Ciao a tutti, un in bocca al lupo per quell@ a Madrid e per Fabio e i suoi 500 pargoli di laseriolo. Vi mando la traduzione in italiano di un articolo del Prof. David Edgerton sulla partecipazione della Gran Bretagna al conflitto in Irak di prossima pubblicazione nella versione inglese. David Egerton e' il direttore del Centro di Storia della Scienza, Tecnologia e Medicina dell'Imperial College di Londra. Maggiori informazioni le potete trovare a:
http://www.hstm.ic.ac.uk/staff/edgerton.htm Sono stato autorizzato dal Prof. Edgerton a mettere il suo pezzo tradotto in italiano sul sito di LASER... mi chiedevo anche (anzi chiedo a Luca se e' in linea... ) se magari anche il Manifesto poteva essere interessato a pubblicarlo... bax.s. PS Fabio o Mauro se ci siete per cortesia mettete voi il pezzo nel sito.... Il Warfare State di Tony Blair del Prof. David Edgerton (Imperial College, Londra) Per molti inglesi di sinistra, l'arrivo del governo del New Labour non ha offerto molto, a parte forse la possibilita' di un nuovo assetto costituzionale e un approccio piu' propositivo verso l'Unione Europea. Tuttavia appena il New Labour ha preso il potere, c'erano gia' evidenti segnali che avrebbe rafforzato l'alleanza con gli Stati Uniti ben oltre la strategia atlantica dei governi britannici precedenti. Questa alleanza e' ora operativa nella illegale, immorale e malamente concepita guerra in Irak. Ma la base teorica per gli attuali avvenimenti era gia' stata scritta nel documento di revisione delle strategie di difesa (Strategic Defence Review) redatto dai vertici del New Labour nel 1998. Questo documento si fondava nell'impegno da parte del primo ministro e del suo entourage a sostenere un forte apparato militare. Non vi furono in tale senso decisioni forti o l'intuizione di 'pensare l'impensabile'. Semplicemente un impegno a sostenere gli Stati Uniti ed a mantenere un forte servizio militare, una potente industria bellica, e ad intervenire militarmente se necessario in varie zone del mondo. Questa di fatto e' stata la strategia politica del New Labour. Programmi militari come il Trident (sommergibili nucleari) o l'Eurofighter (aerei militari) non sono mai stati messi in discussione dalla nuova leadership. La spesa militare rappresenta oggi circa l'80% di quella degli anni '70 e circa il 70% di quella della meta' degli anni '80, che coincise con il momento di maggior tensione nella Guerra Fredda. Nel 1998, l'allora Ministro della Difesa fu molto chiaro nel sostenere che : 'Questo governo non fara' mai dipendere la strategia di difesa nazionale dall'allocamento delle risorse'. Il 'mantra' di questa posizione consisteva nel dire che la politica estera sarebbe stata definita dalla Strategic Defence Review e non certo dalle esigenze del Tesoro o del Ministro dell'Economia, cosi' come era successo in parte negli anni precedenti. Politica estera non significava tuttavia una strategia derivata dalla considerazione delle possibili minacce alla sicurezza della Gran Bretagna, o al suo posto in Europa. Se infatti le forze militari britanniche fossero solo state impegnate a difendere la Gran Bretagna allora sarebbero state solo una minima parte delle forze attuali. Un allargamento del loro raggio d'azione era necessario proprio per mantenerle ad un livello di costi diverso da quello precedenti. La giustificazione di questa crescita produsse inoltre valutazioni straordinarie sul ruolo della Gran Bretagna nel mondo. Si disse che la Gran Bretagna era globale e internazionalista nei suoi interessi strategici, mentre la maggior parte dei paesi europei non lo erano. Ma alla base di tutto cio', ieri come oggi, c'era una "fantasia morale imperialista" che di certo andava in accordo con una certa sinistra inglese. George Robertson, al tempo segretario della difesa, disse nella sua introduzione alla Strategic Defence Review che i popoli britannici sono internazionalisti per istinto, che non vogliono assistere senza far niente alle catastrofi umanitarie e che non vogliono che le aggressioni dei dittatori rimangano impunite. 