La situazione sanitaria in Lombardia e le iniziative del partito

In campo sanitario le condizioni materiali di vita delle cittadine e dei 
cittadini lombardi peggiorano, a causa delle contraddizioni e dei guasti 
prodotti dal modello sociale e sanitario dominante nella nostra regione. La 
legge regionale 31/97, con cui cominciò la privatizzazione della sanità, è 
stata approfondita in senso negativo: gli aspetti più rilevanti sono:
- la volontà di trasformare gli ospedali in fondazioni;
- il tentativo di privatizzazione del 118;
- l'imposizione costante dei ticket (che in Lombardia sono i più alti 
d'Italia), per cercare di sanare una spesa sanitaria in crescita esponenziale a 
causa del sistema del "privato accreditato".
La legislazione sanitaria della nostra Regione si è deteriorata, specie su 
riabilitazione, day hospital, medicina fisica e odontoiatria; a proposito di 
quest'ultimo punto, ricordo che il Sistema Sanitario Nazionale stipendia 460 
religiosi come assistenti spirituali, mentre solo 160 dentisti in tutto il 
paese lavorano per la sanità pubblica.
In campo sociale Formigoni cerca di imporre il medesimo modello, orientato alla 
sussidiarietà orizzontale più integralista e alla privatizzazione dei servizi, 
con un'accentuata impronta familista. Il risultato è di rendere ancora più 
precari i diritti di cittadinanza e quindi le condizioni materiali di vita 
delle persone.
Il modello formigoniano, grazie anche alla cultura cattolica che spinge per la 
centralità della famiglia, tende a scaricare sulle spalle delle famiglie 
stesse, e soprattutto delle donne, tutto il peso di anziani e disabili, 
riducendo il ruolo dello Stato e moltiplicando invece la possibilità di lucro 
per privati e cooperative.
Si effettua una sistematica sostituzione di strutture "private convenzionate" a 
strutture pubbliche e gratuite: sanità e assistenza passano dal campo dei 
diritti a quello della carità e della beneficenza.
Parallelamente i lavoratori di questi settori, ormai incorporati nelle 
cooperative della Compagnia delle Opere, vedono negati i loro diritti 
essenziali e sono ridotti nella più ricattabile precarietà.

Abbiamo prodotto iniziative sulle questioni più significative:
1) proposta di legge di iniziativa popolare contro i ticket (insieme a 
sindacati, associazioni, altre forze politiche);
2) raccolta di firme sulla petizione che chiede il rispetto del Decreto 
Legislativo 130/2000 sulla questione del pagamento delle rette nelle RSA;
3) proposta della Casa della Salute (su cui c'è un pdl nazionale) in 
alternativa al modello formigoniano;
4) proposta di legge regionale sul sistema dei servizi sociali e socio-sanitari;
5) nei prossimi mesi lavoreremo su questi temi aprendo un'inchiesta itinerante 
sulla situazione in alcuni ospedali lombardi (in provincia di Bergamo specie 
sull'ospedale di Romano di Lombardia), da costruire in sinergia con le 
strutture del partito locali, regionali e con le compagne e i compagni 
istituzionali di ogni livello;
6) ci sarà anche un'iniziativa regionale su salute e ambiente.
Grazie alla pressione di Rifondazione, il Governo ha eliminato il balzello di 
10 euro sulle prestazioni ospedaliere. Quest'imposta era stata sentita da buona 
parte della popolazione, specie dalle classi più povere, come una misura 
iniqua, che erodeva il loro già scarso potere d'acquisto.
Rifondazione è soddisfatta del risultato conseguito, che corregge un brutto 
provvedimento preso da questo Governo con l'ultima finanziaria, ma era e resta 
contraria a qualsiasi ticket o tassa sulla salute.
La nostra battaglia continua perciò sia a livello nazionale che regionale per 
ottenere il diritto a un servizio sanitario pubblico, universale e gratuito.
Mapi Trevisani
Responsabile Provinciale Sanità e Politiche Sociali PRC/SE

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