GRANELLO DI SABBIA (n°157)
Bollettino elettronico quindicinale di ATTAC
Venerdì 29 Dicembre 2006
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Indice degli argomenti  

Buon Anno
La Redazione

FSM 2007 - Nairobi - Informazioni Logistiche
La 7a edizione del Forum Sociale Mondiale porterà il mondo in Africa
quando gli attivisti, i movimenti sociali, le reti, le coalizioni e
altre forsze progressiste di Asia-Pacifico, America Latina, Caraibi,
Nord America, Europa e di tutti gli angoli del Continente africano
convergeranno su Nairobi, Kenya, per cinque giorni di dibattito,
resistenza culturale e feste.
Sezioni tematiche, seminari, simposi, manifestazioni, proiezioni di film
e molto di più, dal 20 al 25 gennaio 2007.


1) Nuove proposte, ma niente cambia
di Iolanda Fresnillo (Osservatorio del Debito nella Globalizzazione)
Cos'hanno lasciato, a un anno di distanza, le Riunioni Annuali della
Banca Mondiale e del FMI

2) A Venaus un anno dopo invece del TAV sta nascendo la solidarieta’
Di Marco Cedolin
E’ passato un anno da quando l’8 dicembre 2005 i valsusini e gli amici
accorsi loro in aiuto da ogni angolo d’Italia, invasero a decine di
migliaia, i prati di Venaus, travolgendo come un fiume in piena il
cantiere dell’alta velocità e le forze dell’ordine che lo presidiavano.
Le tantissime persone che affollano Venaus per questa tre giorni di
festa, non sono qui solamente per celebrare una ricorrenza, bensì anche
per continuare a costruire il futuro della mobilitazione popolare di un
anno fa

3) L'Assemblea generale dell'ONU vota una storica proposta di trattato
sul commercio delle armi
Il lavoro su un trattato internazionale sul commercio delle armi
comincerà immediatamente, a seguito di uno storica voto dell'Assemblea
generale ONU in cui 153 governi hanno appoggiato la proposta di un
trattato che prevenga i trasferimenti internazionali di armi che
alimentino conflitti e causino povertà e violazioni dei diritti umani,
Solo gli Stati Uniti hanno votato contro, e 24 governi si sono astenuti
[Campagna control arms].

4) 22esimo Anniversario del disastro chimico di Bhopal del 1984
di Bridget Hanna
E siamo di nuovo a dicembre,  mese delle musichette natalizie, delle
feste di natale in ufficio e inoltre,  ovviamente, mese
dell’anniversario della peggiore catastrofe industriale della storia –
quella del gas tossico di Bhopal.

5) A 5 anni dall`11 settembre -Regresso di Bush in America Latina
Di Raúl Zibechi
Cinque anni dopo gli attentati dell`11 settembre, la superpotenza
comandata da George W. Bush sta vivendo, in America Latina, il momento
di maggiore isolamento e di maggiore debolezza


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Buon Anno
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Anche il 2006 volge al termine.

E' stato un anno lungo pieno di avvenimenti e di lotte. Il 2007 non si
annuncia certo più breve, sia dal punto di vista delle mobilitazioni sia
da quello delle campagne e degli impegni dell'associazione.

Tra tutto vi ricordiamo solo due eventi, forse i più immediati:

-la campagna di raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare
per la ripubblicizzazione dell'acqua, inizia il 13 gennaio e ci
accompagnerà per sei mesi.
Vi chiediamo una firma per l'acqua pubblica e vi invitiamo a contribuire
ed a partecipare attivamente organizzando banchetti di raccolta firme e
comitati territoriali per l'acqua pubblica .
Potete trovare tutte le informazioni, le date e contatti per i banchetti
di raccolta firme all'indirizzo
http://www.acquabenecomune.org/

Per informazioni: [EMAIL PROTECTED]

-il Forum Sociale Mondiale 2007, che si svolgerà a Nairobi dal 20 al 27
gennaio 2007.
Trovate le informazioni (in inglese, spagnolo, francese, kiswahili )
all'indirizzo
http://wsf2007.org
Nel prossimo articolo vi diamo anche un breve sommario logistico, in
italiano .

Un buon 2007 antiliberista a tutt* !

La Redazione


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FSM 2007 - Nairobi - Informazioni Logistiche
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La 7a edizione del Forum Sociale Mondiale porterà il mondo in Africa
quando gli attivisti, i movimenti sociali, le reti, le coalizioni e
altre forsze progressiste di Asia-Pacifico, America Latina, Caraibi,
Nord America, Europa e di tutti gli angoli del Continente africano
convergeranno su Nairobi, Kenya, per cinque giorni di dibattito,
resistenza culturale e feste.
Sezioni tematiche, seminari, simposi, manifestazioni, proiezioni di film
e molto di più, dal 20 al 25 gennaio 2007.

Domande Frequenti (tratto da http://www.nairobi2007.it)

- Qual è l'indirizzo del sito web del FSM 2007
http://www.wsf2007.org

- Qual è la data del FSM 2007?
Il FSM 2007 si svolgerà dal 20 al 25 gennaio 2007

- Calendario generale dell’evento:
20 gennaio (sabato) Cerimonia di apertura
21 gennaio (domenica) Attività autogestite e co-organizzate
22 gennaio (lunedì) Attività autogestite e co-organizzate
23 gennaio (martedì) Attività autogestite e co-organizzate
24 gennaio (mercoledì) Pianificazione delle azioni nel 2007
25 gennaio (giovedì) Cerimonia di chiusura

- Dove si svolgerà il VII FSM?
Il principale luogo del VII FSM sarà il Moi International Sports Centre,
ubicato a Kasarani, a circa 10 km dal centro di Nairobi.
Le Cerimonie di Apertura e Chiusura si terranno a Uhuru Park, nel centro
di Nairobi

- Quali sono le opzioni di alloggio?
Oltre all’offerta presente sul sito www.tavoladellapace.it alla pagina
http://wsf2007.org/info/hotels.xls è presente una lista degli hotel
della città, consultabile. Si vedano inoltre le altre opzioni di
alloggio: campeggio solidale, campeggi e alloggi alternatvi (case)

Campeggio Solidale
- Sarà organizzato un Campeggio Solidale all Moi International Sports
Centre, lo stesso luogo del Forum Sociale Mondiale 2007, con capienza di
2000 persone.
Per ulteriori informazioni consultate:
http://www.wsf2007.org/info/accommodation.

