LA PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE DEI SINDACATI
PENSIONATI CGIL-CISL-UIL: INUTILE, CARENTE E SBAGLIATA.
Da diverse federazioni e compagni ci è stata sollecitata una presa di
posizione in merito alla proposta di legge di iniziativa popolare per la non
autosufficienza promossa dai sindacati pensionati CGIL-CISL-UIL.
Facciamo presente che come PRC abbiamo preso posizione e votato in modo
contrario al testo di legge unificato approvato dai partiti
del centro destra e centro sinistra nella commissione Affari sociali
della Camera dei Deputati, peraltro mai passato in Aula per
opposizione del Governo (il quale si è opposto ad istituire una nuova
tassa).
La proposta sindacale è simile, se non peggiore, di quella
parlamentare.
Facciamo inoltre presente che in Lombardia ed in altre regioni,
successivamente a livello nazionale, abbiamo presentato una nostra proposta di
legge che andava in tuttaltra direzione.
Pertanto la nostra posizione è quella di non firmare tale
progetto.
In sintesi la nostra posizione come risulta dal Compendio per il
diritto alla Salute, nel capitolo che riguarda la cronicità e non
autosufficienza è riassumibile:
1. Il diritto alla
salute è garantito dalla Costituzione. Le leggi, particolarmente quella di
Riforma Sanitaria stabilisce che le cure sono dovute a tutti i cittadini,
qualunque sia la causa, le fenomenologia e la durata della malattia. I circa
800.000 (150.000 in Lombardia) malati cronici non autosufficienti sono per la
gran parte anziani (molto anziani) e molto malati (affetti in genere da più di
una patologie). Si tratta pertanto di persone malate che hanno e devono avere
diritto ad essere curate dal servizio sanitario nazionale.
2. Il PRC ha sostenuto e sostiene quelle associazioni
e quelle persone e famiglie che rifiutano le dimissioni selvagge dagli ospedali
(un preciso articolo della nostra proposta di legge lo affermava). AllOspedale
SantAnna di Como ad esempio una persona appoggiata dallassociazione lombarda
Senza Limiti e dallassociazione ASVAP 5 di Como, per opposizione alle
dimissioni è rimasta cinque anni ricoverata nel reparto di geriatria, dopo varie
vicende, lettere, incontri e trattative, la persona (malato di Alzheimer) è
stata trasferita in una RSA totalmente a carico dellente pubblico (A-USL e
Comune di Como).
3. Il PRC inoltre sostiene che debba
essere applicato il decreto legislativo 130/00 articolo 2 comma 6 (che prevede,
in caso di partecipazione alla spesa per il ricovero residenziale, lintervento
esclusivo del cittadino che usufruisce del servizio e non dei famigliari).. Da
tempo in Piemonte è stata deliberata la sua applicazione, recentemente anche
nelle Marche per presa di posizione da parte dellassessore ai servizi sociali,
Marco Amagliani del PRC. Molti comuni lo hanno fatto proprio e lo stanno
applicando, anche in Lombardia. Recentemente è stato fatto un accordo fra ASL di
Milano 1 e comune di Garbagnate nel quale le parti si impegnano ad applicarlo
nella RSA Sandro Pertini. Uninterrogazione in data 21 dicembre 2005 a firma di
tutti i partiti dellUNIONE è stata presentata alla Giunta regionale della
Lombardia per chiedere di applicare il decreto legislativo citato, così come è
avvenuto in Piemonte.
Una proposta di legge nazionale può essere utile se modifica quanto già
definito dallarticolo 54 della legge finanziaria per il 2003 che riprende il
DPCM del 29.11.01 (definizione dei livelli essenziali di assistenza) per la
parte che riguarda gli anziani cronici, i tossicodipendenti, i malati di AIDS, i
malati mentali, le persone con gravi disabilità, che stabilisce, anzitutto che
tutti costoro hanno diritto alle cure, ma aggiunge una partecipazione alla spesa
nella misura che eccede lintervento dello servizio sanitario nazionale fissato
per gli anziani cronici in almeno il 50% del costo. Il decreto, quindi la legge
stabilisce che il resto della spesa deve essere coperto dallutente (non dai
famigliari) e, in caso di impossibilità, dal Comune. In altri termini la
proposta di legge avrebbe dovuto sottolineare di nuovo il diritto alle
cure delle persone croniche non autosufficienti, ridefinire, adeguare ed
ampliare i servizi pubblici su tutto il territorio nazionale e sancirne la
gratuità.
In particolare uneventuale proposta di legge, (ad esempio come
quella che abbiamo promosso in Lombardia, che regolarmente è stata
bocciata dal Consiglio regionale) dovrebbe contenere la necessità di istituire
un vero Servizio di Cure Domiciliari per evitare, dove è possibile, il ricovero
in strutture residenziali. Per fare ciò è necessario, secondo la letteratura
sullargomento, che gli attuali servizi di cure domiciliari presenti in Italia,
vengano ampliati di 9 volte.
Listituzione del fondo per la non autosufficienza (meglio cronicità e
non autosufficienza) avrebbe potuto essere accettato se fosse stato chiaro che
questo doveva essere inserito in un capitolo del fondo sanitario nazionale e
regionale per rispondere a tutte le necessità di natura preventiva,
riabilitativa e curativa (domiciliare e residenziale) delle persone
colpite.
La nostra critica fondamentale al Fondo stabilito nella
proposta di legge dei sindacati è essenzialmente di due
tipi:
a) Non afferma chiaramente che le persone affette da
cronicità e non autosufficienza siano malate, quindi a totale e pieno carico
della Sanità Pubblica (anche contraddicendosi quando allarticolo 1 comma
1 fa riferimento allOrganizzazione Mondiale della
Sanità);
b) istituisce un fondo essenzialmente alimentato
dagli attuali emolumenti obbligatori per le persone con invalidità, sordomutismo
e cecità, che quindi vengono aboliti (il resto è aria fritta), per poi
fornire titoli di credito (denari) ai non autosufficienti con modalità da
definire
In pratica è unassicurazione, gestita, in più, dal Ministero del
Lavoro, che crea confusione e crea un precedente pesante in una situazione in
cui vi sono molti che vogliono sostituire il sistema sanitario nazionale con
forme di assicurazione privata.
Per fornire maggiori argomenti e dettagli alleghiamo le critiche che sono
state fatte, in apposito articolo, dalla rivista Prospettive Assistenziali di
Torino che riteniamo condivisibili.
Milano, dicembre 2005
PRC LOMBARDIA
COMMISIONE SANITA E POLITICHE
SOCIALI