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CATALOGNA, FINORA HANNO PERSO SOLO GLI ANTICAPITALISTI

2/2 – Segnalazioni in ordine cronologico inverso. In questo post:

*) ALTRI LINK
6) Donbass e Catalogna: una doverosa precisazione (di Mauro Gemma, 29 Ottobre 
2017)
7) Ai compagni che non condividono il mio omaggio alla Catalogna (di Giorgio 
Cremaschi, 29 ottobre 2017)
8) L'indipendenza catalana: cinque cose su cui riflettere (di Tony Cartalucci, 
25 Ottobre 2017)
9) I sonnambuli europei, Orwell e la Catalogna (di Alberto Negri, 20 ottobre 
2017)
10) L’intrigo catalano e la chiarezza italiana senza effetti (di Mimmo Porcaro 
e Ugo Boghetta, 4.10.2017)
11) Viva la Catalogna abbasso l’Italia (di Mimmo Porcaro e Ugo Boghetta, 
26.9.2017)

Nel post precedente:

1) ROMA 13 GENNAIO: I comunisti, l’Unione Europea e l’autodeterminazione dei 
popoli
2) Il feticcio dell’Indipendentismo e il suo segreto (di classe) (di Stefano 
Paterna  06/01/2018)
3) L’impasse dell’indipendentismo: il caso catalano (di Stefano Paterna  
02/12/2017)
4) Repressione in Catalogna: l’Unione Europea si riscopre franchista (di Rete 
Dei Comunisti, 4 novembre 2017)
5) Il “cuneo catalano” mostra cos’è l’Unione Europea (di Dante Barontini, 
4.11.2017)


=== ALTRI LINK ===

LA CATALOGNA DA PUIGDEMONT A PUIGDEMONT (di Paolo Rizzi, 30/12/2017)
..... CatComu-Podem ... schierata per il diritto a decidere e che ha cercato di 
spostare il focus della questione nazionale alle questioni sociali, arretra in 
voti e seggi... la CUP ottiene risultati migliori nei quartieri popolari più 
vicini al centro, dove c’è una forte presenza sia di fasce sottoproletarie sia 
di giovani lavoratori precari dei servizi. CatComu-Podem invece raccoglie più 
consensi negli storici quartieri operai - come quelli a nord-est costruiti 
intorno alla SEAT – in cui la questione nazionale è molto meno sentita o, 
peggio, porta voti ai Ciudadanos... le elezioni si sono svolte in un pesante 
clima di repressione. Restano agli arresti o latitanti i leader dei partiti e 
delle organizzazioni civiche indipendentiste...
https://www.lacittafutura.it/esteri/la-catalogna-da-puigdemont-a-puigdemont

CATALOGNA: IL BIVIO ELETTORALE PREMIA CHI? (29 dicembre 2017)
..... non premia certo la classe operaia e gli studenti, che nei mesi scorsi 
hanno dato forza alle proprie rivendicazioni con scioperi costanti 
manifestazioni di piazza... non si spiegherebbe come mai un partito di chiara 
ispirazione anticapitalista, con forti legami nei sindacati promotori degli 
scioperi post-referendari, come la CUP, possa aver subito una perdita così 
consistente di voti (più di 100...000 rispetto alla tornata precedente)...
https://www.lavocedellelotte.it/it/2017/12/29/catalogna-il-bivio-elettorale-premia-chi/

CATALOGNA, SPAGNA, AUSTRIA, EUROPA... LA DERIVA (di Samir Amin, 27 Dicembre 
2017)
..... L’ ideologia dominante ha così raggiunto il suo obiettivo: sostituire 
alla priorità della coscienza sociale (la lotta di classe) il primato di altre 
identità, in questo caso nazionali. È una deriva tragica...
http://www.marx21.it/index.php/internazionale/europa/28660-catalogna-spagna-austria-europa-la-deriva

CATALOGNA. VITTORIA AGRODOLCE PER GLI INDIPENDENTISTI MA LA GRANA PER MADRID E 
UE RIMANE (di Marco Santopadre, 22 dicembre 2017)
.....in generale se il dato è caratterizzato da una vittoria, “contro vento e 
marea”, del fronte catalanista, al suo interno i rapporti di forza mutano 
negativamente, a vantaggio delle formazioni più moderate e conformiste e a 
svantaggio dell’opzione più coerentemente indipendentista ma anche antagonista 
dal punto di vista ideologico...
http://contropiano.org/news/internazionale-news/2017/12/22/catalogna-vittoria-indipendentisti-099011

TRA GLI EUROPEISTI CRITICI, GLI SCETTICI E I CONTRARI ALL’UE: INDIPENDENTISTI A 
BRUXELLES (di Andrea Quaranta, 12 dicembre 2017)
La manifestazione per l’indipendenza di Catalunya e la liberazione dei detenuti 
politici che si è svolta a Bruxelles lo scorso giovedi 7 dicembre ha 
rappresentato un significativo e insolito evento... L’ANC ha manifestato 
all’insegna dello slogan “Wake up Europe. Democracy for Catalonia”... Una 
critica che è decisamente più marcata nel discorso di Joan Coma, consigliere 
comunale della CUP a Vic che, dopo aver salutato “Gerusalemme capitale 
indiscutibile della Palestina”, ha denunciato “il deficit di democrazia dello 
stato spagnolo e la imprescindibile e inaccettabile complicità di questa Unione 
Europea con l’operazione repressiva che patisce il movimento indipendentista... 
da https://catalunyasenzarticolo.wordpress.com
http://contropiano.org/documenti/2017/12/12/gli-europeisti-critici-gli-scettici-contrari-allue-indipendentisti-bruxelles-098703

LA REPUBBLICA CHE NON C’È. REPORTAGE DA BARCELLONA (di Paolo Rizzi, 18/11/2017)
..... Qualche bandiera tricolore della repubblica degli anni '30 segnala la 
partecipazione di compagni a favore di una spagna federale plurinazionale. Le 
bandiere catalane con la stella rossa e quelle dell’indipendentismo radicale di 
sinistra con la stella rossa si affiancano lungo tutto il corteo...
https://www.lacittafutura.it/esteri/la-repubblica-che-non-c-e-reportage-da-barcellona.html

CATALOGNE : AU ROYAUME DU FANTASME (par Antonio Muñoz Molina, Le Figaro 
(France), 14.11.2017)
..... Parmi les sept « Pères de la Constitution », deux étaient catalans. Lors 
d’un référendum en 1980, les Catalans ont voté en masse en faveur d’un statut 
qui garantissait un degré d’autonomie beaucoup plus élevé que celui de 1932.....
http://www.voltairenet.org/article198798.html

CATALOGNA VERSO LE ELEZIONI. LA PRESIDENTE DEL PARLAMENTO IN GALERA (PTV News 
13.11.17)
VIDEO: https://youtu.be/VVEks7zlhV4?t=6m58s

