La sovranità immaginaria del Kosovo

1) Kosovo: forze speciali albanesi arrestano leader serbo. E' scontro. Vucic 
chiama Putin (A. Tarozzi, 26.3...2018)
2) Bruxelles unisce gli Albanesi e divide i Serbi (Z. Jovanovic, dalla Tavola 
Rotonda tenuta a Belgrado il 20/2/2018 sulla situazione in Kosmet)
3) Kosovo: un anno violento per i giornalisti. Oltre venti i casi di attacchi e 
minacce (Eraldin Fazliu)


Si veda anche:

La Serbia non ha bisogno di un “dialogo” sul Kosovo, ma sull’integrazione 
europea (di Dragana Trifkovic, direttore del Centro per gli studi geostrategici 
– Belgrado, Serbia, 14.01.2018)
La regione del Kosovo della Repubblica di Serbia è sotto l’occupazione militare 
USA-NATO, con un governo fantoccio albanese separatista nominalmente sotto il 
suo controllo. Questa è stata la situazione per quasi 20 anni...
https://it.sputniknews.com/punti_di_vista/201801145512511-serbia-kosovo/


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https://www.alganews.it/2018/03/27/kosovo-forze-speciali-albanesi-arrestano-leader-serbo-scontro-vucic-chiama-putin/

KOSOVO: FORZE SPECIALI ALBANESI ARRESTANO LEADER SERBO. E’ SCONTRO. VUCIC 
CHIAMA PUTIN

27/03/2018
di Alberto Tarozzi

Oggi pomeriggio a Pristina, scontri che portano le tensioni tra kosovari serbi 
e albanesi vicine a un punto di non ritorno...

Tutto nasce nell’enclave serba di Kosovska Mitrovica dove viene arrestato dalla 
polizia albanese Marko Djuric, capo dell’ufficio governativo serbo per il 
Kosovo che doveva partecipare a una riunione di serbi impegnati in una 
conferenza, nell’ambito del dialogo interno alla Serbia sulla questione del 
Kosovo.

Pare che la polizia voglia procedere a ricondurre Djuric al confine serbo per 
espellerlo in base a un accordo secondo il quale l’ingresso dei serbi in Kosovo 
deve essere preceduto da un avviso di 72 ore alle autorità di Pristina che si 
riservano il diritto di autorizzare o meno l’ingresso.

Comunque sia, le pesanti misure adottate dalle forze speciali kosovare albanesi 
sono state interpretate come una vera e propria provocazione dalla comunità 
serba. La tensione ha raggiunto il suo culmine quando gli albanesi hanno fatto 
irruzione nell’enclave con decine di agenti armati in assetto antisommossa. La 
polizia ha lanciato gas lacrimogeni e bombe assordanti fuori dall’edificio in 
cui si teneva la Conferenza, per disperdere la folla di dimostranti che cercava 
di impedirne l’ingresso.

Immagini della tv serba ritraggono i serbi sedersi per terra col capo chino e 
le braccia alzate sotto la minaccia delle truppe. Le immagini sono state 
trasmesse dalla tv di Belgrado, che ha avuto essa stessa un cameramen ferito 
dalla polizia.

Si segnalano infatti numerosi feriti. Barricate sono state alzate dai serbi di 
Mitrovica e vengono segnalati blocchi stradali. Si ode il suono delle sirene.

A Belgrado il governo ha decretato lo stato di emergenza e il Presidente Vucic 
, secondo alcune voci, si sarebbe messo direttamente in contatto telefonico con 
Putin a Mosca.

E’ una svolta violenta nei rapporti tra serbi e albanesi del Kosovo, ma non del 
tutto imprevista. Non più tardi di pochi giorni fa il Parlamento kosovaro era 
stato teatro di uno scontro tra parlamentari albanesi, alcuni dei quali avevano 
dato luogo a un lancio di lacrimogeni per protesta contro l’approvazione di 
confini tra Kosovo e Montenegro da loro ritenuta troppo generosa.

Possibile che la violenta irruzione della polizia kosovaro albanese a Kosovska 
Mitrovia, possa essere stata una dimostrazione a testimoniare che il governo 
mantiene una linea di condotta dura e pura, a dispetto delle concessioni di 
confine.