Campeggio della Gioventù

Il Campeggio della Gioventù si troverà nello stesso luogo del Forum
Sociale Mondiale, il Moi Sports Centre, e avrà una capacità di 1000
persone. Per informazioni, mandare una email a [EMAIL PROTECTED]

Campeggi

Un’area per il campeggio sarà il Camping Rowallan, vicino alla struttura
per concerti Jamhuri (Jamhuri Show Grounds), con capacità di 6000
persone, ubicato a ovest di Nairobi. Un’altra area di campeggio si trova
a Machakos, una città a est di Nairobi.
Altre informazioni su  http://www.wsf2007.org/info/accommodation.

Alloggio alternativo (Case private)
Il Comitato Organizzatore del FSM 2007 ha stipulato un accordo con due
imprese specializzate in alloggi in case private con prezzi particolari
per i partecipanti del FSM 2007. Per consultare i siti delle imprese:
Togo Consultants - http://www.beeclanlimited.com/homestaystogo/;

- Staarabu Home Stays - http://www.staarabu.com/pages/offers.php;

Altre informazioni su: http://www.wsf2007.org/info/accommodation.

- E’ necessario un visto per viaggiare in Kenia?
Per i cittadini italiani il Kenia emette i suoi visti all’arrivo nel
Paese, in aeroporto.
Per vedere la lista dei paesi che necessitano di un visto, scaricare il
formulario per visti, unitamente ad una lista degli indirizzi e contatti
delle rappresentanze del Kenia all’estero, è possibile visitare i siti
http://wsf2007.org/info/visa-1 (in spagnolo),
http://wsf2007.org/info/visa/view?set_language=en (in inglese), e
http://wsf2007.org/info/copy_of_visa-2 (in francese).


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1) Nuove proposte, ma niente cambia
Cos'hanno lasciato, a un anno di distanza, le Riunioni Annuali della
Banca Mondiale e del FMI
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di Iolanda Fresnillo (Osservatorio del Debito nella Globalizzazione)

Ogni anno, all'arrivo dell'autunno, la Banca Mondiale e il Fondo
Monetario Internazionale tengono le proprie riunioni annuali, nelle
quali i delegati dei Paesi membri discutono (tutti) e deliberano
(alcuni) sulle linee generali di attività per i 12 mesi successivi, e
nelle quali viene dato il via alle iniziative e alle riforme più importanti.
Ogni 3 anni, i tecnici e i direttivi della BM e del FMI escono dalla
tana e le Riunioni Annuali hanno luogo fuori Washington.
Vi ricordate Praga nel 2000? Poi è venuta Qatar nel 2003, e quest'anno,
il 19 e il 20 settembre, i ministri delle Finanze e per lo Sviluppo dei
184 Paesi membri si sono riuniti a Singapore, protetti da draconiane
misure di sicurezza.
Nelle Riunioni Annuali si tiene quella che potremmo considerare
l'Assemblea Generale della BM e del FMI, cioè la Giunta dei Governatori
di entrambe le organizzazioni.
I Governatori sono i rappresentanti dei vari Paesi membri, e la loro
figura generalmente coincide con quella del Ministro delle Finanze o per
lo Sviluppo, a seconda dei casi.
Alle riunioni assistono anche l'equipe tecnica e direttiva delle due
Istituzioni e altri invitati, come ad esempio, quest'anno, Pascal Lamy,
direttore generale dell'OMC. Le Riunioni Annuali sono precedute da
riunioni ministeriali del Comitato Finanziario e Monetario
Internazionale (IMFC, dalla sigla in inglese) - ente incaricato di
formulare le politiche pubbliche del FMI - e del Comitato di Sviluppo -
forum congiunto della BM e del FMI che ha il compito di dibattere temi
relativi ai Paesi poveri e alla lotta contro la povertà-.
(Tutta l'informazione ufficiale sopra le riunioni di quest'anno si può
trovare in: http://www.bancomundial.org/reuniones/anuales/2006/index.htm).

Nelle riunioni di quest'anno tre temi hanno prevalso sugli altri : il
boicottaggio delle Riunioni ufficiali organizzato dalla società civile a
causa delle misure di sicurezza adottate dal governo di Singapore, la
nuova strategia della BM sulla governabilità e la lotta alla corruzione,
e la pseudoriforma nel sistema elettorale del FMI.
In tutti e tre i settori, ancora una volta è stata protagonista
l'ipocrisia delle due istituzioni.

Il dialogo con la società civile rimesso in questione

Da alcuni anni, viste le critiche sollevate dalla società civile sulla
carenza di democrazia, legittimità e trasparenza delle gemelle di
Bretton Woods, la BM e il FMI hanno dato inizio ad un processo di
dialogo con gli ONG e ad un certo miglioramento nel campo della
trasparenza (che evidentemente non è totale).
Nella cornice di questo processo, in occasione delle Riunioni Annuali,
vengono organizzati spazi di incontro e di dialogo con le ONG. Però
quest'anno gli spazi sono rimasti vuoti a causa di un boicottaggio senza
precedenti da parte della società civile.
Il motivo principale sono state le misure di sicurezza imposte a quei
delegati delle ONG e delle reti che hanno deciso di andare a Singapore
per partecipare alle riunioni e ad altri eventi alternativi.
Il governo di Singapore, noto a livello mondiale per le costanti
violazioni delle libertà civili e dei diritti umani, ha impedito che
oltre 50 attivisti entrassero nel Paese, e gli stessi attivisti hanno
subito deportazioni, interrogatori o arresti illegali all'aeroporto.
Queste misure hanno indotto la società civile a dichiarare un
boicottaggio senza precedenti. Ben 163 organizzazioni di Asia, Africa,
America Latina, Europa e Medio Oriente hanno firmato una dichiarazione
nella quale si esorta a boicottare il programma ufficiale della BM e del
FMI. La società civile internazionale ritiene responsabili entrambe le
istituzioni per il fatto di avere scelto Singapore come sede delle
riunioni, sintomo indicativo dello scarso interesse reale che esse hanno
verso il dialogo con la società civile stessa.
Non è la prima volta che la BM e il FMI scelgono un Paese in cui la
mancanza di libertàcostituisce la nota di fondo (le ultime riunioni
fuori Washington sono state negli Emirati Arabi). Secondo Sameer
Donassi, direttore di '50 anni basta!?' negli Usa, questi avvenimenti
aiuteranno a smascherare la verità sul dialogo che la Banca e il Fondo
hanno stabilito con la società civile: lo hanno sempre fatto
esclusivamente a favore della propria legittimità e per legittimare i
propri programmi.
Mentre la BM e il FMI hanno tenuto le proprie riunioni in solitaria, la
società civile ha predisposto numerose azioni alternative, tra le quali
spicca il Forum Internazionale dei Popoli contro la BM e il FMI. Più di
700 persone, di 25 Paesi e di 100 organizzazioni diverse hanno
partecipato a questo forum alternativo. Essi hanno potuto condividere le
proprie idee su argomenti come il debito illegittimo, la condizionalità
della BM e del FMI, il problema della corruzione e della trasparenza, e
altri.
La dichiarazione finale riflette molto chiaramente il ruolo che la Banca
e il Fondo rivestono nel processo di globalizzazione: "Riteniamo
responsabili la BM e il FMI per le politiche e le azioni che portano
all'aumento della povertà e al peggioramento delle condizioni di vita,
alla violazione dei diritti umani fondamentali, alla restrizione delle
libertà politiche e civili di base, all'espropriazione della sovranità
nazionale dei popoli e della governabiltà democratica e al sovvertimento
del diritto allo sviluppo".


