LETTERA APERTA DI IFE (INIZIATIVA FEMMINISTA EUROPEA)
NELL'ATTUALE GRAVE MOMENTO DI CRISI ECONOMICA, SOCIALE
E POLITICA
 
L'iniziativa concreta di IFE è nata per denunciare le gravi responsabilità nel 
produrre esclusione e subalternità, soprattutto femminile, dei due sistemi 
ancora oggi dominanti, il neoliberismo e il patriarcato.
L'impegno, sociale e politico, è quello di difendere ed estendere i diritti 
delle donne e misurarsi con la questione del potere, che vogliamo concepire più 
come verbo che come sostantivo, ossia come azione di indirizzo e di governo 
volta allo sviluppo della democrazia paritaria, attraverso l'eguaglianza 
sociale e la solidarietà.

Lo facciamo come femministe, che vogliono credere possa delinearsi un 
"femminismo del XXI secolo", in grado di superare i limiti di quello 
novecentesco, oggi inadeguato forse nel linguaggio e negli strumenti 
utilizzati, ma ancora attualissimo nel difendere le conquiste di cittadinanza e 
di autodeterminazione delle donne, e oggi aggiungiamo degli ultimi della 
società, e nel riproporre ciò che non è mai stato raggiunto, ossia un'effettiva 
parità sociale e politica.
 
Vogliamo realizzare, a partire dalle suggestioni di Sophie Cadalen, 
psicoanalista francese, "un femminismo che non si oppone agli uomini e che non 
prenda l'uomo come punto di paragone". Riteniamo che sia importante riconoscere 
le "diversità", ma ne rifiutiamo la categorizzazione. Finché si continuerà a 
pensare in termini di femminile e maschile come a differenze assolute, innate 
(con ciò che comporta di negazione del variegato mondo LGBTQ) e non come a 
generi costruiti socialmente, da decostruire in ciò che hanno di integralistico 
e valorizzare in ciò che hanno di sociologicamente diverso e proprio, il potere 
sarà inevitabilmente del maschile: basta riflettere sul fatto che le donne 
cosiddette "di potere" sono esposte al "sospetto", più o meno ammesso, di non 
esserne "all'altezza".
 
Tutto ciò va attuato nella ridefinizione complessiva di una teoria politica di 
sinistra, per la piena realizzazione di una effettiva democrazia partecipativa 
che dia fondamentale e autorevole spazio alle istanze e ai bisogni di tutti e 
di tutte.
La drammatica diaspora della sinistra, che ne mette addirittura in dubbio la 
necessità, contribuisce fortemente a peggiorare ciò che Rossana Rossanda indica 
come "arretramento delle condizioni di vita e della coscienza di sé delle 
classi subalterne". Da questo punto di vista la ribellione dei lavoratori in 
Inghilterra che manifestano contro quelli italiani al grido di "lavoro inglese 
per i lavoratori inglesi" ci segnala che la paura, la mancanza di punti di 
riferimento e di senso di appartenenza a una comunità, l'insicurezza sul futuro 
non vengono più usati "solo" per difendere un territorio, un luogo, un paese, 
un'identità. Né sono esclusiva del leghismo nostrano.
 Oggi la crisi economica li porta dentro i luoghi di lavoro con conseguenze che 
potrebbero risultare deflagranti.
E allora mentre aspettiamo che si ricostruisca, a partire dall'analisi e dalla 
conoscenza dell'esistente, una teoria politica in grado di riprogettare una 
sinistra "moderna, critica, autonoma, autorevole, popolare", per usare le 
definizioni di Mario Tronti, mentre cerchiamo, magari da luoghi differenti, di 
costruirci una zattera che ci consenta di stare a galla dentro il diluvio, ci 
pare utile praticare un modo  di agire nella politica sociale che potrebbe 
farci da bussola nell'affrontare i marosi.
 
I temi concreti su cui l'IFE ha lavorato e sta lavorando con maggiore energia 
sono sostanzialmente due: la laicità e l'educazione popolare femminista. Ora 
più che mai sono necessarie alleanze per fare in modo che il ritorno a una 
nuova laicità basata sulla libertà femminile possa costituire un elemento 
fondante dell'integrazione Europea e la sconfitta delle quotidiane "guerre di 
religione" che si stanno consumando un po' ovunque nelle nostre metropoli.
 L'educazione, poi, (intesa come percorso collettivo di costruzione di 
conoscenze, consapevolezze e di elaborazione delle esperienze storiche e 
soggettive) diventa prerequisito indispensabile all'azione concreta.
 
Fare i conti con il presente non è facile, soprattutto per noi donne chiamate a 
confrontarci con una realtà locale e nazionale sempre di più improntata dalle 
regole del diritto del più forte e sempre più segnata dalle teocrazie 
patriarcali. Lo vediamo bene proprio in questi ultimi mesi in cui la crisi 
economico/sociale mondiale e la "cura" proposta da una casta di governanti, 
autoreferenziali e complici, intenta solo ad alimentare la paura del diverso e 
diffondere la precarietà, stanno velocemente riportando le donne e gli uomini 
verso modelli di vita aggressivi e violenti dominati dalla solitudine e 
dall'indifferenza.
 Proprio per fare fronte alla nuova realtà che si è determinata è importante 
aprire un confronto fra femministe di diversi paesi sulla costruzione di un 
nuovo contratto sociale per l'Europa, che tenga conto delle pratiche e dei 
saperi del movimento delle donne.
 
".ricorderò che frutto d'ogni                               
limite umano è assenza di memoria,
tutta mi affonderò nel divenire." Alda Merini
 
Collettivo Italiano di IFE



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European Feminist Initiative for another Europe
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