(deutsch / italiano)

Siehe auch:
"Freiheitskämpfer" in Riga (Waffen-SS-Gedenken in Lettland – GFP 15.3.2017)
RIGA/BERLIN (Eigener Bericht) - Öffentliche Gedenkveranstaltungen für Einheiten 
der Waffen-SS in dieser Woche in Riga stoßen international auf Protest. Am 
morgigen Donnerstag wird in der lettischen Hauptstadt die alljährliche 
Gedenkprozession zur Ehrung der lettischen Waffen-SS-Divisionen stattfinden. 
Als Teilnehmer werden neben den letzten noch lebenden Veteranen auch Aktivisten 
heutiger ultrarechter Organisationen erwartet. Vor mehreren lettischen 
Botschaften und Konsulaten unter anderem in Deutschland, Italien und 
Griechenland sind für den heutigen Mittwoch Protestkundgebungen angekündigt 
worden. Die lettische Waffen-SS war ein Produkt lettischer NS-Kollaborateure, 
die umfassend am Holocaust beteiligt waren. Von den rund 70.000 lettischen 
Juden, die sich beim Einmarsch der Wehrmacht noch in Lettland aufhielten, 
überlebten weniger als 1.500 das Terrorregime der Deutschen und ihrer 
Kollaborateure. Das morgige Gedenken geht auf eine Organisation namens 
"Daugavas Vanagi" ("Habichte der Düna") zurück, die nach dem Ende des Zweiten 
Weltkriegs geflohene Waffen-SS-Veteranen versammelte und den westlichen Mächten 
für Zwecke des Kalten Kriegs zur Verfügung stand...
http://www.german-foreign-policy.com/de/fulltext/59561


Vedi anche:
In Lettonia si festeggia la giornata del legionario nazista (PTV news 17 Marzo 
2017)
VIDEO: https://youtu.be/3od8ahaErcE?t=8m40s




http://contropiano.org/news/internazionale-news/2017/03/17/riga-la-sfilata-annuale-degli-ex-legionari-lettoni-delle-ss-089983


Riga: la sfilata annuale degli ex legionari lettoni delle SS


di Fabrizio Poggi <http://contropiano.org/author/redazione-contropiano>, 17 
marzo 2017


Sono finiti in manette ieri a Riga i giovani che, in lingua russa, avevano 
osato gridare “Vergogna Lettoni 
<https://www.facebook.com/tvzvezda/videos/1471082026275157/>a; il fascismo non 
passerà”, di fronte al corteo 
<https://www.facebook.com/rianru/videos/10155351596254271/> che ogni anno, il 
16 marzo 
<http://contropiano.org/news/internazionale-news/2016/03/17/lettonia-riga-la-marcia-annuale-delle-waffen-ss-076725>,
 celebra i legionari lettoni delle Waffen SS. La data ricorda il primo scontro 
dei reparti lettoni delle SS (15° e 19° Divisioni Granatieri) contro l'Armata 
Rossa, nel 1944.


La Lettonia si difende in questo modo dalla “aggressione” russa e spiega ai più 
piccoli il pericolo che potrebbe venire da est, insegnando la “Difesa dello 
stato” – educazione patriottica e preparazione paramilitare – materia 
scolastica introdotta in seguito alla “annessione della Crimea”. Per i più 
grandi, la speaker del Saeima per il Nacionālā apvienība (Unione nazionale, il 
cui simbolo <http://www.nacionalaapvieniba.lv/na-cilveki/inara-murniece/> è di 
per sé un programma), Ināra Mūrniece, propone di reintrodurre il servizio 
militare obbligatorio, cui però si oppongono (ma solo per motivi di bilancio, o 
per la paura che i giovani emigrino, pur di evitarlo) Presidente, Ministro 
della difesa e Comandante in capo, nonostante insistano anch'essi sul “pericolo 
russo”. Si è arrivati al punto di dichiarare che la naja servirebbe gli 
interessi russi, indebolendo l'esercito professionale (circa 6.000 uomini) e la 
Zemessardze, la difesa territoriale (8.000 uomini).


La stessa Ināra Mūrniece, intervenendo ieri alla cerimonia commemorativa delle 
SS al cimitero militare di Lestene (80 km a sudovest di Riga) ha dichiarato che 
i legionari SS andarono in battaglia per “sgominare il bolscevismo, nella 
speranza di sconfiggere entrambi gli eserciti occupanti” (lo stesso argomento 
usato dai neonazisti ucraini che si rifanno a Stepan Bandera) “come avevano 
fatto nella guerra di indipendenza del 1918-1920, allorché i lettoni respinsero 
sia i bolscevichi, che i nazisti”, i quali ultimi, per le cronache, non erano 
ancora comparsi.


Ma, nota Sergej Orlov su Svobodnaja Pressa, le fobie che dettano tali misure e 
altre già adottate 
<http://contropiano.org/news/internazionale-news/2017/01/04/le-psicosi-ricorrenti-dei-fratelli-dei-boschi-baltici-087605>
 ad esempio in Lituania, potrebbero in egual misura scoraggiare i tanto attesi 
investimenti occidentali. Tant'è che, ad esempio, il sindaco della città 
portuale di Ventspils, 200 km a nordovest di Riga, Ajvar Lembergs, aveva già 
avuto da ridire sulle prese di posizione della passata amministrazione USA a 
proposito della “linea del fronte che passa per la Lettonia”: pensiamo davvero, 
aveva detto Lembergs “che un investitore voglia gettare risorse 
<http://contropiano.org/news/internazionale-news/2016/08/12/paesi-baltici-fedelta-alla-nato-crisi-economica-082496>
 in un territorio prossimo alla linea del fronte?”. Non a caso, il 23% dei 
lettoni, contro le pretese dei circoli russofobi, avrebbe voluto Lembergs alla 
guida del governo, sopravanzando nei favori addirittura il sindaco di Riga Nils 
Ušakovs, appoggiato dalla forte minoranza russofona lettone, in gran parte 
esclusa dal diritto di voto nella Lettonia membro della UE.