La BM sventola la bandiera della lotta alla corruzione... con riserva

Proprio come deciso nelle riunioni primaverili del Comitato di Sviluppo
della BM e del FMI, nel settembre scorso è stata presentata la proposta
per la nuova Strategia di Governabilità.
Questa proposta ha ricevuto critiche tanto da parte della società civile
come da parte di alcuni Paesi membri, e la strategia alla fine approvata
è meno efficace di quanto avrebbe voluto Paul Wolfovitz.
Da quando, un anno e mezzo fa, Paul Wolfovitz ha assunto la presidenza
della BM (dopo essere stato uno degli ideatori dell'invasione dell'Iraq
per l'Amministrazione Bush), la lotta contro la corruzione sembra essere
diventata la sua ossessione maggiore.
Nell'ultimo anno la BM ha sospeso oltre mille milioni di dollari
destinati a vari progetti in Africa e in Asia a causa di denunce contro
la corruzione. Però, secondo la segnalazione di alcuni Paesi membri, i
criteri per tagliare i fondi sono stati alquanto arbitrari, e questa
strategia ha finito per penalizzare più quelli che dovrebbero
beneficiare del progetto (la popolazione) piuttosto che
coloro che hanno commesso il delitto. Per fare un esempio di come agisca
la Banca in questo ambito, alcune settimane fa è stato reso noto che
essa offriva amnistia e totale privacy alle imprese che avessero
volontariamente ammesso di essere state implicate in casi di plagio e di
corruzione. Le imprese che invece non accettino l'offerta e vengano
scoperte vanno a far parte di una lista nera e non possono più lavorare
con la BM. Sembra che la Banca voglia evitare di rendere effettive le
sanzioni al settore delle imprese.
D'altro canto, ci sembra più che evidente che la Banca Mondiale manca
della legittimità e perfino della capacità di trasformarsi in arbitro
imparziale in questo settore. La storia della Banca stessa è macchiata
da numerosi casi interni di corruzione e dall'appoggio offerto
dall'istituzione a regimi notoriamente corrotti come quelli di Mobutu
nello Zaire, di Marcos nelle Filippine, di Suharto in Indonesia o
Pinochet in Chile.
Lo stesso sistema decisionale della Banca è molto distante da quello che
possiamo considerare un buon governo. La Banca non può essere allo
stesso tempo giudice, giurato, pubblico ministero e imputato nella lotta
contro la corruzione, e se vuole parlare di governabilità dovrebbe
cominciare da se stessa.
Inoltre è evidente che la BM ha un lavoro in sospeso da fare sul tema
della corruzione: esso deve consistere nel valutare il proprio passato e
il presente e nell'assumere la responsabilità per aver alimentato e
alimentare la corruzione. La lotta contro la corruzione è senza dubbio
una questione molto importante, non solo nei Paesi del Sud, ma anche e
soprattutto al Nord, dove le multinazionali  rivestono un ruolo chiave
nel fomentare la corruzione. Proprio per tutti questi motivi essa non
può essere lasciata nelle mani di istituzioni come la BM.
Data la controversia suscitata dall'argomento, anche se il documento è
stato approvato dal Comitato di Sviluppo, esso è visto come una cornice
entro la quale sviluppare una strategia che resti passibile di future
valutazioni e considerazioni.
Il G24 ha messo in rilievo "la necessità di circoscrivere più
chiaramente gli aspetti della Governabilitàche ricadono sotto il mandato
della Banca".
E cosí, Wolfovitz non ha lasciato le Riunioni Annuali con i poteri
assoluti che avrebbe desiderato e i cambiamenti che proporrà saranno
sotto la stretta vigilanza dei Paesi membri... e della società civile.

Una riforma che non cambia niente

In quanto alla riforma del sistema di voto del FMI, uno dei temi più
diffusi dai media (se non addirittura l'unico tema), la frode è completa.
Rodrigo Rato, direttore gestore del Fondo, lo ha spacciato come un gran
passo verso una migliore rappresentanza nel Fondo dei vari Paesi membri,
e i media hanno comprato la notizia a scatola chiusa.
La riforma alla fine approvata nelle Riunioni annuali prevede 3 misure
principali: un immediato aggiustamento parziale che dia più potere di
voto alla Cina, al Messico, alla Turchia e alla Corea del Sud, un
incremento dei voti di base per tutti i Paesi prima della fine del 2008,
e la ricerca di una nuova formula per calcolare il comparto quote.
Questa pseudoriforma premia una serie di Paesi "amici" che da tempo
reclamavano più potere, e offre le briciole dei voti di base ai Paesi
dell'Africa subsahariana, per tentare di mettere a tacere le voci che
tra i Paesi membri denunciano la mancanza di democrazia interna delle
istituzioni di Bretton Woods.
Nel caso che si arrivino a mettere in pratica le prime due misure, il
riaggiustamento presupporrà una riduzione del potere dei Paesi più
ricchi nel FMI, passando dal 60% dei voti al 59%.
Mentre i Paesi africani, nel loro insieme, potranno passare in futuro da
un misero 0,5% dei voti a un ancora minoritario 6,5%.
È evidente che la riforma non prevede nessun sostanziale cambiamento
dell'enorme disuguaglianza nella ripartizione del potere nel FMI (e
quindi anche nella BM, che molto probabilmente, in un prossimo futuro,
adotterà le stesse misure).
La decisione èstata approvata col 90% dei voti, cosa che dal FMI è stata
pubblicizzata come un grande consenso. È giusto dire che i voti dei
Paesi ricchi, uniti a quelli dei Paesi a cui è stato dato maggior
potere, assommano al 90% circa. Ma altri 23 Paesi, tra cui l'India, il
Brasile, l'Argentina o l'Egitto, hanno votato contro questa riforma,
che, in sostanza, non cambia niente.

