Vi faccio un riassuntino delle giornate romane.
Purtroppo non ho partecipato al dibattito di giovedi.

Mi sembra che la giornata di venerdi sia ben riuscita. Era incentrata
sulla questione dei brevetti e ricerca scientifica. Vi risparmio il
riassunto di quello che ho detto, perche' v  metto in attachment, per
chi non lo avesse gia letto il draft che avevo preparato. Magari
potremmo anche metterlo sul sito.
L'intervento e' stato seguito da domande, segno che ha suscitato qualche
interesse. ltre noi sono intervenuti
i compagni di Madrid i quali hanno presentato l'iniziativa che stanno
costruendo per la fine del mese. Tale iniziativa sara' incentrata sul
free software e sulla possibile estensione ad altri domini di produzione
culturale della licenza GPL. Siamo stati invitati a partecipare.

Sabato, poi si e' svolta una riunione conclusiva, con una lasgnata di
alleggerimento.
Di sabato richiamo alcune cose.
Innanzitutto la porposta progetto degli studenti milanesi che stanno
cercando di costruire un logo editoriale finanziato dall'universita' per
la pubblicazione e la circolazione di materiale. La specifica del
progetto e' che il materiale debba essere: a) prodotto da iniziative di
formazione indipendente degli studenti. b) sia riproducibile con criteri
gpl.
Le seconda questione che ci interessa e' legata all'iniziativa dei
compagni di bologna. Magari simone dopo che ha letto questa mail
potrebbe entrere nei dettagli. Anche perche' ci sara' la presentazione
del progetto fra poco.

Una notarella mia personale e' legata all'uso della parola
d'ordine: GPL. Rischia di essere inflazionata, e se non si distinguono
bene i campi e i cais di possibile applicazione si rischia di fare
confusione. QUesta notarella ci rimanda al problema che ci eravamo posti
con hack the science e ripreso dal progetto di lavoro di francesco. Io
credo che e' giunto il momento di concentrari su questo problema.
Iniziare a sperimentare, connettere persone per definire un supporto
legale all'OPEN TECHNOLOGY.
Quindi mi piacerebbe riprendere dal ordine del giorno di francesco una
discussione di lavoro.
Questa e' stata in realta' anche la proposta che ho fatto nella giornata
di sabato. L'orizzonte di costituire a livello europeo un network che
lavori per la definizione del supporto legale e la sua applicazione.
Madrid sara' un ulteriore opportunita per ciarlare un po, e magari
iniziare ad entrare nei dettagli fuori dagli slogan.

Tra l'altro vi incollo una follia che e' rimbalzata tra i cervelli di
gianni e pinotto di laser, tra il km 15 e il km 14 della laurentina.
Chiedere finanziamenti alla comunita' europea per un progetto di
ricerca, per piu persone, cordinato magari da differenti professori o
realta istituzionali interessate. Il progetto di ricerca sarebbe
finalizzato a vagliare la realizzazione di uffici per il trasfer
tecnologico fuori dalla logica brevettuale. Magari
l'inchiesta sul campo potrebbe prevedere la costruzione di un network di
imprese che si prestano a fare da cavia e vogliano sperimentare questa
forma differente di circolazione dell'informazione.
Mi rendo conto che e' un delirio. Io pero la metto li. Perche' se per
sbaglio l'idea circola, qualche istituto si interessa, qualche
ricercatore di sociologia o economia o statistica e' interessato
potrebbe essere veramente una cosa simpatica.
Tanto per parlare di autoformazione.

Credo che presto verranno pubblicati gli atti. Io ho proposto che si
abbia il coraggio di farli in inglese. Puo essere un azzardo, ma secondo
simbolicamente fa vedere come siamo ormai proiettati dentro una
dimensione europea piena.