Se così fosse si tratterebbe comunque di una gravissima mossa dai toni 
provocatori, capace di innescare una reazione a catena dalle conseguenze 
imprevedibili


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IN ENGLISH / NA SRPSKOHRVATSKOM: Beograd 20.2.2018., Округли сто о Косову и 
Метохији:
BRUSSELS UNITES THE ALBANIANS AND DIVIDES THE SERBS / БРИСЕЛ УЈЕДИЊУЈЕ АЛБАНЦЕ 
А РАЗБИЈА СРБЕ
https://it.groups.yahoo.com/neo/groups/jugoinfo/conversations/messages/4425

Dalla Tavola Rotonda tenuta a Belgrado il 20/2/2018 sulla situazione in Kosmet

VIDEO: https://www.youtube.com/playlist?list=PLNUCvycbSX3wflGJUtchdb5ZS0GiOiIS8

http://www.resistenze.org/sito/te/po/se/poseic04-020110.htm
www.resistenze.org <http://www.resistenze.org/> - popoli resistenti - serbia - 
04-03-18 - n. 664

Bruxelles unisce gli Albanesi e divide i Serbi

Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali | wpc-in.org 
<http://www.wpc-in.org/statements/brussels-unites-albanians-and-divides-serbs>
Traduzione per Resistenze.org <http://www.resistenze.org/> a cura del Centro di 
Cultura e Documentazione Popolare

La risoluzione 1244 (1999) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che 
garantisce la sovranità e l'integrità territoriale della Serbia e l'ampia 
autonomia di Kosovo e Metohija in Serbia è il documento legale vincolante più 
alto in grado che obbliga tutti i membri di questa Organizzazione mondiale, 
compresi gli Stati membri dell'UE, La NATO, l'OSCE, l'OIC, l'UA e l'EAU. La 
risoluzione 1244 è l'unica base affidabile ed il quadro per qualsiasi negoziato 
riguardante lo status. A causa dei gravi errori commessi dalle ex autorità 
serbe, il sistema delle Nazioni Unite ha prodotto alcuni documenti dannosi di 
carattere consultivo e non vincolante. È di vitale importanza che non vengano 
commessi errori simili o persino più gravi né nel presente né in futuro, perchè 
ciò renderebbe più difficile la futura posizione e le prospettive della Serbia.

Il parametro singolo più importante è la Costituzione della Repubblica di 
Serbia. Ci si aspetta che sia osservata da tutti, e la rilevante responsabilità 
aumenta con il crescere della posizione di ciascuno di noi nella società. Il 
rispetto della Costituzione del Paese è la misura della integrità e serietà 
dello Stato, degli uomini di stato e dei cittadini.

Negoziare "Kosovo e Metohija per ottenere l'adesione all'UE è inaccettabile, 
perché i valori in questione non sono comparabili. L'adesione è benvenuta, 
purché sia offerta priva di ricatti e non sia un pedaggio per l'inclusione in 
una compagine esclusiva.

Tenendo conto di tutte le esperienze finora compiute, è chiaro che qualsiasi 
garanzia dell'UE per eventuali accordi o soluzioni future riguardanti la Serbia 
non potrebbe essere attendibile. L'UE ha avviato accordi in cui i diritti della 
Serbia non sono che un'esca, attirando il consenso e la firma della Serbia, 
mentre il vero obiettivo è stabilire gli obblighi della Serbia a favore 
dell'altra parte e, quindi, ottenere un punto fermo per infiniti ricatti usando 
un unico argomento ": 'Se vuoi l'adesione all'UE!' Le uniche disposizioni 
attuate dalla risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 
sono quelle nell'interesse degli albanesi e nessuna di quelle che garantiscono 
i diritti dei Serbi e della Serbia.

La Serbia ha adempiuto a tutti i suoi obblighi derivanti dall'accordo di 
Bruxelles del 2013 sponsorizzato dall'UE, mentre gli albanesi non hanno 
osservato l'unico a cui si sono impegnati: l'istituzione della Comunità dei 
Comuni Serbi. L'EULEX è stata accettata come "neutrale rispetto allo status", 
ma in realtà questa Missione era e rimane lo strumento chiave per l'istituzione 
di un quasi-stato illegittimo su una parte del territorio della Serbia. È 
adombrato dai soliti sospetti irrisolti di comportamento corruttivo del suo 
personale. La sfiducia che ne deriva può essere neutralizzata solo attraverso 
l'attuazione degli obblighi incompiuti nei confronti della Serbia e dei Serbi, 
unitamente a un'autentica imparzialità, identificando e perseguendo i 
responsabili dei crimini perpetrati contro i Serbi.