“LA QUESTIONE CATALANA NEL 2017 NON È PIÙ QUESTIONE DI NAZIONALISMO” (di 
Aureliana Sorrento, 10 novembre 2017)
..... Tra le leggi che il governo catalano aveva fatto c’era uno stop degli 
sfratti, che hanno colpito masse di popolazione grazie alla speculazione, a 
contratti truffaldini appioppati dalle banche a cittadini ignari e a leggi 
assurde fatte dal PP in favore di costruttori e banche. Bene, questa legge del 
parlamento catalano come altre leggi sociali è stata annullata dal governo 
centrale del PP... Ada Colau ha scritto un libro fenomenale sulle ragioni della 
bolla immobiliare, su come i cittadini sono stati presi per i fondelli da una 
politica che rendeva impossibile l’affitto delle case e costringeva anche chi 
non se lo poteva permettere a comprare casa con contratti di mutuo cole nei 
quali la truffa non si vedeva ma c’era ed era enorme...
http://contropiano.org/interventi/2017/11/10/la-questione-catalana-oggi-nel-2017-non-piu-questione-nazionalismo-097510

LA "UNIDAD DE ESPAÑA" SUMA INQUIETANTES ALIADOS INTERNACIONALES (Joan 
Cantarero, 4/11/2017)
Los paramilitares ucranianos, que se ofrecieron por video para acabar con los 
independentistas catalanes, son cruzados cristianos que reconocen colaborar con 
grupos talibanes para acabar con el gobierno ruso...
http://www.publico.es/politica/unidad-espana-suma-inquietantes-aliados-internacionales.html
VIDEO: https://www.facebook.com/453151204809762/videos/858819510909594/

LOCALE, SPAGNOLA, EUROPEA: LE TRE CRISI DELLA CATALOGNA (di Oriol Nel·lo Colom, 
2.11.2017)
Lungi dall’essere solo un conflitto locale, i fattori scatenanti 
dell’indipendentismo catalano vanno ricercati innanzitutto su scala globale 
nell’impoverimento del progetto europeista e della società dopo la crisi 
finanziaria del 2008. L’illusoria narrazione dei nazionalisti e la rigidità 
dello Stato iberico hanno fatto il resto...
http://www.limesonline.com/locale-spagnola-europea-le-tre-scale-della-crisi-della-catalogna/102650
DELEGAZIONI DEL GOVERNO DELLA CATALOGNA ALL’ESTERO (di Laura Canali, 3.11.2017)
La carta inedita della settimana è sulla proiezione diplomatica della 
Catalogna. Negli anni, le autorità di Barcellona hanno tessuto una rete di 
rapporti diplomatici in Europa e Nord America per irrobustire la causa 
indipendentista...
http://www.limesonline.com/carta-delegazioni-diplomatiche-del-governo-della-catalogna-europa-nord-america/102657

CATALOGNA, TRA OBIETTIVI POLITICI E RAPPORTI DI FORZA (di Dante Barontini, 
1.11.2017)
..... La vicenda catalana ha subito una svolta piuttosto brutale, con la 
destituzione del governo locale dopo la formale dichiarazione di indipendenza. 
Il “commissario governativo” sceso a Barcellona è addirittura la vice di 
Mariano Rajoy, Soraya Saenz de Santamaria. La quale ha immediatamente 
licenziato il capo della polizia locale (i Mossos de Esquadra) e altri 150 
funzionari, in modo da avere “dipendenti fedeli” direttamente ai suoi ordini...
http://contropiano.org/interventi/2017/11/01/catalogna-obiettivi-politici-rapporti-forza-097231

TRUMP E IL SECESSIONISMO (di  Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 1 novembre 2017)
..... Nel rifarsi direttamente a Maciá (e non al suo ex capo, Jordi Pujol) e 
quindi sostenendo implicitamente il progetto di annessione di Andorra, di una 
parte della Francia e d’Italia, Carles Puigdemont non ha mai cercato di 
nascondere i suoi appoggi anglosassoni. Giornalista, ha creato un mensile per 
mantenere i suoi sponsor al corrente sull’evoluzione della sua lotta. Non è 
ovviamente in catalano né in spagnolo, ma in inglese: Catalonia Today, di cui 
sua moglie, la rumena Marcela Topor, è diventata capo-redattrice. Allo stesso 
modo anima associazioni che promuovono l’indipendenza catalana, non in Spagna, 
ma all’estero, che fa finanziare da George Soros...
http://www.voltairenet.org/article198584.html

DENTRO LA UE, SIAMO TUTTI COME I CATALANI (Dante Barontini, 31/10/2017 – da 
Contropiano)
..... Quello che sta avvenendo in questi giorni intorno alla Catalogna e alla 
sua volontà di indipendenza dalla Spagna è una di quelle “prime volte” che 
segnano l’evoluzione di un sistema politico e dei relativi equilibri sociali. 
E’ la prima volta infatti che l’Unione Europea non riconosce – e anzi condanna 
– una richiesta di indipendenza certificata da un voto, oltretutto osteggiato 
con la violenza poliziesca da parte di uno Stato nazionale. Ma è anche la prima 
volta che questo accade al suo interno...
http://www.retedeicomunisti.org/index.php/documenti/1866-dentro-la-ue-siamo-tutti-come-i-catalani

LES BALKANS AU DÉFI DE LA DÉCLARATION D’INDÉPENDANCE DE LA CATALOGNE (Courrier 
des Balkans | Par la rédaction | lundi 30 octobre 2017)
Tandis que la Serbie soutient l’Espagne au nom du droit international et 
dénonce le « précédent » du Kosovo, l’indépendance proclamée par la Catalogne 
suscite beaucoup de sympathies en Slovénie et réveille certaines tentations 
séparatistes des Croates comme des Serbes de Bosnie-Herzégovine. L’ambassadeur 
d’Espagne à Athènes critique la position grecque, mais les gouvernements de la 
région restent néanmoins prudents et s’alignent sur les positions européennes. 
Tour d’horizon.....
https://www.courrierdesbalkans.fr/Catalogne-34574

CATALOGNA: MA PERCHÉ SOTTOSTARE AL RICATTO DEI MARPIONI? (di F. Santoianni, 29 
ottobre 2017)
Fa davvero rabbrividire vedere tanti nella “sinistra antagonista” continuare ad 
inneggiare ad una “indipendenza della Catalogna” che rischia oggi di sfociare 
in un’altra Jugoslavia.....
http://www.pecorarossa.it/2017/10/29/catalogna-perche-sottostare-al-ricatto-dei-marpioni/
VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=9N2FDgrzne8