Infine, tanto per dire una cretinata. Credo che la formula consueta con
cui si chiudono questi incontri: cioe' la
grrande assemblea sia inutile. Credo che sia piu' interessante chiudere
con piccoli tavoli di lavori, cosi chi vuole lavorare su alcune cose puo
iniziare a mettere a frutto i contatti. E poi mega festa!!!!!!!


baci f




La scienza aperta
La scienza moderna nasce con la meccanica di Galielo e Newton. Due sono gli aspetti 
che la caratterizzano: la matematizzazione del fenomeno naturale e la dimensione 
sperimentale. Entrambi definiscono la scienza moderna come uno spazio aperto della 
conoscenza. Se la matematica, seguendo le parole di Galileo, la conosciamo bene come 
Dio, allora le deduzioni delle leggi sono accessibili a tutti e da tutti verficabili. 
Il campo della matematizzazione e' dunque un campo aperto per l'ispezione della 
natura. Analogo carattere ha la dimensione sperimentale, su cui si fonda il principio 
di riproducibilita': date le stesse condizioni un esperimento deve essere 
riproducibile. Coerentemente con queste fondamenta, la scienza si e' costruita nel 
tempo, seguendo il confronto dentro la comunita' scientifica. Strumento di questo 
confronto e' stata la letteratura scientifica, congressi, workshop.
Tuttavia, non occorre dimenticare che l'attivita' di ricerca non e' isolata dal 
contesto storico, lo plasma e ne viene plasmata. In questa relazione non puo' essere 
dimenticato che la scienza, assumendo un ruolo centrale nelle societa' moderne, ha 
dovuto fare i conti con le pressioni del potere. In particolare quello militare e 
quello economico che spesso ne hanno deformato il carattere aperto. Oggi viviamo una 
nuova fase in cui l'introduzione esasperata del brevetto e del copyright rischiano di 
introdurre una nuova degenerazione della comunita' scientifica, dei suoi tempi di 
ricerca e dell'accessibilita' al sapere prodotto.

Il doppio binario
Il problema dell'accessibilita' non e' chiaramente legato solo al brevetto. Esistono 
forme di segretamento della conoscenza differenti. Da quelle piu' evidenti come il 
segreto militare o il segreto industriale, a quelle meno evidenti come la 
disponibilita' a pagamento delle riviste o delle tecnologie sperimentali che 
selezionano, in base alle possibilita' economiche, l'accesso allo sviluppo della 
conoscenza in determinate discipline.
Concentriamoci un momento sulla questione del segreto militare e industriale 
proponendo una storicizzazione dell'attivita' di ricerca del novecento.
Durante la seconda guerra mondiale nasce la Big-Science, figlia dei progetti 
mastodontici finalizzati alla realizzazione della bomba atomica e alla sintesi chimica 
della penicillina. Nasce in USA, e si estende nel dopoguerra in Europa e Giappone 
(seppur qui in forme differenti). La Big-Science si basa sui grandi laboratori 
finanziati da ingenti capitali. La maggior parte di questi finanziamenti erano legati 
a progetti militari. Tuttavia, molti soldi supportavano  anche la ricerca di base 
pubblica. Mentre la ricerca militare risultava segreta nello spirito della 
competizione della guerra fredda e della sicurezza nazionale, la ricerca di base 
pubblica legittimava lo sforzo dei finanziamenti bellici. I grandi laboratori, noti 
per le attivita' di ricerca belliche, divennero durante il dopoguerra anche centri di 
eccellenza per la ricerca di base. Livermore e Los Alamos in USA, il C.E.A. in Francia 
(simone per l'inghilterra???). Il doppio carattere di questi laboratori non si basava 
solo su una esigenza pubblicitaria'. Si fondava anche su una visione del fall out 
tecnologico: l'innovazione scientifica e' una conseguenza non predeterminata di 
conoscenze spesso autonomamente costruite. Finanziare la ricerca di base, rappresenta 
un finanziamento a lungo termine per le esigenze tecnologiche, sia belliche che 
industriali. Seguendo questo spirito anche le grandi industrie hanno finanziato la 
ricerca di base, costruendo centri di ricerca importanti: pensiamo ad esempio ai Bell 
Laboratories o ai centri ricerca dell'IBM. La filosofia del doppio binario ha 
sostenuto la lunga modernizzazione del dopoguerra. Era l'epoca fordista della ricerca 
scientifica, basata sullo sfruttamento nel tempo della conoscenza.

