INCERTO IL FUTURO DEL GLENO
Le recenti vicende della Casa di Ricovero di via Gleno, attualmente
Fondazione "Santa Maria Ausiliatrice", non fanno ben sperare per ciò che
riguarda il salvataggio di questa importante struttura socio-sanitaria, che
agli inizi degli anni 70 è stata un fiore all'occhiello nel campo
dell'assistenza agli anziani.
Da quando è stata privatizzata la sua condizione non è migliorata, anche
perché i nuovi soci privati non si sono certo comportati da filantropi, in
quanto hanno versato tutti la quota minima di 250.000 Euro.
L' Ing. Radici, attuale Presidente della Casa, sta tentando di sottrarre il
Gleno al controllo politico e sociale, sostituendolo con una gestione
personalistica e padronale.
In un recente carteggio pubblicato dall'Eco di Bergamo, il Presidente non ha
dato la minima risposta alla questione, posta dal Comitato Ospiti e Parenti,
della scarsa qualità dei servizi, dovuta alla carenza di personale.
Rifondazione è intervenuta in questo dibattito ricordando all' Ing. Radici
che il Gleno non è "cosa privata" che possa sottostare alla logica
dell'impresa; inoltre inquietante è stata l'uscita del Presidente che ha
definito sprezzantemente "Sentierone" lo spazio pubblico di dibattito
democratico.
E' per questo motivo che avevamo avversato con tutte le nostre forze la
scelta della Fondazione, proprio perché ne prevedevamo le conseguenze
negative.
Quindi ci siamo rivolti al Sindaco, chiedendogli se il Comune di Bergamo
fosse in grado di assolvere alla sua funzione di indirizzo e controllo nei
confronti del Gleno oppure si limitasse a dare carta bianca a Radici.
Abbiamo chiesto al Comune di garantire che il nuovo CDA (composto da 7
membri: 3 eletti dal Comune, 1 dalla Provincia e 3 dai soci privati) si
rendesse disponibile al dialogo con tutte le parti sociali e le forze
politiche.
Chiederemo anche alla Provincia di fare la sua parte, perché a nostro avviso
si sta defilando dalle sue responsabilità.
Ai degenti della RSA di Via Gleno, residenti a Bergamo, è arrivato in questi
giorni dal Comune un contributo una tantum che corrisponde alla metà
dell'aumento del 10% dell'anno 2005 (circa 800 euro a persona),che avevamo
insistentemente richiesto.
Ci chiediamo perché, invece, gli ospiti della Casa provenienti dal resto
della provincia debbano essere esclusi da questo beneficio. Riteniamo
doveroso che la Provincia si faccia carico del problema, o con un rimborso
diretto, o attivando i singoli Comuni.
Infine siamo preoccupati per i progetti di ricollocazione della Casa, che
comportano comunque una vendita, in tutto o in parte, del suo patrimonio;
tale vendita servirebbe anche a sanare i debiti, che ammontano ormai a
10.000.000 Euro e che aumentano al vertiginoso ritmo di 1.500.000 Euro
annui, anche grazie al lungimirante contratto Sodhexo.
Come si vede i problemi economici della Casa sono ancora del tutto
irrisolti, nonostante la sua privatizzazione; a pagare il prezzo del
"risanamento" saranno come sempre gli anziani, che si vedranno costretti in
un'area nettamente più piccola, e, nel caso si finisse alla Trucca, anche
più rumorosa per la vicinanza della ferrovia; unico elemento positivo di
questa seconda soluzione potrebbe essere la vicinanza del futuro ospedale,
con possibili sinergie logistiche e sanitarie.
Maria Pia Trevisani Bruni
Responsabile provinciale Salute e Politiche Sociali PRC
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