LA CATALOGNA PROCLAMA L’INDIPENDENZA DALLA SPAGNA. SALE LA TENSIONE (PTV News 
27.10.17)
VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=SGKBI8OIkgI
IN DIRETTA DA BARCELLONA (PTV/RT 27/10/2017)
Manifestazioni del popolo catalano contro l’attivazione da parte di Madrid 
dell’articolo 155 della Costituzione che sospende l’autonomia della regione. il 
Parlamento di Barcellona ha dichiarato l’indipendenza unilaterale.
https://www.pandoratv.it/in-diretta-da-barcellona/
VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=A2VMlAdvtYU

CATALOGNE : ENTRE MIRAGE ET RÉALITÉS (25 Oct 2017, ALEX ANFRUNS)
Après 7 ans de mobilisations et de publicité, le processus indépendantiste de 
la Catalogne a atteint au moins l’un de ses objectifs : la question est prise 
en considération dans le monde entier, obligeant les uns et les autres à se 
positionner... Pour ou contre l’indépendance ? La répression calculée du 
gouvernement espagnol a paradoxalement offert une publicité inespérée au 
processus indépendantiste. Processus qui soulève aujourd’hui un florilège 
d’émotions et de sentiments variés. Avec notamment la noble défense de la 
démocratie et celle du droit à l’autodétermination des peuples. Mais aussi la 
poussée d’un nationalisme excluant et la crainte d’ouvrir une boîte de Pandore 
qui provoquerait une réaction en chaîne des autres mouvements indépendantistes 
à l’échelle européenne. Aborder cette affaire catalane à la lumière des 
rapports de classes permet d’en saisir les enjeux fondamentaux...
http://www.investigaction.net/fr/catalogne-entre-mirage-et-realites/

La voce degli antijugoslavi: SLOVÉNIE : UN MODÈLE À SUIVRE POUR L’INDÉPENDANCE 
DE LA CATALOGNE ? (CdB, 23 octobre 2017)
La Slovénie sera-t-elle le premier pays d’Europe à reconnaître l’indépendance 
de la Catalogne ? Barcelone pourrait en tout cas s’inspirer du « modèle slovène 
» de 1991, impliquant le report de la déclaration d’indépendance, puis des 
négociations avec le pouvoir central avec une médiation internationale. 
Pourtant, la comparaison a ses limites : la Constitution yougoslave 
reconnaissait en effet le droit des républiques à la sécession...
https://www.courrierdesbalkans.fr/Slovenie-Catalogne-comparaison-mythes

ANDREA GENIOLA (BARCELLONA): “LA GENESI DELL’INDIPENDENTISMO CATALANO” (di Noi 
Restiamo, 22 ottobre 2017)
Da Barcellona Andrea Geniola (Universitat Autònoma de Barcelona, Centre 
d’Estudis sobre les èpoques Franquista i Democràtica e co-editore di “Nazioni e 
Regioni”) ci spiega la genesi dell’indipendentismo di sinistra, le evoluzioni 
degli ultimi anni e le enormi differenze tra i valori e le rivendicazioni del 
movimento popolare catalano e il nucleo identitario dell’autonomismo leghista 
italiano...
http://contropiano.org/documenti/2017/10/22/geniola-barcellona-indipendentismo-catalano-096927
VIDEO: https://www.youtube.com/watch?v=_SJ-2wuEU-E

CATALOGNA, PARLA JOAN SEBASTIÀ COLOMER (ENDAVANT): “IL CONFLITTO NAZIONALE È LA 
MANIFESTAZIONE DEL CONFLITTO DI CLASSE” (di Joan Sebastià Colomer (Endavant), 
20/10 2017)
....... Il legame tra lotta nazionale e conflitto di classe. La trasversale ma 
dinamica composizione di classe del movimento indipendentista. La struttura e 
il protagonismo dei settori di classe e popolari all’interno del movimento per 
la rottura con lo Stato Spagnolo in competizione con la rappresentanza politica 
di una piccola borghesia radicalizzata dalla crisi economica ma incline al 
compromesso...
http://www.retedeicomunisti.org/index.php/documenti/1849-catalogna-parla-joan-sebastia-colomer-endavant-il-conflitto-nazionale-e-la-manifestazione-del-conflitto-di-classe

MONEDERO : « LA DÉMOCRATIE ESPAGNOLE SE TROUVE AU TOURNANT LE PLUS DÉCISIF DE 
SON HISTOIRE DEPUIS LA MORT DE FRANCO » (19 Oct 2017, ALEXANDRE ANFRUNS)
La discorde entre le gouvernement de Rajoy et la Generalitat de Catalunya 
s’accentue de jour en jour. Aucune solution ne semble se dessiner. À la place, 
ce sont une réponse policière ainsi que des persécutions judiciaires qui ont 
été imposées. Au-delà du dialogue de sourds entre les droites catalane et 
espagnole, quels sont les véritables enjeux de la question catalane ? Afin 
d’ouvrir les perspectives d’analyse et éviter les pièges des faux débats qui 
mèneraient à une impasse pour les majorités sociales, nous avons interrogé Juan 
Carlos Monedero, professeur et co-fondateur de Podemos, mais aussi et surtout 
un des observateurs les plus lucides de la crise du régime de 1978...
http://www.investigaction.net/fr/monedero-la-democratie-espagnole-est-a-la-croisee-des-chemins-la-plus-determinante-depuis-la-mort-de-franco/
ENG: MONEDERO: “SPANISH DEMOCRACY IS FACING ITS MOST SERIOUS CROSSROADS SINCE 
THE DEATH OF FRANCO” (19 Oct 2017, ALEXANDRE ANFRUNS)
The contention between Rajoy’s government and the Generalitat de Catalunya has 
been deepening with each passing day. There is no solution in sight, and 
instead we have  witnessed the police response and judicial persecution. Beyond 
this dialogue of the deaf between Spanish and Catalan right-wings, what is 
really at stake with the Catalan question? To broaden our perspectives and 
analysis, and avoid the trappings of false debates that are dead ends for the 
social majorities, we have interviewed Juan Carlos Monedero, professor and 
co-founder of Podemos, and one of the most lucid analysts of the crisis of the 
1978 regime.....
http://www.investigaction.net/en/monedero-spanish-democracy-is-facing-its-most-serious-crossroads-since-the-death-of-franco/

LA CATALOGNE, PRISE EN ÉTAU ENTRE LA RÉPRESSION ET LA NÉGOCIATION (15 Oct 2017, 
ROBERT CHARVIN)
Droit des Peuples à disposer d’eux-mêmes, respect de l’intégrité territoriale 
des États et contradictions du système socio-économique capitaliste : le cas de 
la Catalogne...
http://www.investigaction.net/fr/la-catalogne-prise-en-etau-entre-la-repression-et-la-negociation/

ALTRO CHE KOSOVO: L’EUROPA SULLA CATALOGNA NON HA UN PIANO B (di Sergio 
Cantone, 7/10/2017)
La questione catalana è insidiosa per l’Europa. Benché sia infatti 
all’apparenza gestibile, nasconde contraddizioni insormontabili. Si tratta di 
un similconflitto in cui l’Unione Europea è presa alla sprovvista e del quale 
molti Stati membri temono un effetto domino. Non c’è un piano B. E non è la 
prima volta...
http://www.limesonline.com/altro-che-kosovo-leuropa-sulla-catalogna-non-ha-un-piano-b/102076?prv=true


=== 6 ===

http://www.marx21.it/index.php/internazionale/area-ex-urss/28512-donbass-e-catalogna-una-doverosa-precisazione

Donbass e Catalogna: una doverosa precisazione

29 Ottobre 2017

di Mauro Gemma

Girano in rete impropri paragoni tra la dichiarazione di indipendenza della 
Catalogna e la creazione delle repubbliche popolari nel Donbass.