Il mondo al silicio
Una rottura epocale di questa impostazione si e' avuta a partire dagli anni '70. E' la 
conseguenza dell'introduzione delle tecnologie elettroniche ed informatiche. Queste 
tecnologie hanno mutato il valore della variabile tempo dell'attivita' di ricerca e 
dell'applicazione tecnologica. Lo scambio rapido delle informazioni e la loro 
integrazione orizzontale, caratteristiche tipiche del mondo al silicio (sia nella sua 
dimensione di ricerca sia nella sua dimensione applicativa), si sono esportate al 
mondo produttivo prima e della ricerca poi. L'accellerazione della produzione ha 
imposto dunque nuovi ritmi alla ricerca. Quello che si cercava di sfruttare 
finanziando massivamente la ricerca di base interna a lungo termine, si e' iniziato a 
cercarlo integrando le conoscenze esterne. L'integrazione di queste conoscenze  e' 
stata resa possibile definendo lo spazio del mercato come spazio di scambio 
dell'informazione. E l'accesso allo spazio del mercato e' stato mediato 
dall'introduzione massiccia del brevetto nel mondo della conoscenza.

Brevetti e finanza
Il mondo della ricerca ha assunto il nuovo dogma. Tutto quello che puo' essere 
commercializzato va brevettato. E tramite questa logica e' nato un nuovo modello di 
ricerca: l'imprenditoria scientifica. Il ricercatore scientifico ha fatto del brevetto 
lo strumento per chiedere finanziamenti al mercato, tramite il capitale di rischio, 
nella promessa di una possibile applicazione tecnologica della scoperta. Il meccanismo 
si e' basato su un gioco a rialzo, sostenuto dai prodigi della rete e dal sogno di un 
mondo tecnologico. Questa piccola rivoluzione ha impattato tutto il mondo della 
ricerca. Le universita' si sono attrezzate per sostenere il brevettamento delle 
conoscenze e l'apertura di imprese scinetifiche. Anche i colossi della Big-Science 
tradizionale hanno fiutato l'aria: i Bell Laboratories e i centri di ricerca IBM hanno 
ridotto le ricerche di base del 50% inseguendo la new-economy scientifica. Sono nati i 
distretti tecnologici, sostenuti dai parchi scientifici, seguendo l'esempio prodigioso 
della Silicon Valley. 

