Jan 20 <br>Una ricerca svolta in California apparso nell'archivio di preprint xxx.lanl.gov mostra che 4 scienziati su 5 non hanno letto le citazioni che compaiono nei loro articoli scientifici. In altre parole, quando Tizio cita una ricerca di Caio, di solito non l'ha letta. Sembra un ennesimo caso di scarsa onesta' da parte degli scienziati, che millantano una preparazione che non hanno. Ma a che serve citare ricerche senza averle lette? <br>Vi sono diversi motivi: ad esempio, si puo' citare una ricerca senza leggerla perche' magari se ne conosce il contenuto per altra via e si vuole comunque invitare il lettore a leggerne la fonte originale. Ma vi sono altri motivi meno confessabili per citare una ricerca altrui in un articolo scientifico. E' una storia un po' lunga, ma la dice lunga sull'autoreferenzialita' della comunita' scientifica. Vediamo di spiegarla in modo semplice. <br>Innanzitutto, sappiate che il valore di uno scienziato ha un'unita' di misura standard: il 'fattore di impatto' (sic), cioe' il numero di citazioni ricevute dalle proprie ricerche. Infatti, si suppone che una ricerca ripresa, sviluppata (e quindi citata) da tante altre scienziati sia una ricerca importante. E' un modo di classificare gli scienziati discutibile, ma e' difficile trovarne altri. Per inciso, Google misura la rilevanza delle pagine web con un metodo simile e ha facilitato di molto le rotte degli internauti. <br>In secondo luogo, le riviste che pubblicano le ricerche scientifiche, come Nature, Science o Lancet, fanno giudicare le ricerche che vengono presentate alla redazione ad altri ricercatori (segreti) che lavorano nello stesso campo, i quali decidono se vale la pena di pubblicarle. Ovviamente, questi ricercatori-esperti per prima cosa scorrono le citazioni dell'articolo da giudicare: se il loro nome compare, l'articolo sara' pubblicato piu' facilmente, perche' conviene anche all'esperto veder pubblicato un articolo che aumenta il suo fattore di impatto. <br>Quindi, avrete capito il gioco, per aver piu' probabilita' di pubblicare una ricerca, un ricercatore cita il maggior numero possibile di colleghi per sperare di ottenerne un giudizio positivo al momento del giudizio. E dato che la scienza procede (spesso) per botta e risposta, le citazioni rimbalzano da un articolo all'altro per ingraziarsi colleghi, rinsaldare amicizie e costruirsi carriere scientifiche e si moltiplicano. Un gioco di specchi da Luna Park che puo' creare giganti scientifici. <br>Questi meccanismi creano infatti scienziati con un alto 'fattore di impatto' per pura abilita' nelle public relations scientifiche e per aver citato le persone giuste. Insomma, una mano lava l'altra ecc. Finche' lasciamo la scienza agli scienziati (e finche' rimane in piedi l'attuale oligopolio delle riviste scientifiche), dobbiamo tenercela cosi': indipendente, autoreferenziale e un po' mafiosa. <br> <br>Linx: <br> <a href="http://xxx.lanl.gov/abs/cond-mat/0301306">Read before you cite!</a> <br> <a href="http://www.nature.com/nature/debates/e-access/Articles/opinion2.html">Open Archive Initiative</a> _______________________________________________ www.e-laser.org [EMAIL PROTECTED]