Sotto i negoziati fino ad ora, la Serbia è andata ben al di là nel fare 
concessioni a Prishtina e all'Occidente e, in cambio, non è stata garantita una 
minima protezione dei suoi diritti e interessi. Belgrado dovrebbe essere 
abbastanza saggia da trarre conclusioni adeguate da questa pratica. Non 
dovrebbe comportare alcun nuovo accordo o obbligo, tanto meno inserire un nuovo 
"accordo giuridicamente vincolante" per così tanto tempo fino 
all'implementazione di tutti gli obblighi nei confronti della Serbia e del 
popolo serbo, incluso il ritorno libero e sicuro di quasi 250.000 persone 
espulse in un episodio di pulizia etnica. Che tipo di normalizzazione sarebbe 
senza aver condizionato il ritorno sicuro di un quarto di milione di persone 
espulse?

Un accordo giuridicamente vincolante sarebbe utilizzato per la creazione 
accelerata della Grande Albania. Pur rimanendo al di fuori delle Nazioni Unite, 
il Kosovo difficilmente potrebbe unirsi con l'Albania, in quanto non è un 
soggetto di diritto internazionale. Un altro ostacolo è quello di essere 
formalmente sotto il mandato delle Nazioni Unite ai sensi dell'UNSCR 1244.

Per la Serbia, lo status della Provincia del Kosovo e della Metohija è una 
questione vitale che rimarrà aperta fintantoché i negoziati daranno una 
soluzione giusta e auto-sostenibile, come stabilito dalla Risoluzione 1244 
dell'UNSC. Nessuno ha il diritto di ricattare la Serbia tramite una qualsiasi 
scadenza, o per imporre soluzioni su misura per soddisfare i propri interessi 
politici.

L'obbligo e gli sforzi della Serbia per garantire i diritti umani fondamentali 
del popolo serbo in Kosovo e Metohija, come la sicurezza personale, la libertà 
di movimento e l'inviolabilità dei diritti di proprietà, godono del pieno 
sostegno dei cittadini. Questo obbligo, unitamente al dovere di assicurare 
l'osservanza dello status e dei diritti inalienabili della Chiesa ortodossa 
serba, elimina l'interesse essenziale, che è - lo status della Provincia in 
linea con la Risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e 
la Costituzione serba.

Troviamo inaccettabile sia l'indifferenza che la promozione della propaganda 
malevola che sollecita  che il Kosovo e Metohija non siano che un fardello che 
la Serbia dovrebbe eliminare, e presto, così da consentire alla sua economia e 
ai cittadini di imbarcarsi in futuri investimenti, sviluppo, migliori standard 
di vita, crescita della popolazione più elevata, quasi un paradiso sulla Terra. 
Tutto questo è ancora un altro grande inganno. In ogni paese, il tenore di vita 
e l'economia dipendono dalla politica e dai sistemi economici, dalla 
diversificazione della cooperazione economica e dalle fonti di investimento, 
piuttosto che dalla rinuncia a qualsiasi interesse vitale nazionale o statale.

La Germania sfrutta l'attuale forma di negoziato di Bruxelles per promuovere il 
proprio e, in una certa misura, gli interessi geopolitici generali occidentali. 
Questo combina il modo di risolvere la questione nazionale albanese, 
l'indebolimento del popolo serbo e la Serbia come fattore politico nei Balcani, 
e con l'ulteriore deterioramento della questione nazionale serba irrisolta. Un 
argomento importante a supporto di questa valutazione è l'effettiva proibizione 
per 250.000 serbi e altri non albanesi dell'esercizio del diritto universale al 
ritorno libero, sicuro e dignitoso alle loro case e proprietà.

