Aggiungo qualche altra considerazione:

visto che ne parli:
non ho chiaro quale sarebbe il lavoro che e' stato fatto.
Siete andati in giro per i boschi con GPS a prendere punti e ricavare coperture 
o avete fatto un sito web (o entrambi).
O il vostro e' stato un lavoro di verifica che i dati gia' esistenti erano veri.
Puoi mandare il link del sito web che avete fatto ?

In merito alla supposta vendita, spiegami meglio quale sarebbe il punto che non 
ti convince:
Dovevano darglieli gratis o non dovevano darglieli per niente ?

Se invece quello che non ti piace e' l'essere rimasto estromesso dai soldi 
ricavati dalla suddetta vendita (come associazione CAI ovviamente).

Non me ne intendo molto, ma senz'altro niente vieta che in futuro il CAI si 
cartografi autonomamente i suoi sentieri e poi venda tali dati
sempre in completa autonomia, come fanno tante ditte nel mondo.

Ora non so se il CAI e' una associazione privata e puo' da statuto fare cose 
del genere.
Se invece il CAI e' una onlus (magari chiede pure il 5 per mille) potrebbe 
avere dei problemi .

Comunque questi discorsi sono profondamente OT.
Per cui mi metto subito a recitare il mantra di penitenza.

Andrea.

On Sun, 23 Dec 2007 12:35:26 +0100, Iacopo Zetti wrote:

>                    scusa (scusate tutti) se torno sul tema, ma il
>problema qui non è se la regione toscana foraggia il cai (comunque
>tutto il lavoro per tutta la regione costò 70 milioni di lire,
>comprese le elaborazioni web se ben ricordo),ma perché un ente
>pubblico dovrebbe rivendere a suo vantaggio dati rilevati da volontari
>non pagati e (al massino) rimborsati da denari pubblici.




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