La distorsione
Quali sono stati gli effetti di questa nuova corsa all'oro?
Il primo e' legato al finanziamento della ricerca pubblica di base. Perdendo fascino 
il vecchio adagio del finanziamento a lungo termine, tutti hanno cercato di 
reindirizzare le proprie ricerche nei settori trainanti del mercato. Qualche anno fa 
erano ad esempio le tecnologie di rete. La crisi della new-economy ha fatto si che lo 
sbilanciamento verso questi settori si sia tradotto in crisi dell'attivita' di 
ricerca. E' esemplerare ad esempio la parabola dei Bells Laboratories. La corsa 
all'oro ha mascherato il fatto, che il grande slancio innovativo delle nuove 
tecnologie, si basava in realta', sulle strutture storiche della ricerca pubblica. Ad 
esempio le universita'. La sola struttura impresa-brevetto-finanza rischia di bruciare 
ed esaurire le fonti stessa dell'innovazione scientifico-tecnologica. Il perverso 
vortice si puo' tradurre in: brevettiamo il brevettabile e tagliamo la ricerca di 
base, il mercato ci da i soldi. Ma piu' viene esteso il brevetto, meno la circolazione 
del sapere alimenta la ricerca e l'innovazione futura. Il brevetto folle degli ultimi 
anni rischia dunque di esaurire la sua stessa fonte: il sapere. 
Il secondo tocca il problema della circolazione dell'informazione. Il brevetto conduce 
infatti a segretare il dato scientifico, che da elemento di confronto e crescita della 
comunita' scientifica diviene merce di scambio. L'anno scorso si e' prodotto un 
paradosso fastidioso quando la Sygenta pubblico' su Science la notizia di aver 
terminato il sequenziamento di una certa qualita' di riso.  Purtroppo l'articolo non 
conteneva alcun dato. Per accedere ai dati del sequenziamento occorreva pagare. Due 
anni fa, circa, lo stesso rischio l'ha corso il patrimonio genetico umano, quando la 
Celera di Mr.Venter dichiaro' di voler porre sotto brevetto le informazione ottenute 
dal sequenziamento. Sono dovuti scendere i campo Clinton e Blair, quanto meno per 
preservare gli sforzi finanziari fatti in 10 anni di Progetto Genoma dai propri stati. 
Ma la faccenda si sta estendendo pericolosamente ai programmi di analisi delle 
sequenze genetiche, all'eccesso dei data bases. Per non parlare del peso economico che 
nel campo della biologia molecolare inizia ad avere il brevetto su sequenza geniche 
utili per la ricerca stessa. Il terzo chiama in causa la trasformazione della 
comunicazione scientifica. Le riviste scientifiche diventano sempre piu' una sorta di 
spazio pubblicitario per scoperte. Vittime sono sopratutto i grandi LOGHI, come Nature 
e Science ormai persi dentro una competizione a chi la dice piu' grossa. Lo scandalo 
Schon ( per info www.lucent.com/news_events/researchreview.html) dovrebbe insegare 
qualche cosa sulla scarsa capacita' di controllo delle riviste di punta. Poiche' lo 
spazio pubblico del dibattito scientifico e' slittato verso lo spazio pubblicitario, 
non rari sono gli esempi in cui la letteratura scientifica e' saltata a pie' pari. I 
ricercatori bucano lo schermo dei media, con notizie sensazionali il cui unico 
effetto, e' quello di dare una spintarella alle azioni di borsa di qualche start-up. 
Il gioco mediatico ormai sembra essere uno strumento decisivo per l'affermazione dei 
progetti di ricerca. Mr Venter e' una star in proposito. D'altro canto non ce ne 
possiamo meravigliare visto che annualmente i fondi per certe ricerche sono 
elemosinate con trasmissioni televisive.
Infine il brevetto rappresenta un conflitto di finalita'. Esistono campi, specialmente 
quello sanitario in cui la presenza dei brevetti rappresenta un limite al benessere 
sociale. Lo scandalo di Big-Pharma che intento' contro il Sud-Africa una causa 
giudiziare, per aver importato farmaci generici contro l'AIDS, ha rappresentato il 
campanello di allarme. Quest'anno l'Istituto Curie si e' opposta alla  richiesta di 
brevetto da parte della Myriad Genetics di un certo marcatore genetico che serve per 
diagnosticare il tumore al seno delle donne.


11 Settembre
Qualcosa tuttavia nel meccanismo della corsa all'oro si e' rotto. Qualcuno ha detto 
dopo l'11 settembre: "nulla sara' come prima". Anche la ricerca scientifica sembra 
seguire lo slogan. Vis-a'-vis della crisi finanziaria che ha tramortito la new-economy 
negli ultimi 2 anni anche il circuito dell'imprenditoria scientifica ha perso 
ossigeno. Gli Stati Uniti sembrano voler rispondere a questa crisi rispolverando il 
vecchio strumento del keynesismo tecnologico, finanziando in modo spropositato il 
circuito militare e linkando ad esso i prodotti dell'imprenditoria scientifica. 
L'incubo Bioterrorismo ha sussunto parte dell'arcipelago biotecnologico. Lo spirito 
del controllo quello dell'industria elettronica informatica. La stessa editoria 
scientifica fa i conti con lo spirito del tempo rispolverando l'autocensura. Le 
ricerche scientifiche in campi particolari potrebbero non trovare mai lo spazio 
editoriale per motivi di sicurezza nazionale. Questo deleghera di fatto i laboratori 
militari, o ad essi connessi, la ricerca in determinati settori. In USA dunque, la 
crisi ha avuto come effetto di concentrare in grossi monopoli le conoscenze che 
avevano sostenuto la fluida imprenditoria scientifica e allo stesso tempo ricollocare 
dentro il keynesismo militare le realta' piu' innovative. 
In Europa, la crisi, e' giunta in un momento delicato. Mentre lo spazio della ricerca 
europea si sta faticosamente costruendo. In questi giorni a Parigi si e' svolto un 
incontro per delineare le linee guida dello spazio della ricerca europea. Due diverse 
strategie si  confrontano. Da un lato c'e' chi spinge per uno spaizio europeo della 
ricerca di base, che sposti a livello continentale lo spirito della ricerca pubblica 
nazionale, mantenendo aperti tutti i canali di ricerca. Per altri gli sforzi 
finanziari dell'Europa devono focalizzarsi su domini specifici (nanotecnologie e 
biotecnologie), per garantire la competizione con la ricerca statunitense e 
giapponese.  In Europa il fossato e' aperto con uno spettro sempre piu' forte alle 
spalle: i singoli stati infatti riducono sempre piu' i finanziamenti alla ricerca 
pubblica. 

