Sì, ammetto di aver forse troppo frettolosamente liquidato la cosa...
Anche io sono impegnato nella mia scuola ad erigere dighe (gestisco le
infrastrutture di rete e controllo gli accessi alla rete wifi): sono
dovuto ricorrere al controllo sul mac address per impedire l'accesso
agli alunni (alla maggior parte di essi, di quelli che si fermano
davanti ad un firewall come scrive Giancarlo), non disponendo di banda a
sufficienza e dovendo garantire in primis il funzionamento del registro
elettronico - ma penso che non ci vorrà molto perché salti su qualcuno
che riesca ad aggirare anche questa diga... E' questa convinzione di
fondo che mi ha spinto a scrivere quel pensiero...
Vi ringrazio per l'attenzione, soprattutto Giancarlo per la sua (per me
non lunga ma apprezzabile!) e articolata risposta e mi scuso per aver
sollevato la questione su questa lista istituita, mi pare, per ospitare
questioni tecniche più che "filosofiche"...
Grazie e buon lavoro a tutti. Vi seguo sempre, anche se non intervengo
mai (o quasi)! ;-)
alessandro
Il 28/03/2017 16:38, Giancarlo ha scritto:
Ciao Alessandro
da collega ti do in parte ragione, ma al tempo stesso sono in disaccordo.
Ti do ragione perché l'approccio educativo e la coltivazione della
consapevolezza e dell'autoresponsabilità sono le strategie vincenti a
lungo termine. D'altra parte, proprio perché si tratta di strategie a
lungo termine, la loro efficacia si può apprezzare, come risultato "di
massa", solo dopo molti anni di collaudo e di finissaggio. E qui sta
la criticità: gli adolescenti di oggi sono proprio coloro che sono
nati negli anni in cui il Web ha iniziato a diventare un fenomeno di
massa. Pochi anni prima che prorompesse il Web 2.0. Gli adolescenti di
oggi sono i bambini e i ragazzini che sono stati sbattuti nella fossa
dei leoni privi del supporto generazionale da parte di chi, senza
esperienza, doveva infondere loro un senso di responsabilità e
consapevolezza. Nessuno era preparato a tutto questo, genitori e
insegnanti, digitali "acquisiti". E così la generazione dei "nativi
digitali" si è "autoformata" in un contesto di generale inesperienza.
Gli attuali adolescenti, in generale stereotipi di una generazione
priva di regole, che viaggia a velocità supersonica in una realtà
virtuale priva di paletti, sono l'emblema di una generale inesperienza
educativa caduta nell'arco di un quindicennio.
Il tuo concetto è pienamente condivisibile, ma, come qualsiasi
approccio educativo, non può dare i risultati dall'oggi al domani.
Questa generazione non è perduta, maturerà, ma ci vogliono anni e i
risultati si vedranno quando saranno ormai adulti e più consapevoli e
responsabili di quanto lo sembrino ora. E non dimentichiamo che, allo
stato attuale, un'ampia maggioranza degli educatori di oggi, genitori
e insegnanti, deve ancora acquisire quella consapevolezza e quella
padronanza e quel senso di responsabilità nell'uso degli strumenti
digitali. Purtroppo gli adolescenti di oggi hanno ancora modelli di
riferimento piuttosto deboli, dal momento che l'uso irresponsabile e
inconsapevole di Internet è un problema che coinvolge gli stessi
adulti-educatori.
Nel frattempo cosa facciamo? Lasciamo che il mare devasti le coste
perché nessuno scoglio lo può arginare?
Ed è qui che mi trovo in disaccordo. In attesa che le strategie di
lungo termine inizino a produrre i loro risultati, magari sugli
adolescenti di un prossimo domani e sugli adulti di un prossimo
domani, almeno chi ha la possibilità e le competenze può adoperarsi
per erigere qualche piccola diga. Per fare in modo che l'impatto delle
onde non esprima tutta la sua potenza devastatrice, qualche piccolo
tassello si può mettere. Dal 2005 al 2010, per cinque anni, ho gestito
gli accessi ad Internet da una scuola. Sono partito da zero, ho
maturato una mia piccola esperienza e ti posso assicurare che uno
scoglio, se non può arginare del tutto il mare, di sicuro riduce
sensibilmente l'impatto delle sue onde.