Un giusto compromesso è possibile solo nella cornice della risoluzione 1244 
dell'UNSCR e della Costituzione della Serbia. Non è né un compromesso né una 
soluzione duratura permettere a Pristina di acquisire indipendenza, ricchezza 
economica e naturale, l'adesione all'ONU, all'UNESCO, all'OSCE, mentre tutti i 
serbi ottengono nuove divisioni, nuovi confini internazionali invece della 
linea amministrativa, status di nazionale minoranza, e una comunità di municipi 
serbi ridotta a una ONG.

Tenendo presente tutto quanto sopra detto, e in particolare le alterate 
circostanze e l'inadeguato formato dei negoziati di Bruxelles, la dimensione 
ricattatoria del legare lo status di Kosovo e Metohija ai negoziati di adesione 
della Serbia, si può supporre che al momento non esistano prerequisiti per il 
raggiungimento di una soluzione equilibrata, giusta e duratura. Tali 
prerequisiti possono essere creati coinvolgendo la Russia e la Cina nel 
processo negoziale e nelle garanzie, ovvero riportando il processo alle Nazioni 
Unite, dove è stato originariamente iniziato.

La Serbia è stata e rimane disposta a cercare un compromesso, a mettere in 
armonia gli interessi, non in uno spazio inesplorato, ma all'interno del 
dominio dei principi e della legge. La Serbia non dovrebbe optare per uscire da 
questo dominio di principi e di legge e sforzarsi di migliorare la vita futura 
dando priorità all'ingiustizia sulla giustizia. Anche la giustizia è parte 
della realtà.

Proporre i cosiddetti "due modelli di Germanie" è un ovvio tentativo di 
giustificare e ingannare, e un'offerta di "salvare la faccia". Tuttavia, le due 
situazioni, le circostanze internazionali rilevanti, le loro origini e le loro 
cause primarie sono incomparabili. La Serbia non è l'ex Repubblica federale di 
Germania, né il Kosovo e la Metohija sono l'ex Repubblica Democratica Tedesca. 
La Serbia ha già espresso la sua opinione sull'ultimatum di Zeigmar Gabriel. 
Sarebbe meglio che sia l'Europa che l'UE rendessero stabile la loro posizione, 
e quindi escludessero Gabriel dalla sua abitudine di proclamare quali parti dei 
territori fanno o non costituiscono la parte di altri stati. Ricordiamo che 
quest'anno è l'ottantesimo anno dell'Accordo di Monaco?

Živadin Jovanović

Presidente del Forum di Belgrado per un Mondo di Eguali


=== 3 ===

https://www.balcanicaucaso.org/aree/Kosovo/Kosovo-un-anno-violento-per-i-giornalisti-185618/

Kosovo: un anno violento per i giornalisti

Sono stati oltre venti i casi di attacchi e minacce ai giornalisti in Kosovo, 
molti dei quali restano impuniti o vengono sanzionati con pene talmente lievi 
da vanificarne la funzione dissuasiva


30/01/2018 -  Eraldin Fazliu 
<https://www.balcanicaucaso.org/Autori/(author)/Eraldin%20Fazliu>
(Originariamente pubblicato da Kosovo 2.0   
<http://kosovotwopointzero.com/en/violent-year-kosovos-journalists/>)

"Non dico nulla di nuovo quando dico che non siamo soddisfatti di come funziona 
il sistema giudiziario del Kosovo, che in questi casi mostra non poca 
negligenza", spiega Parim Olluri, direttore esecutivo del quotidiano online 
Insajderi, aggredito fisicamente il 16 agosto 
<https://www.balcanicaucaso.org/ECPMF/Kosovo-2.0/Kosovo-l-agguato-al-giornalista-Parim-Olluri>
 scorso da tre persone rimaste non identificate dalla polizia, nonostante le 
foto degli assalitori siano state rese pubbliche tre settimane fa. L'inchiesta 
è in corso.

L'attacco a Olluri ha anche attirato l'attenzione internazionale: Reporter 
senza frontiere ha condannato l'assalto al giornalista e chiesto alle autorità 
di "fare luce sull'attacco".

"Questo caso potrebbe essere facilmente risolto se l'accusa e la polizia si 
impegnassero seriamente. Eppure, in Kosovo questa negligenza sembra normale", 
dice Olluri, scettico sul fatto che i suoi aggressori saranno consegnati alla 
giustizia. "Il fatto che come vittima sia mio dovere inviare e-mail e lettere 
per chiedere del caso mi dà l'impressione che possa essere stato dimenticato".