E' opportuno precisare che, al contrario di quanto è successo in Catalogna con 
la rivendicazione dell'indipendenza dalla Spagna, la richiesta iniziale delle 
regioni russofone dell'Est dell'Ucraina era quella dell'autonomia nell'ambito 
dello stato ucraino* (nato, questo, da una decisione, presa dai nazionalisti 
ucraini in combutta con Eltsin dopo il suo colpo di Stato, che ha violato la 
decisione espressa, a grande maggioranza, dal popolo della Repubblica 
Socialista Sovietica Ucraina di rimanere nell'URSS, attraverso il referendum 
del marzo 1991) e, in particolare del rispetto della lingua, della cultura e 
dell'identità peculiare delle sue popolazioni, a grande maggioranza russe e 
russofone. E ciò avveniva in conseguenza delle prime misure approvate dal 
governo golpista che si proponevano di impedire persino l'uso della lingua 
russa.

E' stato in seguito al rifiuto di accettare le richieste avanzate e allo 
scatenamento di una repressione armata senza precedenti (appoggiata da 
USA/UE/NATO) contro il popolo antifascista della Novorossija che è stato 
avviato il processo che ha portato alla proclamazione delle repubbliche 
popolari attraverso un referendum. E ancora oggi, lo stesso Partito Comunista 
di Ucraina si sta battendo con coraggio contro l'isteria nazionalista della 
giunta golpista di Kiev per ottenere un assetto federale dello stato, 
rispettoso di tutte le autonomie, le culture e le identità, con l'attribuzione 
al russo dello status di lingua ufficiale. Forse è troppo tardi per giungere a 
una simile soluzione della questione, ma questa rimane la posizione ufficiale 
dei compagni comunisti ucraini.

Inoltre, c'è anche da rilevare che la stessa Federazione Russa continua a 
considerare l'Est dell'Ucraina parte del paese confinante e non ha mai avanzato 
alcuna richiesta di annessione (al contrario di quanto è avvenuto in Crimea, 
una regione storicamente russa che solo negli anni 50 dello scorso secolo venne 
consegnata da Krusciov alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina, pur 
nell'ambito dell'URSS, che con un referendum è tornata alla Russia).

Ragion per cui, si può pensarla come si vuole dell'indipendenza della 
Catalogna, anche scambiando lucciole per lanterne e pensando che siamo di 
fronte alla creazione del Venezuela bolivariano in Europa occidentale. Ma per 
cortesia, non si metta di mezzo il Donbass. O almeno, prima di parlarne, se 
proprio non si vuole studiare, almeno ci si informi.

* "Nella notte del 22 febbraio 2014 decine di patrioti del Donbass sono 
intervenuti in difesa del monumento a Vladimir Lenin, simbolo dei lavoratori di 
Donetsk, e non hanno consentito ai fascisti ucraini di portare a compimento la 
demolizione della statua. Insieme ai difensori del monumento c'erano anche i 
comunisti, che per primi avevano organizzato e allestito una tendopoli. Vicino 
al monumento decine di migliaia di persone hanno organizzato manifestazioni di 
condanna del colpo di stato a Kiev. I partecipanti all'azione hanno avanzato 
alle autorità la richiesta di svolgere un referendum sulla struttura federale 
dell'Ucraina, che permettesse di garantire un corso di politica estera basato 
sulla collaborazione con i paesi della CSI, e in primo luogo con la Federazione 
Russa. Ma Kiev e la dirigenza della regione di Donetsk non hanno voluto 
ascoltare la richiesta del popolo" (dalle tesi programmatiche del Partito 
Comunista della Repubblica Popolare di Donetsk)


=== 7 ===

http://contropiano.org/interventi/2017/10/29/ai-compagni-non-condividono-mio-omaggio-alla-catalogna-097124

Ai compagni che non condividono il mio omaggio alla Catalogna

di Giorgio Cremaschi, 29 ottobre 2017

Alle compagne e ai compagni che mi hanno criticato per il mio omaggio al popolo 
della Catalogna, giudicando la sua lotta sbagliata, ambigua, borghese, egoista, 
nazionalista, eccetera, e che hanno contrapposto ad essa la lotta di classe di 
Marx e Lenin, rispondo ricorrendo proprio al più grande rivoluzionario della 
storia moderna.
Mi permetto di citare ciò che Lenin disse dell’emiro dell’Afghanistan, un 
reazionario che nel 1920 si batteva contro gli inglesi… Lenin disse che aveva 
fatto più danni all’imperialismo quell’emiro che tutta la socialdemocrazia e la 
sinistra europea…
Per favore, a cento anni dalla Rivoluzione contro Il Capitale, come la definì 
Gramsci, non usate Marx e Lenin in senso scolastico e soprattutto da 
menscevichi.
Le rotture del sistema avvengono oggi su faglie non previste dal manuale delle 
giovani marmotte marxiste-leniniste. E sono piene di ambiguità e 
contraddizioni… ma sono rotture. E in questo caso lo stato confusionale dei 
poteri forti UE dimostra che la rottura c’è.
E poi con chi stareste voi, con un popolo che si ribella, ripeto con ambiguità 
e contraddizioni, e che in questa ribellione matura, o con il Re e e i 
postfranchisti che lo reprimono? Siete sicuri di potervi chiamare fuori da 
tutto questo? Aggiungo che quando Fidel ed il Che sbarcarono dal Granma a Cuba 
dicendo “liberiamo la Patria”, il partito comunista di allora, di cui nessuno 
di loro faceva parte, li definì come avventuristi piccolo borghesi.
Sono stato nel Donbass; non ho visto il socialismo, che non c’è, ma un popolo 
antifascista e progressista che lotta per la propria autodeterminazione… Cosa 
dovevano fare? Aspettare la rivoluzione in tutta l’Ucraina e intanto farsi 
massacrare?
Lenin scriveva che per la rivoluzione vale il motto di Napoleone: si comincia 
lo scontro e poi si vede…
Per favore compagni non date i voti a chi ci prova nella condizione reale in 
cui sta, soprattutto da un paese, il nostro, che dopo essere stato per decenni 
all’avanguardia dei conflitti in Europa oggi è alla più triste retroguardia.
Cari compagni non fate i pedanti, ma siate generosi…
Per nostro interesse, prima di tutto.


