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Mi piace leggere gli scritti di Franco Carlini e in alcuni casi mi capita di commentarli da sola. Una riflessione che metto in comune con voi riguarda l'articolo che vi posto. Spesso Carlini ricorda, ma del resto anche RK, che la scienza quando si trasforma in tecnica, in forza produttiva e strategica, pone dei problemi che riguardano lo sfruttamento economico della propriet� intellettuale, cos� come si pu� osservare durante le dispute a proposito delle TRIPs. Le idee sono patrimonio comune dell'umanit� ed � assurdo vietare la diffusione della conoscenza e dell'infomazione per la difesa di interessi particolari. Ma c'� un ma non da poco che riguarda non solo la precarizzazione del mondo del lavoro che include i ricercatori stessi, ma il ruolo dello Stato che deve veicolare risorse a favore dei produttori internazionali e nazionali in settori definiti strategici. Dal sito http://www.scienzaesperienza.it/ si pu� leggere:

"Insomma ci� che rilevano Daniel Amit e molti suoi colleghi � che l'intreccio tra scienza, politica e militare negli USA � pi� stretto e pervasivo che in passato. Tanto da rendere corresponsabile la comunit� scientifica statunitense o, almeno, una sua parte consistente della realizzazione e dell'uso di armi micidiali".
In Italia forse il dirottamento verso centri di ricerca privati o verso programmi di ricerca condivisi fra universit�, centri di ricerca (quelli di Capua, Trento, Busto Arsizio, Pisa, Modena, ecc.) e industria, sono evidentissimi.
Con un p� di pazienza si potrebbe costruire una mappa per definire cos'� la ricerca oggi in Italia e far cadere definitivamente quell'alone romantico che copriva lo scienziato di un tempo.



Ideologie della scienza


Franco Carlini

In un paese scientificamente ignorante come l'Italia i ministri (di qualsiasi schieramento) dichiareranno in ogni occasione che la ricerca � un bene decisivo per il futuro della societ� e pi� lo dichiareranno meno faranno. Per far finta di proporre qualcosa, magari suggeriranno una bella esenzione fiscale agli scienziati di ritorno. Ma evidentemente non sanno che il vero problema che frena un tale controesodo dei cervelli non � lo stipendio, ma l'assenza di libert� e di flessibilit� nell'organizzazione delle ricerca. Nessuno dei molti giovani brillanti che lavora in giro per il mondo � disposto a venire in Italia se non gli danno la possibilit� di organizzare squadre di ricerca come serve e con chi serve, o di comprare le provette con la carta di credito anzich� con tre offerte e pagamento a 90 giorni. In un paese scientificamente solido come l'Inghilterra, il governo di fronte a un problema socialmente rilevante come quello degli organismi geneticamente modificati, organizzer� centinaia di incontri sul tema in molte citt� e chieder� a dei ricercatori indipendenti e liberi da ogni vincolo di parentela politica di verificare dal vivo, su diverse piante manipolate, quali rischi ci sono, per esempio di passaggio di geni tra piante Ogm e piante naturali. Il governo inglese effettivamente l'ha appena fatto e i rapporti sono stati appena pubblicati ma in un paese scientificamente distratto come l'Italia solo due giornali sembra che se ne siano accorti, Il Sole24ore e il manifesto.

Una classe politica autoreferenziale affronter� le questioni che riguardano il rapporto tra scienza e societ� - per esempio quella del fabbisogno energetico e delle energie alternative - badando essenzialmente ai propri interessi di partito nel tempo breve, anzi brevissimo. Cos� di fronte alla candidatura governativa di Carlo Rubbia alla presidenza dell'Enea, a destra si fanno degli sgambetti d'assaggio, in vista del pi� rumoroso rendimento di conti previsto per gennaio, e a sinistra perdono la buona occasione di votare nel merito e di dimostrare che hanno interesse al bene del paese. Naturalmente la candidatura di Rubbia, come tutte le candidature, � esposta a critiche e riserve. A noi per esempio non piace davvero la sua riscoperta del neo-nucleare, ma allora andrebbe contestata nel merito e pubblicamente, se possibile ad essa contrapponendo altri nomi e altri curricula.

Un paese dove la maggior parte delle persone non sa come funziona una lampadina si emoziona molto quando un imprenditore di cultura come Vittorio Bo inventa dal nulla e in un anno soltanto una moltitudine di mostre, eventi e incontri all'insegna del Festival della Scienza. E lo fa in una citt� che � meravigliosa per il suo territorio, eccelsa fin dal medioevo per le sue abilit� commerciali, ma che non � mai stata una punta di lancia della ricerca (le eccezioni ci sono, per carit�). Dopo di che il successo stesso del festival, al di l� delle intenzioni degli organizzatori, ha gi� mostrato dei rischi inevitabili, il principale dei quali � l'obbligo di farsi evento a tutti i costi. Cos� �appaiono� sullo stesso piano Luca Cavalli Sforza e Cecchi Paone. Cavalli � forse l'italiano che ha pi� dato alla scienza moderna, con le sue antesignane ricerche sugli alberi genetici del Dna, felicemente intrecciati con quelli linguistici. Naturalmente non l'ha fatto in Italia, ma a Stanford. Oppure si accosta lo splendido collegamento satellitare con l'Antartide (grazie Telecom) al monopattino Segway, definito come �il nuovo mezzo di trasporto inventato per rivoluzionare (sic) il panorama del trasporto urbano a breve� (nessun ringraziamento a Telecom in questo caso per la spettacolarizzazione di un oggetto fallimentare).

A ben vedere tali equivoci e fraintendimenti sono il frutto di un rapporto malato tra scienza e societ�. Da un lato infatti si continua a pensare agli scienziati in termini romantici, ovvero come persone totalmente disinteressate, esclusivamente proiettate alla conquista della conoscenza, la quale conoscenza �pura� produrr� inevitabilmente molti utili ricaschi sul benessere dell'umanit�. E' l'idea del progresso lineare, che non � mai stata scientifica, ma ideologica, appunto. Le cose non sono mai state cos�, ma meno che mai lo sono ora quando i finanziamenti pubblici scarseggiano e molti tra i migliori ricercatori riescono a immaginare per s� solo un futuro di imprenditori che portano al mercato (e in borsa) le loro idee. Nello stesso tempo, la ricerca una sua autonomia ce l'ha e nessun consiglio di amministrazione di una qualsiasi universit� italiana, per quanto baronali essi siano tuttora, si fa guidare da pure scelte di convenienza politica e di schieramento. Il risultato � che agli elogi per la scienza che i poteri pubblici riversano con eccesso di entusiasmi, corrisponde un vero fastidio dei politici (di tutti i politici) per i problemi che gli scienziati eventualmente sollevino. Per effetto di tali meccanismi, gli uni (gli scienziati) facilmente si convincono che la politica non li merita e coltivano separatamente la propria torre d'avorio o la propria impresa; il risultato � che non verranno esposti alle legittime esigenze della societ� riguardo alle priorit� della ricerca. Gli altri, ovvero i politici, vanno a comprare sul mercato i ricercatori pi� docili, disposti a sostenere le loro tesi. Il presidente Bush che azzera tutti gli studi precedenti sul riscaldamento globale per ottenerne di pi� favorevoli al petrolio � in questo caso totalmente stalinista - nel senso che si comporta come Stalin con la genetica controrivoluzionaria.





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