I cosiddetti nativi digitali sono sicuramente in grado di fare
parecchie cose, padroneggiano sicuramente meglio di me o di te
l'universo delle "app", dei media, del digitale, ma la maggior parte
di loro si scontra inutilmente di fronte al primo abbozzo di diga.
Bucare un firewall o la configurazione di un router o di un proxy non
è alla portata di tutti i nativi digitali. La maggior parte di loro si
arrende di fronte alla richiesta di una password o alla negazione di
un servizio. L'unico modo di aggirare questo scoglio è solo la
navigazione a basso livello, realtà in cui la maggior parte dei nativi
digitali, bravissimi a strusciare il polpastrello su icone che
rappresentano minestrine precotte, manifesta tutta la sua fragilità. E
chi è in grado di farlo, nella maggior parte dei casi, ha già
acquisito di suo una già apprezzabile maturità.
Ecco, io ho interpretato la richiesta di Nicola in questo modo: esiste
uno strumento che può essere un sostegno fisico al difficile processo
educativo, senza tuttavia avere la pretesa di sostituirsi pienamente
ad esso? Due strategie complementari, se non sono in conflitto tra
loro, sono sicuramente più vincenti di una sola.
Chiedo scusa per la lunghezza
Il 28/03/2017 01:13, alessandro congeddu ha scritto:
scusate... ricordate la canzone di Battisti "...come può uno scoglio
arginare il mare...?..." Ecco, appunto! Non basteranno filtri e
serrature! Parliamo con i ragazzi e facciamo capire loro i rischi che
si corrono, poi, il resto, vien da sé. Se uno non cade e si sbuccia
le ginocchia non imparerà mai a correre facendo attenzione agli
ostacoli...
Scusate l'intromissione "umanistica" controcorrente. Sono un docente
di scuola superiore e vi posso garantire, per esperienza, che non
riuscirete a fermarlo!
;-)
Il 27/03/2017 23:10, Andrea Masala ha scritto:
On March 27, 2017 10:37:14 PM GMT+02:00, Giancarlo<[email protected]> wrote:
Il 27/03/2017 22:11, Andrea Masala ha scritto:
On March 27, 2017 9:52:05 PM GMT+02:00, "luigi.bassi"
<[email protected]> wrote:
Io personalmente, per bloccare il PC a prescindere dalla rete, andrei
ad agire sul file host.
Certo se è sveglio e con i permessi di root risolve il problema... Ma
se è sveglio ed ha accesso alla rete/router/server/proxy risolve
comunque il problema.
impostare l'host è a mio parere una battaglia persa fin dal principio:
cercando un po' in rete anche un neofita troverebbe comunque i
suggerimenti su come aggirare i filtri. Più difficile è invece aggirare
i blocchi se si agisce sul router e si interpone una macchina come
proxy
o come firewall, è sufficiente impedire l'accesso alla configurazione
sia del router sia del filtro e impostarli in modo che l'host sia
costretto a passare attraverso il filtro. In questo caso il ragazzo può
solo provare a bucare i sistemi. Piuttosto ci saranno problemi per
consentirgli di fruire di certi protocolli di rete, ad esempio non può
contare su posta elettronica, se non con interfaccia web, e peer to
peer.
L'altro problema, come faceva giustamente notare Stefano (se non
ricordo
male), è che ogni presupposto va a farsi benedire nel caso di
dispositivi mobili che possono essere usati fuori dalla LAN domestica.
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Ma se ha accesso fisico al router o al server, ci mette poco a bypassarlo.
Certo se in casa hanno una sala server dove il ragazzo non ha le chiavi
ovviamente non può... A meno di forzare la serratura.
Personalmente nella sua situazione, il dare al ragazzo un PC con utente con
permessi limitati e bloccato dal file host sia la soluzione migliore come
compromesso tra il tempo necessario e le risorse necessarie per attuarlo.
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