Da repubblica.it
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L'Italia deve creare una banca dati nazionale del Dna. Un archivio che 
contenga l'impronta genetica di tutti noi. E che permetterebbe alla 
magistratura e alle forze dell'ordine di svolgere indagini pi� rapide, 
efficaci e meno dispendiose. Lo chiede Serafino Liberati, generale comandante 
del Racis, il Raggruppamento Carabinieri investigazioni scientifiche: 
"Consentirebbe di ridurre di almeno il venti per cento la quota di reati che 
rimangono senza colpevole, oggi la grande maggioranza" dice.

Liberati ieri era a Torino per firmare la convenzione tra i Carabinieri e 
l'ateneo subalpino per una nuova laurea specialistica, in Chimica clinica, 
forense ed dello sport. Un corso in cui ufficiali dell'Arma saranno chiamati 
a insegnare su temi come "la scena del reato" o "criminalistica". E ha colto 
l'occasione per lanciare la proposta di una banca dati genetica nazionale, 
proposta che i Carabinieri hanno studiato in collaborazione con Pier Luigi 
Vigna e la Direzione nazionale antimafia. "In Europa - ha spiegato - solo 
l'Italia il Portogallo, la Grecia e Malta non ha ancora creato un archivio 
del Dna".
Per Liberati il modello da seguire � quello adottato in Gran Bretagna: "Prima 
sono stati identificati geneticamente tutti i carcerati. Poi, da circa due 
anni, il governo Blair ha dato il via anche alla schedatura del Dna di tutti 
i neonati". Un progetto colossale che ha fini medicoscientifici e non solo di 
lotta alla criminalit�. "E che mi sembra il pi� efficace, perch� nel giro di 
poche decine di anni permetterebbe di avere l'impronta genetica di tutta la 
popolazione".

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Colossale, ma anche inquietante: "Ci sono ostacoli giuridici che stanno 
ritardando la realizzazione della banca dati italiana, in particolare per ci� 
che riguarda la tutela della privacy - spiega l'ufficiale - Sono consapevole 
dei rischi che comporta. Ma voglio anche sfatare le tante leggende 
metropolitane sul possibile utilizzo distorto dei dati. Paesi come la 
Germania, l'Inghilterra, la Francia che hanno una tradizione democratica ben 
pi� lunga della nostra, hanno creato la propria banca. Lo possiamo fare anche 
noi, certo costituendo anche un'apposita authority di controllo: sarebbe una 
garanzia anche per noi investigatori".
E i vantaggi? "Potremmo ridurre del 20 per cento i reati attribuiti ad ignoti. 
E rendere meno dispendiose le indagini dal punto di vista economico. Perch� 
l'analisi del Dna non � utile solo per i delitti pi� clamorosi. Serve anche 
nelle indagini sui reati minori, come i furti negli appartamenti: chiunque di 
noi, quando entra in un luogo, si muove, tocca cose o persone, lascia una 
traccia. Per evitare le impronte digitali bastano i guanti: ma non possiamo 
controllare i capelli, i peli, la pelle, la saliva che perdiamo. E a noi 
basta pochissimo materiale per identificare il Dna. Se avessimo la banca dati 
sarebbe pi� facile trovare i colpevoli. Ladri e assassini non possono andare 
in giro chiusi in uno scafandro".
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