali, di modello di sviluppo, di nuova democrazia, di etica
del bene pubblico, ci chiede di creare coscienza, lotta, opposizione e
governo, partecipazione e cittadinanza, senza le quali la nostra democrazia
sembra destinata a degradare sempre più.


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