Tradewatch accoglie con favore la sospensione dei negoziati della Wto a Ginevra 
e chiede una radicale revisione delle regole del commercio internazionale
 
Roma, 24 luglio 2006 - La sospensione dei negoziati del “Round dello sviluppo” 
della Wto, a quasi cinque anni dal loro avvio a Doha nel novembre 2001, viene 
salutata positivamente dal Tradewatch, l’osservatorio italiano sul commercio 
internazionale. 
 
“Siamo alla resa del liberismo a livello internazionale. Anche l’istituzione 
principe dell’iniqua globalizzazione liberista si è definitivamente fermata. 
Questa volta per salvare il Doha Round non sono bastati nemmeno i metodi poco 
democratici dei negoziati ristretti tra pochi Paesi forti. La sospensione delle 
trattative è un atto dovuto nei confronti dei milioni di cittadini del pianeta 
che si sono battuti da Seattle in poi per la giustizia internazionale e contro 
le regole imposte dalla Wto, ma soprattutto verso la stragrande maggioranza dei 
Paesi in via di sviluppo, le cui istanze non sono mai state ascoltate dalla Wto 
e dai poteri che la controllano” afferma il Tradewatch.
 
I principali attori del negoziato accusano l’amministrazione Bush di essere 
rimasta inamovibile in merito alle sue posizioni e di aver portato all\'impasse 
finale. Come sottolineato da diversi dei sei governi che hanno condotto un 
negoziato serrato nelle ultime ore, il futuro del Doha Round diventa sempre più 
incerto e la sua conclusione è rimandata di molti mesi, se non di anni.
“L\'Agricoltura è stata il maggior scoglio negoziale di questo supposto Round 
per lo sviluppo, rilevando come la pretesa di creare un mercato globale dei 
prodotti agricoli imperniato su regole liberiste fosse un mero trucco 
ideologico. I movimenti dei contadini e dei pescatori, che in questi anni si 
sono battuti contro la mercificazione dell\'agricoltura, sono riusciti a 
smascherare questa finzione ideologica, imponendo ai governi del Sud una 
gerarchia diversa che ponesse il cibo prima del commercio. La Wto ha terminato 
la sua corsa, o l\'agricoltura esce dalla sua agenda e ritorna di competenza di 
altre istituzioni internazionali all\'interno del sistema delle Nazioni Unite, 
oppure rimarrà la causa principale dello stallo dei negoziati commerciali a 
livello multilaterale” afferma Antonio Onorati del Centro Internazionale 
Crocevia, presente in questi giorni a Ginevra.
 
“La storia dei negoziati commerciali internazionali ci insegna che dei 
cambiamenti sono sempre possibili, ma il collasso della Wto di oggi conferma 
che il mondo e i poteri economici sono profondamente mutati. Riteniamo 
inaccettabile l’ipocrisia di Ue e Stati Uniti, che da tempo spingono aggressivi 
negoziati su scala bilaterale e regionale, in barba a qualsiasi principio 
multilaterale, per forzare condizioni ancora più capestro di quelle della Wto 
sui Paesi in via di sviluppo, mettendo una seria ipoteca sulla loro possibilità 
futura di uno sviluppo sostenibile” ha dichiarato Antonio Tricarico della CRBM 
(Campagna per la Riforma della Banca Mondiale).
 
La sospensione dei negoziati mette a serio rischio la credibilità della stessa 
Wto, già provata dal sonoro fallimento di Cancun alla conferenza ministeriale 
del 2003.
 
\"Il fallimento degli ultimi negoziati dimostrano come il sistema Wto sia 
totalmente inadeguato a far fronte alle sfide della globalizzazione. Come 
movimenti sociali siamo chiamati a dare il nostro contributo per la costruzione 
di un sistema realmente multilaterale più equo, che superi un Wto ormai in 
crisi e che tenga in debita considerazione le istanze delle popolazioni, 
dell\'ambiente ed i diritti umani\" Monica Di Sisto dell\'organizzazione equa e 
solidale Fair.
 
“A questo punto i governi membri del Wto, e in particolare quelli europei tra 
cui l’Italia, traggano una valida lezione da quanto accaduto a Ginevra e si 
muovano subito per la definizione di nuove regole del commercio internazionale 
basate sulla realizzazione dei diritti fondamentali dei popoli del pianeta, e 
non sull’apertura indiscriminati dei mercati” sostiene Roberto Sensi di Mani 
Tese.
 
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