=== 8 ===

http://www.marx21.it/index.php/internazionale/europa/28504-lindipendenza-catalana-cinque-cose-su-cui-riflettere

L'indipendenza catalana: cinque cose su cui riflettere

25 Ottobre 2017

di Tony Cartalucci
da misionverdad.com 
<http://misionverdad.com/trama-global/la-independencia-catalana-ciinco-cosas-para-pensar>

 
<http://misionverdad.com/trama-global/la-independencia-catalana-ciinco-cosas-para-pensar>Traduzione
 di Marco Pondrelli per Marx21.it

Come contributo alla riflessione sulle vicende complesse che vedono scontrarsi, 
sul futuro della Catalogna, le forze secessioniste della regione, da un lato, e 
il Governo autoritario insieme alla retrograda monarchia borbonica, dall'altro, 
pubblichiamo un articolo di Tony Cartalucci*, che analizza alcune rilevanti 
implicazioni internazionali della questione, con l'augurio che possa richiamare 
l'attenzione dei comunisti e delle forze progressiste che sembrano in questo 
momento dividersi, a volte anche in modo aspro, in merito alla valutazione 
della situazione e delle prospettive che si  stanno profilando per l'importante 
regione fino ad oggi parte dello Stato spagnolo.

L'articolo è stato pubblicato nel sito Misión Verdad, particolarmente impegnato 
sul fronte dell'informazione a difesa della Rivoluzione Bolivariana e nel 
contrasto dell'offensiva mediatica del mainstream dominante in Occidente al 
servizio dell'offensiva imperialista in corso in America Latina e nel resto del 
mondo. (Marx21.it)

L'indipendenza catalana potrebbe essere buona o cattiva: dipenderà dal popolo 
catalano se andrà bene o se altrimenti, come probabile, andrà male.

I titoli ed i commenti dei media orientali ed occidentali si sono concentrati 
principalmente sul referendum per l'indipendenza catalana, le azioni della 
polizia spagnola e il tentativo di impedire le elezioni.

Senza dubbio poco è stato detto rispetto alle implicazioni dell'indipendenza 
catalana. Cosa vogliono quei politici che cercano l'indipendenza catalana? 
Creeranno una Catalogna per il bene del proprio popolo? Oppure serviranno 
l'Unione Europea (UE) e la NATO in forma più efficiente e diligente di come lo 
potrebbe fare una Spagna unita?

Ci sono cinque punti che quelli che seguono questo conflitto devono conoscere e 
tenere in considerazione mentre gli eventi si sviluppano:

1. La Catalogna ha una straordinaria economia industrializzata in relazione ad 
altre regioni della Spagna, con un Prodotto Interno Lordo (PIL) ed una 
popolazione che supera di poco Scozia e Singapore ed è molto probabile che 
possa mantenere la sua indipendenza dalla Spagna.

2. La NATO sembra ansiosa di incoraggiare l'indipendenza ed accogliere quella 
che pensano essere una robusta capacità militare da aggregare alle sue guerre 
di aggressione globale.

Un articolo pubblicato nel 2014 dall'Atlantic Council (un think-tank della NATO 
finanziato da Fortune 500) intitolato “Le implicazioni militari della 
secessione catalana e scozzese” 
<http://www.atlanticcouncil.org/blogs/defense-industrialist/the-military-implications-of-scottish-and-catalonian-secession>
 afferma che:

“La Catalogna ha una popolazione di 7,3 milioni di abitanti, con più di 300 
miliardi di dollari di PIL. Spendendo un 1,6% di questo PIL per la difesa 
fornirebbe circa 4,5 miliardi di dollari, quasi quanto il bilancio della 
Danimarca, che ha delle forze armate efficienti e prestigiose. I piani militari 
catalani sono molto vaghi, però fino ad ora enfatizzano il ruolo della marina. 
Con gli eccellenti porti di Barcellona e Tarragona, la Catalogna si 
caratterizza come un piccolo potere navale, 'con il Mediterraneo come nostro 
ambiente strategico e nel quadro della NATO', come affermano i think-tank della 
difesa nazionalista. Daipiani pur non ancora sviluppati si deduce la creazione 
di un gruppo di sicurezza costiera con all'inizio qualche centinaio di marinai. 
Dopo alcuni anni, la Catalogna potrà assumere la responsabilità come 'attore di 
peso nel mediterraneo' con aerei marini e piccole unità di combattimento di 
superficie. Eventualmente l'ambizione nazionalista potrà includere un gruppo di 
spedizione con trasporto leggero e qualche centinaio di marinai, per assumere 
un ruolo importante nella sicurezza collettiva”.

La nota dell'Atlantic Council conclude enfaticamente che:

“Per quanto emerge dai pochi documenti che sono usciti, la posizione dei 
separatisti volge uno sguardo prezioso e rinfrescante in merito alla 
specializzazione della difesa collettiva: costruire una marina che sia 
complessivamente incentrata sugli eventi costieri”.

3. Politici catalani pro-indipendenza sembrano appoggiare in modo entusiasta 
l'ingresso della Catalogna nella NATO.

In un articolo intitolato “il Primo Ministro catalano conferma l'impegno e 
l'adesione alla NATO per la sicurezza collettiva” 
<https://www.vilaweb.cat/noticia/4165393/20140105/catalan-pm-confirms-nato-membership-commitment-to-collective-security.html>
 si diceva:

“Il Primo Ministro Artur Mas conferma esplicitamente che la Catalogna cerca 
un'adesione alla NATO. In una recente intervista con il quotidiano italiano La 
Repubblica, Artur Mas ha chiarito che la Catalogna indipendente concepisce sé 
stessa nel cuore della NATO. Questo è in linea con l'impegno della Catalogna 
con la comunità internazionale, il principio di sicurezza collettiva, la 
legislazione internazionale ed il diritto del mare”

L'articolo segnalava anche che:

La Catalogna cerca la sua libertà, non vuole evitare le responsabilità che le 
si presenteranno, ma vuole esercitarla nella sua totalità assieme ai suoi soci 
ed alleati... I catalani capiscono bene che la libertà non arriverà senza un 
prezzo e che sebbene l'indipendenza significhi il governo del popolo, dal 
popolo e per il popolo, invece del governo straniero, vuole anche dire che loro 
potranno guardare in un'altra direzione quando apparirà una crisi o una sfida. 
I catalani capiscono che quando verrà il prossimo Afghanistan, anche il sangue 
catalano sarà versato”.