www.rebelion.org 27/9/2006
Traduzione a cura di Cinzia Vidali

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2) A Venaus un anno dopo invece del TAV sta nascendo la solidarieta’
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di Marco Cedolin

E’ passato un anno da quando l’8 dicembre 2005 i valsusini e gli amici
accorsi loro in aiuto da ogni angolo d’Italia, invasero a decine di
migliaia, i prati di Venaus, travolgendo come un fiume in piena il
cantiere dell’alta velocità e le forze dell’ordine che lo presidiavano.
Quell’esercito di gente comune, di operai e impiegati, di studenti e
anziani, di ragazzi dei centri sociali e di mamme con la carrozzina, non
spazzò solo l’arroganza dei gruppi di potere del cemento e del tondino e
la prevaricazione dei partiti politici che attraverso la
militarizzazione della Valle e le manganellate intendevano imporre con
la forza un progetto senza senso. Le decine di migliaia di persone che
l’8 dicembre scesero a Venaus per dire “Basta” dimostrarono che anche
quando un futuro fatto di morte e devastazione viene imposto con la
violenza da chi detiene il potere è possibile ribellarsi attraverso la
mobilitazione popolare e vincere la propria battaglia prendendo
consapevolezza che si può riuscirci.

Venaus un anno dopo sembra ancora la stessa, con i prati strapieni di
gente, di colori, di bandiere NO TAV, con un presidio nuovo e più grande
che ricorda gli chalet di montagna, con i piloni dell’autostrada che si
ergono come giganti impettiti e la fallimentare centrale idroelettrica
di Pont Ventoux che sta lì a dimostrare come non dovrebbero mai essere
spesi i soldi del contribuente.

Ma le tantissime persone che affollano Venaus per questa tre giorni di
festa, non sono qui solamente per celebrare una ricorrenza, bensì anche
per continuare a costruire il futuro della mobilitazione popolare di un
anno fa.

Un futuro che parla il linguaggio della solidarietà con gli altri
comitati, reti movimenti che in tutta Italia stanno combattendo contro
grandi e piccole nocività. A Venaus raccontano le realtà della propria
lotta i ragazzi che combattono il Mose, la centrale a carbone di
Civitavecchia, gli inceneritori, i rigassificatori, la privatizzazione
delle acque, le più svariate forme di distruzione dell’ambiente e del
territorio. A Venaus, dove il fragore della dinamite e il lavorio delle
talpe meccaniche avrebbero dovuto far nascere un tunnel nel quale
infilare il futuro di noi tutti, stanno invece nascendo la condivisione
e la solidarietà fra le moltissime realtà che nel Paese hanno deciso di
opporsi ad un modello di sviluppo violento, energivoro, nemico
dell’ambiente e delle persone, in quanto unicamente finalizzato alla
costruzione del profitto dei grandi gruppi di potere.

Si percepisce netta la sensazione che si tratterà di una lunga strada,
lastricata oltre che da buone intenzioni anche da tranelli, agguati e
lunghi tratti da percorrere in salita magari con il fiato corto, ma
ritengo sia già incredibilmente importante avere intrapreso tutti
insieme un percorso destinato a portare lontano.

La prossima tappa, probabilmente altrettanto viva e partecipata, sarà
Venezia, dove la lobby del Mose (praticamente la stessa che sponsorizza
il TAV) intende porre rimedio al fenomeno delle acque alte, violentando
la laguna attraverso una “grande muraglia” di cemento armato che peserà
come un macigno sulle spalle dei contribuenti, senza rimediare a nulla,
se non ai buchi di bilancio delle grandi imprese di costruzione.

L’atmosfera di “festa” e genuina soddisfazione per i risultati
conseguiti che si è respirata in questi giorni a Venaus non deve però
trarre in inganno, inducendo a pensare che la battaglia contro il TAV
sia ormai stata vinta o vada letta attraverso lenti permeate di
ottimismo. Il neo Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro ha già
chiarito al di là di ogni ragionevole dubbio come il governo di
centrosinistra intenda procedere alla costruzione dell’alta velocità
Torino – Lione con la stessa risolutezza appartenuta alla maggioranza
che l’ha preceduto.

La grande mobilitazione dell’8 dicembre dello scorso anno ha sicuramente
dimostrato come fosse impossibile per qualunque governo, ed oltretutto
controproducente al limite dell’autolesionismo, costruire un’opera
infrastrutturale attraverso la militarizzazione di un territorio, lo
scontro fisico, le manganellate, l’intimidazione.

L’approccio al problema è cambiato radicalmente, traslando da militare a
politico, ma non è cambiato l’obiettivo che resta quello di costruire
assolutamente il TAV in Val di Susa  a prescindere dalla contrarietà
degli abitanti e delle amministrazioni comunali coinvolte.

E’ stata scelta la strada delle mediazioni, dei tavoli, del falso
confronto e dell’altrettanto falsa disponibilità ad ascoltare le varie
realtà locali, con il palese intento di narcotizzare, spaccare,
dimagrire il fronte del NO che si è sempre mostrato tanto composito
quanto inossidabile agli attacchi esterni.

I blindati delle forze dell’ordine hanno lasciato spazio
all’Osservatorio presieduto dall’architetto Mario Virano, personaggio
tanto scaltro quanto melenso, assai più pericoloso di una carica dei
celerini. I tranelli della polizia (che occupò il Seghino nottetempo con
l’inganno) hanno lasciato il posto alle sabbie mobili della Conferenza
dei Servizi, dove utilizzando come “carota” le deroghe alla legge
obiettivo, si è tentato(fortunatamente senza successo in virtù della
recente diserzione dei sindaci della Valle) di portare le
amministrazioni locali a discutere sulla base di progetti esecutivi.

Gli insulti e le etichette (sfaccendati, montanari, teppisti, no global,
luddisti, nemici del progresso) dispensati a piene mani in TV e sulle
pagine dei giornali compiacenti nel tentativo di screditare un’intera
valle, sono stati sostituiti dalla presentazione di un nuovo progetto
alternativo che nelle parole di politici ed industriali, potrebbe
risolvere ogni questione attraversando i comuni festanti della Val
Sangone che verrebbero miracolati dal passaggio dell’alta velocità. Poco
importa che il progetto vecchio di anni mostrasse più polvere che
contenuti e che in Val Sangone in soli due mesi siano nati tanti
Comitati NO TAV locali da far pensare che gli abitanti si manifestino
assai poco propensi ai festeggiamenti. Ciò che conta è avere creato
nell’immaginario collettivo una dimensione di dinamicità e di movimento.

