Cosa possono insegnare alla sinistra il femminismo, il lesbismo e il movimento per i diritti civili?

L'incontro che si svolgerà nella Federazione di Rifondazione a Bergamo in data 19 Gennaio 2010, alle ore 20.45
, che ha per titolo "Cosa possono insegnare alla sinistra il femminismo, il lesbismo e il movimento e dei diritti civili? " e a cui parteciperà Anita Sonego, intende riprendere le riflessioni che hanno animato il seminario della scuola di politica che aveva per titolo "Corpianticorpi", che si è tenuto a Paestum quest'estate per iniziativa del Forum delle donne PRC.

Cito, per meglio chiarire di cosa si trattasse , dalla presentazione del forum stesso:
"Pensiamo ad un filone di riflessione che è diventato di importanza enorme, il corpo.
Il corpo delle donne in primo luogo, ma non solo.
Il corpo mortificato, il corpo asservito, il corpo strumentalizzato, il corpo sacro.

Il corpo inciampo, il corpo libero, il corpo politico.
Il corpo occultato nella storia del pensiero maschile, nella storia della sinistra e del movimento operaio.
Il corpo è sempre stato relegato a manifestazione di asservimento, a strumento di seduzione, reso oggetto".

Alla fine del seminario ci siamo riproposte di verificare se nei territori era possibile creare dei gruppi di lavoro sui temi del femminismo, del lesbismo, dei diritti civili e della laicità dello Stato.

Infatti la laicità presuppone che le leggi dello Stato non siano dettate da alcuna morale religiosa particolare.
Quindi se invece le leggi dello stato esprimono le convinzioni di una qualche fede , nel nostro caso quella cattolica, allora nella società viene implicitamente affermato un modello di riferimento, il maschio bianco eterosessuale , rispetto al quale non si può trasgredire.

Ne risulta la discriminazione di chi non vi corrisponde, come la donna o l'omosessuale.

Per combattere questo stato di cose è necessario riunire le lotte per i diritti civili a tutte le lotte libertarie relative al corpo delle cittadine e dei cittadini.

Pensiamo all'aborto, alla fecondazione assistita, alla detenzione dei migranti, allo sfruttamento del lavoro dipendente, al testamento biologico, alla contraccezione.

La sinistra tradizionale purtroppo non ha mai mai capito fino in fondo il valore di queste lotte, che spesso erano lasciate alla buona volontà dei singoli militanti.

Nei casi più gravi, si trova anche nella sinistra un'omofobia strisciante, spesso legata ad una tradizione operaista e machista.

La sinistra deve capire che i diritti civili legati al corpo e i diritti sociali stanno sullo stesso piano.
Le persone non possono essere divise in comparti separati.
Una lavoratrice omosessuale è allo stesso tempo una lavoratrice e una omosessuale: le due cose non possono essere scisse.

Pensiamo che solo l'unione di questi due ambiti possa ridare forza alla sinistra in questo momento di grave crisi.

Mapi Trevisani
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