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13.45. Appuntamento nel salone della Fondation.
Come al solito sono in ritardo, getto i piatti nel lavandino in cugina, prendo
il cappello e i guanti e scendo di corsa. Nel salone tutti aspettano il
ritardatario: malaka!!!Si parte, direzione Denfert Rochereau. Siamo tutti, beh
non proprio tutti, alcuni sono partiti soli. C'e' Andreas e Sylvia, lui svedese,
lei spagnola, si guardano pieni di amore. Si sono conosciuti l'anno scorso,
durante l'erasmus e ora vivono insieme nella camera 306. C'e' Ismini che fuma
una sigaretta dietro l'altra e le sua amiche greche, coperte come eshimesi. C'e'
il bello e simpatico svizzero Jean-Marie Cherubini, di origini italiche, e
patito di Pier Paolo Pasolini. C'e' Vicky greca dagli occhi azzurri , sembra una
modella! C'e' Bo, pennacchione danese: il freddo non lo spaventa, esce in
maglione. C'e' Anestis e Manolis con le loro macchine fotografiche. Rallou ha
deciso di venire anche lei: skata amerikani; e Rarula. Ciccio, il messicano, ci
aspetta alla metro. E poi i due Georges, fratelli di leche, gianni e pinotto del
pelopponeso. C'e' Eva, la conosco poco, ma mi intriga. Anche Dimitri viene, di
solito e' sempre chiuso in camera con il decoder di Canal+ a cercare film porno.
Ah poi c'e' Laprini, ha passato la mattina a fare uno striscioncino con una
frase di Bob Dylan. L'ha firmato Fondation Hellenique, 2002. Si parte,
sconclusionati come le nostre vite, senza programma, senza organizzazione, cosi'
spontanei, accumunati dall'unica sensazione che questa guerra annunciata e' una
gran fragnacciata! Ognuno si porta dietro la sua esperienza, i suo ricordi della
militanza, o semplicemente la sua sensibilita', quella che traduce in brividi
della pelle oh stati d'animo tristi, l'uso inflazionato di forza e guerra. Ma
tutto e' sovrapposto, quasi privo di senso, dentro il piccolo cosmopolitismo
quotidiano che viviamo. Quasi che ognuno di noi, sia stato riassorbito e
depurato della propria memoria, imparando a vivere. Per fortuna la metro
funziona. La Cite Universitaire non e' lontana da Denfert Rochereau, mais quand
meme, fa un freddo cane. Linea 4, colore porpora. 4 fermate. Porte D'Orleans.
Alesia. Mouton Deauvernet. Denfert. Si scende, la metro si svuota. Sull'altro
quai, una fiumana di persone. Mi rincuoro. Ieri su Le Monde, prevedevano solo
100.000 persone. Ho pensato, ma che siamo matti. Ne discutevo ieri sera con una
amica turca: ma come il presidente sfodera questo delicato sciovinismo francese,
gaullismo petrolifero pacifista, e il popolo parigino lo lascia solo? Non fosse
altro, sui giornali statunitensi si sono lette affermazioni d'osteria contro
l'asse politica francese-tedesca. Un po di amor proprio non fa male, penso.
Magari senza esagerare. Ma la chiamata alla piazza va ben al di la del gaullismo
o dell'anti americanismo retorico. Ti rendi conto, se non lo sapevi gia', che
queste parole sono ormai vuote, prive di senso, residui di una memoria lontana,
sepolta sotto le ceneri della nuova modernita'. Nessuno di quelli che si dirige
verso la piazza si negherebbe il piacere di una discussione con una drag king di
S.Francisco, un grafico di Austin, un operario di Chicago, una donna delle
pulizia di Los Angeles. Siamo ben al di la dell'anti americanismo. C'e' un umore
che e' andato oltre, un umore globale.<br>Usciamo dalla metro, in faccia
c'e' rue Daguerre. Dio quante volte sono passato in questa via. Il mercato e'
caro, ma ha uno stile accogliente. Ogni volta che abbiamo oragnizzato le grandi
cene, passavamo di qua. In pescheria ormai ci conoscono. Difronte a Monoprix,
ciccio inquadra il rassemblamento con la sua camera digitale. Non vedo lora di
farmi scaricare le foto. La fiumana di persone si condensa lungo Avenue General
Leclerc. Di fronte a noi la piazza di Denfert Rochereau. Ci tuffiamo nel fiume,
con il nostro striscioncino, tanto gneroso quanto ridicolo. Il bello e' anche
questo, sapere stare dentro le cose senza gli umori megalomani. Ho capito una
cosa negli ultimi tempi, dentro questo strano movimento che ha preso corpo a
sprazzi, prima dentro il sogno zapatista, poi nell'enfasi del popolo di Seattle,
attraverso mille viaggi, mille porti attraversati, mille partenze e mille
arrivi, e' che nulla puo' essere diretto politicamente. Non c'e' nulla da
guadagnare, non c'e' nessun risultato da portare a casa, nel senso tradizionale
del termine. Nel senso dei vecchi gruppuscoli, ognuno dei quali sbraita "i
propri contnuti", "i propri percorsi". Parole vecchie, attitudini bruciate.
