Giovedi 16 febbraio ore 21.15

presso ass. Mellow Mood (via leone XIII, 27, Bergamo)
 
presentazione del libro
 
ISLAM D'ITALIA, di Angela Lano
 
Angela Lano, giornalista torinese, laureata in lingua e letteratura araba, da anni scrive articoli sul mondo arabo-islamico e sulle comunità musulmane in Italia. Collabora con il quotidiano la Repubblica, con le riviste Missioni Consolata e Nigrizia, con il sito www.aljazira.it e, come formatrice, con enti pubblici e scuole superiori piemontesi. Ha pubblicato, con la EMI di Bologna Voci di donne in un hammam. Quando le parole non bastano e L'Iraq, la guerra dei bugiardi (in La guerra, le guerre). Si occupa inoltre del rapporto tra mass-media e Islam, attraverso articoli e
conferenze.

 
(da Peacereporter)
Il volume è una goccia nel mare di pubblicazioni sull’argomento, il merito maggiore di Angela Liano è di aver affrontato soprattutto il problema dei giovani immigrati, o di quelli nati in Italia da famiglie islamiche e del loro inserimento a contatto con i giovani del posto o di altri religioni. 
 
La copertina del libro "Islam d'Italia""Diciamo la verità: qualche brivido è anche legittimo provarlo…Leggete cosa dice ad un certo punto di questo libro il signor Abdurrahman Pasquini, settantenne laureato in legge residente a Milano, convertito all’islam dal ’74: ' L’Europa stessa diventerà musulmana: quando prenderà coscienza del fallimento di tutte le ideologie umane si orienterà naturalmente verso l’Islam…'"
E’ quanto scrive Nicola Lombardozzi, caporedattore esteri di la Repubblica, nella prefazione ad "Islam d’Italia, inchiesta su una realtà in crescita". E nell'introduzione Paolo Branca, docente di arabo presso l’Università Cattolica di Milano, scrive che "una parola di cinque lettere…quattordici secoli di storia, circa un miliardo e trecento milioni di fedeli…troppo per essere riassunto in una semplice definizione…E’ salutare, dunque, che al lavoro dei teorici si affianchino indagini sul campo, condotte con perizia e sistematicità…"
E’ quanto ha cercato di fare Angela Lano, autrice del volume edito dalle edizioni Paoline, giornalista torinese, laureata in lingua e letteratura araba, che ha viaggiato in Nordafrica e nel Medio Oriente. Ha scritto volumi come "Voci di donne in un hammam", "L’Iraq, la guerra dei bugiardi".
La sua analisi è vasta e capillare. Parte dai Muhajirun (migranti) e Ansar (seguaci ausiliari) in Italia. E’ una realtà in continua evoluzione, con una componente islamica che si aggira intorno al milione e trecentomila individui, con provenienza dall’Africa, dall’Asia e dall’Europa dell’est, con diversità quindi culturale, sociale, linguistica e politica.
 
Due sono le tendenze principali. C’è chi vive la fede interiormente, in casa o in moschea, o nelle pause di lavoro, e si sforza di integrarsi nella nuova società. E’ un "Islam privato". E c’è poi la categoria del "laici", coloro che non frequentano i luoghi di culto e i centro islamici, che non pregano in pubblico e si limitano a un legame di tipo culturale.
C’è poi l’Islam dei giovani, ragazzi tra i tredici e i ventotto anni, nati in Italia o arrivati da piccoli e cresciuti insieme ai compagni italiani, con cui condividono sogni e desideri, valori e bagagli culturali.
Il fenomeno viene affrontato separando le varie aggregazioni legate alle città. C’è Torino e l’Islam dei praticanti, una presenza al plurale; ci sono le tante anime dell’Islam milanese, l’Islam in Liguria, che storicamente si aggancia, nell’immaginario di molti, agli antichi pirati saraceni. Non viene lasciato in disparte Dante, studioso dell’Islam, e quindi la Toscana. Roma, la capitale della cristianità, è la sede fisica della più grande moschea d’Europa, quella di Monte Antenne, cui fa riferimento il Centro culturale islamico d’Italia.
 
E infine Napoli e il Sud, un meridione più accogliente?, si chiede Angela Lano in uno degli ultimi capitoli. Il sociologo Stefano Allievi, in "Islam italiano", descrive la Campania, dove il progetto migratorio, come lavoratori stagionali, è caratterizzato dalla precarietà e dalla non stanzialità,  "come un luogo strano di insediamento dell’Islam. Ormai, da Napoli al casertano, le moschee cominciano ad essere numerose…e si assiste a una certa vivacità. Non mancano le situazioni curiose, "alla napoletana". C’è la storia di un camorrista  sedotto dal fascino dell’islam. O di un giovane con impegnata militanza marxista leninista convertitosi in moschea, dove ammette di aver incontrato, per la prima volta, dei veri operai".
 
Ci sono infine le pagine dedicate all’editoria islamica, e all’interno della classificazione “araboislamica” convivono diverse realtà, con edizioni in lingua araba o con traduzioni di testi sulla civiltà araba e/o islamica e altre. A Imperia ha sede l’editrice Al-Hikma, a Torino l’editrice Ibn Sina dell’omonimo Centro studi europeo. Il Centro islamico di Milano Segrate  ha pubblicato per molto tempo Il messaggero dell’Islam, diretto da Pasquini.
L’autrice affronta anche il problema spinoso e delicato delle coppie islamo-cristiane. Unioni sconsigliate in prima persona dall’allora papa Giovanni Paolo II, perché rischiose, nel testo “Erga migrantes caritas Christi”, sui diritti-doveri delle popolazioni immigrate in Italia. Sul tema anche le comunità islamiche invitano alla prudenza. Il numero di coppie però aumenta di anno di anno, e quelle serene e stabili sono numerose. Anche se il problema è ottenere la dispensa "per disparità di culto". Ci sono allora Farid e Nicoletta Ouazzene, felicemente uniti da più di dieci anni, con figli, che non si sono sposati in chiesa ma hanno affrontato due matrimoni, uno islamico e l’altro civile, educando i figli alla religione musulmana, anche se lei va a messa tutte le domeniche.
Non sempre però "sono rose e fiori". Alto è il numero delle separazioni e dei divorzi. Non solo per la religione, ma per una tradizione diversa, dove c’è il tentativo di fagocitare il partner per tirarlo dalla propria parte e "recidergli le radici e assimilarlo all’interno della propria cultura".
Manuela e Rashid, un giovane marocchino, si sono separati perché alla nascita del figlio Younes il padre pretendeva, su pressione della sua famiglia, che lei lasciasse il suo lavoro e si trasferisse in Marocco per allevare il figlio secondo le tradizioni locali.
 
CONOSCERE IL VERO VOLTO DELL'ISLAM
AL DI LÀ DI STEREOTIPI SUPERFICIALI,
È L'UNICA STRADA CIVILE
PER LA CONVIVENZA E L'INTEGRAZIONE.
 

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