Tradotto e messo sul sito:

L'economia del libero accesso
=============================

Il dibattito sul libero accesso agli articoli scientifici sta approdando
rapidamente ai media principali, come dimostra la pubblicazione di
questo mese di un editoriale nel New York Times, di un recente
provvedimento del Congresso per promuovere la pubblicazione ad accesso
libero e di uno spot televisivo sponsorizzato dalla Public Library of
Science (Plos), un gruppo californiano che punta a lanciare una rivista
ad accesso libero in ottobre. 

Mentre l'entusiasmo aumenta, tuttavia, gli scettici si chiedono se i
giornali a libero accesso saranno finanziariamente sostenibili, dato che
si basano su tariffe di pubblicazione degli articoli piuttosto basse,
pagate a monte dal ricercatore, invece degli esosi abbonamenti delle
biblioteche istituzionali. Se tali entrate non riuscissero a coprire i
costi di base della pubblicazione, le riviste a libero accesso
potrebbero fare la fine dei molti servizi gratuiti offerti dalle imprese
"dot-com" durante la bolla di Internet, avverte Michael Held, direttore
esecutivo della The Rockefeller University Press in un editoriale
recente nel Journal of Cell biology. 

Ma i promotori del libero accesso confidano di poter coprire i costi di
pubblicazione senza conti in rosso. Plos prevede di far pagare 1500$ per
articolo sottomesso. BioMed Central, partner di The Scientist, chiede
500$ per articolo e recupera i costi grazie ai servizi offerti. BioMed
Central inoltre offre accordi a enti di ricerca che permettono al
ricercatore di pubblicare gratuitamente nelle oltre 90 riviste di BioMed
Central. 

Mentre i critici affermano che gli scienziati non saranno disposti a
pagare tariffe a monte della pubblicazione, poiche' tali soldi
probabilmente verranno sottratti ai finanziamenti per la ricerca e
limiteranno altre attivita' scientifiche, i promotori del libero accesso
rispondono che tali tariffe sono paragonabili a quelle che certi
giornali applicano oggi per aggiungere immagini a colori o altre
servizi. 

La maggior parte degli enti, compresi i National Institutes of Health
(NIH) e la National Science Foundation, gia' adesso permettono ai
ricercatori di utilizzare i soldi loro assegnati a scopo di
pubblicazione, secondo Micheel Eisen, un genetista al Lawrence Berkeley
National Laboratory, ricercatore in Bioinformatica alla University of
California, Berkeley, e fondatore di Plos. "Gli enti di ricerca stanno
gia' pagando i costi della pubblicazione", afferma Eisen, "solo che lo
fanno in maniera indiretta". 

Quando la pubblicazione a libero accesso sara' piu' diffusa, dice Eisen,
"le universita' potrebbero pensare di aprire il portafoglio invece di
usare i soldi dei contribuenti per i costosi abbonamenti alle riviste.
Le universita' inglesi hanno gia' sottoscritto un accordo con BioMed
Central che permette a ogni ricercatore nel Regno Unito di pubblicare in
una rivista della BioMed Central senza pagare i costi di pubblicazione.
Molte importanti universita' americane hanno fatto un simile accordo con
BioMed Central. 

Se gli enti garantissero fondi esplicitamente dedicati ai costi di
pubblicazione, Held esaminera' piu' attentamente il modello del libero
accesso. "Credo, tuttavia, che i finanziamenti necessari saranno molto
maggiori di quelli che oggi chiedePlos per sostenere un'impresa
commerciale", aggiunge. 

L'Howard Hughes Medical Institute (HHMI) mette a disposizione dei suoi
scienziati 3000$ dollari da spendere in pubblicazioni a libero accesso.
"Pensiamo che la pubblicazione a libero accesso abbia un grande
potenziale", afferma Thomas Ceh, presidente del HHMI. 

Finora, nessun ente governativo USA ha aderito all'iniziativa. Ma la
National Library of Medicine e' da tempo impegnata nella costituzione di
archivi a libero accesso, attraverso la sua banca dati di citazioni,
PubMed e, piu' recentemente, con il suo archivio di articoli a libero
accesso, PubMed Central. Tali servizi sono gestiti dal Centro Nazionale
per l'Informazione Biotecnologica. Il direttore, David Lipman, ha
affermato a The Scientist che sta ora lavorando con un gruppo del NIH
per proporre le diverse opzioni al direttore del NIH Elias Zerhouni. 
br> Mentre le universita' esprimono ottimismo e gli editori delle
riviste tradizionali si mostrano scettici sulla sostenibilita' economica
della pubblicazione a libero accesso, pochi da entrambe le parti si
chiedono quanto costi pubblicare un articolo scientifico. 

