Iraq, Libano, Palestina: per una resistenza globale Intervento Mufid Keteish (Partito Comunista Libanese) di Mila Pernice
Dal 14 al 18 marzo il responsabile delle relazioni internazionali del Partito Comunista Libanese, Mufid Keteish, è venuto in Italia per partecipare ad una serie di iniziative organizzate dal Comitato per il ritiro dei militari italiani dall’Iraq e dalla Rete dei Comunisti. Al centro delle iniziative la solidarietà con le forze progressiste e di sinistra che in Medio Oriente sostengono la resistenza contro le aggressioni militari e coloniali degli Stati Uniti, di Israele e più in generale delle potenze imperialiste occidentali. Assieme a Keteish alle conferenze hanno partecipato anche Ahmed Karim a nome di tutte le correnti patriottiche del Partito Comunista Irakeno, Shukri Hroub dell’Unione Democratica Araba Palestinese, Bassam Saleh della Comunità palestinese del Lazio. Quello che segue è il testo dell’intervento realizzato a Roma il 17 marzo scorso.
Prima di tutto vorrei ringraziare gli organizzatori di questa iniziativa di solidarietà perché queste iniziative rafforzano nei nostri popoli la loro determinazione contro questa guerra e questa campagna imperialista. Questo specialmente dopo che le truppe americane hanno intensificato la loro aggressione in Iraq: ieri (16 marzo) 50 cacciabombardieri, 200 carri armati e 1.500 soldati hanno sferrato un nuovo attacco in Iraq, in Palestina continua la sistematica demolizione dell’ANP e pochi giorni fa a Gerico le truppe israeliane hanno rapito il compagno Ahmed Saadat, segretario generale del FPLP. Cari compagni, anche noi dobbiamo condannare questo intensificarsi delle aggressioni sia in Palestina che in Iraq perché le forze imperialiste capiscano che questi popoli non sono disposti a rassegnarsi. La nostra regione è oggetto di un attacco selvaggio da parte delle forze imperialiste americane; hanno ingannato l’opinione pubblica mondiale con tante menzogne, hanno detto che il fine di questa guerra era quello di prendere tutte le armi di distruzione di massa, di sradicare il terrorismo e di realizzare la democrazia in Iraq. Hanno preparato questa guerra in base alla teoria della guerra fra civiltà ma in realtà quello che stiamo subendo oggi è una parte dell’attacco del capitale globalizzato. Questo tocca tutta l’umanità. Tocca anche voi, nel pezzo di pane che mangiate e nell’opportunità di lavoro, nella vostra vita quotidiana. La nostra parte di questa grande campagna imperialista rientra in quel piano che viene definito “il grande Medio Oriente”. Questo piano mira essenzialmente a prendere il nostro petrolio e le nostre risorse naturali e a ridisegnare tutta la zona dal punto di vista geopolitico. Le forze occupanti vogliono mantenere o creare dei regimi che seguano esattamente i dettami di Washington, e visto che non bastavano i vari strumenti del mercato per realizzare i loro obiettivi sono ricorse direttamente alle aggressioni militari per bloccare qualsiasi tipo di resistenza a questo piano; come facciamo altrimenti a comprendere il continuo aumento dei bilanci militari? Solo il bilancio militare statunitense basterebbe per sfamare l’intera Africa. Come possiamo comprendere l’allargamento della NATO, come riusciamo a capire la natura delle guerre contro paesi che non hanno neanche la possibilità di affrontare un vecchio Kalashnikov? Ci dicono che vogliono sradicare il terrorismo ma sono loro a produrlo tutti i giorni, ci dicono che vogliono distruggere le armi di distruzione di massa, ma sanno perfettamente dove si trovano queste armi, stanno in Israele e non in Iraq, ci dicono che vogliono portare la democrazia nei nostri paesi mentre assediano e fanno l’embargo contro la Palestina perché una organizzazione ha vinto le elezioni democratiche in quel paese. E ostacolano altri processi voluti da loro perché non sono riusciti a realizzare i loro piani, anche in Iraq. Questo l’inganno. E’ una nuova industria fatta molto bene di questo capitalismo globalizzato. Gli eserciti imperialisti hanno occupato l’Iraq e sono impantanati nella sua sabbia e nella sua terra, vivono una vera crisi perché