Proprio sull’immaginario collettivo, Mario Virano (coadiuvato da tutta
la schiera di pennivendoli asserviti, esperti compiacenti e uomini
politici di ogni risma e colore che sempre lo contornano) sta conducendo
la propria battaglia. Una battaglia “di fioretto” portata avanti con la
ben nota arguzia che lo contraddistingue. Intona sonetti alla “bellezza
delle infrastrutture” invitando a sogni aventi come oggetto il miracolo
della tecnologia, Mario Virano, vaticina riguardo a un futuro denso di
opportunità, di emozioni legate alle grandi opere che diverranno ben
presto appetita meta turistica, nonché fonte d’ispirazione per gli
artisti delle nuove generazioni. Non parla più di TAV, Mario Virano, ma
caratterizza il progetto come quello di una Linea Moderna, tentando di
sostituire il concetto velenoso di velocità con quello più accattivante
e rassicurante di modernità.

Per dargli voce fioriscono i convegni (sempre blindati) e gli incontri
con il pubblico, sempre ben selezionato.
Mario Virano non insulta nessuno (se si eccettua l’intelligenza di chi
lo ascolta) ma non potendo vincere la battaglia tecnica ed economica per
assoluta mancanza di argomentazioni, sta tentando semplicemente di
spostare il piano inclinato sul quale si svolge lo scontro, nel palese
tentativo di barare indisturbato.

Sull’altro fronte il Ministro Di Pietro che del fioretto non conosce
neppure la sagoma, è impegnato nel portare avanti una conferenza dei
servizi ormai svuotata di ogni contenuto, però funzionale al
perseguimento del suo obiettivo. Fra qualche mese affermerà che il
confronto con le realtà locali si è concluso senza che si sia
riscontrata una condivisione d’intenti e pertanto rimetterà la decisione
definitiva nelle mani del governo.

Il Consiglio dei Ministri con tutta probabilità si pronuncerà come il 12
novembre ha fatto riguardo al Mose, verrà dato il benestare per l’opera
e tutto ricomincerà daccapo, con le notti da passare ai presidi, la
militarizzazione, i check point.


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3) L'Assemblea generale dell'ONU vota una storica proposta di trattato
sul commercio delle armi
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di ControlArms (http://www.controlarms.org)

Il lavoro su un trattato internazionale sul commercio delle armi
comincerà immediatamente, a seguito di uno storica voto dell'Assemblea
generale ONU in cui 153 governi hanno appoggiato la proposta di un
trattato che prevenga i trasferimenti internazionali di armi che
alimentino conflitti e causino povertà e violazioni dei diritti umani,
Solo gli Stati Uniti hanno votato contro, e 24 governi si sono astenuti
[Campagna control arms].

Il voto dell'assemblea arriva tre anni dopo il lancio della campagna
'Control Arms', che ha visto più di un milione di persone in 170 paesi
mobilitarsi per richiedere un trattato. Tre quarti dei governi hanno
votato a favore della proposta, già supportata da un'ampia maggioranza
di governi nel Primo comitato dell'Assemblea, in ottobre.

Un forte supporto è venuto dai governi dell'Europa, del Pacifico e
dell'America Latina. "Un sostegno significativo è giunto da alcune delle
aree con maggiori problemi di armamento; ciò indica on solo un diffuso
riconoscimento del problema, ma anche un'altrettanto diffusa volontà
politica di agire2 ha dichiarato Rebecca Peters, direttrice di IANSA.

Gli USA rimangono l'unico paese che si oppone alla proposta, nonostante
un recente appello di 14 senatori al Segretario di Stato Condoleeza Rice
per chiedere che l'Amministrazione riveda la propria posizione.

"Nella mia ultima visita in Libano, Israele e Territori occupati ho
potuto vedere in prima persona le conseguenze devastanti sui civili di
un commercio sregolato delle armi. E' vitale che i governi riconoscano
il bisogno urgente di tramutare questo voto in azione significativa e
assicurare la creazione di un trattato che sia davvero giuridicamente
vincolante" ha dichiarato Irene Khan, segretario generale di Amnesty
international.

Uno dei primi compiti per il prossimo Segretario generale dell'ONU Ban
Ki-Moon sarà confrontare le visioni di tutti gli Stati membri sulla
proposta di trattato sul commercio delle armi per presentare un rapporto
all'Assemblea a fine 2007. Un gruppo di esperti governativi di tutto il
mondo sarà poi costituito per esaminare la questione in dettaglio e
presentare un rapporto finale nel 2008.

"Oggi una grande maggioranza dei governi del mondo ha accettato l'idea
che ci sia bisogno di un trattato che prevenga le vendite di armi che
provocano conflitti e povertà. E' un passo storico. Quando nel 2003 la
campagna 'Control Arms' è iniziata solo 5 governi sostenevano la
proposta. Oggi sono 153. ora però questi governi devono proseguire nel
percorso e ottenere un trattato forte ed efficace. Ogni giorni di
ritardo è un giorno in cui migliaia di vite sono colpite dalla violenza
armata" ha dichiarato Jeremy Hobbs, Direttore di Oxfam international.


http://www.controlarms.org
Tradotto da Chiara Rancati per www.peacelink.it

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4) 22esimo Anniversario del disastro chimico di Bhopal del 1984
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di Bridget Hanna
(Bridget Hanna sta preparando il PhD in antropologia a Harvard e inoltre
è editrice del Bhopal Reader, il libro di risorse accademico sul
disastro chimico di Bhopal)

E siamo di nuovo a dicembre,  mese delle musichette natalizie, delle
feste di natale in ufficio e inoltre,  ovviamente, mese
dell’anniversario della peggiore catastrofe industriale della storia –
quella del gas tossico di Bhopal. Ventidue anni fa oggi a Bhopal, India,
400.000 persone sono state oggetto di una festa di mezzanotte a base di
isocianato di metile e  acido cianidrico gentilmente offerta dalla Union
Carbide Corporation, con sede negli Stati Uniti, attualmente di
proprieta’ della Dow Chemical.  I gas uccisero circa 8.000 persone la
notte stessa, e da allora ne ha uccise almeno altre 12.000.  Infatti,
nella Bhopal di oggi la gente continua a morire, a soffrire, a bere
acqua contaminata e a preoccuparsi del futuro dei propri figli, molti
dei quali affetti da malformazioni o disfunzioni genetiche.

