1. questa settimana @ csa pacì paciana - via grumello 61c bergamo - 
www.pacipaciana.org
2. Chiapas/Gaza: una degna rabbia organizzata - discorso del 
subcomandante Marcos


1. www.bergamoreggae.com presenta:
*** Sabato 10 Gennaio ***
** I-Shence + Heavy Hammer Sound System **

* I-Shence: uno dei sound che ormai deve essere annoverato tra i 
veterani della scena. Meglio conosciuto come “The Italian Beretta” 
I-Shence Sound si è guadagnato questo appellativo sciorinando una serie 
incredibile di dancehall su e giù per lo stivale
* Heavy Hammer Sound System nasce nel 1999 a Galatina (Lecce), Il credo 
fondamentale di Heavy Hammer è la dancehall, in tutte le sue 
espressioni, la conoscenza dell’impianto e il saperlo gestire al meglio 
per poterne trarre un suono pulito e potente, sperimentando nuove 
soluzioni tecniche di mixaggio, miscelando alla tecnica del “juggling” 
contaminazioni non provenienti dall’ambiente strettamente “reggae”.





2. dai nostri compagni in Chiapas, il discorso di Marcos sul massacro 
israeliano nella Striscia di Gaza

SETTE VENTI NEI CALENDARI E GEOGRAFIE IN BASSO
Quarto Vento: Una degna rabbia organizzata

INTERVENTO DEL SUBCOMANDANTE MARCOS NELLA SESSIONE MATTUTINA DEL 4 
GENNAIO 2009.

