Giovedi 16 febbraio ore 21.15presso ass. Mellow Mood (via leone XIII, 27,
Bergamo)
presentazione del libro
ISLAM D'ITALIA, di Angela Lano
Angela Lano, giornalista
torinese, laureata in lingua e letteratura araba, da anni scrive articoli sul
mondo arabo-islamico e sulle comunità musulmane in Italia. Collabora con il
quotidiano
conferenze. (da Peacereporter)
Il volume è una goccia nel mare di pubblicazioni
sullargomento, il merito maggiore di Angela Liano è di aver affrontato
soprattutto il problema dei giovani immigrati, o di quelli nati in Italia da
famiglie islamiche e del loro inserimento a contatto con i giovani del posto o
di altri religioni. E quanto scrive Nicola Lombardozzi, caporedattore esteri
di la Repubblica, nella prefazione ad "Islam dItalia, inchiesta su una realtà
in crescita". E nell'introduzione Paolo Branca, docente di arabo presso
lUniversità Cattolica di Milano, scrive che "una parola di cinque
lettere
quattordici secoli di storia, circa un miliardo e trecento milioni di
fedeli
troppo per essere riassunto in una semplice definizione
E salutare,
dunque, che al lavoro dei teorici si affianchino indagini sul campo, condotte
con perizia e sistematicità
"
E quanto ha cercato di fare Angela Lano, autrice del
volume edito dalle edizioni Paoline, giornalista torinese, laureata in lingua e
letteratura araba, che ha viaggiato in Nordafrica e nel Medio Oriente. Ha
scritto volumi come "Voci di donne in un hammam", "LIraq, la guerra dei
bugiardi".
La sua analisi è vasta e capillare. Parte dai Muhajirun
(migranti) e Ansar (seguaci ausiliari) in Italia. E una realtà in continua
evoluzione, con una componente islamica che si aggira intorno al milione e
trecentomila individui, con provenienza dallAfrica, dallAsia e dallEuropa
dellest, con diversità quindi culturale, sociale, linguistica e
politica.
Due sono le tendenze principali. Cè chi vive la fede
interiormente, in casa o in moschea, o nelle pause di lavoro, e si sforza di
integrarsi nella nuova società. E un "Islam privato". E cè poi la categoria
del "laici", coloro che non frequentano i luoghi di culto e i centro islamici,
che non pregano in pubblico e si limitano a un legame di tipo
culturale.
Cè poi lIslam dei giovani, ragazzi tra i tredici e i
ventotto anni, nati in Italia o arrivati da piccoli e cresciuti insieme ai
compagni italiani, con cui condividono sogni e desideri, valori e bagagli
culturali.
Il fenomeno viene affrontato separando le varie
aggregazioni legate alle città. Cè Torino e lIslam dei praticanti, una
presenza al plurale; ci sono le tante anime dellIslam milanese, lIslam in
Liguria, che storicamente si aggancia, nellimmaginario di molti, agli antichi
pirati saraceni. Non viene lasciato in disparte Dante, studioso dellIslam, e
quindi la Toscana. Roma, la capitale della cristianità, è la sede fisica della
più grande moschea dEuropa, quella di Monte Antenne, cui fa riferimento il
Centro culturale islamico dItalia.
E infine Napoli e il Sud, un meridione più accogliente?,
si chiede Angela Lano in uno degli ultimi capitoli. Il sociologo Stefano
Allievi, in "Islam italiano", descrive la Campania, dove il progetto migratorio,
come lavoratori stagionali, è caratterizzato dalla precarietà e dalla non
stanzialità, "come un luogo strano di insediamento dellIslam. Ormai, da
Napoli al casertano, le moschee cominciano ad essere numerose
e si assiste a una
certa vivacità. Non mancano le situazioni curiose, "alla napoletana". Cè la
storia di un camorrista sedotto dal fascino dellislam. O di un giovane
con impegnata militanza marxista leninista convertitosi in moschea, dove ammette
di aver incontrato, per la prima volta, dei veri operai".
Ci sono infine le pagine dedicate alleditoria islamica,
e allinterno della classificazione araboislamica convivono diverse realtà,
con edizioni in lingua araba o con traduzioni di testi sulla civiltà araba e/o
islamica e altre. A Imperia ha sede leditrice Al-Hikma, a Torino leditrice Ibn
Sina dellomonimo Centro studi europeo. Il Centro islamico di Milano
Segrate ha pubblicato per molto tempo Il messaggero dellIslam, diretto da
Pasquini.
Lautrice affronta anche il problema spinoso e delicato
delle coppie islamo-cristiane. Unioni sconsigliate in prima persona dallallora
papa Giovanni Paolo II, perché rischiose, nel testo Erga migrantes caritas
Christi, sui diritti-doveri delle popolazioni immigrate in Italia. Sul tema
anche le comunità islamiche invitano alla prudenza. Il numero di coppie però
aumenta di anno di anno, e quelle serene e stabili sono numerose. Anche se il
problema è ottenere la dispensa "per disparità di culto". Ci sono allora Farid e
Nicoletta Ouazzene, felicemente uniti da più di dieci anni, con figli, che non
si sono sposati in chiesa ma hanno affrontato due matrimoni, uno islamico e
laltro civile, educando i figli alla religione musulmana, anche se lei va a
messa tutte le domeniche.
Non sempre però "sono rose e fiori". Alto è il numero
delle separazioni e dei divorzi. Non solo per la religione, ma per una
tradizione diversa, dove cè il tentativo di fagocitare il partner per tirarlo
dalla propria parte e "recidergli le radici e assimilarlo allinterno della
propria cultura".
Manuela e Rashid, un giovane marocchino, si sono separati
perché alla nascita del figlio Younes il padre pretendeva, su pressione della
sua famiglia, che lei lasciasse il suo lavoro e si trasferisse in Marocco per
allevare il figlio secondo le tradizioni locali.
CONOSCERE IL VERO VOLTO
DELL'ISLAM
AL DI LÀ DI STEREOTIPI SUPERFICIALI, È L'UNICA STRADA CIVILE PER |
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