Bracciano (RM), Mercoledì 30 novembre 2016
alle ore 17 presso l'Università Agraria – via Sant'Antonio 23


nell'ambito del convegno nazionale CESP – centro Studi sulla Scuola Pubblica – 
"Raccontami la Storia. Percorsi didattici per l'insegnamento della Storia"




DRUG   GOJKO





Monologo di    PIETRO BENEDETTI


Regia di   ELENA MOZZETTA


 



UNO SPETTACOLO PRODOTTO DAL CP ANPI VITERBO
TRATTO DAI RACCONTI DI NELLO MARIGNOLI, PARTIGIANO VITERBESE COMBATTENTE IN 
JUGOSLAVIA











Ideato da                                GIULIANO CALISTI E SILVIO ANTONINI
Testi teatrali                           PIETRO BENEDETTI
Consulenza letteraria                        ANTONELLO RICCI
Musiche                                 BEVANO QUARTET E FIORE BENIGNI
Foto                                       DANIELE VITA





Davide Ghaleb editore


CSOA Valle Faul Viterbo





Drug Gojko narra, sottoforma di monologo, le vicende di Nello Marignoli, classe 
1923, gommista viterbese, radiotelegrafista della Marina militare italiana sul 
fronte greco - albanese e, a seguito dell’8 settembre 1943, Combattente 
partigiano nell’Esercito popolare di liberazione jugoslavo. Lo spettacolo, che 
si avvale della testimonianza diretta di Marignoli, riguarda la storia locale, 
nazionale ed europea assieme, nel dramma individuale e collettivo della Seconda 
guerra mondiale. Una storia militare, civile e sociale, riassunta nei trascorsi 
di un artigiano, vulcanizzatore, del Novecento, rievocati con un innato stile 
narrativo, emozionante quanto privo di retorica.








«QUELLO CHE DICO, DICO POCO»


Note di Antonello Ricci sullo spettacolo Drug Gojko di Pietro Benedetti





L’inizio è sul dragamine Rovigno: una croce uncinata issata al posto del 
tricolore. Il finale è l’abbraccio tra madre e figlio, finalmente ritrovati, 
nella città in macerie.
Così vuole l’epos popolare. Così dispiega la sua odissea di guerra un bravo 
narratore: secondo il più convenzionale degli schemi, in ordine cronologico.
Ma mulinelli si aprono, di continuo, nel flusso del racconto. Rompono la 
superficie dello schema complessivo, lo increspano, lo fanno singhiozzare 
magari fino a contraddirlo: parentesi, divagazioni, digressioni, precisazioni, 
correzioni, rettifiche, commenti, esempi, sentenze, morali.
Così, proprio così Nello racconta il suo racconto di guerra. Nello Marignoli da 
Viterbo: gommista in tempo di pace; in guerra, invece, prima soldato della 
Regia Marina italica e poi radiotelegrafista nella resistenza jugoslava.
Nello è narratore di straordinaria intensità. Tesse trame per dettagli e per 
figure, una dopo l’altra, una più bella dell’altra: la ricezione in cuffia, l’8 
settembre, dell’armistizio; il disprezzo tedesco di fronte al tricolore 
ammainato; l’idea di segare nottetempo le catene al dragamine e tentare la fuga 
in mare aperto; il barbiere nel campo di prigionia: «un ometto insignificante» 
che si rivela ufficiale della Decima Brigata Herzegovaska; le piastrine degli 
italiani trucidati dai nazisti: poveri figli col cranio sfondato e quelle 
misere giacchette a -20°; il cadavere del soldato tedesco con la foto di sua 
moglie stretta nel pugno; lo zoccolo pietoso del cavallo che risparmia i corpi 
senza vita sul sentiero; il lasciapassare partigiano e la picara «locomotiva 
umana», tutta muscoli e nervi e barba lunga, che percorre a piedi l’Italia, da 
Trieste a Viterbo; la stella rossa sul berretto che indispettisce i camion 
anglo-americani e non li fa fermare; la visione infine, terribile, assoluta, 
della città in macerie.
Ma soprattutto un’idea ferma: la certezza che le parole non ce la faranno a 
tener dietro, ad accogliere e contenere, a garantire forma compiuta e un senso 
permanente all’immane sciagura scampata dal superstite (e testimone). «Quello 
che dico, dico poco».
Da qui riparte Pietro Benedetti col suo spettacolo Drug Gojko. Da questa soglia 
affacciata su ciò che non si potrà ridire. Da un atto di fedeltà incondizionata 
al raffinato artigianato del ricordo ad alta voce di Nello Marignoli. Il 
racconto di Nello è ripreso da Pietro pressoché alla lettera, con tutti gli 
stigmi e i protocolli peculiari di una oralità “genuina” e filologica, 
formulaica e improvvisata al tempo stesso. Pausa per pausa, tono per tono, 
espressione per espressione. Pietro stila il proprio copione con puntiglio 
notarile, stillandolo dalla viva voce di Nello.
Questa la scommessa (che è anche ipotesi critica) di Benedetti: ricondurre i 
modi di un canovaccio popolare entro il canone del copione recitato, serbando 
però, al massimo grado, fisicità verace del narrare e verità delle sue forme.
Anche per questo la scena è scarna. Così da rendere presente e tangibile il 
doppio piano temporale su cui racconto e spettacolo si fondano (quello dei 
fatti e quello dei ricordi): sul fondo un manifesto antipartigiano firmato Casa 
Pound, che accoglie al suo ingresso Nello-Pietro in tuta da lavoro; sulla 
sinistra un pneumatico da TIR in riparazione; al centro il bussolotto della 
ricetrasmittente.
Andiamo a cominciare.





Altre info sul convegno CESP: 
https://www.facebook.com/photo.php?fbid=388463954878291&set=pcb.388467098211310&type=3&theater
La nostra pagina dedicata allo spettacolo DRUG GOJKO: 
http://www.cnj.it/CULTURA/druggojko.htm
Profilo di Nello Marignoli, cui è ispirato lo spettacolo: 
http://www.cnj.it/PARTIGIANI/marignoli.htm




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