In sostanza i politici catalani sembrano essere molto compromessi non solo con 
la NATO, ma anche con le guerre di aggressione e interventiste che questa 
provoca, e sono pronti a spargere il sangue del loro popolo per aiutare la NATO 
a combatterle.

4. Alcuni politici catalani hanno cominciato a pianificare l'integrazione alla 
NATO.

Il gruppo di lavoro dell'Assemblea Nazionale Catalana per la Difesa ha 
dichiarato in un documento del 2014 intitolato “Le dimensioni delle Forze di 
Difesa Catalane: Forze Navali (riepilogo esecutivo)” 
<http://www.helpcatalonia.cat/2014/08/dimensions-of-catalan-defence-forces.html>:

“Il Mediterraneo: il nostro ambiente strategico... La NATO: il nostro quadro 
operativo.

La Catalogna deve partecipare a SNMG” (Gruppo Marittimo Permanente della NATO 
2; precedentemente Forza Navale Permanente del Mediterraneo) un componente 
della Forza di Reazione della NATO, la NRF (nella sua sigla inglese).

Sarà anche conveniente partecipare al SNMCMG2 (Gruppo Permanente numero 2).

5. Come per il “Kurdistan” qualsiasi tipo di “indipendenza” perde tutto il suo 
significato se lo Stato che ne deriva si ritrova profondamente dipendente ed 
integrato con l'egemonia occidentale e con le sue istituzioni (sopratutto per 
gli Stati membri o prossimi), sia il curdo che il catalano.

Che questi politici catalani abbiano già espresso in forma entusiasta ed aperta 
il loro giuramento di sangue e soldi agli interessi stranieri ed alle guerre 
che si combattono in tutto il mondo, suggerisce l'idea che un qualsiasi tipo di 
“indipendenza” della Catalogna è in realtà l'idea di una Catalogna che diventa 
più dipendente e subordinata a un potere superiore ed anche più lontano.

Riflettendo più a fondo

Questi cinque punti dovrebbero essere presi in considerazione da chi si schiera 
a favore e contro l'indipendenza catalana. Mentre la Catalogna potrebbe creare 
per se stessa una indipendenza significativa e duratura fondata sulla pace e la 
prosperità del suo popolo, pare che molti in posizione di vertice stiano 
semplicemente tentando di spostare la subordinazione della Catalogna da Madrid 
a Bruxelles.

Restano senza risposte molte domande sull'economia catalana; inclusa quella in 
merito a ciò che potrebbe fare una Catalogna indipendente, cosa potrebbe fare 
per alimentare corporazioni straniere di grandi dimensioni che cercano di 
evitare le barriere e gli ostacoli nell'attuale clima economico spagnolo e 
sfruttare la Catalogna indipendente, il suo popolo, i suoi mercati e le sue 
risorse. Purtroppo queste politiche economiche ed i suoi risultati potrebbero 
concretizzarsi e solo molto tempo dopo sarà possibile per il popolo catalano 
fare qualcosa.

La popolazione catalana che si batte per l'indipendenza dovrebbe trovare ed 
utilizzare le opportunità socio-economiche locali, necessarie per dirigere una 
nazione potenzialmente indipendente verso una traiettoria che meglio serva ad 
essa ed al suo futuro, e non a un manipolo di politici catalani più che ben 
disposti a servire gli interessi di Bruxelles, Londra o Washington.

* Tony Cartalucci è un ricercatore di geopolitica che lavora in Thailandia e 
collabora principalmente sui portaliLand Destroyer, The New Atlas y New Eastern 
Outlook. Questo articolo è tratto da Land Destroyer, pubblicato il 1° ottobre 
<http://landdestroyer.blogspot.it/2017/10/catalan-independence-5-things-to-think.html>.
 La traduzione per Misión Verdad è di Diego Sequera.


=== 9 ===

http://contropiano.org/corsivo/2017/10/20/sonnambuli-europei-orwell-la-catalogna-096877

I sonnambuli europei, Orwell e la Catalogna

di Alberto Negri, 20 ottobre 2017

Così George Orwell conclude il suo libro sulla guerra civile spagnola “Omaggio 
alla Catalogna”:

“Siamo tutti addormentati nel profondo, profondissimo sonno dell’Inghilterra, 
da cui a volte temo non ci sveglieremo mai finché non ne saremo strappati di 
colpo dal boato delle bombe”.

Oggi il sonno sembra essere quello dell’Unione europea: la crisi catalana, da 
qualunque parte la si guardi, è forse la peggiore della sua storia, ancora 
maggiore della Brexit.


=== 10 ===


http://www.socialismo2017.it/2017/10/04/lintrigo-catalano-la-chiarezza-italiana-senza-effetti/

4 ottobre 2017

L’intrigo catalano e la chiarezza italiana senza effetti

Mimmo Porcaro Ugo Boghetta
La Catalogna ci darà molto da discutere e da pensare nei prossimi giorni e 
mesi, e inevitabilmente, in un caso così complicato (che, colpevolmente, negli 
ultimi tempi, quasi nessuno ha qui in Italia seguito con cura) un giudizio 
complessivo potrà maturare solo per gradi. Per ora ci limitiamo a fare qualche 
breve precisazione, anche in risposta ad alcuni commenti ad un nostro recente 
articolo 
<http://www.socialismo2017.it/2017/09/26/viva-la-catalogna-abbasso-litalia/> 
che ci sono parsi troppo influenzati da “schieramenti preliminari” che in 
questa vicenda non aiutano molto. Chi sostiene, da sempre o da ieri, la 
centralità attuale dello stato nazionale come migliore risposta al dominio 
capitalista è generalmente contrario all’indipendentismo catalano. Chi appoggia 
le “piccole patrie” è entusiasticamente favorevole. E il ragionamento troppo 
spesso finisce lì. Per noi la cosa è invece molto meno lineare.