Petrit Collaku, ricercatore presso l'Associazione dei giornalisti del Kosovo 
(AJK   
<http://www.rcmediafreedom.eu/Tools/Stakeholders/Asociacioni-i-Gazetareve-te-Kosoves-AGK-Association-of-Professional-Journalists-of-Kosovo>),
 fa eco alle affermazioni di Olluri, anche se crede che siano stati compiuti 
alcuni progressi nella registrazione dei crimini. "Qualcosa è cambiato, le 
istituzioni hanno un database e tutti i casi vengono registrati", dice a Kosovo 
2.0. Tuttavia, Collaku ritiene che l'impunità rimanga un problema ingombrante.

Pressioni, minacce e attacchi ai giornalisti sono stati frequenti negli ultimi 
anni. L'anno scorso qualcuno ha lanciato una bomba a mano nel cortile 
dell'emittente di stato Radio Televisione del Kosovo (RTK). Alcuni giorni dopo, 
un'altra bomba è esplosa nella casa del direttore di RTK, Mentor Shala. In 
entrambi i casi ci sono stati solo danni materiali, ma rimane la minaccia 
diretta al lavoro dei giornalisti. Anche se è passato più di un anno, nessuno è 
stato portato davanti alla giustizia.

Collaku è autore del recente rapporto AJK Kosovo: Indicators for the level of 
media freedom and journalists’ safety   
<http://www.rcmediafreedom.eu/Publications/Reports/Kosovo-Indicators-for-the-level-of-media-freedom-and-journalists-safety>,
 il quale ha rivelato che da gennaio al 20 novembre, data di pubblicazione, 
sono stati registrati 24 casi di minacce e attacchi ai giornalisti. Questo è 
già un aumento sostanziale rispetto ai 18 casi denunciati alla polizia e alla 
magistratura nel corso del 2016.

Anche Vehbi Kajtazi, collega di Ollurri e capo redattore di Insajderi, è stato 
attaccato in ottobre. Dopo un mese di detenzione, il suo aggressore Fitim Thaci 
è stato rilasciato con quattro mesi di libertà vigilata. Per Olluri, questi 
casi di punizioni "ridicole" stanno solo incoraggiando ulteriori attacchi ai 
giornalisti.

"Chi sta incitando gli aggressori? Penso che sia lo stesso sistema giudiziario 
del Kosovo", ha detto a Kosovo 2.0. "Gli aggressori smascherati dai media hanno 
ricevuto punizioni ridicole. Ora, logicamente, qualsiasi "losco" uomo d'affari 
che abbia evaso le tasse o beneficiato irregolarmente di appalti pubblici 
troverà molto facile pagare una persona 500-1.000 Euro per aggredire qualsiasi 
giornalista che ne scrive, perché la punizione è un mese di custodia o qualche 
altra punizione ridicola".

Le aggressioni ai giornalisti sono proseguite nel corso dell'anno. L'11 
novembre Taulant Osmani, giornalista di kallxo.com, è stato aggredito da un 
gruppo di persone che hanno cercato di prendergli il telefono mentre seguiva 
una discussione tra due gruppi di persone in una piazza di Gjilan. 
Fortunatamente il giornalista è stato protetto dagli astanti e non è stato 
ferito dagli aggressori.

Un altro problema è che i processi talvolta richiedono anni. "Il tribunale ha 
multato un ex funzionario del ministero del Commercio per 500 euro dopo che il 
giornalista Liridon Llapashtica lo aveva citato in giudizio per diffamazione. 
Il processo si è concluso l'anno scorso, mentre il caso risale al 2014", rivela 
Collaku.

Lo stato del sistema giudiziario ha portato il panorama mediatico del Kosovo a 
essere descritto come "parzialmente libero" nella relazione 2016 di Freedom 
House, che misura la libertà di espressione nei media. Il Kosovo ha totalizzato 
14 punti (30 è il punteggio peggiore).

 <>
Perché gli attacchi sono aumentati?

Il clima a livello globale nei confronti dei media è peggiorato. Secondo un 
rapporto sulla libertà di espressione di Articolo 19 
<https://www.article19.org/>, pubblicato il 30 novembre, i media di tutto il 
mondo sono precipitati ai peggiori livelli dal 2000. Anche in Kosovo, negli 
ultimi anni, il clima per i giornalisti è stato teso. Per Olluri, uno dei 
motivi principali per cui i giornalisti vengono attaccati è l'evoluzione del 
panorama dei media.