Buon pomeriggio.
È con noi Don Luis Villoro. Se mi permette, il compagno Luis Villoro.
La sua vicinanza ai popoli indio di questo paese non è successiva al 
1994, ma lo precede in vari calendari.
Nel nostro caso, le zapatiste, gli zapatisti, il suo appoggio è stato 
vitale. Lo dirò chiaramente: più di uno, di una, nelle comunità 
indigene, è viva, vivo, e lotta grazie all’appoggio di questo uomo. E 
mai, mai, si insinuò che si aspettasse qualcosa in cambio del suo 
appoggio, cosa che invece hanno fatto altri, altre.
In lui abbiamo trovato un generoso ascolto e, da quando siamo balzati 
alla luce pubblica, ha tentato di capirci, ed i suoi pensieri non poche 
volte sono stati il combustibile del nostro passo. E non sapete quanto 
sia stato difficile trovare, in questi 15 anni, qualcuno che cerchi di 
capirci e non di giudicarci.
Con lui, come con altri, abbiamo avuto ed abbiamo divergenze e le nostre 
discussioni molte volte sono state aspre, come per quanto si riferisce 
al movimento studentesco che 10 anni fa e dalla UNAM, ci meravigliò e 
insegnò a noi zapatisti
Con tutte queste differenze, nel nostro cuore non c’è mai stato il 
minimo dubbio delle sue convinzioni e impegno da questa parte, in basso 
e a sinistra.
Catalogare “di destra” chi non la pensa come noi, come un orribile e 
vile striscione dichiarava ieri, è la manifestazione di un atteggiamento 
di chi vuole imporre fatta, paradossalmente, da chi dice di rivendicare 
un atteggiamento libertario. Forse non ne so molto, ma per quanto ci 
arrivo, l’anarchismo libertario non esime dal conoscere. E bisogna 
conoscere prima di giudicare e condannare.
È un onore, Don Luis, averla oggi dalla nostra parte, come è da 15 anni.
Il mondo che sogniamo non è un mondo con unanimità di pensiero, canche 
se il nostro, il pensiero zapatista, né con l’egemonia imposta che 
questa implica.
Salute Don Luis, volevamo solo dirle che lei ha, da lunghi calendari, un 
posto nel cuore scuro che ci anima.
Si suppone che dopo l’intervento di Moy, del Tenente Colonello 
Insurgente Moisés, io dovrei leggervi un racconto. Lo farò dopo, ora 
dobbiamo dire qualcosa d’altro.
Di semine e raccolti.
Forse quello che dirò non c’entra col tema centrale di questo tavolo, o 
forse sì.
Due giorni fa, lo stesso giorno in cui la nostra parola faceva 
riferimento alla violenza, Condoleeza Rice, funzionaria del governo 
nordamericano, dichiarava che quello che sta succedendo a Gaza è colpa 
dei palestinesi, per la loro natura violenta.
I fiumi sotterranei che percorrono il mondo possono cambiare geografia, 
ma intonano lo stesso canto.
E quello che ora sentiamo è di guerra e di dolore.
Non molto lontano da qui, in un luogo chiamato Gaza, in Palestina, in 
Medio Oriente, qui vicino, un esercito fortemente armato ed addestrato, 
quello del governo di Israele, continua la sua avanzata di morte e 
distruzione.
I passi seguiti fino ad ora sono quelli di una guerra militare classica 
di conquista: prima un bombardamento intenso e massiccio per distruggere 
postazioni militari “nevralgiche” (così le chiamano i manuali militari) 
e per “neutralizzare” le fortificazioni di resistenza; poi il ferreo 
controllo dell’informazione: tutto ciò che si sente e si vede “nel mondo 
esterno”, cioè, esterno al teatro delle operazioni, deve essere 
selezionato con criteri militari; ora fuoco intenso di artiglieria sulla 
fanteria nemica per proteggere l’avanzata delle truppe verso nuove 
posizioni; poi i sarà l’accerchiamento e l’assedio per indebolire la 
guarnizione nemica; quindi l’assalto che conquisti la posizione 
annichilendo il nemico, poi la “pulizia” di possibili “sacche di 
resistenza”.
Il manuale militare della guerra moderna, con alcune variazioni e 
appendici, viene seguito passo passo dalle forze militari d’invasione.
Noi non sappiamo molto di questo e, sicuramente, ci sono specialisti del 
cosiddetto “conflitto in Medio Oriente”, ma da questo angolo di mondo 
dobbiamo dire qualcosa: Secondo le foto delle agenzie d’informazione, i 
punti “nevralgici” distrutti dall’aviazione del governo di Israele sono 
abitazioni, capanne, edifici civili. Non abbiamo visto nessun bunker, né 
quartiere o aeroporto militare, o batteria di cannoni, tra quanto 
distrutto. Allora noi, scusate la nostra ignoranza, pensiamo che o gli 
artiglieri degli aerei hanno pessima mira o a Gaza non esistono tali 
punti militari “nevralgici”.
Non abbiamo l’onore di conoscere la Palestina, ma supponiamo che in 
quelle case, capanne ed edifici abitava gente, uomini, donne, bambini ed 
anziani, e non soldati.
Non abbiamo visto nemmeno fortificazioni di resistenza, solo macerie.
Fino ad ora abbiamo visto il vano sforzo di assedio informativo ed i 
diversi governi del mondo dubitare tra scaricare le responsabilità o 
applaudire all’invasione, ed una ONU, già inutile da tempo, tirare fuori 
tiepidi comunicati stampa.
Ma aspettate. Ci è vento in mente adesso che forse per il governo di 
Israele quegli uomini, donne, bambini ed anziani sono soldati nemici e, 
come tali, le capanne, case ed edifici dove abitano sono quartieri che 
bisogna distruggere.
Quindi sicuramente i fuochi di artiglieria che questa mattina cadevano 
su Gaza erano per proteggere da quegli uomini, donne, bambini ed anziani 
l’avanzata della fanteria dell’esercito di Israele.
E la guarnigione nemica che vogliono indebolire con l’assedio intorno a 
Gaza non è altro cosa che la popolazione palestinese che vive lì. E che 
l’assalto cercherà di annichilire questa popolazione. E che qualsiasi 
uomo, donna, bambino o anziano che riesca a scappare,
nascondendosi, dall’assalto prevedibilmente sanguinoso, sarà poi 
“cacciato” affinché la pulizia sia completa ed il comandante militare al 
comando dell’operazione possa riferire ai suoi superiori “missione 
compiuta”.
Scusate di nuovo la nostra ignoranza, forse quello che stiamo dicendo 
non faccia al caso. E che invece di ripudiare e condannare il crimine in 
corso, come indigeni e guerrieri quali siamo, dovremmo discutere come e 
prendendo posizione nella discussione su “sionismo” o “antisemitismo”, o 
che al principio erano le bombe di Hamas.
Forse il nostro pensiero è molto semplice, e ci mancano le sfumature e 
postille sempre necessarie nelle analisi ma, per noi, zapatiste e 
zapatisti, a Gaza c’è un esercito professionista che sta assassinando 
una popolazione indifesa.
Chi in basso e a sinistra può restare in silenzio?
Serve dire qualcosa? Le nostre grida fermano le bombe? La nostra parola, 
salva la vita di qualche bambino palestinese?
Noi pensiamo che sì, serve, che forse non fermeremo una bomba né la 
nostra parola si trasformerà in uno scudo blindato che impedisca che 
quella pallottola calibro 5.56 mm o 9 mm, con la sigla “IMI”, “Industria 
Militare Israeliana” stampata alla base della cartuccia, arrivi nel 
petto di una bambina o un bambino, perché forse la nostra parola riesca 
ad unirsi ad altre in Messico e nel mondo e forse prima si trasformi in 
mormorio, poi a voce alta, e quindi in un grido che si senta a Gaza.
Non sappiamo voi, ma noi zapatiste e zapatisti dell’EZLN sappiamo quanto 
sia importante che, in mezzo alla distruzione e alla morte, sentire 
parole di incoraggiamento.
Non so come spiegarlo, ma sembra che le parole da lontano forse non 
riescono a fermare una bomba, ma sono come se si aprisse una crepa nella 
nera stanza della morte e si accendesse una piccola luce.
Per il resto, succederà quello che succederà. Il governo di Israele 
dichiarerà di aver inferto un duro colpo al terrorismo, occulterà al suo 
popolo la dimensione del massacro, i grandi produttori di armi avranno 
ottenuto un respiro economico per affrontare la crisi e “l’opinione 
pubblico mondiale”, quell’ente malleabile e sempre a modo, si volterà a 
guardare da un’altra parte.
Ma non solo. Succederà anche che il popolo Palestinese resisterà e 
sopravvivrà e continuerà a lottare e continuerà ad avere la simpatia del 
basso per la sua causa.
E, forse, un bambino o una bambina di Gaza sopravvivranno.
Forse cresceranno e, con loro, il coraggio, l’indignazione, la rabbia.
Forse diventeranno soldati o miliziani di qualcuno dei gruppi che 
lottano in Palestina. Forse combatteranno contro Israele. Forse lo 
faranno sparando un un fucile. Forse immolandosi con una cintura di 
cartucce di dinamite legata in vita.
Ed allora, in alto, scriveranno sulla natura violenta dei palestinesi e 
faranno dichiarazioni di condanna di quella violenza e si tornerà a 
discutere su sionismo o antisemitismo.
E nessuno domanderà chi ha seminato ciò che sta raccogliendo.

Per gli uomini, donne, bambini ed anziani dell’Esercito Zapatista di 
Liberazione Nazionale.

Subcomandante Insurgente Marcos

Messico, 4 gennaio 2009

(Traduzione Comitato “Maribel” – Bergamo)

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