Facciamo una premessa: noi pensiamo che la lotta di classe e popolare debba 
prendere per concretezza le mosse dallo stato nazionale e rivendicarne 
l’autonomia e la sovranità, come condizione necessaria ad iniziare un mutamento 
politico all’interno ed un nuovo patto cooperativo fra stati all’esterno. E 
pensiamo che le secessioni localistiche o regionalistiche siano più un 
sintomoche una cura del male: derivano dall’indebolimento degli stati voluto 
dal capitalismo globalista, ed aggravano questo indebolimento aumentando la 
disgregazione. Disgregazione che è una delle forme di realizzazione della 
globalizzazione stessa, che predilige connettere le “piccole patrie” dentro a 
sistemi sovranazionali, giudate da forme ademocratiche e sostanzialmente 
tecniche, che avere a che fare con patrie troppo grandi. Anche quando le 
secessioni interessano, come quasi sempre avviene, le regioni o le zone più 
ricche di un paese che rivendicano la restituzione del divario tra il dato ed 
il ricevuto, tale rivendicazione, in epoca di turbolenza globale, potrebbe 
rivelarsi assai miope. Tu contribuisci al 55% della ricchezza fiscale di uno 
stato, e vuoi riavere tutto indietro. E sei disposto alla secessione. 
Benissimo. Sappi però che quando si tratterà di far sentire il tuo peso in sede 
internazionale, tu potrai far pesare solo quel 55% e non il 100% come in 
passato. E’ così che le indipendenze preparano future e maggiori dipendenze.
Se tutto questo è astrattamente vero, la realtà concreta può essere però molto 
più complicata, ed ogni rivendicazione di autonomia o indipendenza, espressa da 
uno stato contro poteri sovranazionali o da una regione contro lo stato 
centrale, deve essere giudicata per gli effetti che essa ha e può avere sulla 
lotta di classe e sugli schieramenti geopolitici.
In Catalogna ci sembrano oggi coesistere, in una proporzione che non sappiamo 
ben definire e che comunque non sarà certamente statica, spinte “leghiste” e 
spinte popolari, posizioni (dominanti) filoeuropeiste e posizioni 
antieuropeiste (per quanto si tratti di un antieuropeismo che per ora non si 
pone affatto il fine immediato dalla rottura). Al momento la mobilitazione 
sembra attivare la componente popolare (vedi lo sciopero generale) e produce un 
importante effetto su scala internazionale, mettendo in luce la natura 
antidemocratica di quello stesso stato spagnolo che è portato ad esempio di 
crescita virtuosa dall’Ue, e la natura antidemocratica della stessa Unione, 
farisaicamente propensa a garantire, quando le serve, quella sovranità 
nazionale di cui fa regolarmente strame per meglio sottomettere i lavoratori. 
Certo, la soluzione più ragionevole per consentire al popolo catalano di far 
veramente sentire la propria voce nei confronti della Spagna, dell’Unione e 
degli istituti della globalizzazione sarebbe la costruzione di un’ipotesi 
federalista. Ma la realtà dei conflitti non è mai “sobriamente ragionevole” e 
pone, seccamente, dilemmi a volte inattesi. Noi pensiamo che oggi la ripresa di 
una lotta popolare e di una critica di massa all’Ue siano favoriti più dalla 
lotta del movimento catalano che dalla difesa dello stato spagnolo, agente di 
quella borghesia transnazionale che è il primo nemico dei lavoratori. Domani 
gli eventi potrebbero farci dire altro. In ogni caso, per noi la centralità 
dello stato nazionale non è uno schemino astratto, ma la forma concreta in cui 
si pone il problema dell’autonomia dei lavoratori e delle classi popolari. E 
sappiamo che gli stati nazionali possono svolgere questa funzione solo se 
vengono profondamente riformati, consentendo un protagonismo di tutte le classi 
e nazionalità che al loro interno si sentono oppresse. Se l’autonomia dei 
lavoratori e la critica progressiva ad uno stato autoritario (longa 
manusdell’Ue) sono incarnate, in alcuni luoghi e per alcuni momenti, da una 
rivolta regionalista, ben venga la rivolta regionalista. Staremo con questa 
rivolta finché svolgerà questa funzione, e cercheremo di imparare tutte le 
lezioni che una concreta mobilitazione popolare ci può dare. Ce ne 
distanzieremo se e quando si mostrerà pienamente interclassista e 
filoeuropeista. Ancora una volta l’analisi concreta della situazione concreta è 
la discriminante. Vedere come le contraddizioni fondamentali si esprimono nella 
realtà, prendendo forme sempre originali. Si può sbagliare l’analisi, ma non si 
può rinunciare a farla, limitandosi a tifare per gli uni o per gli altri.
In Italia, invece, non c’è nessuna Catalogna, salvo pappagalli che ora cercano 
di reinventarne alcune. In italia il problema è la riconquista costituzionale 
dell’indipendenza dall’Unione Europea. La cosa è fin troppo chiara. Qui la 
sinistra è però davvero indietro. È l’unica sinistra che non rivendica il 
proprio paese, la propria nazione come ambito prioritario di una politica 
popolare, di classe per il cambiamento.


=== 11 ===

http://www.socialismo2017.it/2017/09/26/viva-la-catalogna-abbasso-litalia/

26 settembre 2017

VIVA LA CATALOGNA ABBASSO L’ITALIA

Mimmo Porcaro Ugo Boghetta

La “questione Catalogna” fa emergere le contraddizioni analitiche e teoriche 
della variegata realtà della sinistra italiana cosiddetta radicale e dei 
comunisti.

Ovviamente è quasi un riflesso condizionato condannare l’intervento della 
polizia. Scontato è parteggiare per il popolo catalano che vuole un referendum: 
un referendum non si nega a nessuno. La sinistra in tutte le sue versioni è 
stata sempre favorevole a tutte le lotte di liberazione nazionale, anche 
perché, quelle lotte erano quasi sempre orientate alla costruzione del 
socialismo e vedevano il movimento operaio e contadino protagonista. Ma da 
tempo la lotta per il socialismo è stata abbandonata dalla sinistra e i 
comunisti stessi il socialismo non lo sanno più declinare. Ed è per questo che 
le cose scontate finiscono qui. Tanto più che siamo in una fase politica 
completamente nuova.


Da una parte la globalizzazione liberista occidentale ha incontrato una forte 
resistenza. Viviamo in un mondo multipolare, anche se le conseguenze di questo 
fatto non si sono ancora pienamente manifestate. Dall’altra c’è l’Unione 
Europea, la crisi del super-stato federale e il passaggio ad un modello a 
velocità tedesca, col forte protagonismo di due nazioni (l’altra è la Francia), 
ben superiore a quello degli asfittici organismi comunitari. Questi ed altri 
eventi hanno riproposto, dopo la sbornia della presunta fine degli Stati che 
tanto ha inebriato la sinistra noglobal, la questione dello stato nazionale. Il 
“caso Catalogna” si innesta in queste crisi e ripropone la questione della 
nazione e dell’interesse nazionale.