Oltre i confini dell’India, Bhopal e’ stato importante per due motivi:
per prima cosa, perche’ ha dimostrato pubblicamente l’incapacita’ dei
sistemi legali e regolatori  nazionali ed internazionali ad obbligare le
societa’ transnazionali a rispondere delle loro azioni nei paesi poveri
– ad oggi la Union Carbide non e’ stata formalmente incriminata ne’ ha
ammesso le proprie responsabilita’ nel  disastro.  I giudici negli Stati
Uniti hanno respinto la richiesta del governo indiano che si svolgesse
l’azione civile negli stessi Stati Uniti e una volta ritornato in India,
il caso si e’ chiuso con un accordo ‘dietro le quinte’, che  ha fruttato
circa $500 a persona per l’invalidita’ permanente.  Forse la prova piu’
eloquente dell’inadeguatezza di questo risarcimento e’ stata fornita
dalla ‘mano invisibile’ del tanto ammirato ‘libero mercato’ – le
quotazioni Union Carbide sono salite di un paio di punti appena si e’
diffusa la notizia del bassissimo costo dell’accordo.

Il secondo aspetto importante di Bhopal e’ stato che ha dato un chiaro
messaggio a tutte le comunita’ sparse per il mondo per quanto riguarda
la sicurezza degli impianti chimici.  Il rendersi conto che disastri
come quello di Bhopal avrebbero potuto realizzarsi anche in casa, negli
USA, è stato un elemento determinante nel passaggio al ‘community Right
to Know Act’ (diritto alle informazioni)  e a parti del ‘Superfund Act’(1)

Pero’ a 22 anni di distanza, la gente di Bhopal continua a bere acqua
contaminata, e noi altri qui siamo sempre meno sicuri.  Oggi come oggi i
problemi evidenziati da Bhopal sono piu’ urgenti e piu’ interconnessi di
quanto non lo fossero nel 1984.

Il perdurare della non chiamata alla Dow/Carbide a rispondere degli
avvenimenti di Bhopal, da parte dell’India come degli Stati Uniti, ha
reso ancora piu’ spavalda l’industria chimica.  Le misure di sicurezza
hanno un’efficienza economica soltanto in relazione al valore dato alla
vita e ai danni ambientali; e poiche’ il governo indiano non ha potuto,
e quello statunitense non ha voluto, costringere Dow/Carbide ad
assumersene la responsabilita’, la vita rimane una merce di scarso valore.

La Dow Chemical si rifiuta di ripulire, come anche di fornire ai medici
che curano le vittime le informazioni importanti sulla natura del gas
fuoriuscito.  Le iniziative di ‘autoregolazione’ dell’industria, quali
la ‘Responsible Care’ ispirata da Bhopal, riducono la sicurezza ad un
esercizio di pubbliche relazioni miranti ad impedire che il governo
emani regolamentazioni proprie.

E intanto la Dow continua a commercializzare prodotti notoriamente
pericolosi.  Il Dursban(2) , per esempio, un pesticida della Dow
Chemical proibito negli Stati Uniti per gli impatti dannosi sui cervelli
dei bambini, continua a essere pubblicizzato e venduto in India.  Il
governo indiano, pressato dagli attivisti, ha continuato un lavoro
indefesso per portare avanti una causa penale contro la Union Carbide ed
il suo Presidente di allora Warren Anderson (entrambi accusati di
omicidio colposo).  Nel 2003 ha presentato le relative richieste di
estradizione al Dipartimento di Giustizia americano.  Gli Stati Uniti
hanno rifiutato le estradizioni, sia della Carbide che di Anderson.

E’ un bel paradosso che, mentre la Union Carbide è un ‘criminale’
ricercato in India, la sua proprietaria, Dow Chemical, sta pianificando
una grande espansione nel paese, con la benedizione del governo stesso.
 Forse il caloroso benvenuto si deve al fatto che la Dow arriva mano
nella mano con il governo americano.  Il Forum degli amministratori
delegati USA-India, tenutosi a marzo 2006 (durante la visita di George
W.Bush dal suo nuovo amico il primo ministro Manmohan Singh), ha potuto
contare ben 25 alti dirigenti statunitensi.  Tra questi il sig. Andrei
Liveris, Presidente e Amministratore Delegato della Dow Chemical.  La
visita di Bush si e’ conclusa con accordi per l’invio di energia
nucleare in India, mango negli Stati Uniti, e la pubblicazione di un
allegro elenco di risoluzioni congiunte.

Nella prima, si insisteva sul ‘dare il benvenuto al rapporto conclusivo
del Forum degli amministratori delegati USA-India’. Altri punti,
terribilmente ironici se si considera l’affare Bhopal, ribadivano gli
impegni di ‘impedire la proliferazione di armi di distruzione di massa’
e di migliorare ‘la capacita’ di risposta a situazioni di disastro’.

E’ da rilevare che il gas isocianato di metile fuoruscito a Bhopal e’ lo
stesso usato come arma chimica contro i curdi da Saddam Hussein, noto
rappresentante esemplare della responsabilita’ civica,.

Il fatto che il governo USA e la Dow continuano a spingere l’India ad
accettare ulteriori rischi chimici,  rappresenta una lezione non
imparata da Bhopal.  Ma le lezioni in casa sono altrettanto allarmanti.
 Negli anni 80, quando i gruppi di cittadini sono riusciti a far
passare alcune delle regolamentazioni ambientali piu’ forti, ci si
preoccupava dell’eventualita’ di qualche incidente mortale.  Dall’ll
settembre, pero’, ci si preoccupa degli attentati terroristici. Nella
sola New Jersey ci sono quindici impianti dove un attentato terroristico
potrebbe ferire gravemente o uccidere oltre 100,000 persone, e almeno
uno che avrebbe il potenziale di ucciderne almeno 12 milioni.

Piuttosto che implementare leggi piu’ restrittive per gli impianti
chimici, pero’, l’amministrazione attuale ha sfruttato questa tragedia,
usandola come scusa per smembrare le salvaguardie implementate dopo
Bhopal -  quali la legge ‘Diritto all’Informazione’ .  Ieri la EPA(3) ha
annunciato che avviava la chiusura della sua rete nazionale di
biblioteche che forniscono informazioni ai gruppi cittadini  sui rischi
chimici.

E dopo cinque anni di restringimento delle liberta’ civili in nome della
sicurezza interna, le proposte finali del rapporto 9/11 pubblicato nel
2005 attribuivano agli impianti chimici USA lo spaventoso grado di
preparazione ‘D’  nel prevenire eventuali attacchi terroristici.

L’anno scorso, sforzi bipartisan nel Senato e nella Casa di
Rappresentanti hanno partorito una legge che avrebbe permesso una pur
minima liberta’ ai singoli stati di implementare misure di sicurezza
piu’ stringenti e di obbligare le imprese chimiche a sostituire i loro
componenti piu’ pericolosi e volatili con alternative piu’ sicure.

