... Nel frattempo "Igor il russo" è diventato "Norbert il serbo" – sic, come se 
"Norbert" fosse un nome serbo! Vale allora la pena ricordare la cronaca dei 
primi anni Novanta...


http://contropiano.org/altro/2017/04/18/manolo-lo-slavo-igor-russo-nemico-sulla-porta-casa-090980


Da Manolo lo “slavo” a Igor il “russo”: il nemico sulla porta di casa


di Leonardo Casetti, 18 aprile 2017


Qualcuno storcerà il naso come ai tempi della UNO bianca ma ciò che sta 
accadendo in queste ultime settimane in Emilia presenta alcune analogie con 
quel periodo dei primi anni 90. E' bene non esser fraintesi: stiamo parlando di 
alcune analogie perchè allora eravamo agli inizi di un percorso tutto in 
costruzione della “rivoluzione” del capitale dall'alto che doveva ridefinire 
ruoli e funzioni dopo il crollo dell'89.
La banda della UNO bianca era composta da poliziotti legati ai servizi segreti 
militari; una verità provata già dai tempi della controinformazione fatta da 
Lotta Continua sulla strage dell'Italicus in cui si parla chiaramente 
dell'esistenza di una struttura terroristica parallela all'interno della 
polizia.
La Uno bianca si macchiò di decine di omicidi e ferimenti contro obiettivi 
apparentemente diversi fra di loro: benzinai, tabaccai, passanti e testimoni; 
inoltre zingari e immigrati senza neanche il pretesto di pochi spiccioli da 
rapinare.
Il periodo di massima attività si colloca nella delicata fase di transizione 
dalla prima alla seconda repubblica (anticipata però già dalla fine degli 
anni'80 da diverse rapine con morti da parte della “banda delle coop”). Siamo 
in un momento di scontri senza esclusione di colpi fra apparati e servizi 
segreti legati alla vecchia classe politica (che subisce una sorte di golpe 
mediatico e giudiziario) e quelli legati ai poteri sovra-nazionali che spingono 
sull'acceleratore delle “riforme”.
E' proprio in questo periodo che cominciano ad apparire come funghi decine di 
“serial -killer”, mostri protagonisti di tanti eventi criminali di una ferocia 
inaudita e sempre come se fossero azioni coordinate fra loro. Ciò che li 
accomuna sono uno spropositato uso della violenza accompagnati dalla mancanza 
di moventi plausibili e l'indignazione popolare che riescono a scatenare. Ma su 
questo e meglio fermarsi perchè andrebbe aperto un altro capitolo .
Fra questi “serial” ce ne ricordiamo uno in particolare di quel periodo che 
coincide con la disgregazione della Yugoslavia e l'inizio di una guerra di 
aggressione da parte della NATO. Era il momento in cui si stavano gettando le 
basi propagandistiche di costruzione del “nemico” : i serbi . I serbi erano i 
“cattivi” ovunque e comunque. Il mantra della dis-informazione mondiale 
cominciava la sua inarrestabile nenia. Persino nei fumetti di Dylan Dog i serbi 
venivano raffigurati mentre uscivano dai tombini di Sarajevo con i denti da 
vampiro…
Come ai tempi dell'aggressione fascista all'Etiopia in cui la stampa italiana 
raccontava delle mogli dell'Imperatore che facevano il bagno in tinozze dorate 
colme di sangue caldo di povere ragazze vergini uccise…
E' proprio in questo momento che entra in scena “Manolo lo slavo” che riesce a 
fuggire misteriosamente dal carcere di Rimini e si mette a terrorizzare le 
campagne del Nord Italia vestito con pantaloni mimetici e anfibi . Proprio come 
Igor il russo…
Usa una 357 magnum per compiere rapine balorde presso case isolate di 
agricoltori “terminando” le sue vittime ; 9 morti ammazzati. Una volta 
catturato in Serbia confesserà di essere riuscito a fuggire dal carcere di 
Rimini grazie a “quelli della UNO bianca”.
(Consigliamo la bellissima inchiesta di Avvenimenti di allora su questa 
vicenda.)
Questo  evento associato al clima di propaganda guerrafondaia di allora contro 
i serbi suscitò per diversi mesi la psicosi collettiva su bande di serbi che 
scorrazzavano anche nella pianura Padana sgozzando e trucidando inermi 
contadini, così come stavano facendo in Bosnia e Croazia…
Se in quegli anni l'obiettivo era neutralizzare un'ostacolo , neanche piccolo, 
come poteva esserlo una Yugoslavia unita in quello che era la prospettiva di 
costruzione e allargamento della UE sotto il rigido controllo NATO oggi la 
posta in gioco è l'esistenza stessa di un sistema politico, militare ed 
ideologico e la sua inarrestabile caduta tendenziale del saggio di profitto di 
fronte a due elementi: la Russia e la Cina niente affatto disposti a rinunciare 
alla loro quota di capitalismo.
Stiamo attenti a non sottovalutare l'impegno e le forze che lo Stato sta 
impiegando sugli omicidi del “russo” (che poi russo non è) e delle operazioni 
in corso con i migliori reparti speciali della contro-guerriglia dell'Esercito 
Italiano. Non stanno giocando o addestrandosi: questa è vera puzza di guerra. 
E' lo squillo di tromba per gli addetti ai lavori per qualcosa di “grosso” che 
è in gestazione. E' un passaggio forzato per una uscita dalla crisi che non può 
essere né democratica né comprensiva di ragioni altrui. Forse è il momento, per 
tutti, di fermarsi un attimo e aprire una rapida fase di riflessione per capire 
seriamente se c'è un pericolo imminente e reale a breve di un conflitto di 
proporzioni indefinite e se si come possiamo anticipare le prossime mosse del 
capitale affinchè questo non avvenga ammesso che ciò sia possibile.




> Il giorno 05 apr 2017 'Coord. Naz. per la Jugoslavia' ha scritto:
>
>
> L'ARMATA ROSSA IN AZIONE IN FRAZIONE DI BUDRIO
>
> Il quotidiano slavofobo e anticomunista Il Resto del Carlino non si è fatto 
> sfuggire l'opportunità offerta dalla rapina in una tabaccheria presso Budrio 
> (BO), terminata in tragedia con l'uccisione del proprietario, per ciurlare 
> nel manico con i paginoni dedicati a "LA PISTA DELL'EST", come di rito.
> Il sospettato, un russo nato in Uzbekistan quaranta anni fa, vi è 
> reiteratamente definito "ex soldato dell'Armata Rossa" – addirittura in un 
> titolo a caratteri cubitali sul numero del 4 aprile 2017 a pagina 7. Peccato 
> che l'Armata Rossa abbia cessato di esistere come denominazione formale dal 
> 1946 e non esista più nemmeno per estensione, cioè nel significato di 
> esercito dell'Unione Sovietica, dal 1991, vale a dire quando il sospettato 
> aveva 13 anni.
>
> (a cura di I.S.; su segnalazione di O.M., che ringraziamo)






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