Il giorno 25/feb/2012, alle ore 17:13, Stefano Costa ha scritto:
>
> Siamo lontani dal software geospaziale libero ma credo che ogni tanto
> sia utile riflettere anche su quello che succede alle mappe dopo che
> sono state prodotte.
Sono d'accordo, io direi in altro modo: è utile riflettere sul fatto che le
carte geografiche sono sempre rappresentazioni tematiche della realtà
territoriale e veicolano contenuti. Conseguentemente, produrre una mappa non
consiste solo nel mettere assieme dei dati geografici, ma significa anche
tematizzarli e veicolarli (vi ricordate il thread molto "animato" di qualche
mese fa sui colori delle carte geologiche?).
Il link molto interessante che hai postato mostra come le mappe "nascono"
"vestite", e il rappresentare l'informazione geografica in un modo piuttosto
che in un altro non è assolutamente banale o neutro, è sempre una operazione
"culturale" che riempie di "significato" il dato geografico. La stessa scelta
di una proiezione cartografia rispetto ad un'altra è una operazione carica di
contenuti e di indirizzi "politici".
Qui nasce la differenza tra chi si occupa di sistemi informativi territoriali e
chi si occupa di cartografia: sono ambiti vicini ma non uguali, e non è detto
che si occupa dell'uno si occupi anche dell'altro.
Ho avuto occasione di parlarne (un po' di striscio) qualche settimana fa in un
intervento su Isoradio e alla trasmissione RAI Geo&Geo, parlando di mappamondi
(anche se ci hanno "tagliato" metà delle cose che volevamo dire). Se a qualcuno
interessa posto il link, oppure chiedetemelo in messaggio privato.
Ciao
Marco
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