la resistenza continua e la popolarità di Bush va scemando. Per questo la richiesta del ritiro delle truppe ha una importanza fondamentale in questa fase storica. In seguito alla crisi che stanno attraversando in Iraq, le forze occupanti hanno girato gli occhi verso la Siria, il Libano e l’Iran, che vengono accusati di appoggiare e sostenere la resistenza in Iraq, Palestina e sud del Libano. In Libano ci hanno obbligato a fare elezioni basate su una legge fasulla. E l’obiettivo è uno solo: trasferire il Libano da una posizione di contrasto al piano americano a una posizione che segua questa campagna imperialista in Medio Oriente e per questo hanno creato e inventato quello che avete visto sugli schermi televisivi riguardo la “rivoluzione dei cedri”. Chi era sceso in piazza chiedeva la libertà di decidere e l’indipendenza e la sovranità del Libano, ma nessuno ha sparato un solo colpo contro gli israeliani quando occupavano il sud del Libano. Questo è uno spettacolo politico con una regia americana appoggiata alle forze libanesi legate agli USA. Hanno diviso il libano in due parti basandosi sulla risoluzione ONU 1559: quella risoluzione chiedeva il ritiro delle armi dalle forze della resistenza in tutto il Libano mentre si ignora che ancora ci sono dei territori libanesi occupati e che ancora ci sono prigionieri libanesi nelle carceri israeliane. Tutti i giorni ci sono minacce israeliane contro la nostra patria. Da parte nostra non abbiamo fiducia nell’ONU: Israele ha occupato la nostra terra per 20 anni, c’era una risoluzione che obbligava gli israeliani a uscire dal Libano ma non è stata mai attuata; c’è anche un’altra risoluzione del Consiglio di Sicurezza, la 242, che mette fine anche al conflitto arabo israeliano ma nessuno chiede di attuarla. Ci sono anche altre risoluzioni, come la 194, che chiede il ritorno dei profughi palestinesi alle loro case e proprietà ma nessuno la applica. Con la nostra esperienza abbiamo capito che la lotta armata è l’unico mezzo per cacciare via l’occupazione e questo è successo in Libano: è l’unico paese dell’area che è riuscito a cacciare via gli occupanti con la forza. Cari compagni, noi stiamo vivendo una grave crisi politica in Libano e gli americani hanno lavorato molto per crearla. Oggi la Presidenza della Repubblica è bloccata, il governo è paralizzato e il parlamento non funziona, il paese è diviso in due parti e c’è un dialogo fra sordi. A questo dialogo partecipano i vari gruppi parlamentari che sono rappresentati dalle varie confessioni libanesi, mentre le forze laiche e di sinistra sono state allontanate da questa interlocuzione; per questo motivo non ci aspettiamo tanti risultati positivi. Il nostro partito ha proposto al popolo libanese una iniziativa su tre punti: che il Presidente della Repubblica si dimetta e venga formato un governo temporaneo con riconoscimento nazionale; questo governo avrebbe l’obiettivo di varare una nuova legge elettorale. Verrebbe poi eletto un parlamento che rappresenti veramente il popolo libanese e che avrebbe il compito di eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. C’è un ostruzionismo da parte delle forze che sono legate agli americani, ma ci sono tanti sostenitori di quello che abbiamo proposto. Questo scenario che stiamo vivendo e che è molto tragico potrebbe essere anche l’espressione di tante altre situazioni in varie zone del mondo. Il capitalismo ha globalizzato anche i popoli; la nostra resistenza è ancora divisa contro questa globalizzazione e per questo dobbiamo unirci in una resistenza unica e credo che siamo capaci di realizzare questo. Spero che alla fine di questa iniziativa usciremo con un comunicato che condanni questi nuovi attacchi degli americani in Iraq e chieda anche il ritiro delle truppe lasciando l’Iraq a decidere da solo sul suo destino, e condanni anche questo processo israeliano che mira alla distruzione dell’ANP lasciando che il popolo palestinese costituisca il suo Stato da solo. Di nuovo grazie per questa solidarietà verso i nostri popoli.
Mufid Keteish (Partito Comunista Libanese)
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