Pero’ lo scorso settembre, un gruppo di Repubblicani che lavoravano
nell’ombra e’ riuscito ad eliminare queste clausole, come altre volte a
proteggere le fonti idriche dall’inquinamento – in un emendamento al
piano finanziario 2007.  Siamo meno sicuri ora di quanto lo fossimo dopo
Bhopal, in parte perche’ noi non abbiamo collaborato con l’India per
assicurare alla giustizia la Union Carbide e la Dow.

Coloro che sono sopravvissuti a Bhopal reclamano non solo la propria
salute ed i propri diritti, ma cercano di assicurare che non ci siano
‘Mai piu’ altri Bhopal’, non solamente in India, ma da nessuna altra
parte.  Non riescono a dimenticare il disastro, colpiti come sono da
malattie croniche e danni genetici di seconda generazione.

Le conseguenze mediche del gas sono ancora poco comprese e poco gestite,
e molte delle vittime del gas non hanno altra scelta che bere acqua
satura di contaminanti, quali mercurio e tetracloruro, che fuoriescono
dalla fabbrica abbandonata della Union Carbide.

Devono subire non solo le esigenze ed i fallimenti del proprio governo,
ma anche il peso e l’influenza del nostro.  Considerato il clima attuale
rispetto alle regolamentazioni, pero’, se per caso lo  zabaione che bevi
di questi tempi  contenesse tetracloruro, non e’ chiaro se il fatto
verrebbe rilevato o meno.

E’ chiaro alla Dow, al Governo Indiano e a quello statunitense, che
Bhopal rappresenta il tallone d’Achille dei loro nuovi piani redditizi.
 Questi piani sono redditizi perche’ il costo di Bhopal non e’ mai
stato fatturato nell’equazione finanziaria dell’industria chimica.

Fino a che cio’ non sarà avvenuto, fin quando l’acqua non potra’ essere
bevuta senza rischi, fin quando il sito della fabbrica non sarà
bonificato, e la Union Carbide messa sotto processo, restera’ vera la
seconda lezione di Bhopal.

Perfino con questa legislatura di nuovo Democratica , far passare delle
riforme autentiche che limitino i comportamenti delle Corporation sarà
una corsa in salita fin quando l’industria chimica sara’ convinta di
poter farla franca con gli omicidi.

Note
(1) Superfund Act: una legge federale del 1986 per stimolare e sostenere
attivita’ di prevenzione,  protezione civile  e trasparenza nella
comunicazione alle comunita’ della presenza sul territorio di prodotti
chimici potenzialmente pericolosi  (NdT)

(2) Dursban: un pesticida a base di cloropirifos che protegge le case
dai termiti e le colture orticole da vari insetti, pero’ e’ altamente
tossico e ha contaminato anche gli acquiferi (NdT)

(3) EPA: Environmental Protection Agency, agenzia per la protezione
dell’ambiente (NdT)

Pubblicato martedi’ 5 dicembre 2006 su CommonDreams.org
Traduzione  di  Lorraine Buckley

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5) A 5 anni dall`11 settembre -Regresso di Bush in America Latina
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Di Raúl Zibechi

Cinque anni dopo gli attentati dell`11 settembre, la superpotenza
comandata da George W. Bush sta vivendo, in America Latina, il momento
di maggiore isolamento e di maggiore debolezza.

Per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale, gli Usa hanno smesso
di essere il fattore predominante nella politica sudamericana, così
possiamo affermare che oggi nel continente si è instaurato una specie di
multilateralismo regionale. Il Brasile rappresenta il principale
contrappeso di Washington nella regione, ma non si deve sottostimare
l'importanza crescente di Paesi come l'Argentina e il Venezuela, e
perfino il Messico post Fox, come nuovi elementi di potere.

La lista degli avvenimenti sfavorevoli al Consenso di Washington, a
partire dagli attentati a New York e a Washington, è il segno più
tangibile che - malgrado la "guerra contro il terrorismo" - una nuova
situazione sta prendendo forma in America Latina. I movimenti sociali
continuano a rappresentare il fattore più dinamico, insieme, da qualche
tempo, ad una serie di governi progressisti o di sinistra che,
nonostante alcune esitazioni, contribuiscono a configurare la nuova realtà.

Nel dicembre 2001 una potente insurrezione del popolo e delle classi
medie ha spazzato via il governo di Fernando de la Rua, e l'azione
sociale, nella sua  continuità, ha messo da parte il suo successore,
Eduardo Duhalde. Nel 2002 e nel 2003, grazie all'attivismo di base è
stato possibile neutralizzare un colpo di stato contro Hugo Chávez e la
stasi nel settore petrolifero che avrebbe dovuto annichilire il suo
governo.
La crisi del neoliberismo ha permesso l'accesso al governo di Luiz
Inacio Lula da Silva, e nell'ottobre 2003, in Bolivia, un impressionante
movimento endogeno e operaio è sfociato nel governo repressivo e
neoliberista di Gonzalo Sánchez de Lozada.
Già nel 2005, la continuità della mobilitazione sociale ha costretto il
suo successore, Carlos Mesa, alla rinuncia, e ha imposto lo schiacciante
trionfo elettorale del dirigente e coltivatore di coca Evo Morales.
Lo stesso anno, in Uruguay, trionfava la sinistra, allontanando per la
prima volta i partiti tradizionali dal controllo dell'apparato statale.
In Ecuador, malgrado il tradimento del governo capeggiato da Lucio
Gutiérrez, i movimenti sono riusciti ad impedire che si consolidassero
le tendenze neoliberiste e, nei primi mesi del 2006, ad impedire la
firma di un Trattato di Libero Commercio con gli Usa, e nello stesso
tempo a conseguire un'importante vittoria contro la compagnia
petrolifera statunitense Oxy.
Perfino in Colombia, il Paese più vicino agli Usa di tutto il
Sudamerica, i progressi delle forze contrarie alla politica di
Washington sono innegabili: la guerriglia non è stata sconfitta
nonostante il dispiegamento del Piano Colombia, e, in questo Paese, una
forza elettorale di sinistra è riuscita a rompere il tradizionale
bipartitismo, modificando i rapporti di forza.
In Perù, nonostante la sconfitta del candidato nazionalista Ollanta
Humala, la potenza dei settori popolari sta ponendo dei limiti
all'allineamento del nuovo governo di Alan García con gli Usa.

Insuccesso dell'ALCA

Anche in Cile, che aveva già firmato un Trattato di Libero Commercio con
Washington alla fine degli anni `90, il governo della socialista Michele
Bachelet deve fronteggiare il riattivarsi di movimenti come quello
studentesco, che mette in questione alcuni assi della politica
neoliberista, come la rinuncia all'insegnamento pubblico.
Il Paraguay è forse il Paese sudamericano dove la politica militarista
di Bush è penetrata maggiormente, tramite l'ingresso di truppe con
immunità, l'installazione di una grande base militare a Mariscal
Estigarribia e il dispiegamento dell'esercito e di gruppi paramilitari
formati dal Ministero dell'Interno nelle aree rurali conflittuali.