Vocazione scientifica
La crisi attraversata dal mondo della ricerca va letta non solo con i numeri dei 
finanziamenti, dei brevetti o delle azioni in borsa. Nello scenario occorre tener 
conto di una altra variabile: la soggettivita' del ricercatore. La forte precarieta' 
mal pagata (sopratutto in Europa) che il mondo della ricerca ha introdotto come status 
lavorativo, ha creato una sorta di emoraggia. Dal mondo della ricerca tutti scappano. 
Lo schift verso la ricerca-business non ha facilitato le cose. E' vero che per un 
certo periodo, l'imprenditoria scientifica ha rappresentato un approdo anche per i 
giovani ricercatori. Ma il tasso di mortalita' di queste realta' mal si e' coniugato 
con la necessita' di stabilizzare il personale di ricerca. La quantita' di borse 
post-dottorali che negli ultimi anni vanno in fumo e' molto alto, in Europa quanto in 
USA. Inoltre ,e' storicamente verificato che l'accesso ai cicli formativi scientifici 
nei paesi sviluppati e' crollato. Nessuno fa le scienze hard. Forse, una ragione e' 
anche legata al deterioramento che la ricerca scientifica ha vissuto negli ultimi 
anni. Mal pagata. Mal strutturata. Senza progetti. Una specie di circo comunicativo. 
Solo gli USA riescono a fare fronte alla crisi, grazie alla grossa disponibilita' di 
soldi che rappresenta una attrazione per gli studenti provenienti da altri paesi , 
Europei e Asiatici sopratutto.