"Dieci anni fa c'erano due o tre giornali e due canali televisivi, per il 
potere era più facile influenzare le politiche editoriali, evitando di 
infastidire le forze politiche e para-politiche, mentre ora abbiamo molti media 
online".

Per Collaku, il boom dei media online ha anche creato casi in cui i giornalisti 
non hanno adempiuto al dovere di informare in modo equo e imparziale. "I 
giornalisti con cui abbiamo parlato ci hanno detto che il codice etico è stato 
gravemente violato in molti casi".

Collaku pensa che le circostanze politiche del paese abbiano provocato un 
aumento della pressione sui media. "Due parlamentari di questa legislatura 
hanno mandato messaggi minacciosi: Beke Berisha dell'AAK ha minacciato di morte 
Vehbi Kajtazi e Milaim Zeka ha usato lo scranno per attaccare i giornalisti".

A ottobre, il deputato di NISMA Milaim Zeka, lui stesso giornalista fino 
all'ingresso in politica nel 2016, ha attaccato durante una sessione 
parlamentare il giornalista KTV Adriatik Kelmendi e Vehbi Kajtazi di Insajderi, 
guadagnandosi un comunicato di AJK sul linguaggio improprio usato.

Zeka ha attaccato Kelmendi affermando pubblicamente che suo padre aveva servito 
il regime oppressivo quando era procuratore e punito gli albanesi del Kosovo 
prima della guerra del 1999. I suoi colleghi di partito sono rimasti in 
silenzio senza dissociarsi.

Anche il primo ministro Ramush Haradinaj ha un atteggiamento antagonistico 
verso i giornalisti. Nei suoi primi dieci giorni in carica, quando gli è stato 
chiesto in una conferenza stampa della posizione degli Stati Uniti in merito 
alla demarcazione del confine con il Montenegro, Haradinaj ha risposto "Ho 
rispetto per i media, ma la maggior parte di voi non sa leggere o non capisce 
l'inglese", prima di chiedere a tutti i giornalisti di "tornare a scuola e 
imparare l'inglese".

In seguito Haradinaj si è scusato, ma affermazioni come queste gli tolgono 
credibilità quando condanna gli attacchi ai giornalisti. Dopo l'aggressione a 
Vehbi Kajtazi, Haradinaj ha proclamato che "condanniamo sinceramente 
l'aggressione fisica, non solo a Kajtazi, ma a tutti i giornalisti. Come 
governo, ci impegniamo ad avere un rapporto positivo con i media, ad essere 
trasparenti e garantire la libertà di parola".

Sebbene Collaku accolga la condanna agli attacchi contro i giornalisti, ritiene 
che anche nella reazione si applichino due pesi e due misure, e invita pertanto 
i leader politici ad esprimersi anche quando vengono attaccati giornalisti meno 
conosciuti. "Non ci sono reazioni quando si tratta di un giornalista poco noto 
o quando viene distrutta la videocamera di un operatore", afferma Collaku.

"Ci sono sempre più giornalisti aggrediti", afferma Collaku. "Ci sono individui 
picchiati per aver detto alla società 'ehi, sta succedendo questo'... Dovremmo 
chiedere perché le istituzioni non sono state più efficaci, facendo giustizia e 
dando più attenzione a questi attacchi".

Olluri conferma le opinioni di Collaku sulla giustizia per i giornalisti: "Se 
il sistema giudiziario punisce gli aggressori, credo che ci sarà una 
diminuzione degli attacchi contro i giornalisti. Ma se il sistema giudiziario 
continua con questa ondata di impunità, le aggressioni contro i giornalisti non 
faranno che aumentare".



Questa pubblicazione è stata prodotta nell'ambito del progetto European Centre 
for Press and Media Freedom, cofinanziato dalla Commissione europea. La 
responsabilità sui contenuti di questa pubblicazione è di Osservatorio Balcani 
e Caucaso e non riflette in alcun modo l'opinione dell'Unione Europea. Vai alla 
pagina del progetto <https://www.balcanicaucaso.org/ECPMF>




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