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Ciao, mi e' arrivata questa mail, molto interessante, che sembra
mettere molti punti fermi sulla vicenda duesberg/hiv/aids. Qualche tempo fa ne avevamo discusso in lista. Rispetto a questa mail, ci sono alcune cose che si possono dire: La promiscuita' sessulae ha aumentato la diffusione di virus: e' vero, ma solo non protetta. con attenzione e controlli si evitano gran parte dei contagi. certo, se non fai sesso non vai vicino a certi batteri/virus, ma anche se stai a casa non rischi di fare incidenti stradali. L'uso di antibiotici rafforza i batteri per selezione naturale, aiutando il fissarsi di mutazioni che possono essere patogene. sull'AZT non so, ma e' anche vero che ora non viene piu' usato, per lo meno da solo. ciao m -------- Messaggio Originale --------
Ciao mauro ,
sono un erborista, e mi
confronto volentieri al post che hai inviato.
La querelle di Duesberg,
in realtà, ha una ragione d'essere :
la promiscuita sessuale ha
aumentato la diffusione di virus e batteri innocuui, in concomitanza
dell'utilizzo di droghe
L'utilizzo di antibiotici
ha permesso ai batteri di "raffozzarsi" e, da commensali, per un
meccanismo di "azione-reazione", diventano più forti e , in ultima
istanza, patogeni
LA risposta della medicina
ufficiale nell'utilizzo dell'azt ha dato ampio spazio all'hiv di
distruggere più facilmente i linfociti t, riducendo la vita degli
ammalati.
Detto questo, credo che
una persona sieropositiva debba miglirorare lo stile di vita in
risposta a tali cause...tuttavia scordiamoci che l'hiv non esista!
Esiste eccome. Che poi si sviluppi diversamente in africa e in europa
e' ovvio (e se vuoi ci ritorniamo)
Intanto
PArliamo dei presupposti
di Koch e di Duebserg
Tali criteri sono ampiamente accettati e usati
dalla comunità scientifica. Anche i ricercatori “dissidenti”, cioè
coloro che come Peter Duesberg sostengono che l’HIV non sia la causa
dell’AIDS, accettano che tali postulati, se soddisfatti, sono
sufficienti a dimostrare il rapporto di causalità tra agente infettivo
e patologia. Se nel 1987 Duesberg affermava che l’HIV non soddisfaceva
tutti i criteri dei postulati di Koch, oggi, a distanza di 13 anni, i
progressi della scienza e i livelli di comprensione dell’infezione da
HIV sono tali che senza alcun margine di dubbio è evidente come tutti e
quattro i seguenti criteri sono soddisfatti.
1. L’agente patogeno deve essere trovato in tutti i casi di malattia 2. Deve esser possibile isolare l’agente patogeno nell’ospite e farlo crescere in coltura, cioè in laboratorio 3. Trasferire l’agente patogeno in un ospite non infettato deve riprodurre la stessa malattia 4. Lo stesso agente patogeno deve essere isolabile nel nuovo ospite infettato Dati conclusivi prodotti dalla ricerca Circa il postulato 1, la tecnica della PCR consente di documentare la presenza di HIV provirale associata a cellule in persone con AIDS che sono state testate (il test per l’individuazione del DNA provirale è ancora sperimentale e non ha ancora ricevuto la registrazione della FDA). In precedenza, non essendo disponibile tale metodica era abbastanza difficile trovare il virus. Va aggiunto che combinando il test con PCR alla comune misurazione della carica virale si documenta la presenza di geni dell’HIV quali l’RNA nel sangue periferico, al di fuori delle cellule, in persone sieropositive al test degli anticorpi e che non sono in terapia antiretrovirale. Va ricordato che mentre il test di misurazione di carica virale cerca il virus, test quali l’ELISA o il Western Blot cercano la presenza di anticorpi all’HIV per determinare lo status di sieropositività. Circa il postulato 2, i progressi fatti nelle tecniche di colture cellulari in laboratorio hanno reso possibile far crescere l’HIV in vitro (in modelli di laboratorio) a partire da campioni di sangue ottenuti sia da persone con AIDS sia da persone sieropositive. Gli ultimi due postulati, secondo i quali inoculando in un modello animale l’agente patogeno si dovrebbe verificare la stessa malattia riscontrata nell’ospite originario e conseguentemente allo sviluppo della malattia si dovrebbe poter isolare nuovamente lo stesso agente patogeno, sono stati soddisfatti da un esperimento condotto da Francis J. Novembre et al. dell’Emory University di Atlanta e pubblicato nel 1997 sul Journal of Virology. I ricercatori hanno verificato, a distanza di dieci anni dall’inoculazione dell’HIV in uno scimpanzè, lo sviluppo di un’infezione opportunistica che definisce la diagnosi di AIDS. Precedentemente allo sviluppo dell’infezione opportunistica nell’animale si era verificata una progressiva crescita della carica virale (HIV RNA) e un decremento dei livelli di CD4. Colture realizzate a partire da campioni di sangue dello scimpanzè sono risultate positive all’HIV, realizzando così la possibilità di isolare l’HIV nell’animale dopo che si è sviluppato l’AIDS. Un secondo scimpanzè che ha ricevuto una trasfusione di sangue dall’animale ammalato ha qualche tempo più tardi visto aumentare la carica virale (HIV RNA) e diminuire i CD4. Prima della pubblicazione di questo lavoro nel 1997 il terzo e il quarto postulato non erano soddisfatti. Va detto che se a un pubblico laico l’evidenza che deriva da un solo scimpanzè potrebbe non sembrare sufficiente, per la comunità scientifica questo dato, posto in relazione con molte altre evidenze è assolutamente convincente. Evidenze epidemiologiche di supporto Molti report documentano che la trasmissione dell’agente patogeno HIV nell’uomo causa la stessa malattia, cioè l’AIDS, e in queste seconde persone è sempre possibile isolare nuovamente l’HIV. A titolo esemplificativo, almeno tre operatori di laboratorio hanno sviluppato l’AIDS a seguito di un esposizione accidentale a concentrazioni di HIV sul posto di lavoro. In tutti e tre si è verificata l’immunosoppressione e le correlate infezioni opportunistiche che fanno seguito all’infezione da HIV. Il virus è poi stato isolato, sequenziato e si è dimostrato che l’infezione era causata da quel ceppo virale cui sono stati esposti accidentalmente in laboratorio. Lo sviluppo di AIDS, a partire dall’avvenuta sieroconversione all’HIV, è stata ampiamente osservata in ampie fasce di popolazione quali, ad esempio: - casi dovuti a trasfusioni di sangue in adulti e bambini - emofilici che hanno ricevuto emoderivati - partner sessuali monogami di questi stessi emofilici - operatori sanitari che accidentalmente si sono punti con aghi infetti - trasmissione materno-fetale - i rarissimi casi di trasmissione a pazienti da parte del dentista sieropositivo (il caso di Kimberly Bergalis in Florida) Anche in mancanza di una completa chiarificazione dei meccanismi molecolari che sovraintendono all’infezione da HIV, tutti e quattro i postulati di Koch sono stati soddisfatti e quindi è definito il nesso di causalità tra HIV e AIDS. Detto
questo, ti reinvio al mio sito : se ti va...parliamone
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