In effetti la natura del super-stato unionista e la cessione continua di 
sovranità a Bruxelles, acuendo le tare storiche dei diversi stati nazionali, ha 
alimentato la tendenza all’autonomia delle regioni (ed in alcuni casi la loro 
spinta a costituirsi in nazione): Scozia, Fiandre, Baviera, e appunto 
Catalogna. O l’invenzione di entità nuove: la Padania. Ma la stessa dinamica 
che produce le scissioni, tende a renderle potenzialmente irrilevanti. 
L’’Europa che si va sempre più ristrutturando attorno all’asse tedesco fa sì 
che l’ eventuale indipendenza politica della Catalogna (o di altri territori) 
potrebbe convertirsi in acuita dipendenza economica (e soprattutto in acuita 
dipendenza delle classi popolari) se accanto al rapporto con Madrid non si 
ridiscute quello con Bruxelles/Berlino/Parigi. Si può ben presto ridiventare 
periferici e dipendenti se non si cambiano le politiche che, appunto, sono 
esattamente le medesime a Madrid come nella Bruxelles germanizzata. Questa è 
una grande questione aperta: e vale anche per il secessionismo (esplicito o 
mascherato) della Lega Nord, che diventerebbe il sud della Germania. Ma del 
referendum di Maroni e Zaia parleremo in un altro articolo.

Dentro questo quadro, come giudicare allora l’indipendentismo catalano?

Il principio generale non può che essere sempre quello dell’autodeterminazione 
dei popoli: e “chi” sia un popolo lo decide il popolo stesso. Ma la valenza ed 
il giudizio politico lo decidono i contenuti interni al processo e gli effetti 
che vengono prodotti nel contesto della fase.

L’indipendentismo e l’autodeterminazione catalani hanno attraversato vari 
momenti, si sono nutriti di diversi obiettivi, compreso il tema (a volte 
preminente) della questione fiscale: diamo molto e riceviamo poco (vedi Lega). 
Ora, tuttavia, sembra che l’irrigidimento centralistico di Madrid, sfumate le 
ipotesi federaliste e peggiorati gli effetti del liberismo, favoriscano una 
ribellione più marcatamente identitaria, più radicata nella storia 
dell’indipendentismo: una rivendicazione di indipendenza in quanto tale...

Se si trattasse solo o soprattutto di questo, la cosa potrebbe interessarci 
solo relativamente. Per noi l’aspetto decisivo per formulare un giudizio 
positivo o meno sta nel capire quanto in questo processo secessionista conti la 
questione di classe e popolare. Sta ne capire se nella secessione, o comunque 
nell’autonomismo, la questione di classe, gli interessi popolari, la democrazia 
partecipata possono trovare più spazi per esprimersi e divenire centrali. Molto 
spesso in questi contesti, dentro a fasi di forte movimento e di 
partecipazione, i temi di interesse popolare tendono ad emergere, a trovare 
spazio, a volte a diventare egemoni. E così sembra stia accadendo. Del resto, 
importanti spezzoni delle classi dominanti sembrano al momento contrari o 
agnostici…loro da tempo sono sovranazionali. Lasciamo comunque aperte le 
possibilità di giudizio, ripetendo che nel caso di una rivendicazione di 
autonomia nazionale, sia essa fatta da una piccola o da una grande nazione, 
quel che per noi conta è l’analisi dei contenuti di classe e degli effetti 
geopolitici del movimento. Quell’analisi che, per intenderci, se ci fa guardare 
con interesse alla Catalogna, ci fa invece opporre ai referendum leghisti, 
fatti per creare un nano politico orientato al liberismo ed al servilismo verso 
la Germania.

La cosa che in ogni caso appare chiara e lampante è la stridente contraddizione 
tra le numerose voci di sinistra che si sono levate (a volte in maniera anche 
acritica) a favore della lotta nazionale catalana e l’assoluto silenzio, quando 
non la contrarietà, di quelle stesse voci rispetto alla questione italiana, 
alla necessità della sua secessione dall’Unione europea e dai meccanismi di 
dipendenza politica, culturale ed economica ad essa connaturati. Una lotta 
nazionale che oggi si intreccerebbe con la lotta di classe e popolare, essendo 
ormai il grande capitale transnazionale e antinazionale fin da Maastricht. E 
che si intreccerebbe con la lotta antifascista ed antiautoritaria: ci siamo già 
dimenticati che l’Unione Europea ha operato in modo golpista, in Grecia, 
cancellando il risultato delle elezioni politiche e del referendum, e in 
Italia, con l’estromissione forzata di Berlusconi (che andava certo cacciato, 
ma in un altro modo) per imporre Monti.

A questo si dovrebbe pensare. E invece niente. Viva la Catalogna, abbasso 
L’Italia. E abbasso, ancor di più l’interesse nazionale, che in Italia fa 
addirittura fatica ad essere gestito dalla stessa destra: ne parlano, ma in 
fondo sono a stelle e strisce. Questo per dire quale è la necessità profonda di 
fare i conti con la nostra situazione e la nostra controversa ed incompiuta 
storia. Infatti, anche solo in questo ultimo anno tanti sono stati gli eventi 
che pongono al centro questo tema: lo scontro con la Francia sui cantieri 
navali e sulla Libia (guerra compresa), il caso Regeni e, con ancor più diretto 
legame con le questioni di classe, i “casi” Telecom ed Alitalia (qui il non 
voler riconoscere il ruolo di imprese di interesse nazionale e quindi una forma 
pubblica di esse ha immediate ricadute sulla condizione dei lavoratori). Per 
non parlare dell’interesse di classe a contrastare il nostro declino nazionale, 
progressivo e inevitabile nel quadro attuale, attraverso una politica di 
interventi pubblico, di piena occupazione e di innovazione produttiva fatta, 
prima che di tecnologie, di protagonismo dei lavoratori.

Per altro, il mondo policentrico, i problemi degli Usa di Trump e con Trump, le 
divergenze con la Germania, le difficoltà della Nato, le iniziative della Cina 
fanno intravedere gli spazi dove gli interessi nazionali e popolari possono 
incunearsi per trovare adeguato sviluppo. Spazi per praticare la propensione 
geo-politica alla costruzione di aree economiche cooperative che consentano di 
porre mano ad una politica a favore del lavoro, e cioè alla costruzione di 
condizioni internazionali che consentano di cominciare ad attuare finalmente la 
Costituzione.

Ma, nonostante tutto ciò, sembra che tutte le lotte nazionali vadano bene 
tranne quella del proprio paese. Qui si inventano mille scuse : il nazionalismo 
è sempre reazionario (anche a Cuba, anche in Palestina?); il paese è piccolo e 
non conterebbe (come se la Catalogna fosse chissà cosa), l’Italia ha un passato 
coloniale (già, ma con la Libia l’aveva in buona parte superato finché, 
buttando a mare l’interesse nazionale, non ha buttato a mare anche 
l’indipendenza di quel paese); l’Italia è un paese imperialista (già, ma oggi è 
un paese dipendente, e può contrastare questa dipendenza solo sganciandosi 
dall’ “imperialismo unitario” dell’Occidente).

Tutte scuse per evitare di far politica davvero nel proprio paese affrontandone 
i problemi reali.

L’indipendenza sì, ma è un’indipendenza “nimby”, not in my backyard, non nel 
mio giardino: si rischia di dover lavorare sodo, e qualcuno potrebbe calpestare 
i fiori!




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