"E' una domanda davvero difficile", risponde John Willinsky, un
economista della University of British Columbia. Ogni giornale usa
metodi leggermente diversi per la contabilita' dell'edizione, della
correzione, dell'impaginazione, dei servizi telematici e altre
attivita'. 

Usando i registri del fisco, tuttavia, Willinsky ha svolto un'analisi
dei costi di pubblicazione in rapporto ai costi operativi totali delle
associazioni accademiche. Sulle 20 associazioni osservate, 14 non
ottengono sufficienti guadagni dalle loro riviste (attraverso abonamenti
e royalties) per compensare i costi di pubblicazione e spesso utilizzano
tasse di iscrizione e altre fonti per sostenere le riviste. 

Se le sovvenzioni sono gia' necessarie per pagare i costi delle
pubblicazioni delle associazioni scientifiche, la domanda diventa "come
si potra' pubblicare riviste senza i finanziamenti degli abbonamenti
delle biblioteche?". "Mi pare che un editore nel modello a libero
accesso debba far pagare l'autore, cosi' come si fa ora con le tariffe
per i colori sulla base dei costi reali, se si vuole che un simile
modello d'impresa funzioni", afferma Held. 

"E' praticamente impossibile fissare una tariffa per articolo che abbia
un senso", dice. "Oggi, pubblicando su carta e online, i nostri autori
possono pagare una somma significativa, che avvicina quella suggerita da
Plos se l'articolo e' lungo con molte figure a colori. Chiaramente, il
costo totale per singolo articolo sara' molto piu' alto delle stime di
Plos". 

I pionieri del libero accesso, come BioMed Central, hanno individuato i
costi legati alla produzione di una rivista cartacea, usando il
tradizionale procedimento per esaminare i manoscritti dalla "peer
review" alla pubblicazione, e hanno sviluppato software in grado di
automatizzare il processo di peer review e le altre dispendiose
attivita' necessarie a produrre un articolo. Cio', insieme alla
pubblicazione esclusivamente online, permette loro di ridurre i costi
della pubblicazione. 

Willinsky crede che questa sia la strada giusta. "Il paradosso per me e'
che i costi principali per fare una rivista -editori, autori e peer
review- sono gratuiti", dice Willinsky, che ha sviluppato un simile
software, denominato Open Journal System. "Se si riducono i costi per
tutto il resto, ci si puo' permettere di pagare il personale
necessario". 

Un modo di diminuire i costi e' di interrompere la pubblicazione
cartacea delle riviste, dice Willinsky. "Il paradima nato intorno alla
carta stampata potrebbe non essere quello giusto", dice Paul Uhlir,
direttore dell'Ufficio dei Programmi Internazionali di Informazione
Scientifica e Tecnica alle National Academies of Science. Aggiunge che
in quest'area le National Academies intendono fare studi ulteriori.

Gli editori commerciali non fronteggiano solo la concorrenza delle
riviste a libero accesso, ma anche la concorrenza tra editori
tradizionali stessi. Alcuni economisti vedono nella pubblicazione
scientifica un mercato maturo. "Il consolidamento e' inevitabile", dice
Joseph Esposito, presidente della SRI Conuslting a Menlo Park, CA.
Aggiunge che il consolidamento potrebbe risultare nella vittoria degli
editori commerciali sugli editori no-profit e a libero accesso. 

Ma Peter Suber, un difensore del libero accesso all'Earlham College di
Richmond, Ind., afferma che anche se gli editori a libero accesso
saranno sconfitti dagli editori commerciali, la loro produzione
precedente rimmarra' di pubblico dominio. "Anche se non avranno vita
eterna, le riviste a libero accesso danno una garanzia di longevita'
piu' credibile rispetto alle riviste a pagamento", dice Suber, "le cui
licenze impediscono alle biblioteche di archiviarle per la conservazione
di lungo periodo".  

-- 
la mia GPG public key:
http://www.e-laser.org/pubkey.txt
_______________________________________________
www.e-laser.org
[EMAIL PROTECTED]

Rispondere a