'Vogliamo dirigere', diceva Robertson, 'vogliamo essere una forza del bene'. Tony Blair disse inoltre che per la sua natura geografica e storica e la forza dei popoli britannici, la Gran Bretagna e' di fatto un attore nella politica globale. Dunque deve essere forte in Europa ed essere un ponte tra Europa e Stati Uniti. L'impegno nella strategia atlantica era dunque chiaro e forte: non dobbiamo mai dimenticare la storia e il ruolo continuativo degli Stati Uniti nella difesa della liberta' economica e politica che oggi diamo ormai per scontate. Aldila' dei sentimenti, doceva il primo ministro, gli Stati Uniti sono una forza per il bene nel mondo. Ci si puo' sempre contare nei momenti piu' critici. La stessa cosa dovrebbe sempre essere vera per la Gran Bretagna. Il solo pensiero che Blair avrebbe potuto includere anche i sentimenti in queste considerazioni fa correre un brivido lungo la schiena. Ma la Strategic Defence Review non era 'atlanticista' sono in principio, ma anche nella sua attuazione. Gli alleati europei non furono certo consultati prima o durante la redazione del documento. Secondo William Wallace del Guardian, alla sua base c'era il rifiuto di una co-operazione piu' stretta nella definizione della difesa europea. Fu proprio questo rifiuto che lascio' la definizione della strategia politica alla speciale relazione con gli americani. Questo rifiuto defini' il contesto militare. Lo storico militare John Keegan ha sottolineato che uno degli aspetti chiave del documento consisteva nel desiderio di mettere a disposizione una forza militare d'aria, di terra e di mare capace di assistere le operazioni statunitensi. Da cio' deriva ad esempio la recente decisione del governo Blair di autorizzare la costruzione di nuove portaerei. Era chiaro anche che il documento metteva in conto la possibilita' di un intervento nell'area ad est del Canale di Suez da dove la Gran Bretagna si ritiro' all'inizio degli anni '70. Di fatto gia' nel 1998 si faceva riferimento al fatto che la Gran Bretagna aveva un interesse particolare nella regione del Golfo, anche se le ragioni di tale interesse non erano meglio chiarite. Se si prescinde dal suo ruolo come maggior fornitore di armi, la Gran Bretagna non aveva interessi particolari nel Golfo Persico, ne tantomeno al tempo venivano suggerite operazioni indipendenti della Gran Bretagna in quell'area. La Gran Bretagna non prenderebbe mai la guida in azioni contro l'Irak oggi, e di fatto non avrebbe potuto prenderle da sola al tempo. E tuttavia l'intervento britannico nel Golfo Persico per conto e insieme agli Stati Uniti e' stato di fatto continuo fin dalla fine dell'ultima guerra del Golfo. Nella crisi del 1998, nonostante la Gran Bretagna era presidente di turno dell'Unione Europea, non consulto' certo i suoi partner europei prima di spedire caccia e navi nel Golfo. Nel dibattito parlamentare che ha preceduto la guerra all'Irak, Blair l'ha motivato l'attacco con l'idea assolutamente falsa secondo cui nel Golfo c'erano ormai troppe forze armate e che queste non potevano piu' essere ritirate senza conseguenze dannose per l'immagine e la linea politica della Gran Bretagna. Ma c'erano altre considerazioni che di fatto rendevano impensabile un ritiro delle truppe. Le forze in Irak difendono la strategia atlantica e la spesa per la difesa del governo. Una guerra in Irak senza intervento britannico avrebbe mandato in pezzi l'intero assetto teorico su cui Blair ha fondato la propria politica di difesa nazionale. Dal punto di vista britannico, questa guerra non era per Saddam Hussein, per l'Irak, per il petrolio, per le armi di sterminio o per l'11 Settembre. Questa guerra era per la Gran Bretagna, le sue forze armate, le sue armi di sterminio e la sua relazione con gli Stati Uniti. Che alla maggioranza del parlamento britannico e' stato chiesto di pagare non solo i costi umani dell'alleanza con gli Stati Uniti, ma anche i costi diplomatici e politici dimostra solamente la presa che il sistema del warfare britannico e l'alleanza hanno sulla nazione nel suo complesso. (traduzione a cura di Simone Turchetti) _______________________________________________ www.e-laser.org [EMAIL PROTECTED]