In un modo o in altro, sembra comunque che il passato collaborazionista torni 
regolarmente a far capolino nei Paesi baltici, con le parate annuali di Riga e 
Sinimaee <https://youtu.be/INhvz9XZVNM>, in Estonia. E a poco servono gli 
“argomenti” secondo cui i legionari baltici sarebbero stati costretti a 
indossare l'uniforme nazista per difendere il proprio paese: combattendo contro 
l'Armata Rossa, liberavano forze naziste per le necessità di sterminio nei 
campi di Salaspils (20 km a sudest di Riga) o Klooga (40 km a sudovest di 
Tallin); tanto più che, come nota l'agenzia Regnum, i legionari non prestavano 
giuramento al proprio paese, ma direttamente a Adolf Hitler.


E ugualmente serve a poco la “giustificazione” per cui i legionari lettoni non 
ricadono sotto le sentenze del tribunale di Norimberga, dato che, nonostante il 
loro status formalmente volontario, non avrebbero avuto la possibilità di 
sottrarvisi. Le stragi di almeno 12mila civli lettoni (di cui 2.000 bambini) e 
le distruzione di centinaia villaggi in Russia, Bielorussia e Polonia a opera 
di battaglioni lettoni delle SS, impiegati nelle attività antipartigiane 
dell'operazione “Magia invernale”, non sembrano un solido argomento a sostegno 
delle dichiarazione adottata nel 1998 dal Saeima lettone: "L'obiettivo dei 
militari richiamati e di quelli che volontariamente aderirono alla legione era 
quello di difendere la Lettonia dalla restaurazione del regime stalinista. Essi 
non presero mai parte alle azioni punitive hitleriane contro la popolazione 
civile". Nel 1944-'45, come ricorda un ampio servizio di Argumenty i Fakty, i 
terroristi del “Comando Arajs” di polizia ausiliaria si occuparono 
dell'eliminazione di ebrei lettoni – da 26mila a 60mila, a seconda delle fonti 
– e anche questo difficilmente permette di considerare i membri volontari della 
legione lettone “vittime delle circostanze”, come si tenta di presentarli oggi 
in Lettonia.


Sono centinaia i collaborazionisti, sfuggiti 70 anni fa alla giustizia 
sovietica, rifugiati a ovest e utili alle manovre della guerra fredda, poi 
rientrati in patria dopo la fine dell'Urss. Ma perché su di loro, nota 
Argumenty i Fakty, sulle loro sfilate e celebrazioni, l'occidente chiude tutti 
e due gli occhi? Perché tali reparti di SS non ci furono solo nei Paesi baltici 
o in Ucraina: ce ne furono in Olanda, Danimarca, Norvegia, Belgio, Finlandia, 
Svezia, Francia e in altri paesi europei.


E' così che oggi, da Riga, Tallin o Vilnius, mentre non si rinnega tale passato 
e anzi lo si esalta, con la partecipazione ai cortei dei veterani anche di 
massimi esponenti governativi (a titolo individuale, per carità!), non si hanno 
remore a pretendere “compensazioni 
<http://contropiano.org/news/internazionale-news/2016/08/29/presidenziali-estonia-usa-baltico-082862%20>”
 in milioni di euro non dagli eredi degli ex camerati, ma dalla Russia, “erede 
della occupazione sovietica”.



“Io ho vissuto l'occupazione e so cosa significhi”, ha dichiarato qualche 
giorno fa il primo ministro estone Juri Ratas incontrando a Bruxelles il 
segretario generale della Nato Jens Stoltenberg e riferendosi alla odierna 
“occupazione russa” dell'Ucraina e alla necessità di “ristabilire l'integrità 
territoriale di Moldavia e Georgia”. Se è chiara la sua posizione geopolitica, 
nota Sergej Orlov su Svobodnaja Pressa, è però il caso di ricordare come suo 
padre, Rejn Ratas, durante “l'occupazione sovietica” – terminata, bisogna 
ricordarlo, nel 1991, quando Juri Ratas aveva 13 anni – sia divenuto uno degli 
scienziati più affermati del paese, le cui centinaia di pubblicazioni e volumi 
sono oggi disponibili in ogni biblioteca russa.


Ora, dunque, lo scorso novembre Juri Ratas è diventato leader del Partito di 
Centro (sostenuto da moltissimi russi di Estonia), capovolgendo la precedente 
politica di buon vicinato con Mosca condotta dal suo predecessore e sindaco di 
Tallin, Edgar Savisaar, politica che aveva relegato il partito fuori del 
governo, nonostante i successi elettorali. Adottando la nuova politica, il 
Partito di Centro è stato immediatamente ammesso al governo e Ratas nominato 
primo ministro.


E' così che va, nella UE “a due velocità”, non solamente economiche, quando a 
Bruxelles si ritiene, alla maniera di Heinrich Böll, che “nei momenti decisivi 
bisogna essere primitivi e barbari”.


 

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