Sottrazione
Le risposte alla crisi, concentramento di conoscenza e sua segretazione, vanno 
smontate. La dove possibile. 
Esistono degli esempi che possono essere seguiti. Come nell'informatica l'opzione del 
free software ha garantito un sviluppo libertario della conoscenza, anche il mondo 
della ricerca deve iniziare a fare i conti con tale opzione. Il lavoro e' 
evidentemente delicato ma allo stesso tempo esistono le condizioni per una 
esportazione dell'open culture e la costruzione di un nuovo spirito pubblico per la 
ricerca scientifica. 
L'impatto sempre piu' forte che l'informatica ha avuto sulla ricerca scientifica ne e' 
il grimaldello. Da qualche tempo va di moda parlare di e-science, ovvero l'insieme di 
ricerche che si basano sul uso massiccio degli strumenti informatici: archiviazione 
dati, ricerca on line, simulazioni. Questo ambiente e' di per se favorevole perche' lo 
spirito dell'open science sia rilanciato. A dir il vero questo e' gia sucesso. Il 
porgetto genoma e' pubblico grazie al lavoro informatico che ha garantito il 
sequenziamento, l'archiviazione e l'accessibilita' delle informazioni. La 
bioinformatica e la proteonomica sfruttano intensivamente programmi free. IBM ha 
deciso di basare le nuove macchine parallele su sistemi aperti come Linux e di 
sponsorizzare la cultura open nel dominio della bioinformatica. Il mondo delle 
simulazioni molecolari ha risposto ai codici a pagamento con una serie di codici free. 
Nei centri di ricerca come il CECAM (Centro Europeo di Calcolo) si organizzano 
work-shop per sostenere lo sviluppo dei codici Open Source. La nuova potenza di 
calcolo dei PC permette sia di assemblare cluster a prezzi ridotti sfruttando sistemi 
liberi, sia di avere macchine sufficientemente potenti con cui lavorare in ambiente 
Linux in locale. 
Paradossalmente, lo sviluppo parallelo dell'imprenditoria informatica e biotecnologica 
e la loro convergenza ha posto le basi per una estensione della cultura libertaria. 
Inoltre il mondo dei laboratori inizia a svivolare sotto i lacciuli dei brevettie 
copyright che rallenterebbero la ricerca o la renderebbero sempre piu' onerosa. Le 
pratiche di aggiramento silenzioso e' all'ordine del giorno. Articoli si fotocopiano e 
si faxano agli amici la cui biblioteca non ha i soldi per abbonarsi. I softwares si 
passano senza troppi problemi. Qualcuno prova a controllare, ma la filosofia e': far 
rispettare tutto e' impossibile e troppo oneroso.
Tuttavia qualcosa in piu' deve essere immaginato. Occorre estendere il ragionamento  
oltre il recinto del dato informatico, la cui fluidita facilita' le cose. L'orizzonte 
delle tecnologie molecolari sembra allettare gli appettiti industriali per il futuro. 
Immaginare una forma per mantenere libero e accessibile l'arcipelago di tali future 
conoscenze e' importante, perche' entreranno direttamente nella vita quotidiana. 
L'universita', il mondo della ricerca, e gli studenti dovrebbero farna un cavallo di 
battaglia. Ogni universita' dovrebbe aprire uno laboratorio per studiare una forma di 
licenza GPL estendibile alle conoscenze scientifiche e tecnologiche. In Europa , 
questo rappresenterebbe lo stimolo alla costruzione di un nuovo spazio pubblico della 
ricerca. Garantirebbe tra l'altro una rapida capacita' innovativa anche dal punto di 
vista commerciale, rivoluzionando il concetto di trasfert tecnologico, accellerando la 
circolazione dell'informazione e la sua connessione. Il futuro e' alle porte, 
facciamolo diventare un colosseo tutto aperto.
Infine, una certa attenzione va rivolta alla comunicazione scientifica. Ammesso che il 
circuito della pubblicistica ritorni ad essere lo spazio per accedere alle 
informazioni, gli alti prezzi che comporta accedervi , rischiano di selezionare ad un 
altro livello l'accesso alla conoscenza. E questo gia' il caso dei centri di ricerca 
dei paesi meno ricchi che  non possano permettersi gli onerosi abbonamenti alla 
letteratura scientifica. Anche in tal senso qualche esempio reattivo esiste. Qualche 
anno fa ricercatori di tutto il mondo sottoscrivevano una lettera per spingere Nature 
a rendere accessibili on-line, dopo un tempo ragionevole, gli articoli pubblicati 
(www.publiclibraryofscience.org). Molti ricercatori inoltre mettono a disposizione in 
archivi pubblici i propri lavori, prima di sottometterli alle riviste. La questione 
pero' non riguarda solo la vetrina on-line delle grandi riviste. Spesso gli articoli 
con cui si costruisce la ricerca sono pubblicati in riviste di settore. Il ruolo 
monopolistico delle case editrice sembra imponente. Tanto che qualche giorno fa 
Elsevier, dichiarava gongolando, di aver enormemente aumentato i propri introiti in un 
momento di crisi e recessione economica. L'ipotesi P2P potrebbe essere una ipotesi 
vincente, ricoagulando intorno allo scambio orizzontale degli articoli la comunita 
scientifica.
Sono questi esempi, per ricostruire il concetto di  ricerca pubblica, martoriato e 
sbeffeggiato dal segreto militare e dai brevetti, e che non puo' far piu leva 
esclusivamente sui modelli fordisti dello stato nazione.

 
  
 


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