Siamo al di la'. La vogliamo o no prendere sul serio questa idea della rete,
senza prima ammiccare e poi tornare di corsa al sicuro giardino leninista? Mi
torna in mente Firenze e il forum sociale europeo. Dall'estate ero entusiasta di
uno spazio di incontro. Qualcuno ha pensato che quel luogo potesse essere la
croce del movimento, perche' la sinistra riformista ne avrebbe assorbito le
energie. Cazzate, tutte cazzate. Ci siamo incrociati, abbiamo parlato, abbiamo
visto. Un luna park (accezione positiva) di un altro mondo e' possibile. Chi
aveva paura e' rimasto isolato. Qui tocca solo mischiarsi, senza troppi gradi
militari da portare sulle spalline. Ma torniamo a noi. Paris, 15/02/2003.
Aspettiamo in fila, le lingue si incrociano. I greci la fanno da padrone, malaka
malaka malaka. Mischiamo francese a espressioni gergali, nasce uno slogan tanto
stupido quanto divertente: Bush malaka chingata la tua mamma. Ridiamo. La gente
e' veramente tanta. Altro che 100.000. La piazza e' bloccata, il corteo non si
muove, o meglio si e' mosso da un pezzo ma noi rimaniamo fermi. Sono gia a
S.Michel e noi ancora li a sorseggiare cafe, succhiare caramelle, fumare
sigarette, parlottare. C'e' il sole, e anche se fa un freddo cane, questo ci
riscalda un pochetto. Ma il corteo non si muove. Ogni mezz'ora riusciamo a fare
qualche metro. Ci scappa da ridere quando finiamo all'omra di albero e iniziamo
a tremare dal freddo: ca caille putain. Fa freddo cazzo! Passano sostenitori
della causa Tibetana, due peruviani si scolano una bottiglia di Rhum su un
camioncino. Un angelo appare su un albero. Pensavo fosse una visione, ma in
realta' un pazzarello vestito da angelo si e' arrampicato sull'albero e veglia
su di noi. Jean Marie Cherubini e' tartassato da prese per il culo e invitato a
salire anche lui sull'albero. Un megafono strilla Bush assassin, Blair assassin.
Mi domando perche' non includono Saddam nella lista. Concordiamo sulla mancanza.
E iniziamo a inframezzare un Saddam assassin e anche Chirac assassin. Tanto per
divertirci tra di noi mica perche' vogliamo conquistare la piazza. Siamo contro
la guerra? domanda dal megafono l'intrattenitrice. Certo che si, e aggiungiamo
noi, magari anche quella in Costa d'Avorio. Un vecchietto davanti a noi, un
vecchietto socialista, ci strizza l'occhio. Siamo arrivati alle 14.15 a Denfert.
Sono le 17.00 e siamo bloccati come sardine ancora li. Ma ci divertiamo. Quando
riusciamo ad entrare sul Boulevard la scatola si decomprime, schizziamo sul lato
della strada e iniziamo a trotterellare a fianco della manifestazione. Me la
voglio proprio vedere. Ci viene da ridere quando vediamo vetero simboli
svolazzare. Il partito comunista francese. LCR e Lutte Ouvriere, ovvero
trosky 1 e trosky 2. Ma glielo anno spiegato che siamo nel nuovo millennio? Ok,
non faccio il polemico, pero' mi viene da ridere. <br>Si ritorna a casa,
un po surgelati. COntanti. Qualcuno ha ceduto prima. RER B. Cit� Universitaire.
Fondation Hellenique. Io e George ci appropriamo del telecomando e ci
sintonizziamo per vedere quello che � successo nel resto del mondo. A vedere
tutte quelle persone sfilare ci si commuove. Questa � la seconda parte della
manifestazione, il flipper di servizi che rimbalzano un sentire comune della
gente che negli angoli del mondo ha detto: Ah Bush ma lassa perde!!!Quando c'e'
il servizio su Roma, mi vengono le lacrimucce. 3 milioni di persone. George mi
da una pacca sulla spalla: malaka italos!<br>Me ne salgo in camera, con il
DVD del Viaggio di Chihiro. Penso: e se per sbaglio il main-stream globale si e'
incagliato? Dopo mesi e mesi di notizie, contronotizie, cazzate sparate con una
seriosita' fuori luogo (camion mobili e finti laboratori, voci registrate di bin
laden, dossier basati su tesi svolte 10 anni prima, informazioni raccolte da
disperati profughi irakeni che si venderebbero anche la nonna pur di mangiare un
hamburger di McDonalds, palle a gogo sul disarmo quando uno stato ha fatto una
specie di dichiarazione di guerra nucleare), non e' che anche i piu' incalliti
drogati di informazione di regime ne hanno a sufficienza?Questa guerra non s'ha
da fare! Sembra quasi una saggezza popolare che ha preso corpo, una specie di
risveglio della verita' piu' banale del mondo: come la metti la metti aggiungere
guerre a guerre complica solo i problemi!
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