Gli avvenimenti delle ultime settimane in Messico rappresentano un
eccezionale cambiamento. La mobilitazione ampia e massiccia contro la
frode elettorale a danno di Andrés Manuel López Obrador, mostrano una
nuova coscienza democratica che dovrà limitare le tendenze di destra del
futuro presidente Felipe Calderón. Ciononostante, il fattore decisivo è
che l'insurrezione zapatista ormai non è più l'unica: la "comune" di
Oaxaca, come si è autodenominato il vigoroso movimento che si sviluppa
in questo Stato contro le corrotte autorità locali, annuncia un
inversione di tendenza nella politica messicana.

In effetti, l'irruzione di ampi settori della popolazione che hanno
messo in questione non soltanto la forma in cui l'amministrazione viene
esercitata, ma lo stesso potere dello Stato, indica che si sta per
arrivare ad un momento di crisi della politica e del modello dominante,
che avrà profonde conseguenze nell'immediato futuro.
Ma, forse, il fatto più eclatante è successo nel novembre 2005 a Mar del
Plata, durante il Vertice delle Americhe. Là i Paesi del Mercosur
(Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), insieme al Venezuela, hanno
definitivamente seppellito l'ALCA, che era stato l'unico modello
tracciato dalla Casa Bianca per la maniera di relazionarsi tra Usa e
resto del continente.
Di sicuro, a partire da quel momento, l'amministrazione Bush ha
intrapreso una potente offensiva per dare impulso alla firma di Trattati
di Libero Commercio con vari Paesi. E di sicuro ha anche, puntualmente,
ottenuto dei successi. Alla firma del TLC con l'America Centrale (CAFTA)
si sommano i trattati firmati con la Colombia ed il Perù, e la
possibilità che il Paraguay e l`Uruguay seguano lo stesso percorso.
Tuttavia, i Paesi chiave della regione (Brasile e Argentina) hanno fatto
passi significativi per mutare la situazione di stallo e di crisi del
Mercosur.
L'ingresso nel blocco del Venezuela, il sempre maggiore avvicinamento
tra Brasile e Argentina, dopo che questi Paesi sono riusciti a superare
vecchie dispute commerciali e reciproci sospetti tra i loro governi, e
il possibile ingresso della Bolivia, modificano radicalmente la
situazione del Mercosur.

Sebbene alcuni di questi governi non possano, neppure lontanamente,
essere considerati di sinistra, hanno ugualmente prodotto dei
cambiamenti, aldilà della loro stessa intenzione.
Lula sarà rieletto con ampia maggioranza per il cambiamento culturale
che i più poveri stanno sperimentando. Senza dubbio, questo cambiamento
è influenzato dal piano assistenziale Borsa Famiglia, che consiste in
sussidi di circa 50 dollari e altri benefici a 11 milioni di famiglie,
circa 40 milioni di persone. Il programma ha ricevuto meritate critiche
per il suo carattere assistenziale, ma la cosa certa è che esso ha
comunque reso possibili due fatti chiamati a modificare i rapporti di
forza nel Paese più importante del continente: ha spezzato il dominio ed
il controllo delle elites di destra in una regione importante come il
Nordest. Finora i cachicos di estrema destra praticavano forme di
clientelismo che assicuravano loro la lealtà - vera o simulata - dei
poveri. Adesso, invece, proprio tra i poveri Lula ha la maggioranza
decisiva per ottenere la rielezione. In secondo luogo, per la prima
volta nella storia del Brasile, i più poveri non seguono i comportamenti
politici delle classi medie, ma votano per un candidato che considerano
come "proprio".

Governi e movimenti

In questi cinque anni si sono consolidate due tendenze che già si
preannunciavano anni addietro, ma che adesso hanno acquisito un forte
impulso.
L'elenco dei governi contrari a Washington si è allungato, come pure
quello dei governi che prendono le distanze dalla politica di Bush e
degli organismi finanziari internazionali.
Oggi Cuba è meno sola che mai e un'aggressione degli Usa all'isola deve
fare i conti con l'opposizione ferma e decisa della maggior parte dei
Paesi latinoamericani.
Ma anche il Venezuela è più sicuro di prima, non solo per il
rafforzamento della sua posizione interna, grazie al consolidamento del
processo iniziato da Bolivar e alla capacità di Hugo Chávez d'intessere
una rete di alleanze su scala globale, ma anche per la netta tendenza di
Paesi come il Brasile, l'Argentina e la Bolivia ad appoggiarlo.

Alcuni Paesi della regione, come il Brasile e, in misura minore,
l'Argentina, hanno iniziato a sfidare l'impero su un terreno delicato
come l'arricchimento dell'uranio. Ricordiamo che grazie alle politiche
neoliberiste degli anni 90 questi Paesi hanno smantellato o paralizzato
i loro piani nucleari, che adesso stanno rimettendo in moto.
La politica di autonomia e cooperazione militare tra il Brasile e
l'Argentina, le loro posizioni congiunte di fronte ai cambiamenti che si
esigono nel FMI e alla trasformazione in senso dinamico del commercio e
la cooperazione Sud-Sud e, in breve, la creazione di una nuova moneta
che sostituisca il dollaro per il commercio regionale, sono gli elementi
più importanti che stanno emergendo nella nuova realtà regionale.

Ultimo elemento, il più decisivo. I movimenti sociali della regione non
sono stati sconfitti e hanno mantenute intatte le loro potenzialità e la
loro capacità d'azione, anche quando il discorso progressista e i
progetti incentrati sui poveri hanno creato loro alcune serie
difficoltà. Nulla sta a indicare che l'ondata di attivismo di base
iniziata alla metà degli anni 90 abbia perso forza. Al contrario,
proprio quest'ondata di mobilitazioni ha consentito di delegittimare il
modello neoliberista e ha generato le condizioni per cui in ogni Paese e
nell'insieme della regione nascesse una nuova mappa politica.

Non è sicuro che questa nuova situazione si sia creata per l'"abbandono"
della regione da parte degli Usa, in quanto impegnati in Medio Oriente e
in Afganistan. Questo significherebbe poter guardare il mondo dall'alto.
La cosa certa è che giù, alla base delle nostre società, sta crescendo
una coscienza nuova, su cui non ha avuto presa la "guerra contro il
terrorismo" di Bush, scatenata in questi 5 anni.

Traduzione a cura di Cinzia Vidali





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